Un cantautore di eccezione

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,49-50) dal Vangelo del giorno (Lc 1,46-55)

«… Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono …».

Audio della riflessione

Che i giovani stravedano per la musica è dentro gli orecchi e gli occhi di tutti: oggi non è più possibile comunicare il meglio di noi se non attraverso la musica, il canto, il ritmo. Non è solo scatenarsi di energie, sfogo di passioni, è soprattutto comunicazione profonda di sentimenti e di situazioni esistenziali. Solo dopo arriva tutto l’apparato commerciale, ma prima c’è l’emozione, il sentirsi interpretati, il comunicare le proprie sensazioni, spesso le proprie paure, più frequentemente la propria voglia di vivere.

Le parole al riguardo non sono secondarie: i ragazzi le ascoltano, le imparano subito a memoria, le trascrivono nel diario, le mandano in sms agli amici, diventano frasi di riconoscimento …

… e nel Vangelo c’è un cantautore di eccezione, che sta sicuramente all’altezza dei gusti di chi ama la poesia, di chi vuol farsi aprire il cuore alla speranza, a una visione di mondo non scontato, non depresso, né ammorbato dalla noia.

Il cantautore di eccezione è Maria: è lei che canta la speranza del suo popolo, è lei che, piena di grazia e di gioia, alza un inno al Creatore e suo Signore. Porta in grembo la salvezza, ma ne canta la forza e la bontà. Si sente coinvolta in una storia d’amore e la canta per tutti.

Questo pezzo, che abbiamo già ricordato altre volte, si chiama Magnificat: da allora ogni giorno i cristiani di tutte le latitudini lo cantano, artisti lo hanno musicato in tutti i modi e può custodire anche oggi i sogni di tutte le generazioni.

Dice il canto “Dio è potente, è grande, ha guardato me che neanche sapevo di esistere, m’ha fatto grande, mi ha voluto con sé a cambiare il mondo, per rimandare i ricchi a mani vuote, per disperdere i superbi. Lui è la speranza degli umili, è la voce dei poveri, è la fine dei soprusi. Il suo nome si leva santo su ogni superbia umana; non costringe assolutamente, ma libera. La parola data la mantiene ad ogni costo, contro tutte le convenienze dei potenti e le strumentalizzazioni dei furbi, non ci abbandonerà mai”.

È un canto di gioia di una ragazza felice di diventare la madre del Signore; è il canto dell’attesa e della speranza certa, che possiamo sempre, dentro di noi, cantare al nostro Signore, tutte le volte che riusciamo a percepirne l’amore.

22 Dicembre 2021
+Domenico

Due donne portano in sé il futuro dell’universo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Audio della riflessione

L’incontro di Maria ed Elisabetta, le due gestanti che portano in grembo la nuova storia dell’umanità, offre al mondo un’altra sorpresa: è un canto, un inno, una sinfonia, una esplosione di lode e gioia. Lo conosciamo tutti, questo canto, come il Magnificat: da allora ogni giorno nella Chiesa tutti lo cantano sul far della sera … nella pace dei monasteri, nella penombra dei conventi, nelle chiese più antiche dei nostri borghi o più nuove delle periferie delle nostre città; dovunque c’è un prete, magari già assonnato e stanco per il lavoro e la dispersione della giornata o una famiglia che fa della lode della Chiesa il suo ritmo, a sera si recita il Magnificat.

Nell’affidare a Dio la storia quotidiana il cristiano non può fare a meno di lasciarsi inondare dai sentimenti di Maria di fronte alla bontà di Dio: quando Dio interviene nella vita di una persona non si può non esplodere di gioia! Lo è stato per tanti personaggi dell’antico popolo di Israele, lo è stato per il popolo dopo il passaggio del mar Rosso attraverso il cantico di Miriam, la sorella di Mosè, e non poteva non esplodere nel cuore di Maria.

Ma la cosa che sorprende è che la gioia di Maria non è una dolce ingenuità, magari distaccata dalla storia di ogni giorno, “aerea” come tanti pensano sia la preghiera, ma è un giudizio netto sulla intera storia dell’uomo: ha spiegato potenza, ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha ricolmato affamati, ha rimandato ricchi, ha soccorso Israele … sono i sette verbi, non proprio innocui … di una visione di mondo, di uno sguardo lucido sulla storia. L’avessimo noi oggi questa capacità di guardare i fatti della nostra vicenda contemporanea con gli occhi di Maria, oggi che ci si appanna la vista perché vediamo solo superbi, potenti e ricchi vivere sfacciatamente sulla pelle degli affamati e degli umili, popoli inginocchiati nella fame e umiliati nella loro dignità, non solo ad opera di nemici, ma anche dagli odi degli stessi amici!

Quel bimbo che Maria si porta in seno ha già cominciato a riaccendere speranze: Maria aveva sognato un mondo nuovo donato da Dio ai poveri della terra. Il popolo cui apparteneva glielo ricordava ogni giorno in sinagoga: o cieli piovete dall’alto, o nubi mandateci il santo…forgeranno le loro spade in vomeri le loro lance in falci…non si eserciteranno più nell’arte della guerra.. il Signore Dio è in mezzo a te e ti rinnoverà con il suo amore …

Ebbene, canta Maria, quel Santo, quel Signore è qui: questo niente che io sono, lo porta e lo consegna alla storia. Non deliravano i nostri profeti, non cantavano ai prigionieri per ingannarli, non ci siamo tenuti in cuore dei sogni come pietose terapie contro la depressione, non abbiamo finto di guardare al cielo perché incapaci di stare su questa terra, le nostre speranze non sono proprio l’oppio dei popoli! Non siamo stati ingenui perché ci siamo affidati a Dio e non al nasdaq o al mibtel o alle armi intelligenti.

Dio è salvatore! L’onnipotente fa grandi cose! Il Santo è di parola, non dimentica: se ama, ama per sempre! Non c’è ostinazione o cattiveria umana che fa tornare indietro Dio dalla sua misericordia!

Negli occhi velati di pianto per la morte ingiusta e violenta procurata dagli assassini di ogni colore si può sprigionare ancora una luce e la bocca può esprimere un canto.

21 Dicembre 2021
+Domenico

Ti chiedo la mano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,30-33) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Audio della riflessione

Nell’era dell’informatica, del virtuale, i ragazzi di oggi sono bravissimi a trovare su Internet tutto quello che loro interessa: immagini, storie, canzoni, filmati, eroi, divi … sanno tutto della squadra del cuore, hanno la capacità di simulare, di giocare alla realtà, di inventarsi ogni cosa, compresa la vita affettiva … fanno le prove di come deve essere la realtà, ma spesso si ingannano di averla potuta già vivere: era tutta una fiction.

La realtà è più dura, ed è interessante vedere come diventano sempre più difficili per i ragazzi di oggi i primi approcci, per esempio, “l’acchiappo” … come lo chiamano loro; sono imbranati perché devono uscire dal virtuale.

Veramente siamo sempre stati tutti imbranati nei primi approcci d’amore … i primi rossori sul volto, i primi: “glielo dico o no?” … oggi le mandi anche un sms, ma bisognerà prima o poi guardarsi in faccia, negli occhi e dirsi la famosa frase.

Ecco, io immagino Dio che fa questo con Maria: non credo di essere irriverente nel pensare questa proposta come un vero dialogo d’amore, un vero incontro tra due libertà infinitamente sproporzionate, ma sempre a misura di persona. Le parole che ci dice il Vangelo sono molto solenni e consacrate ormai dall’uso, non ci rendono immediatamente l’intensità di quel dialogo, ma se sappiamo andare in profondità, possiamo intuire qualcosa.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Poca cosa ci sembra, ma immaginate se c’è un complimento migliore di questo: “Maria ti saluto, sei la fine del mondo, abiti in Dio da sempre, fai parte della bellezza infinita dell’amore che riempie il cuore di tutti gli uomini. Vuoi diventare la madre di Gesù, quello che la tua gente aspetta da sempre, il Messia, la speranza, che siete rimasti in pochi ad aspettare? Dipende da te. I secoli di invocazione del tuo popolo saranno esauditi se tu lo vuoi. La storia si spaccherà in due, a partire da tuo figlio”.

Anche Maria viveva questa attesa nel suo spirito: aveva in cuore la speranza che Dio avrebbe visitato la sua gente; ma pur restando confusa, non le balena per niente nella mente di sottrarsi alla proposta che Dio le fa. Vuole solo capire, vuole rendersi disponibile fino in fondo … e che fa? Dice di sì.

Da allora è esplosa la speranza sulla terra, e noi tutti la possiamo trovare!

20 Dicembre 2021
+Domenico

Il futuro già lavora anche se non si vede

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,41) dal Vangelo del giorno (Lc 1,39-45)

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo

Audio della riflessione

Si fa un gran parlare oggi di embrioni, di frutto del concepimento, di vita nata e non completa … purtroppo si pratica l’aborto, la soppressione della vita di chi è indifeso e viene visto come un attacco alla vita degli adulti.

Esistono sofferenze immani, che vengono spesso solo usate per battaglie ideologiche e per queste sofferenze occorrerebbe avere una possibilità di accoglienza, di comprensione, di aiuto, di non lasciare nella solitudine di decisioni irrevocabili, di rimorsi che poi non riescono più ad essere assorbiti.

C’è spesso molta incoscienza e molta faciloneria, un disprezzo della vita e della sofferenza delle persone che non ha uguali in altri campi … ebbene, il Vangelo ci presenta una bellissima immagine che può aiutarci a guardare alla vita ancora prima del suo nascere con atteggiamenti di stupore e di semplicità, di gioia e di attesa.

Ci sono sulla scena da alcuni mesi due madri: Elisabetta e Maria. Elisabetta è anziana, si tiene nascosta, porta in grembo un bimbo che non sperava più, ha vergogna di quel che dice la gente. “Alla tua età, hai ancora queste velleità, non potevi mettere il cuore in pace, non sai quello che rischi?”

L’altra è Maria, la madre di Gesù: aveva saputo delle difficoltà della cugina Elisabetta. Anche Lei, Maria, porta in corpo un segreto, non si vede ancora niente, ma il fuoco che ha dentro la spinge a mettersi a disposizione, porta in grembo l’amore fatto persona e la sua vita comincia a trasformarsi in gesti di amore.

E l’incontro è … sicuramente fatto dalle parole che le due donne si dicono, ma è condotto dai due concepiti: Giovanni Battista nel seno di Elisabetta scalcia e coglie la presenza di Gesù nel seno di Maria. Sono già due vite, due persone, due progetti, due missioni. Dice il Vangelo: “Ecco appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”.

È esperienza di tutte le madri sentire i propri figli scalciare nel proprio seno, ed è già la presenza di un altro da sé, non di una appendice del proprio corpo, come tante volte si ritiene.

Ebbene, Gesù già si annuncia come il salvatore fino dal seno di sua madre: è proprio una speranza allora già presente, che ci riempie di gioia.

Dove l’andiamo a cercare la speranza? Eccola qui!

19 Dicembre 2021
+Domenico

Il tuo progetto è il mio progetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,20-21) dal Vangelo del giorno (Mt 1,18-24)

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Audio della riflessione

Ciascuno nella vita si fa i suoi progetti, immagina come vivrà il suo futuro, quali strade percorrere, chi scegliere come compagno o compagnia nella vita, quale professione intraprendere, soprattutto oggi che si hanno davanti tante opportunità di scelta e si hanno pochi vincoli dovuti ai genitori o agli adulti … non è più il papà o la mamma che scelgono per i figli chi sposare, che mestiere fare, quale strada scegliere nella vita: si è talmente liberi, che si fa fatica a districarsi in questo eccesso di opportunità, a dirimere il bene dal male, a non lasciarsi infatuare dalle pubblicità o dai desideri del momento.

Alla meta intravista si orientano tutte le energie: sul futuro si fanno sogni, ci si entusiasma, si organizza l’esistenza e ci si attrezza al meglio.

Un futuro chiaro, già definito, bello, semplice e impegnativo, dolce e delicato se lo immaginava e già lo anticipava nella sua vita un giovane di Nazareth, Giuseppe: aveva scelto Maria come compagna della sua vita, per realizzare i suoi sogni, per dare al cuore la capacità di esprimere il massimo del dono di sé.

Maria era sua promessa sposa: era già non solo nei pensieri e nei progetti, ma nell’imminenza della decisione di vivere assieme, di condividere i momenti di tutta la vita, i sentimenti, i pensieri e le preoccupazioni, lo scambio degli affetti e dell’intimità dell’amore … ma Prima che andassero a vivere insieme – dice il Vangelo – Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

A Giuseppe si infrangono tutti i sogni, il suo progetto trova un ostacolo insormontabile per la dignità della sua esistenza e per l’amore assoluto con cui la voleva vivere: non capisce, non dubita minimamente di Maria, lui è giusto, non sospettoso, ama e non vuole ferire. Non lo sfiora neanche lontanamente un dubbio su Maria, ma gli si lacera il cuore. Gli crolla tutto il suo progetto. Non riesce a darsene una ragione, non si abbassa a mettere in campo avvocati o leggi o tantomeno l’opinione pubblica … e mentre conosce la sconfitta umana dei suoi progetti, quando il suo cuore è stato svuotato dell’ultimo sentimento, nella sua coscienza, che è dialogo intimo con Dio, dichiara il massimo di adesione a Dio, scritta nella sua onestà.

E Dio si dà a vedere, gli si comunica, gli dà forza, gli dice quel “non temere”, non aver paura, che tanta forza dona a chi si affida al Signore: “Metti il tuo progetto nel mio, fai da padre a mio figlio, all’atteso delle genti. Avrà bisogno di crescere forte, di portare il dolore del mondo, avrà bisogno di imparare da una famiglia tutta la ricchezza di sentimenti che l’amore umano può esprimere, prendi con te Maria”.

E Giuseppe dice: “il tuo progetto è il mio progetto”, fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, e divenne speranza per ogni sogno, per ogni famiglia, per ogni uomo che ama il Signore. Ma questa speranza dove la trovo?

18 Dicembre 2021
+Domenico

Si è mescolato a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Mateo (Mt 1,1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 1,1-17)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram …

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Ognuno di noi ha fisionomia, carattere, modo di comportarsi che riassumono le generazioni che lo hanno preceduto: infatti quando nasce un bambino, tutti lo guardano con curiosità e tentano di scorgere nei suoi lineamenti il naso del papà, le labbra della mamma, le tempie del nonno, il modo di sorridere della zia… in questo nuovo volto si concentrano i volti, le fattezze, i tratti dei volti delle generazioni che lo hanno preceduto. Questo è vero anche per il carattere, per il modo di reagire, di affrontare i problemi: nella stessa famiglia si vede che un figlio è calmo come lo zio, un altro ha scatti di impazienza come il nonno, un terzo è deciso come la nonna…

Anche Gesù è nato in un popolo, ha concentrato in sé le caratteristiche somatiche, di carattere, di modo di guardare la vita tipiche del popolo di Israele: è il punto di arrivo di una lunga catena di antenati che hanno dato la vita ai suoi nonni, fino ad arrivare a Maria… e la cosa sorprendente è che in questa catena non ci sono tutti stinchi di santo, ci sono anche violenti, peccatori, irregolari, inadempienti alla legge di Dio.

Il vangelo di Matteo presenta questa genealogia verace, un insieme di nomi ebraici che facciamo fatica anche a leggere, che mescola a santi ed eroi, delinquenti e bestemmiatori: è proprio vero che Dio, facendosi uomo, si è fatto carico di tutta la nostra umanità.

E anche oggi se viene Natale, Dio non si schifa di prendere su di sé i tratti delle nostre cattiverie, la nostra umanità ferita, le gravi responsabilità degli strateghi del terrore, gli stenti di chi ha fame e l’ingordigia di chi li affama, il desiderio innocente dei giovani che si aprono alla vita e le trame degli sfruttatori che distruggono l’innocenza.

Dio sa di che cosa è fatto l’uomo, ed è proprio dall’interno della sua vita vuol far nascere speranza, vuole aiutare a ritrovare forze che si ritengono perdute.

Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati da qualcuno, di non essere lasciati soli, di essere aiutati dal di dentro. Ecco, Natale è avere la certezza che la nostra umanità, con tutte le sue luci e le sue ombre, viene continuamente abitata da Dio e può sperare ogni giorno in un futuro di gioia e di serenità, di salvezza e di pace.

Ma dove trovo questa speranza?

17 Dicembre 2021
+Domenico

Una vita da mediano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,27) dal Vangelo del giorno (Lc 7,24-30)

«…Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via” …».

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Siamo sempre molto incantati dagli uomini e dalle donne di successo: compaiono in tutti i programmi televisivi, fingono che tutto sia casuale, anche se ci sta dietro un marketing che calcola ogni fotogramma … calcano la scena.

Dietro a queste persone ci sono moltissimi altri che lavorano per il successo delle star: gente che fa il proprio lavoro e che giustamente orienta la sua professionalità a questo scopo.

C’è però sempre dietro ogni successo o grande personaggio qualcuno molto determinato o determinante che ne costruisce con la sua vita il vero successo: Lui non compare mai, lavora nel silenzio, sa stare al suo posto, dedica la sua vita, la vive con gioia, sa che cosa gli tocca fare e come e dove stare perché tutto riesca bene: è quello che fanno spesso i genitori per i figli.

Dietro ogni giovane atleta o artista c’è spesso un papà o una mamma nell’ombra che, col suo lavoro, il suo amore dà tutto ciò che è indispensabile per la riuscita del figlio: non apparirà mai sui giornali o, se vi apparirà, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui è stata capace.

Ed è così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il precursore: colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

Giovanni è stato un grande, dice Gesù alla gente, in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli: ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata: non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a sé, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena che era Gesù. Diremmo, in termini calcistici, una vita da mediano, da assist, nella grande partita del regno di Dio.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate verso qualcosa di più grande di noi: I cristiani non portano se stessi nel mondo, i propri interessi, ma vogliono fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano, allora, fa una vita da mediano, dev’essere un’assist intelligente, perché spera che Gesù arrivi a tutti … e ciò avverrà quando tutta la nostra vita si affiderà completamente alla persona, all’amore, alla salvezza, alla bellezza, che per tutta l’umanità è Gesù .

16 Dicembre 2021
+Domenico

Il Vangelo è tutta la buona notizia che il cristiano vive e propone

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,19-23) dal Vangelo del giorno (Lc 7,22-23)

Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

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La vita non è un malato al cui capezzale si devono alternare tutti per consolarla o curarla: è un dono da vivere, è una gioia da condividere, è un compito da svolgere.

Sappiamo però che è anche piena di guai, che è popolata di bisogni, che si è incanalata in sensi unici senza scampo: pensiamo alle guerre, alle malattie, allo sviluppo sconsiderato e alle ferite irreparabili inferte alla natura. Certi veleni, certe radioattività negative si smaltiranno solo da qui a qualche secolo. Certe situazioni dell’ambiente sono irreversibili. Non è un malato, ma sicuramente ha bisogno di grandi restauri, di gente disinteressata che la ama, la cura, ne custodisce l’alito profondo … e gli uomini, noi, i viventi, ci diamo da fare per conservarla, questa natura, sempre più vivibile e pulita.

Ma voi cristiani che fate? È una domanda impegnativa.

Che ha fatto il cristianesimo a questo mondo? Che cosa gli ha regalato? La domanda l’hanno fatta anche a Gesù: “Che segni ci dai per dimostrare che tu sei il punto di arrivo delle nostre attese?”.

I discepoli di Giovanni erano stati contenti del cambiamento provocato dal Battista nella società del tempo: aveva riportato la gente a stili di sobrietà, a grinta di speranza contro l’appiattimento delle ingessature di una religione senza anima.

E tu, Gesù, che ci proponi? I tuoi cristiani che vita costruiscono? E Gesù dice: chi non ci vedeva più, torna a farsi illuminare dal sole, chi era costretto a camminare curvo, torna a incedere diritto della sua dignità, chi aveva la pelle putrefatta per la lebbra se la ritrova fresca come quella di un bambino, chi giaceva sotto un metro di terra, risorge.

È una nuova vita che esplode: i cristiani sono stati spesso questo nel mondo, hanno trasformato e stanno cambiando l’ingiustizia in giustizia, hanno dato a questo mondo, alla vita, l’impronta del creatore. E quando invece hanno seminato guerre, vuol dire che non erano cristiani: avevano dimenticato la loro natura, si erano imbarbariti e imbastarditi, come capita spesso di esserlo noi oggi. E di questo dobbiamo chiedere sempre perdono, affidarci alla misericordia di Dio e vivere e proporre sempre la pace.

Ma un’altra cosa importante dice Gesù nella sua risposta: “ai poveri è annunciata la buona notizia”. La buona notizia, il Vangelo è quello che caratterizza il cristianesimo: è sicuramente quello che fa, ma è soprattutto la speranza che dona.

15 Dicembre 2021
+Domenico

E’ sempre e solo Dio che ci fa buoni e santi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,31-32) dal Vangelo del giorno (Mt 21,28-32)

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

C’è una assuefazione alle cose belle della vita da cui dobbiamo sempre salvarci: ti verrebbe quasi da dire che occorre vivere di più nel desiderio piuttosto che nel pacifico possesso per poter dare alla vita maggiore verità e felicità.

Lo dicono molti: ho incontrato ragazzi senza niente, allo stato brado … li ho aiutati a capire qualcosa di bello, e si sono lanciati in un percorso di conquista che non ferma più nessuno.

Ho invece fatto le stesse proposte ai nostri, non li ho smossi di un centimetro. Anche questo è un altro tormentone quotidiano: chi non ha niente viene acceso da un ideale, chi ha tutto si siede e si spegne …. è così il giovane, è così l’adulto, è così l’anziano: non c’è età che tenga.

Forse allora è ancora lo stile di base dell’esistenza che conta: è importante vedere se la vita la pensi come un possesso o come una continua accoglienza di un dono.

L’esperienza più tragica è quella dell’amore: due si cercano, si chiamano, si desiderano, costruiscono ideali comuni, si orientano a una meta, fanno pure anni di convivenza per “far le prove”, si sposano e dopo pochissimo tempo si sentono seduti, ciascuno dei due, sui sentimenti e sulla vita dell’altro, si schiacciano a vicenda. Hanno smesso di cercarsi, di sentirsi bisognosi l’uno dall’altra, di conquistarsi … si sono dati subito per scontati.

La vita non è così: non è dubbio metodico, ansia continua, incertezza programmata, ma è offerta di sé incondizionata da colorare ogni giorno di dono e di attesa, di rischio e di sorpresa.

È così anche per la vita di fede: la fede non è mai un possesso, ma un dono da invocare e da accogliere; non è un piedistallo per giudicare gli altri, ma dono da accogliere e offrire umilmente; non è uno Stato sociale, ma una tensione ideale.

I pubblicani, cioè i delinquenti, i profittatori, la feccia dell’umanità, le prostitute, vi precedono nel regno dei cieli, dice Gesù ai benpensanti. Non è che lo dirà anche a noi nella notte di Natale in chiesa o davanti a qualche presepio?

Abbiamo la speranza di poterci convertire e tornare alla saggezza di una fede umile, di una accoglienza senza pretese e con il cuore largo.

San Giovanni della Croce, che oggi festeggiamo, consigliava di ricordare che tutte le cose che ci accadono, di bene o di male, vengono da Dio, affinché nel primo caso non ci insuperbiamo, nel bene, e nel secondo, nel male, non ci scoraggiamo.

14 Dicembre 2021
+Domenico

Oggi credere è una scelta, una risposta non una tradizione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 21,23-27)

«… Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Audio della riflessione

Una delle cose più difficili da fare, oggi, è quella di decidersi, di scegliere, di capire da che parte stare: si può passare tempo a valutare, a vedere i pro e i contro, ma poi occorre decidere.

Fanno fatica i giovani che si trovano davanti alla vita come davanti alla tivù con il telecomando … molti programmi, uno sguardo di qua, uno di là … ci si ferma un poco su un programma, se ne tenta un altro, si torna indietro e alla fine si è affogati nel mare delle possibilità, senza aver fatto una minima scelta.

È così nello shopping … anche se oggi, per l’incertezza economica, per la complicazione della pandemia, lavora di più il pomo di Adamo nel deglutire l’impossibilità che l’imbarazzo della scelta.

È così nella vita affettiva, nella scelta degli studi: siamo deboli nella decisione … e Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Lui che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita alla vostra esperienza religiosa, che sembra ammuffita?”.

È un discorso che va dritto anche al nostro essere: andare a messa a Natale, intenerirsi davanti al presepio, lasciarsi commuovere da atmosfere natalizie è partecipazione a un evento che ci cambia la vita o è adattamento alle buone maniere, uno scotto da pagare a ricordi dell’infanzia?

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo una barca, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo tante … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente.

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione: navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma sempre al ribasso. Sperare è il contrario del vivere di rimedi, è orientarsi in una direzione. Ci stiamo esercitando in questa ricerca di direzione per dare gambe alla speranza?

Santa Lucia, la vergine siracusana, che tutti oggi veneriamo, aveva una vista lunga e noi la invochiamo soprattutto per la vista della fede, che ci permette di camminare sicuri verso mete alte.

13 Dicembre 2021
+Domenico