L’amore è la forza necessaria e sufficiente di ogni vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-19)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Audio della riflessione

Vi sarà capitato qualche volta nella vita di godere dell’amicizia di una persona. Magari quando hai fatto l’obiettore o la naia, lontano da casa. In qualche posto in cui si è spaesati e impauriti poter contare su qualcuno che condivide le tue paure, i tuoi rischi, è sempre bello. Ma la cosa più interessante è che una semplice amicizia qualche volta fa scoprire dentro di te forze e possibilità che non sapevi di avere. Sembra quasi che quando ami qualcuno ti si aprano dei varchi che avevi sempre pensato invalicabili. L’amico perfora il fondo roccioso della tua vita  e ne fa sprizzare energia. Così è quando vieni a contatto con Cristo: è come se scavasse nel fondo della tua coscienza e ne estraesse nuova e ignorata energia: la vita intera si mette in moto, prende un senso nuovo.

Immaginiamo quanto è triste la solitudine: ti fa avvinghiare alle tue abitudini, facendole passare per regolarità; ti blocca alle regole del galateo, facendotele vedere come il migliore comportamento; ti lega alle piccole sicurezze della tua prigione, spegnendo ogni novità. E tutti quelli, soprattutto i giovani, che si comportano diversamente o che non rispettano le tue regole, li maledici, li detesti, li combatti. Ti sei costruito una prigione comoda, dorata, sicura, ma sempre prigione è!

L’incontro con Cristo, l’amico, invece butta all’aria le tue abitudini. Ama e fa ciò che vuoi. La vostra giustizia è superiore alla denuncia dei redditi, nel senso che non s’accontenta di questa, è una giustizia di rapporti con le persone, con le comunità, non  è legata a conti e timbri.

Il cristiano è colui che si è liberato dall’idea che la felicità, la giustizia, l’onestà, la dignità sia affidata a un’insieme di regole impossibili da seguire, di fronte alle quali ti senti sempre schiacciato, sfinito; sono sempre più grandi di te, perché qualcosa te lo dimentichi o ti lega. Il cristiano, come un innamorato, è sempre pronto ad andare oltre.

Ma è anche talmente saggio da custodire lo slancio del cuore, la generosità dei suoi gesti entro un comportamento limpido, alla luce del sole, confrontabile con tutti e per questo non bizzarro, cervellotico, ma umano, orientato. Spesso il rispetto per gli altri ti obbliga a costringere l’esuberanza del cuore entro comportamenti semplici. Anche questo voleva dire Gesù sulla montagna quando si proclamava libero di fronte alla legge, ma non la saltava; la osservava più di tutti e sapeva, però, andare oltre.

8 Giugno 2022
+Domenico

Tu nostro Dio sei per noi sapore e gusto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 13) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 13-16)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente».

Audio della riflessione

La questione del sapore è di grande importanza in tutti i fatti della vita a partire dal cibo. Raccontano i nostri nonni che hanno fatto grande fatica durante la guerra, quando mancava il sale, a godere di un buon pasto, a trovare gusto nei cibi e si ingegnavano in tutti i modi per dare un minimo di gusto vero. Oggi che dobbiamo spesso sottoporci a diete stressanti se vogliamo vivere, siamo costretti a mangiare cose senza sapore, a fare finta di niente pur di star bene.

Anche la vita in se stessa però ha bisogno di sapore; lo dimostra la crescita esponenziale di persone demotivate, di persone in depressione, di giovani annoiati. Che vita è? Che gusto c’è? Dove posso trovare ragioni per essere felice? Che cosa è che da gusto alla vita? Le tentiamo tutte e non ci accorgiamo che la soluzione l’abbiamo dentro di noi.

Dice Gesù: voi siete il sale della terra. Voi dovete dare gusto alla vita. Siete voi persone, voi uomini e donne, voi ragazzi e ragazze, voi giovani e adulti il sale della terra. E’ la persona, non gli animali che danno gusto alla vita. Oggi molte persone sono costrette, o per la cattiveria imperante o per la solitudine in cui sono lasciati, ad affidare il gusto della vita a qualche animale che ti fa compagnia. Dio ha creato anche gli animali e vanno rispettati; ma l’uomo è di gran lunga più importante degli animali, più decisivo. E’ l’uomo che dà gusto alla vita; è l’amore verso una persona che dà la felicità. Diceva papa Giovanni Paolo: “E’ importante rendersi conto che, tra le tante domande affioranti al vostro spirito, quelle decisive non riguardano il “che cosa”. La domanda di fondo è ” chi”: verso “chi” andare, “chi” seguire, “a chi” affidare la propria vita”.

Ancor di più sale della terra è l’uomo che si affida a Dio, colui che ha incontrato la salvezza che è Gesù. Allora diventa ancora più impegnativo sentirsi dire: Voi siete il sale della terra e diventa obbligatorio non perdere il sapore, quel sapore che sta nella radice profonda della nostra umanità, rivisitando e bonificando sempre il nostro vivere da uomini e donne nel nostro tempo, e soprattutto riportandoci sempre al centro della nostra fede. Molta vita del nostro mondo occidentale è senza gusto, purtroppo sembra che ci troviamo gusto a farci violenza a fare la guerra, a denunciarci per nient, a moltiplicare le controversie. La nostra vita è piena di noia perché non siamo cristiani veri, perché anche noi stiamo perdendo il sapore. Però sappiamo dove andarlo sempre a rinnovare.  Nella grande fiducia che possiamo avere in Gesù, e sappiamo che avere fede in Gesù, significa avere tutte le scorte di sapore da donare a tutte le vite che incontriamo.

Martedì 7 Giugno 2022
+Domenico

Qui da me c’è spazio per tutte le vostre fatiche e insuccessi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dàteci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compràtevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, àprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.

Audio della riflessione

La fatica della vita spesso è tanta e non ne vedi un sollievo: la casa, i figli, il lavoro, lo studio, le avversità, le incomprensioni, le sventure e quando ti sembra che tutto fili liscio, la malattia o la morte. Altre volte invece c’è serenità, gioia, comprensione, collaborazione, intesa, amore. Purtroppo sembrano più frequenti le sfortune che le fortune.

I discepoli di Gesù da un po’ di tempo stanno con lui e cominciano a sentire la dolcezza della sua persona e l’arditezza dell’impegno che loro chiede e si avventurano da soli per le strade della Palestina a predicare, a preparare la via a Gesù. Tornano stanchi e desiderosi di parlare, di confidarsi, di confrontarsi con Lui, di sentire il suo sostegno. Il vangelo è così difficile da annunciare? Perchè incontriamo tanti ostacoli? Non stiamo parlando e offrendo pace e serenità, vita serena e amore di Dio? Perché troviamo persecuzioni e molestie? Il male viene sconfitto, ma il mistero del male non vuol cedere e scatena nell’uomo tutte le reazioni possibili. La vita è una lotta continua. Il male non vince il bene perché Gesù lo ha già sconfitto, ma  vincere le resistenze del cuore è una scelta di libertà che parte dalla convinzione della persona.

Gesù si pone come interlocutore della fatica del vivere e della lotta contro il male. Lui è forza e balsamo, ristoro e serenità, fiducia e consolazione. Se avete qualcosa che vi pesa nella vita io vi aiuto a portarla, non vi lascio soli, non vi lancio appelli, non vi faccio una video conferenza dal cielo, ma sto con voi; non vi seguo dall’esterno dei problemi e della vita, ma mi accompagno ai vostri passi. Vedrete poi che il mio giogo è lieve e la vita cristiana una fontana di luce e di gioia. Se siete stanchi passate da qui, Io non ho altro che accogliervi e farvi dimorare con me. Anch’io mi sento sempre accolto dalla braccia forti e sicure, amorevoli e rappacificatrici del Padre mio.

Star dietro a me può sembrare difficile, ma questa è la strada della felicità; le difficoltà le semina nel vostro cuore il principe del male, vi ho dimostrato che lo posso vincere. Fidatevi di me. Mitezza, umiltà, semplicità, povertà, la stessa vostra debolezza sono titoli di assoluta presenza mia nelle vostre vite. E con me si sperimenta che Dio non vi abbandona mai.

Oggi celebriamo la festa di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia. La santa si diede ad un’intensa attività caritatevole verso gli ultimi e – in un’Europa dilaniata da pestilenze, guerre, carestie e sofferenze – divenne un punto di riferimento per uomini di cultura e religiosi che, assidui frequentatori della sua cella, saranno ricordati come caterinati. I più intimi fra loro la chiamavano “mamma e maestra” e si fecero trascrittori dei suoi tanti appelli ad autorità civili e religiose: esortazioni ad assunzioni di responsabilità, talvolta rimproveri o inviti all’azione, sempre espressi con amorevolezza e carità. Tra i temi affrontati nelle missive: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, la riforma della Chiesa e il ritorno del papato a Roma per il quale la santa fu determinante recandosi nel 1376 in Provenza da Papa Gregorio XI.

Caterina non ebbe mai paura di richiamare il Successore di Pietro, da lei definito “dolce Cristo in terra”, alle sue responsabilità: ne riconobbe le manchevolezze umane, ma ebbe sempre grande riverenza del papa, così come di tutti i sacerdoti. Dopo la ribellione di una parte di cardinali che diede inizio allo scisma di occidente, Urbano VI la chiamò a Roma. Qui la santa si ammalò e morì il 29 aprile 1380, come Gesù, a soli 33 anni. Le parole dell’apostolo Paolo “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, si incarnano nella vita di Caterina che nel 1375 ricevette le stimmate incruente rivivendo, raccontano testimoni, la Passione ogni settimana.

L’appartenenza al Figlio di Dio, il coraggio e la sapienza infusa sono tratti distintivi di una donna unica nella storia della Chiesa, autrice di testi come Il Dialogo della Divina Provvidenza, l’Epistolario e la raccolta di Preghiere. In ragione dell’alta statura spirituale e dottrinaria Paolo VI nel 1970 l’ha proclamata Dottore della Chiesa. Innamorata di Gesù Cristo, Caterina scriveva: “Niente attrae il cuore di un uomo quanto l’amore! Per amore Dio lo ha creato, per amore suo padre e sua madre gli hanno dato la propria sostanza, egli stesso è fatto per amare”.

29 Aprile 2022
+Domenico

Dichiarate: sono venuti di notte e lo hanno rubato

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 8-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Audio della riflessione

L’annuncio della risurrezione riempie le vie di Gerusalemme: le donne, gli apostoli sono in subbuglio, si apre il loro cuore, la loro speranza si avvera … Pietro ha visto la tomba vuota, ma Lui Gesù non ancora, lo vedrà la sera con gli altri apostoli, cui mancava soltanto San Tommaso.

Racconta poi Matteo che, all’alba di Pasqua, mentre le donne si stavano recando al sepolcro, “vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, sbalzò la pietra dall’imboccatura del sepolcro e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve”.

Ma … come sempre la menzogna appare con la velocità dell’annuncio della Risurrezione: sigilli e guardia erano a prova di furto. Matteo descrive quanto è occorso alle guardie: “Per lo spavento che ebbero “di lui” le guardie tremarono tramortite“.

Dunque le guardie hanno visto l’angelo scendere dal cielo, lo hanno visto sbalzare la pietra sigillata e assicurata dai capi del popolo e sedervi sopra: hanno tremato tramortite, forse non sono riuscite a cogliere le parole dell’angelo alle donne, ma hanno di certo visto l’evento eccezionale che fugava ogni possibilità di furto del corpo di Gesù da parte dei discepoli … e questo hanno annunciato ai sommi sacerdoti! Non solo le donne hanno annunciato al mondo la risurrezione di Gesù, ma le stesse guardie ne hanno riferito con precisione.

Un annuncio dunque è giunto anche a loro, ma avevano il cuore indurito, come quello del faraone … e un cuore indurito può solo partorire la menzogna già architettata: è stata una “apparizione” del Risorto, la prima, ma “secretata”, uno degli ultimi segreti di stato del vecchio Israele che firma la cancellazione della vecchia Gerusalemme; si sono imbastarditi a testimoniare un cadavere, tra poco più di vent’anni sarà cancellato per sempre anche il grandioso Tempio appena ricostruito.

I farisei e i dottori della legge non avevano creduto alle parole di Gesù circa la sua identità: lo avevano creduto un impostore quando annunciava la sua risurrezione, ed era menzogna … ed essa, come sempre, ha bisogno di altra menzogna per legittimarsi come verità.

Così, pur di fronte all’evidenza del fatto annunciato loro dalle guardie, la loro unica preoccupazione è quella di far tacere sul nascere la verità.

Il dubbio non li sfiora neppure, anzi, credono alle guardie, credono che un angelo abbia sbalzato la pietra, ma, schiavi della propria carne e del progetto demoniaco che li aveva afferrati, decidono di seguirlo sino in fondo, dando corpo alla menzogna che avevano già insinuato a Pilato … e, per realizzare il piano, corrompono con denaro le guardie, strangolando la verità nella cupidigia! Non solo, si impegnano e si fanno carico di persuadere il governatore che le cose erano andate proprio come essi avevano inventato, ma si fanno pure missionari della menzogna!

Noi oggi però celebriamo la gioia della risurrezione, della verità, della vittoria definitiva di Gesù sulla morte: questo ci basta!

18 Aprile 2022 – Lunedì dell’ottava di Pasqua
+Domenico

Contemplare un uomo che muore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 26,17-19) dal Vangelo del Mercoledì Santo (Mt 26, 14-25)

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Audio della riflessione

Ci stiamo preparando a rappresentare la passione di Gesù: un uomo che muore parla a chiunque, a chi crede e a chi non crede … la vicenda di una morte è sempre una domanda al senso della nostra vita, al fine che pensiamo … per essa, alle motivazioni che ci fanno vivere con semplicità e, possibilmente anche con gioia. Diventiamo tutti più “persone”, quando contempliamo un uomo che muore.

L’attenzione si fa più carica di emozioni quando si avvicina il momento fatidico: Gesù sa che il cerchio della morte si sta stringendo attorno a lui, e desidera, con questo dramma nel cuore, sedersi a mensa con i suoi apostoli.

Ci sono state altre celebrazioni della Pasqua che Gesù ha vissuto a Gerusalemme, ma questa è foriera di gravi presagi: invita allora gli apostoli a non accontentarsi di fare un pasto frugale come sempre, ma di “scialare”, di dare importanza a un momento che dovrà stare nella loro mente e nella mente di chi li avrebbero ascoltati, per tutta l’eternità: è l’ultima cena, rappresentata da tantissimi pittori, se ricordate …. questo tavolo imbandito alla grande, questi volti di apostoli severi, attenti, presi da dialoghi e discussioni, piegati a due o tre … sono l’immagine dei nostri pasti che facciamo non per sopravvivere, ma per vivere assieme momenti decisionali.

È già nell’aria greve il tradimento di Giuda: lì non ci sta più bene, a cena con tutti, gli scotta la sedia su cui è appoggiato, con le gambe puntate a terra per partire. Non si sente più a suo agio: ha già venduto Gesù, ne ha già preso il premio.

Ci sono momenti in cui non riusciamo più a nascondere nemmeno a noi stessi il tradimento degli affetti, dei sentimenti, degli amici, della parola data, degli interessi … Giuda ha tradito con un bacio e si è definitivamente tagliato ogni via di uscita, proprio alla cena pasquale! La cena della liberazione è diventata per Giuda la cena del tradimento.

Si può sbagliare, ma con il corpo e il sangue di Cristo versato si apre uno spiraglio di comprensione, purché l’orgoglio ne permetta l’umiltà.

Gli altri apostoli sembrano non curarsene, ma sta bollendo in pentola per ciascuno il dilemma della sequela: ci starò con Gesù? Stare con Gesù o fotografarne da lontano il fallimento … e ciascuno di loro e di noi, ancora oggi, si sente chiamato in causa: Da che parte stiamo? Ci fidiamo di Dio Padre?

Decidiamoci, e faremo la nostra Pasqua personale nella nostra coscienza.

13 Aprile 2022 – Mercoledì Santo
+Domenico

Diamoci dei “paletti”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento».

Audio della riflessione

Certo, la spontaneità è un grande valore e una grande forza, e non deve essere repressa … perché la vita è spontaneità: la vita ha il proprio senso in se stessa, non è regolata da una norma ad essa esteriore, non si ripete, si rinnova continuamente!

La vita è tanto più vita quanto più sgorga liberamente da se stessa, quanto più è audacia e avventura imprevista, e quanto meno è ingessata in vie che danno sicurezza ma che spengono ogni slancio, ogni vera novità.

Oggi siamo ridotti quasi tutti ad attività costrette, obbligate da una società che si è “supergarantita” di fronte a ogni imprevisto … ma questa è una faccia soltanto della realtà! L’altra faccia è il rischio di andare oltre, di far scadere, cioè, la spontaneità e l’originalità a instabilità, irrequietezza, disordine e anche a cattiveria e malvagità. Da questo rischio ci salva la norma, la quale dà alla tua vita un ordine, la inserisce in una sintesi: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti.”

La Legge e i Profeti cui si riferisce Gesù non erano solo norme, erano il progetto di Dio per l’alleanza con il popolo d’Israele, anche se contenevano precetti, indicazioni, prescrizioni … dovevano servire un piano delicatissimo quale era il patto d’amore tra Dio e l’uomo … e Gesù a questo patto è legatissimo, perché lo sta rinnovando e continuando.

Nel costruirci una nostra personalità e nell’edificazione di sé come soggetto uomo maturo e adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: ci insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni o dei bisogni immediati, e danno, così, l’accesso alla vera libertà.

Molti giovani credono che non occorrano paletti, non occorrono regole, però le li guardate bene, se ci guardiamo bene quando giochiamo siamo molto ligi e decisi a farle rispettare, perché permettono a tutti di giocare bene … e tutte le invettive che mandiamo a quei poveri arbitri danno l’idea di come ci teniamo che le regole siano fatte osservare bene.

È così anche la vita spirituale e affettiva: la legge aiuta a crescere! La legge del Signore protegge soprattutto il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta a ogni forma di violenza.

Grande per il Regno dei cieli è chi sa darsi una legge interiore che Dio fa diventare spazio di libertà e di incontro con il cielo abitato da lui, per dare luce alle strade dell’uomo.

23 Marzo 2022
+Domenico

Perdono è “qualità”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,28-30) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 21-35)

«Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi!”. Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito”. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.»

Audio della riflessione

Perdonare è un’arte: inizia sempre dall’essere perdonati e continua fino all’amore verso chi ti ha fatto del male.

La nostra società non è molto allenata al perdono: preferisce l’avvocato, il giudice e, al massimo, un patteggiamento; potrebbe desiderare maggiormente la giustizia, ma siccome non ci si fida di nessuno, si preferisce passare alla vendetta.

Il Vangelo, invece, è del tutto sbilanciato dalla parte del perdono: nonostante le rimostranze di Pietro, che si rivolge a Gesù preoccupato di quanto deve perdonare, non tanto della “qualità” del suo perdono.

Sette è già molto, ma per Gesù il perdono non è mai una quantità, ma una qualità della vita di relazione e dice “non solo sette volte, ma settanta volte sette”, cioè un numero esagerato, spropositato, non “calcolabile”.

Il perdono di Dio nasce dalla contemplazione del Padre che perdona, di Gesù che allarga le braccia ai peccatori: l’accoglienza del perdono è un atto di contemplazione, prima che la constatazione di un rimorso o di un pentimento, è incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita, è immergersi nel suo stato d’animo, nella sua innocenza assoluta o nella sua tenerezza.

Chiedere e offrire perdono è prima di tutto contemplazione di un amore: è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia … il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione.

Al peccatore perdonato a dismisura da Dio e che non è capace di fare altrettanto con il suo collega, mancava proprio l’essere stato in estasi davanti al grande perdono di Dio che aveva ottenuto … invece ha ritenuto che questo perdono fosse una fortuna o, addirittura, frutto della sua bravura o preghiera, una furbizia, forse quindi uno “sconto” … e quando il suo collega lo supplica per una miseria, il suo cuore è lontano, sa solo calcolare, non vuole perdonare.

Perdono è il grido di dolore del Calvario e il grido di gioia che si ode per le strade di Gerusalemme il primo giorno dopo il sabato; perdono è l’inondazione dello Spirito che ci fa passare da schiavi, anche liberati, a figli.

Il nostro perdono può diventare comunicazione ordinaria di vita solo se ci sentiamo figli, se ci sentiamo fratelli, tutti amati da Dio, che ci garantisce che in cielo qualcuno c’è che si fida di noi e ci sottrae alle nostre strade di desolazione.

22 Marzo 2022
+Domenico

Non farci mancare un papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt1,24) dal Vangelo del giorno (Mt 1,16.18-21.24a)

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa …

Audio della riflessione

Uno dei nomi più diffusi nella nostra cultura cattolica è quello di Giuseppe, con tutte le sfumature della delicatezza e dell’affetto: Pino, Pinuccia, Peppe, Peppino, Giusy… È una figura di grande rilievo nella vita di Gesù, anche se il Vangelo non ne fa una biografia neanche minima: è colui al quale Dio ha affidato il Figlio unigenito del Padre, che facendosi uomo ha bisogno di una famiglia, ha bisogno di un papà e di una mamma, che lo crescano, che gli facciano scoprire la bellezza dell’essere figlio, di vivere con delle mete, di farsi abitudini buone, di nutrire ideali alti, di dialogare con familiarità con lo stesso Dio, di partecipare alla vita della comunità in cui vive …

Giuseppe è un giovane che cresce un nuovo uomo e gli insegna a vivere: Gesù ha bisogno di una cura paterna come la desideriamo tutti … a noi adulti viene in mente sempre il nostro papà: ne rivediamo il volto, i sorrisi, i rimproveri, le “dritte” che ci ha dato per crescere.

Ecco, San Giuseppe fu tutto questo per Gesù, soprattutto fu colui che, vivendo di sogni e in essi di incontri fedeli con Dio, insegna a Gesù a sognare la salvezza per tutti gli uomini, a indagare nella volontà di Dio il cammino della sua vita.

«Cresceva in età sapienza e grazia»: questo “cresceva” la dice lunga sulle tante ore passate a stare con il figlio come lo fa ogni papà, ad avere pazienza, a volergli bene, ad anteporlo ai propri impegni e gusti, ad ascoltare con pazienza infinita i suoi desideri che esprime con i pianti, a non stancarsi mai delle cure da offrire, a mettersi dalla sua parte per capire, educare, raddrizzare e comprendere.

Non sono quantificabili i gesti di amore di un papà per i figli, così come non sono mai stati esplicitati abbastanza i rapporti di Gesù con Giuseppe!

A noi resta la certezza di avere un modello di santità, di bontà, di profonda e nuova paternità: il suo silenzio e la sua prontezza nel seguire la volontà di Dio, nel mettersi a disposizione di un progetto più grande di lui ci insegna a fidarci di Dio, a vivere sempre, in ogni momento, anche di grande incognita, la fiducia nel Signore; lui si affida quando deve riscegliere Maria e se ne sente indegno, quando deve fuggire per salvare bambino e madre, si mette a disposizione quando deve far crescere, lui sta col cuore in gola quando Gesù si perde nel tempio e prova gli spasimi che Maria ancora più profondamente sentirà sotto la croce.

San Giuseppe ci apre così il cielo e ci aiuta ad assumere nella vita le nostre responsabilità.

19 Marzo 2021
+Domenico

Salire è meglio che scendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-19) dal Vangelo del giorno (Mt 20,  17-28)

In quel tempo mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha nella vita una sua “passione” da sviluppare, ha un ideale che vuole a tutti i costi realizzare: ogni mattina al risveglio gli si rende più evidente e tende a dettare tutti i pensieri, a organizzare gli orari, a costringere in una direzione tutte le forze … è l’intuizione del ricercatore, è la tensione dell’innamorato, è la spinta incoercibile dell’artista, è il desiderio incontenibile di una meta che ti brilla davanti e muove tutto: pensieri, azioni, affetti, decisioni … è una strada segnata nella vita e che costituisce la tua originalità.

Gesù è così, ha nel cuore un sogno che lo consuma, una meta che lo attrae, un compito che da sempre lo definisce: l’amore senza riserve per l’umanità, per me, per te, per tutti.

Questo amore si consuma fino all’ultima goccia sulla croce, il momento massimo della sua storia di affidamento alla sua missione e al Padre, la croce che è il punto di arrivo del salto definitivo nella gloria di Dio Padre.

Lui saliva a Gerusalemme: la sua vita è stata un continuo, quotidiano “salire a Gerusalemme”; là è la meta, là lo aspettano gli eventi definitivi, là gli ha dato ancora appuntamento il principe del male per sferrare l’ultimo, inutile attacco, là, a Gerusalemme, offrirà la sua vita per me, per te.

Invece le nostre vite sono spesso un allontanarci da Gerusalemme, un fuggire dalle strade dell’impegno, delle indicazioni della fede!

Hai davanti a te il bene e il male: scegli il bene, sali anche tu a Gerusalemme!

C’è nella tua vita qualcosa che ti brucia dentro, per cui la vuoi donare e consumare? C’è nel tuo cuore un desiderio che non riesci a contenere? È un desiderio di potere, di sopraffazione, di piacere a ogni costo, di conquista per schiacciare o è un desiderio d’amore, capace di buttarsi per una causa, la causa grande del regno di Dio?

La strada è in salita, è quella di Gerusalemme, spesso da fare in solitudine, ma non mai abbandonati da Dio, sempre sorretti dallo Spirito che ha spinto Gesù fino al calvario e da lì lo ha innalzato alla Risurrezione.

Lo Spirito di Dio è in ogni uomo per aiutarlo a dirigersi sempre verso la sua Gerusalemme, la Gerusalemme che apre il cielo alla potenza di Dio, per chiudere le nostre strade di confusione e di stagnazione.

16 Marzo 2022
+Domenico

Fammi da maestro, ne ho bisogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

«… ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

Audio della riflessione

Siamo tutti stufi di sentire mille parole, mille promesse, mille esortazioni da chi ha in mano i canali di comunicazione o i pulpiti nostrani delle nostre città e paesi: parole in continuazione per dire, esporre, spaccare il capello in due e forse ingannare e vendere felicità a buon mercato.

Ancora peggio quando si sente qualcuno che fa da maestro e offre visioni di vita infallibili, ricette di onestà: insegna comportamenti, morale e modi di pensare, che non hanno niente di buono! Maestri si chiamano quelli che insegnano soprattutto a vivere … oggi però sappiamo che ci sono molti cattivi maestri! Non tutti i giovani possono contare su qualcuno che li aiuti ad affrontare la vita: molti se ne approfittano.

Uno solo è il vostro maestro, Cristo: Lui, Gesù è colui che ci insegna, lui è la via, la verità e la vita; Lui ci indica la strada da percorrere, il percorso della felicità! Gesù si sa prendere cura con pazienza delle nostre ansie di bontà, dei nostri desideri di abbandono, della nostra vita intera, dello spirito e del corpo, del rapporto con noi stessi e con Dio, il Padre amatissimo, che riempie le sue giornate, il suo cuore: ha una assoluta capacità di penetrare il nostro intimo con la sua Parola, che arriva fin là dove la coscienza si apre al vero e al bene e decide della sua felicità.

Gesù percorre le strade della Palestina per insegnare agli uomini la strada che conduce a Dio, per aprirli e disporli alla buona notizia definitiva: il maestro sa fare i passi dell’allievo, ma non si ferma al suo ritmo, continua a spingerlo sempre più avanti, senza forzare, ma senza indugiare, senza costringere, ma senza accontentare al ribasso, senza plagiare, ma senza abbandonare nella solitudine … Illumina, sorregge, sprona, sostiene, stimola, invita, rafforza e lancia verso una vita piena, libera, autentica, donata.

Il discepolo presto camminerà da solo: potremo ciascuno prendere la nostra strada originale e fedele e vedremo aprirsi un cielo sopra di noi abitato dalla sua presenza che illumina le strade della nostra vita confusa e fragile.

Ogni cristiano cammina con le sue gambe, ma sa che Gesù, con il suo Spirito, sempre lo sorregge per le nostre periferie spaesate.

15 Marzo 2022
+Domenico