Non c’era luogo in cui Gesù non annunciasse il Regno di Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 8, 1) dal Vangelo del giorno (Lc 8, 1-3)

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

Audio della riflessione

Quante energie nella nostra vita sono lasciate morire nell’inedia più assoluta, quanti giovani buttano il loro tempo non tanto nella ricerca della felicità, che sarebbe già una nobile causa, ma nella noia, nell’adattamento: è spesso perché non c’è nessuno che li va a stanare, che li aiuta a leggere le grandi energie che possiedono, che non si adopera con pazienza a convincere, a non lasciare tranquilli, a tormentarli – oserei dire – per significare quanto tante volte occorre operare delle forzature dell’inerzia esagerata che abita le loro vite e le nostre vite.

C’è qualcuno che sa far balenare davanti ai loro occhi la bellezza di una vita spesa per un ideale? Tanti lo trovano nello sport, e non li ferma più nessuno! Molti purtroppo prendono le scorciatoie e si fermano alle droghe e al nulla.

Mi piace immaginare Gesù che setaccia tutto il territorio della sua Palestina per non lasciare nessuno senza la sua parola; la sua intensa vita pubblica è tutta organizzata così: va con la fretta di chi sente urgente cambiare modo di vivere, mettere forze a disposizione di un progetto nuovo di vita. E’ come un cercatore di tesori, un intenditore di talenti che intuisce le grandi potenzialità degli uomini e le vuole stimolare a prendere posizione per il regno di Dio.

Il suo scopo è dare la notizia esplosiva che il regno di Dio è presente, è in atto, sta realizzandosi in lui.

Regno di Dio è pienezza di vita, è presenza di Dio, è comunione con lui e tra gli uomini, è la sua pace, è un mondo giusto per tutti, una casa abitabile, offerta gratuitamente da Dio, è la civiltà dell’amore,  è vivere un cuor solo e un’anima sola, è stare tra le braccia di Dio, sentirsi accolti da Lui; regno di Dio è essere amati e per questo diventare capaci di amare, è sperimentare perdono e donarne a tutti sempre; è lodare Dio e trovare nella lode la nostra felicità; è sentirsi dentro un progetto d’amore e condividerlo; regno di Dio è attesa costante della sua venuta e aspirazione alla salvezza; regno di Dio è ascolto della sua parola e pace dell’anima; è vivere nell’intimità della SS. Trinità; è gioire con tutti, perché è stata sconfitta la morte, il peccato e l’odio.

Regno di Dio è sentirsi invitati da Dio e partecipare al banchetto della vita piena!

Questo Regno di Dio può ben essere per noi la felicità che cerchiamo: la cerchiamo da sempre, la vogliamo tutti, speriamo prima o poi di incontrarla, sappiamo che ci sono molti che ci ingannano, ci fanno credere di averla a disposizione e invece sono stupidi distributori di placebo … qualche volta hai anche abboccato, te ne sei accorto e hai ricominciato a cercare, a tendere l’orecchio e di fronte a questa felicità, a questa pienezza di vita che è il Regno di Dio, dobbiamo affidarci a Gesù.

E Gesù fa proposte decise: “Venite e vedrete. Lascia la tua barca, lascia i tuoi bonifici bancari, la tua compagnia che ti fascia la vita e buttati nell’avventura del regno”. Gli apostoli lo seguono, stanno con Lui, decidono di imbarcarsi in questa avventura, lasciano tutto per godere della sua amicizia.

Beati loro che lo hanno visto, toccato, ascoltato, gustato … ma ogni uomo è chiamato a stare con Lui, a stargli in compagnia: il vangelo è stato proprio scritto per noi che non avendolo visto possiamo cercarlo e deciderci.

Con Gesù ci sono anche alcune donne, fatto molto importante per il tempo di Gesù: le donne  allora non erano tenute in grande considerazione, invece Gesù se le associa al compito dell’annuncio! Maria Maddalena sarà addirittura la prima persona che annuncerà la risurrezione di Gesù.

Le donne si prendono cura del Signore Gesù: Il Vangelo dice che alcune di esse sono state salvate dai demoni … proprio perché liberate sapranno liberare; perdonate, sapranno perdonare; amate, sapranno amare.

Nel regno di Dio c’è posto per tutti e sempre un posto di speranza per una vita nuova.

17 Settembre 2021
+Domenico

L’amore è sempre decisivo per ogni vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 47-50) dal Vangelo del giorno (Lc 7, 36-50)

Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Audio della riflessione

La presenza del male in ogni vita è sempre molto alta: subiamo il male dagli altri, senza colpa, e senza imprudenza e facciamo del male agli altri inconsapevolmente o intenzionalmente. Ci comportiamo male di fronte a Dio e ci facciamo dominare dalle passioni. Sentiamo dentro di noi spesso il desiderio di pulizia, di ritorno all’innocenza, di bontà … riusciamo a capire l’importanza della bontà dopo che l’abbiamo persa in noi e per gli altri e ci nasce una nostalgia di ricominciare ad amare.

Quella donna che andò da Gesù con un vasetto di profumo a versarlo sui suoi piedi, mentre stava mangiando con i farisei, è l’immagine di tutti noi, quando pentiti, sentiamo che solo Dio ci può perdonare, può scavare da noi ancora bontà e nuova innocenza.

Il mistero del male, che ci possiede, non senza il nostro consenso, a causa della nostra debolezza viene intercettato da Gesù e risolto nel perdono.

Noi non siamo capaci di vincere il male, lui sì e lo ha vinto per sempre … non solo, ma avviene un autentico  miracolo: maggiore è stato il male, maggiore si manifesta l’amore.

Gesù è così, ha la forza di cambiare il nostro peccato nel primo gradino di una vita nuova, attraverso l’incontro del suo grande amore con il nostro pentimento … ma siamo capaci di pentirci?

“Le sono perdonati i suoi  molti peccati, perché ha molto amato”, ha molto amato gesù!

Il nostro cuore invece resta incollato al male che ha fatto, spesso lo rimpiange, vi ritorna, non se ne stacca, crede che sia tutta questione di sforzo, di impegno, di coerenza, di controllo di sé, di onestà intellettuale, di capacità di vedere chiaramente nella vita … certo anche tutto questo, ma si tratta soprattutto di amore, di guardare con intensità quel volto di Dio che si fa presente e visibile in Gesù e decidersi per Lui.

Anche Pietro ha incrociato il volto di Gesù e ha capito di aver tradito un amore grande!

Abbiamo tutti un vasetto prezioso di vita da spendere, da non tenere per noi: è il simbolo di ciò che siamo e lo vogliamo versare tutto per Gesù.

Amare molto è essere perdonati molto.

Purtroppo ci siamo abituati al perdono di Dio come a una “lavatrice” … ma il vero perdono è sempre e solo un grande atto d’amore, una certezza che quel Dio che non ci abbandona mai ci garantisce, perché ci ama, sempre, molto.

16 Settembre 2021
+Domenico

A te una spada trafiggerà l’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2, 33-35)

In quel tempo, il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

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E’ l’ultima frase della saggezza di un uomo anziano, ma capace di aspettare e resistere a tutte le difficoltà e le delusioni della vita, una fiaccola che ha sempre tenuto acceso la speranza.

Ci sono ancora dei vecchi saggi che non stanno tutti i giorni a lamentarsi, a piangere su questo mondo moderno che va sempre peggio, che prendono spunto da ogni fatto di cronaca nera per dire che siamo alla fine: lui, invece, il vecchio Simeone va ogni giorno al tempio e aspetta giorno dopo giorno che si avverino i suoi sogni, i sogni del suo popolo, le attese delle generazioni che lo hanno preceduto e della sua … e il bambino appare nel tempio: è Gesù portato da Maria e Giuseppe.

“Ora posso morire in pace”, dice, ma la sua attenzione si fissa su questa giovane mamma, su questa ragazzina cresciuta in fretta con la sua maternità, che porta il bambino: “Una spada ti trafiggerà l’anima”.

Tutti ricordiamo di aver visto in qualche chiesa o in qualche processione una madonna vestita di nero, con un fazzoletto bianco tra le mani e con una spada conficcata nel cuore: una scena di dolore, una sofferenza portata con dignità, un pianto amaro in un viso non disperato… e’ l’addolorata, è la madre di Gesù che sola rimane accanto alla croce a sentire nel suo corpo tutti i colpi di disprezzo che infliggono a suo figlio fino all’ultimo colpo di lancia che attesta la morte avvenuta.

Quella lancia aveva già squarciato il suo cuore, era già stata conficcata nel cuore della madre: è l’immagine di tutte le madri che hanno a cuore i propri figli, la consapevolezza elevata a simbolo di una cura, di un  legame indissolubile tra la vicenda della propria vita e quella dei figli.

Le donne soffrono nel dare alla luce i propri figli e da quel dolore nasce un patto di acciaio che diventa attesa, difesa, attaccamento, protezione, speranza, apprensione, compagnia.

Quello che passa in quel cuore non è di tutti: quante volte le mamme sono insorte contro le violenze delle guerre, dei soprusi, delle violazioni della vita, delle sparizioni di tante vite! Se la strategia dei popoli lasciasse di più alle madri il potere di decidere le sorti del mondo non saremmo così crudeli e guerrafondai.

L’amore di una madre è speranza di vita come lo è stato quello incrollabile di Maria per il figlio Gesù. Noi ogni giorno questo figlio lo adoriamo, lo assumiamo come nostro vero cibo, lo proclamiamo al mondo intero come salvezza, pienezza, vita e risurrezione.

In ogni adorazione eucaristica ci fa bene fare memoria della mamma, perché veniamo a contatto con un corpo che fu portato per nove mesi nel suo grembo e ci ricorda che Maria ha portato anche noi perché è nostra mamma.

Questo corpo di Gesù è sempre parte del corpo di Maria.

15 Settembre 2021
+Domenico

La fede è capace di ribaltare la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7, 1-10)

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Audio della riflessione

Non è raro, anche ai nostri giorni, incontrare gente che ha una fede incrollabile: quando si parla del loro futuro, della loro esperienza, della vita di famiglia, dei progetti della propria esistenza vanno avanti con una decisione invidiabile … “Ci sentiamo sicuri nelle mani di Dio. Affidiamoci a Dio che sicuramente ci aiuterà; se siamo nelle mani di Dio, non ci capiterà niente di male” … noi invece spesso siamo titubanti, viviamo di se e di ma, di forse e di verbi al condizionale … “sarebbe bello se… certo ci potrebbe capitare che” ….

Un uomo invece tutto di un pezzo è questo pagano, questo capitano che ha a casa un servo che sta male e gli interessa vederlo tornare sano; lui è un militare, è abituato a comandare, ha idee chiare, sa di chi può disporre e come disporne, non ammette tergiversazioni: “Fa questo, fa quell’altro, sbrigati, prendi questa posizione” …

Abbiamo tutti in mente come sono determinati e come non ammettano eccezioni tutti i militari di questo mondo … ebbene il centurione paragona la sua vita a quella di Gesù: se Gesù viene a offrire agli uomini una parola di salvezza e dice di essere in contatto con Dio tanto da dichiararsi suo Figlio deve essere assolutamente risoluto e capace di ottenere quello che vuole! Che figlio di Dio sarebbe se dovesse anche lui vivere di congetture, aspettarsi qualche decisione di maggioranza per fare qualcosa?

Avere fede è un vago sospiro di chi alza gli occhi al cielo più rassegnato che convinto … o è un investimento serio sulla nostra vita che ci apre orizzonti nuovi possibilità impensate, dialogo confidente con il Signore?

Ecco, lui si immagina che la fede sia una forza, una certezza, non certo matematica, ma capace di ribaltare una vita e di farla crescere e rendere più bella e vera … e Gesù lo loda: dice il vangelo che Gesù restò ammirato e disse che una fede così non la vedeva nemmeno tra i credenti.

Il problema è che tante volte ci abituiamo alla fede senza renderci conto della novità e della forza che ha: non la valorizziamo e talvolta ci sembra un peso!

Abbiamo bisogno di imparare da chi non crede per vedere quanto siamo fortunati ad essere credenti … solo che spesso la nascondiamo, e non immaginiamo quanto invece manca a chi non crede e non s’accorge che è un bene inestimabile: gli aprirebbe gli occhi oltre i suoi stretti sguardi sulla vita e sul mondo, sulla stessa pandemia e sulla solidarietà nella malattia.

Per il centurione la fede è una cosa seria: domanda a Gesù, o fa chiedere a Gesù, di poter dare vita al suo servo, e non è neanche degno che Gesù vada a casa sua … gli basta la sua parola, e con questa parola lui si affida completamente a Gesù!

La fede non è un optional o un altro tentativo di tirare a campare: è una vita bella, felice e piena di speranza.

13 Settembre 2021
+Domenico

Siamo alberi e siamo conosciuti dai nostri frutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Audio della riflessione

Il principio della bontà o meno, siamo buoni o no, non sta certo nelle cose, ma nel cuore: se è “bonificato”, se cioè è pieno della carità di Cristo e vive di questo tesoro, farà frutti di misericordia e saprà cambiare il male in bene; diversamente rimane un capitale di cattiveria e vediamo che cosa sta capitando nel mondo di oggi: morti per “negligenza programmata” sul lavoro, femminicidi senza scrupolo, delitti per vile interesse di danaro o per futili motivi, respingimenti di vite, cimiteri in mare per interessi ideologici.

La nostra vita diventa sempre più una spartizione di “dividendi di cattiverie” che si moltiplicano e non solo si sommano: il problema non è solo di fare frutti buoni invece che cattivi, perché il nostro povero cuore non può che produrre rovi e spine. Il problema è di poter ricevere in cambio di un cuore di pietra, un cuore di carne, come dice Ezechiele il profeta, in cui è scritta la legge di misericordia del Signore.

E si percepisce la presenza di un cuore misericordioso, non dalle opere, ma prima ancora dalle parole: la bocca precede la mano e la parola precede i fatti rendendoli disumani, umani o divini.

La parola di misericordia deve entrarmi dall’orecchio nel cuore e risanarlo, pulirlo, addolcirlo! Allora avrò occhio buono e parola buona e metterò in atto frutti di misericordia.

La lingua è come il timone dell’uomo e della donna e ne guida tutti i rapporti: può far vivere e far morire e sappiamo che ne uccide più della spada, e come dice san Giacomo con essa l’uomo e la donna comunicano con l’altro e lo accolgono o gli fanno un muro davanti.

Avere un cuore buono dal Signore è costruire la mia casa, la mia vita, la comunità, la società stessa sulla roccia e non sulla sabbia: è un innesto del cuore di Dio nel nostro cuore che assicura le nostre vite e le nostre comunità, nazioni, mondo intero sulla roccia indistruttibile della bontà e della misericordia.

Allora … la nostra casa non crolla al sopraggiungere della piena delle acque delle prove, delle stesse tribolazioni quotidiane, delle pandemie, delle superficialità! Far aderire il nostro cuore a Cristo è cementare la nostra vita sulla pietra.

11 Settembre 2021
+Domenico

Gli occhi sono sempre finestra dell’anima

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6,39-42 )

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Audio della riflessione

Avete mai provato a porre attenzione a come usate i vostri occhi quando parlate con le persone, quando incrociate i loro occhi? Spesso non riusciamo a sostenere lo sguardo e li abbassiamo, qualche volta li usiamo come lama per fare del male a chi ci sta davanti, come strumento di potere per umiliare o soggiogare, altre volte invece diventano la comunicazione profonda di un amore, di un sorriso, di una comprensione: sono dichiarazione di disponibilità, sono la lingua della nostra interiorità, una finestra o meglio – senza troppo poesia – il video della nostra anima sono i nostri occhi.

Non puoi nascondere troppo con gli occhi: solo i bambini, quando son felici non si stancano di guardarti, di cercare il tuo sguardo, di fissarlo senza problemi … tra adulti li abbassiamo subito!

Gesù aveva uno sguardo potente, un occhio cristallino, coinvolgente: sapeva guardare le persone, dal suo sguardo nasceva l’amore! “Fissatolo, lo amò” dice il Vangelo di un incontro tra Gesù e un giovane che lo voleva guardare negli occhi e carpirgli il segreto di una vita piena.

Gesù lo guardò, ma lui ha abbassato subito lo sguardo: gli stava leggendo dentro un cuore distribuito a brandelli sulle ricchezze che possedeva.

Anche a noi spesso basta guardarci negli occhi per fissare impietosamente l’inganno, la falsità, la meschinità di chi ci sta di fronte… e la tentazione grande è quella del giudizio: con gli altri siamo tremendamente impietosi! I difetti altrui li fotografiamo da artisti: primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite … senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori!

Avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi!

“Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo” … eEd è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Si stende sempre sulla nostra vita come un velo quasi automatico di difesa quando non è una lente  trasformante, ingannevole, che cambia addirittura i veri colori della nostra vita.

Se ci vedessimo invece con verità scopriremmo la nostra condizione di persone perdonate, ci vedremmo in un debito inesauribile, ma non umiliante, nei confronti della misericordia di Dio: allora il nostro sguardo sui difetti degli altri diventa condivisione della voglia di limpidezza e aiuto vicendevole per incontrare la bontà di Dio.

10 Settembre 2021
+Domenico

Distinguere sempre il fatto dalla persona che lo compie: Il fatto si giudica, la persona mai!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-37) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 27-38)

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.».

Audio della riflessione

Siamo passati da una vita contadina, piuttosto controllata in tutto, a una vita cittadina in cui la gente giustamente va e viene senza sentirsi continuamente catalogata dagli altri: si è creato un anonimato di troppo, ma forse più libertà … sembra però che non sia cambiato il vizio di giudicare le persone, di farsi una idea preconcetta e di continuare a vivere di pregiudizi.

Artisti in questo sono i giornali che ti dipingono una persona come vogliono e te la fanno passare per l’immagine che ne hanno creato: così sono per esempio i giovani visti dagli adulti e spesso anche viceversa, così sono gli immigrati visti dai residenti, così chi è vestito in un certo modo che viene valutato per come si addobba, così sono i cattolici nei confronti di un qualsiasi dibattito televisivo o pubblico.

Il problema essenzialmente sta nel non avere mai il coraggio di parlarsi, di comunicare personalmente, di guardarsi negli occhi, di stare ad ascoltarsi: i nostri mezzi di comunicazione in questo sono conniventi.

Il Vangelo invece dice che non si deve assolutamente giudicare: si possono avere idee molto precise sui fatti in sé, ma per le persone occorre sempre avere grande rispetto! Ognuno ha la sua coscienza, che è in dialogo profondo intimo con Dio, il suo tribunale interiore che lo giudica, che lo mette a nudo di fronte a sé e al Signore.

Noi dobbiamo solo avere il massimo rispetto e la massima apertura di comunicazione, per poterci aiutare l’un l’altro a vivere e a sperare: del tuo prossimo o dici bene o non parlare.

Non giudicare significa essere come un papà, che accetta senza condizioni suo figlio: non aspetta di farsene un’idea per volergli bene, non fa analisi, ricerche, appostamenti per volergli bene.

Il voler bene è un atto unilaterale! Così lo deve essere di ciascun uomo verso l’altro: non giudicare significa che ho sempre le braccia aperte all’accoglienza della dignità della persona, senza condizioni.

Alla fine della vita, quando si compirà la nostra storia e appariremo davanti a Dio con tutta la verità della nostra vicenda, Dio ci leggerà il suo giudizio, ma la sua bontà è tale che Lui lascia scrivere a me il giudizio che leggerà, che definirà la mia vita davanti a Lui per l’eternità: è lo stesso che io oggi formulo sul mio fratello.

Non giudicare però è ancora troppo poco, l’amore di Dio sovrasta giudizio, colpa e condanna con il perdono, proprio perché Lui è misericordia senza limiti. 

9 Settembre 2021
+Domenico

Se vuoi fare buone scelte, prima prega

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 12-13) dal Vangelo del giorno (Lc 6, 12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli.

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Essere umani, significa … avere la capacità di scegliere: mettersi di fronte a un progetto, intuirlo e vedere subito che occorre fare delle scelte, per esempio da che squadra  deve essere portato avanti e aver la possibilità di scegliere le persone che la devono comporre, dove collocare il progetto …. insomma, non è sempre facile perché occorre conoscenza, stima, tratto, capacità di coinvolgimento e intuito; spesso abbiamo chiari gli obiettivi, ma non sappiamo conoscere a fondo le persone e stentiamo a fidarci, se si tratta, per esempio, della educazione dei figli, della conduzione di una azienda già in difficoltà…

Gesù aveva da scegliersi una squadra importante per l’annuncio della Sua buona novella: ne sarebbe andato di mezzo il suo piano di salvezza, la formazione della stessa Chiesa…

La prima cosa che ha fatto Gesù è stata quella di passare la notte in preghiera prima di scegliere i dodici apostoli: li aveva osservati sulle rive del lago mentre lavoravano, alcuni li aveva visti stare con Giovanni il Battista, altri facevano vita di ufficio, commercio … ciascuno aveva il proprio carattere, una mentalità data dalle esperienze della vita, una propria collocazione all’interno della religione ebraica e del rapporto con i romani occupanti. Soprattutto, Gesù doveva fidarsi di come avrebbero usato la loro di libertà di accogliere il suo progetto di regno di Dio: dovevano essere persone decise a tutto e costituirsi come nucleo di predicatori del vangelo, della bella notizia.

Quella notte si  è messo in dialogo col Padre, in contemplazione della profondità dell’amore che sgorga dal cuore della Trinità, per leggere in essa le vite di questi dodici uomini, le loro libertà, i loro sogni, i desideri di spendersi per gli altri.

Immagino la preghiera per Pietro, per tutti i suoi slanci e le sue debolezze, la preghiera per Giovanni, il ragazzo entusiasta e fragile, deciso e bisognoso di cura, di sostegno, di fiducia come tutti i giovani; penso alla decisione di assumersi il rischio di scegliere Giuda: lo vedeva entusiasta per una causa, lo sapeva legato a una visione di mondo violento, ma ha voluto rischiare nel dialogo profondo con Dio di puntare su una chiamata che doveva risultare chiara in ognuno e augurarsi che l’uso della libertà di ciascuno fosse al massimo delle loro convinzioni interiori; queste convinzioni le avrebbero elaborate al suo seguito, durante i suoi incontri con la povera gente, i malati, i peccatori, le stesse autorità del Tempio.

Li ha scelti, ma non li ha forzati! Li ha amati in Dio Padre e non li ha plagiati: ciascuno ha presentato a Gesù la sua vita aperta al suo messaggio e nella propria libertà ha risposto.

Con questa squadra si è messo subito all’opera: li ha coinvolti nella sua avventura, ha voluto aver bisogno di loro e ha affidato nelle loro mani il tesoro del suo corpo e del suo sangue, il futuro del suo messaggio.

Lo Spirito Santo li avrebbe giorno dopo giorno forgiati e temprati, avrebbe delineato in loro i tratti stessi di Gesù …

Tutti noi siamo chiamati così da Dio, nessun cristiano è generico! Non siamo nel mondo a caso, ma soprattutto non siamo cristiani a caso, siamo sempre oggetto di una chiamata personale di Gesù! Per noi c’è un piano suo, una vocazione, una vita da vivere in un certo modo.

Lui  ha pensato a uno a uno ogni cristiano, ogni persona per la nostra missione in questa grande e bella notte di preghiera.

7 Settembre 2021
+Domenico

Dio al centro, non destabilizza l’uomo, anzi lo rafforza

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 6-11)

Audio della riflessione

Di fronte a fatti straordinari noi siamo sempre un po’ scettici, anche se la tendenza di oggi è molto credulona, si lascia attrarre da fenomeni strani … sta di fatto però che è difficile accettare che avvengano cose contro le leggi della natura, come le abbiamo pensate noi. Ne sentiamo spesso parlare, abbiamo negli occhi tanti miracoli di padre Pio per esempio, ma … vorremmo essere stati lì a vedere, vorremmo provare, anche se chi ci racconta è persona credibile abbiamo sempre delle riserve non sulla sincerità, ma sul possibile inganno in cui può essere caduto pure lui.

Nell’antichità invece era molto più naturale credere a eventi meravigliosi perché si era molto più convinti che esisteva Dio, che c’era una realtà soprannaturale, che c’era un fatto che a Dio era sempre tutto possibile.

E’ comprensibile il comportamento dei cultori della Bibbia, quando Gesù vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante.

Discutevano pieni di rabbia – dice il vangelo – invece di restare coinvolti in  una guarigione e di ringraziarne Dio. Che era successo? Era successo  che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava molti gesti di Gesù: il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.

La cosa più importante quindi per loro era di vedere se Gesù stava agli schemi: non importava loro farsi domande sul significato dei segni che Gesù metteva in evidenza, ancor meno guardavano la persona ammalata che veniva guarita, l’umanità quindi.

Avevano già allontanato da Dio la sofferenza umana, e quindi la misericordia alla fine: non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e il Signore.

Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole.

La vita di fede deve essere sempre un mettere in discussione – invece – le nostre comodità, le nostre caselle che ci siamo costruiti per controllare tutto, anche Dio … il centro siamo noi, non Lui! Invece Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la Sua vita e allora anche la nostra si nutrirà di speranza e non di regole o, ancor peggio, di galateo.

6 Settembre 2021
+Domenico

Decidersi, non continuare a tergiversare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,33-35) dal Vangelo del giorno (Lc 7,31-35)

È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli».

Audio della riflessione


Sono sempre davanti a noi le mille scuse che accampiamo quando non vogliamo prendere posizione: non siamo capaci di deciderci e facciamo finta di niente … non ci va bene né il diritto, né il rovescio, siamo sempre in cerca di una eventuale “ponderatezza”, o saggezza, ma in pratica non vogliamo uscire dal nostro mondo. Ci siamo costruiti la nostra tana, abbiamo il nostro loculo e, non vogliamo lasciarci provocare dalla novità che è sempre Gesù, il suo Vangelo, la sua parola, la via, la verità e la vita.

“Giovanni non vi andava bene perchè era troppo severo, io per voi sono uno cui piace mangiare e bere, ma voi da che parte state?”

Potrà la vostra vita continuare come un gioco? Sarà sempre possibile ritirarvi dal prezzo che bisogna pagare per essere onesti, per dare all’esistenza uno scopo bello, un ideale forte?

Credere in Gesù, affidarsi a Lui!

Vivere una vita di fede vuol dire prendere posizione: è così nella vita, quando si deve decidere una professione, ma soprattutto se si ritiene che la vita è una vocazione, che esige una risposta … ma è così ogni vita di famiglia, ogni rapporto educativo, ogni esperienza che si fonda sull’amore!

Il sale dell’esistenza è sempre un atteggiamento chiaro, che può maturare anche dopo ponderatezza, incertezza dovuta alle situazioni della vita, ma prima o poi c’è una libertà vera giocata per uno scopo.

Il cristiano prende decisamente la parte di Gesù Cristo: è stato così san Paolo, che ha dedicato a Gesù la sua vita al completo, si è immedesimato in Lui, dopo averlo combattuto. Hanno preso questa decisione non facile gli apostoli: Pietro con tutta la sua ingenuità, ma anche con tutto il suo amore, Giovanni che stava tanto a cuore a Gesù … sono così tutti i santi, lo sono i martirii che antepongono Gesù alla loro stessa vita, lo sono tanti papà e mamme di famiglia per i figli .

Lo dobbiamo essere anche noi a tutte le età: ogni fase della vita ha una sua decisione da prendere, magari non completa, ma sempre grintosa.

Così un giovane non può mettere in campo la precarietà, che pure è una vera piaga: anche dentro questa può trovare forza di decidersi di stare dalla parte della vita vera!

Dio gliene dà la forza e s’aspetta la sua connaturale generosità, e questa gli viene se legge la parola, se sa pregare, se sa far silenzio, se sa mettersi in contatto con Dio che è un Papà e non è un essere lontano che non si muove, che non si tange, ma è Papà nei nostri affetti e nelle nostre vite.

5 Settembre 2021
+Domenico