Amore e calcolo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-5) dal Vangelo del Lunedì Santo (Gv 12, 1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». 

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Sei giorni prima, proprio come oggi, proprio nell’imminenza degli eventi definitivi che sono tanto attesi, ma che si consumano quasi come un lampo nella velocità e caducità del tempo … sei giorni prima di Pasqua.

Abbiamo vissuto tutti noi certe settimane decisive … oggi è tutto “normale”, tra sette giorni può essere tutto diverso! Così è la nascita di un bambino, così la morte che si porta via tutto e lascia la settimana dopo solo stupore e confusione, così sono le scelte banali, i campionati, la partite … sembra quasi che la tensione vissuta nella preparazione, la stessa importanza del fatto che vivi … non sia affatto “ripagata” dalla brevità e dalla velocità in cui tutto avviene.

Ebbene, sei giorni prima di Pasqua Gesù ritorna in un luogo caldo di amicizia e sentimento: non lo incantano le manifestazioni di successo … Ieri era stato osannato, ma sa bene la fragilità dell’audience, dell’immagine: oggi sei al centro, domani non ti guarda nessuno! O sei qualcuno tu, o sei niente se ti affidi e pensi che sia la notorietà a darti sostanza!

Gesù si affida all’intimità di una famiglia: vuole passare i suoi ultimi giorni nell’amicizia e nel tepore di una accoglienza … ma anche questa non è nessuna isola: scoppia il grande amore di Maria, la sorella di Lazzaro, che stavolta serve a tavola … non sta allampanata a guardare e a contemplare, e decide un gesto di amore estremo, delicatissimo, foriero di presagi che non si possono dire a parole: unge di profumo i piedi di Gesù.

Il timore che a Gesù sarebbe capitato qualcosa di grave è nell’aria: nessuno lo dice per delicatezza, per amore, per “godere” pur in un’incoscienza voluta quei momenti intensi. È Gesù stesso che li esprime: “Mi hai anticipato con il tuo gesto di amore la sepoltura”.

È sempre il dolcissimo Gesù che accoglie nella verità e offre strade per accettarla.La verità della situazione è fatta emergere in termini ancora più crudi dall’intervento e dalla presenza di Giuda: profumo sprecato, poveri abbandonati, lusso ingiustificabile. Lui, col cuore ormai inaridito dalla delusione e dall’incapacità di stare dalla parte di Gesù.

La coda del diavolo c’è sempre e ci ricorda che la vita è sempre in salita e che occorre sempre affidarsi a Dio come fa Gesù … ma Maria, la sorella di lazzaro, la “contemplativa”, è riuscita a offrire a Gesù l’ultimo gesto di amore dell’umanità prima della sua morte.

Ce ne sarà un altro di gesti d’amore, sarà il bacio di Giuda, ma quello è tradimento … questo è l’ultimo gesto di amore dell’umanità a Gesù.

11 Aprile 2022
+Domenico

È morto come si muore ogni giorno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,44-46) dalla “Passione di nostro Signore Gesù Cristo” secondo Luca (Lc 22, 14 – 23, 56)

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

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Le nostre colline abbondano di ulivi … oggi tutte le chiese sono popolate dai rami della potatura; una significativa processione si snoda da una chiesa all’altra, da una piazza al luogo dell’Eucaristia.

Vogliamo rivivere anche noi quel momento di festa fugace, spontanea, improvvisa, foriera di gravi momenti di dolore. Inizia una settimana che chiamiamo “Santa”, attorno a cui si condensano tutte le accorate e compassionevoli capacità dell’uomo di rivivere la morte e la risurrezione di Gesù.

Quel venerdì, quel giorno di Parasceve, è per noi una data memorabile.

Gesù nel Getsemani è ogni uomo, mostra le paure di tutti, i pensieri faticosi del vivere semplicemente: la preghiera di Gesù è abbandono nelle mani del Padre, è il desiderio di sentirsi di qualcuno nel momento supremo, e quindi si abbandona nella fede.

Gesù è turbato: non tenta penosamente di nasconderlo a nessuno, ma il turbamento non spezza il rapporto di fiducia in suo Padre.

L’ideale greco era di mostrarsi altero, dignitoso …. l’ideale di Gesù è di mostrarsi fiducioso nel Padre.

La sua è accettazione dolorosa nella verità, è fedeltà a Dio!

Gesù mantiene uno sguardo serio e realistico sulla morte: per la sapienza “razionale” l’atteggiamento quasi stoico di un eroe di fronte alla morte è di gran lunga più nobile di quello di Gesù.

Il modo con cui Gesù è morto è uno scandalo: è indegno di un figlio di Dio, ma anche di un uomo responsabile di altri, costretto, quindi, a presentare una certa “saggezza”.

Gesù si unisce in un certo modo a tutte le nostre morti ingloriose, scioccanti, distruttrici di ogni umanità, e le svuota di potenza ogni momento!

Gli eroi muoiono come si vorrebbe morire … Gesù muore come si muore veramente: Il fatto straordinario è che Gesù, lui che è morto così miseramente, soffrendo senza ritegno, affrontando le paure e le ansie del morire con così poco coraggio stoico, è proprio il Figlio di Dio! La sua divinità dà una particolare luce al nostro morire … scoprire i tratti umani di Gesù non significa denigrarlo o conoscerlo male, ma illuminare la nostra vita di luce nuova, sapendo che è il Figlio di Dio.

Allora non ci è richiesto sforzo di autocontrollo, ma abbandono nelle mani del Padre: Non si tratta di predisporsi a una resa dei conti impossibile, ma di lasciarsi amare fino in fondo da Dio, acquisire massima fiducia nel Padre, che è il Dio che non ci abbandona mai.

10 Aprile 2022
+Domenico

Signore, tu muori per la salvezza di tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,49-50) dal Vangelo del giorno (Gv 11, 45-56)

Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!».

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Ci sono sempre tattiche politiche che usano far fuori il leader per disperdere correnti di pensiero o di lotta, per fermare movimenti della gente che toglierebbero ai potenti il controllo sulle vite e sulle cose. In certi paesi si dice che si vuole la pace, ma quando è veramente prossima e qualche accordo la potrebbe far balenare concretamente davanti agli occhi, si programma un attentato o si progetta un assassinio. La nostra storia recente ce ne mostra tanti esempi, certi gruppi violenti vanno proprio a prendere le persone migliori, quelle che veramente, anche nel nascondimento, tessono le linee di un mondo diverso e le ammazzano per fermare la storia.

Così il sinedrio pensa di Gesù. Quest’uomo sta portandoci via il popolo, sta sconvolgendo il nostro mondo religioso. Già tanta gente lo sta seguendo, cominciano a risponderci male, come quel cieco di alcuni giorni fa che si faceva beffe di noi, che insinuava se anche noi fossimo discepoli di questo Gesù. Occorre fermarlo.

Un gruppo che esercita la violenza ha una necessità assoluta da cui partire: i componenti devono trovarsi tutti d’accordo. Ciascuno deve essere possibilmente lui stesso l’autore dell’assassinio che si progetta, altrimenti si defila e, rompendo la compattezza, rende tutti perdenti. È meglio che muoia! È la sentenza nei confronti di Gesù. La condanna di Pilato sarà una farsa, la morte di Gesù era già stata decisa molto prima.

Qui si incontra la cattiveria dell’uomo con il progetto di Dio. È meglio che uno muoia per la salvezza di tutti. Certo, la salvezza che pensava il sinedrio era quella dell’autoconservazione, del controllo sulle coscienze e sulla religione, invece nei piani di Dio la morte di Gesù è veramente il segno di un passaggio epocale da cui non si torna indietro: l’umanità viene salvata. In quella sentenza c’è la prospettiva nuova che la morte e la risurrezione di Gesù porterà.

Quel meglio che uno muoia per la salvezza di tutti è la scelta di dono radicale di sé di Gesù, è la sua scelta di amore, è la realizzazione del piano di Dio fino dall’eternità. La cattiveria di questi uomini non solo non ferma il piano di Dio, ma si svuota dall’interno per far posto al più grande gesto d’amore della storia. Su quella croce finirà l’amore di Dio che non ci abbandona mai.

9 Aprile 2022
+Domenico

Molti credettero in Lui

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,40-42) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 31-42)

Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da Lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in Lui.

La nostra società farebbe volentieri a meno della religione. Noi stessi, tante volte, con tutti i nostri impegni, facciamo fatica a vedere nella religione un’esperienza esaltante, perché ci complica la vita, perché dobbiamo portare i figli all’allenamento, alla palestra e per giunta al catechismo. Possiamo eliminarla, così si risparmia pure.

Poi, però, si vede che la vita ha domande forti, non è fatta solo di impegni e di corse a destra e a manca, è fatta di interiorità, di gioia di vivere, di serenità, di motivazioni, di amore, di ideali che sono quelli che sostengono tutti i nostri affanni, il nostro spenderci. Spesso ci sentiamo svuotati dall’interno e la molla degli interessi materiali non è sufficiente a farci alzare al mattino per un’altra giornata di lavoro, a impegnarci a combattere la malattia che ci fa soffrire, ad affrontare le contrarietà dell’esistenza, a darci voglia di vivere.

 Gesù è immerso in grandi contrapposizioni con l’intellighenzia del tempo, con i farisei che sono esigenti verso le sue affermazioni su Dio. Prima dello scontro finale che lo porterà davanti al sinedrio per essere giudicato e punito, riparte per il deserto. Va alle sorgenti della sua vocazione di profeta. Là, presso il Giordano, aveva imparato a fare chiarezza nella sua vocazione, si era sentito chiamato dal Padre e presentato a tutti come il Figlio amatissimo di Dio, là aveva seguito Giovanni che con grande nettezza l’aveva indicato a tutti i seguaci. Là ricostruisce nella sequela della gente che lo segue la forza della fede. Ritorna al di là del Giordano e qui si ferma.

Questo stare di Gesù, alla vigilia degli eventi definitivi, è la decisione di ricollocarsi con decisione nell’incandescenza delle sue scelte, nella radicalità del suo compito, nella ricerca della verità. La gente si accorge che tutto quello che Giovanni aveva detto stava diventando realtà. Lui, Gesù, stava veramente vivendo la parte dell’Agnello di Dio, lui stava distaccando la gente dal peccato, glielo stava togliendo dalle spalle per caricarselo sulle sue. La gente intuisce che Gesù è veramente colui che aspettavano da secoli, e di nuovo il Vangelo ridice: molti credettero in lui. Molti, e noi vorremmo essere tra quelli che hanno rivisto il cielo aperto, abitato da Dio e capace di cambiare le nostre strade di delusione e di adattamento.

Venerdì 8 Aprile 2022
+Domenico

Una Parola che vince la morte

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 51-59)

«In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”»

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La morte è triste certezza di ogni nostra vita … per molti è la fine di tutto, per il cristiano è un passaggio, una trasformazione: la vita non è tolta, ma trasformata! Questa non deve farci paura, anche se provoca dolore e distacco, ma c’è un’altra morte che dobbiamo temere di più, quella della disperazione, del nulla, della lontananza da Dio: la morte del peccato! E’ una parola che non  va tanto di moda, ma noi sappiamo che ci sono atti, gesti, modi di vivere che producono solo morte, ci allontanano da Dio, spengono in noi la felicità, distruggono le relazioni con gli altri, seminano odio, fanno soffrire innocenti, tradiscono l’amore, rendono schiave le persone, tolgono la vita stessa.

Se guardiamo il male che c’è nel mondo e lo guardiamo con gli occhi di Dio, noi vediamo che dietro ciascuno di questi non c’è la fatalità, il caso, la disgrazia, ma il male: quello personale o quello sociale, la nostra cattiveria, o la somma delle piccole cattiverie che abbiamo accumulato e fatto crescere.

L’unico modo di evitare questa morte, dice Gesù, è “osservare la mia Parola”: è guardare Gesù, che è la Parola vivente, è contemplarlo perché se ci lasciamo guardare negli occhi da Lui, veniamo cambiati e viene distrutta ogni piccola e grande morte dentro di noi; ascoltare la sua Parola è vederla all’opera nella Chiesa, nei sacramenti che sono parole di salvezza e di grazia; osservare la sua parola è metterla al centro della nostra vita.

La Parola di Gesù è quella luce nitida e gioiosa, che si è accesa per dono di Dio nella nostra vita e che offre orientamento e infonde forza, che si fa compagnia fedele e coinvolgente.

Prendere in mano il Vangelo, accoglierlo nella nostra mente e nella nostra vita ogni giorno, è cercare la guarigione dai nostri mali che ad ogni alba che nasce rischiano di cambiare la nostra amicizia in abitudine, il nostro amore in possesso, il nostro lavoro in affanno, le nostre attese in angoscia, la nostra vita quotidiana in sopportazione, la nostra creatività in capriccio, i nostri dialoghi in processi, le nostre stesse preghiere in lamenti.

Sono tutti piccoli assaggi di morte, ma che possono essere sconfitti perché con la sua parola Dio non ci abbandona mai.

7 Aprile 2022
+Domenico

Liberi davvero

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,35-36) dal Vangelo del giorno (Gv 8,31-42)

«…. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero …»

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Molto si dice della libertà, poco della verità: noi tutti vogliamo essere liberi … tante crisi in famiglia sono dovute alla ricerca di un’autentica libertà: nessuno vuole rimanere “costretto”, contro voglia, a dipendenza di altri.

Ciascuno ha in mente di poter vivere indipendente, per decidere di fare di sé quello che vuole: ogni legame è “sopportato”, quasi sembra che il massimo della vita sia vivere soli per fare quello che si vuole.

Va in crisi allora l’essere figli, l’essere genitori, l’essere marito e moglie, l’essere fratello e sorella: si fugge, ci si mette soli, per un po’ si è finalmente soddisfatti …

… ma presto nasce il desiderio dell’altro, si scorge che la nostra vita non si realizza nella solitudine, nasce un desiderio più profondo che avrebbe dovuto essere stato ascoltato prima: il desiderio della verità.

Solo la verità vi fa liberi, dice il Signore.

Se non conquisti la verità del tuo essere e del tuo rapportarti al mondo, agli altri, a Dio, non sarai mai libero: sarai solo neutro, sarai soprattutto solo e sfruttatore.

Nel Vangelo di Giovanni la verità è l’obbedienza a Dio e il dono di sé: è la verità che trasforma la struttura interiore dell’uomo liberandolo dalle false idolatrie, soprattutto dall’idolatria di sé, è sempre al centro!

Per essere se stesso l’uomo deve appartenere a Dio: Libertà è essere se stessi, appartenere a Dio è la verità.

Non si tratta di concetti, di astrazioni, di elucubrazioni, di teoremi, ma di esperienza quotidiana di vita, di apprendimento faticoso, costante e determinato.

Conoscere la verità non è prepararsi a un esame, ma è accoglierla dentro di sé, radicarla nella propria persona, sperimentarla nel rapporto con gli altri, viverla nelle ore quotidiane del lavoro, della vita di relazione, degli affetti e dei sentimenti, dei dialoghi, dei silenzi ….

La libertà non la si acquisisce, vivendo di ribellioni, di sballi o di fughe, di contrasti o di rivendicazioni, di isolamenti e solitudini, ma nell’approfondimento della verità del nostro essere, nel capire vitalmente il nostro rapporto con Dio e l’amore verso di Lui.

Libertà, allora, non è più fare quello che piace, ma quello che è vero: Dobbiamo imparare, tutti, a guardare di più al cielo, che non è mai assolutamente vuoto, per dare luce a questa terra, per vincerne lo spaesamento, che continuamente ci addolora, ci assale, ci confonde.

6 Aprile 2022
+Domenico

Per non morire nei nostri peccati

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 21.28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30)

In quel tempo Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato».

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

“Peccato” è una parola fuori moda, ma molto presente nella nostra esistenza: è attaccamento al male, è ingiustizia verso le persone, è la falsità delle nostre convinzioni, la malizia di tanti nostri comportamenti, è la cancellazione di Dio dai nostri pensieri, è il mettersi al suo posto e crederci padroni dell’universo, del cuore e delle vite di altre persone … è un cancro della nostra coscienza!

Gesù, per ben due volte in un breve discorso con gli intellettuali della religione del tempio, dice: morirete nei vostri peccati. Nei giudei c’è un’ostinazione che sembra qualcosa di definitivo: una sorta di malvagità senza speranza.

Il peccato più grande, però, è la mancanza di fede in Lui che si presenta come l’”Io Sono”: per un ebreo era evidente questo nome, gli richiamava la scena solenne e tremenda del Sinai quando Mosè vide un roveto ardere senza consumarsi e chiese a Dio il suo nome. E Dio rispose “il mio nome è Io Sono”.

Ebbene, Gesù, con una arditezza unica, osa dire che quell’”Io Sono” è qui. Lui è il Figlio di quel Dio del deserto, lui è la sua trasparenza, la nuova manifestazione definitiva dopo quella che avvenne per Mosè.

Il luogo di questa apparizione, però, è la croce: innalzato su quel legno, il Dio onnipotente è uno scandalo inaudito, ma a quell’uomo innalzato con rabbia dai soldati, spinti dalla ferocia di un popolo assetato di sangue, occorre volgere lo sguardo. Solo guardando a quella croce si sciolgono i peccati, sparisce ogni contagio del male, si rinnova la vita dell’uomo, possiamo sperare di non morire nelle nostre colpe.

La diatriba con i giudei, Gesù non la vince con gesti di potere, con giudizi trancianti, con disprezzo della pervicacia, ma salendo su una croce, donando la sua vita, offrendosi nel massimo dell’amore.

La dialettica di Gesù non è un esercizio di intelligenza, ma una dedizione totale nella morte in croce: è fede e contemplazione, è affidamento e sguardo interiore, è prendere coscienza che da soli non ci possiamo salvare, ma Gesù nel suo gesto di amore fino alla fine, Lui solo ci può salvare!

E Il Vangelo dice “molti credettero in lui” e guardando a lui che hanno trafitto, alzando lo sguardo a quella croce ci si squarcerà il cielo: un cielo non più chiuso né vuoto, tanto meno adirato e ostile, per una terra spaesata come la nostra da salvare.

5 Aprile 2022
+Domenico

Io sono la luce del mondo, la luce della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 12-20)

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Audio della riflessione

Una affermazione così perentoria ci sveglia da una sorta di sicumera, quasi di autosufficienza riguardo alla luce: siamo in un mondo che di luce ne fa fin troppa, tanto che non riusciamo più a vedere di notte le stelle! Me ne rendo conto ancora di più  quando ai ragazzi che fanno la cresima domando: “ci siete voi ragazzi e ragazze, belli da morire … abbiamo tutti begli occhi lucidati a nuovo da tutte le marche di collirio possibili … che cosa ci serve per poterci guardare, per vederci bene gli uni  gli altri, per vedere la natura bellissima che ci circonda?” …

O … Non ricevo mai risposta, quasi a dire: “che ci sta domandando questo vecchio?” …

Tutti danno per scontata la luce … è talmente invaso il nostro mondo di “illuminazione” che la riteniamo del tutto “scontata”, e se dico che Gesù, lo Spirito Santo, il Signore  è La Luce, rischio di presentare una realtà assolutamente inutile …

… invece c’è una luce più importante della illuminazione, della luce del sole … è la luce della vita: una luce interiore che ci rischiara il buio che si fa dentro di noi e attorno a noi.

Abbiamo provato in questa pandemia il buio di non sapere che scelte fare, di non avere certezze scientifiche sulle cure, sui vaccini, sui comportamenti conseguenti …

… abbiamo camminato non poco nel buio anche di fronte a una guerra assurda che è scoppiata in Europa: abbiamo tutti cercato una “luce” per capire, per definire l’odio insano che ci mette gli uni con i fucili spianati contro l’altro …

… non abbiamo più avuto nessuna luce per vedere la pace!

Noi cristiani siamo chiamati a vivere da figli della luce, per essere in comunione con il Dio che è luce: in questo nostro mondo occidentale, in cui da tempo è cominciata la lunga notte del “senso”, i cristiani sono chiamati a portare la Luce del Vangelo a coloro che sono nel buio fitto e gelido del nulla!

Il criterio è l’amore fraterno e da questo si riconosce che si è nelle tenebre o nella luce! Gesù è stato invaso dalla luce di suo Papà, il nostro Dio Onnipotente, e ha dato la vita perché tutti aprissero gli occhi o si facessero illuminare dalla luce del Signore.

La beata Benedetta Bianchi Porro a 27 anni già non aveva più ne udito, né gusto, né olfatto, né sensibilità tattile, concentrata tutta solo in un punto del palmo della mano, tanto che era costretta per comunicare ad inventarsi un alfabeto convenzionale e usare questo unico punto di contatto.

A 27 anni, mentre partecipa alla Messa, le si riempiono di sangue gli occhi e diventa completamente cieca … per cinque ore non dice niente a nessuno e poi dice al prete che  ha celebrato Messa “Padre, sono serena, e ho tanta luce in me, anche se da poco ho perduto completamente la vista” … e nel suo diario scrive: “Il mio buio mi pesa, ma lo preferisco, se questo è il prezzo, per camminare con più luce dentro al cuore!”.

Di questa luce interiore chiediamo a Dio che ci riempia e diffonda nel nostro mondo annebbiato, se non del tutto ottenebrato.

4 Aprile 2022
+Domenico

Forza, fate giustizia, ma prima dentro di voi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,7-8) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 1-11)

«e siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra».

Pensare che il male lo fanno sempre gli altri, che la colpa non è nostra, che noi siamo innocenti è uno sport che ha molti tifosi: vedere bene gli errori degli altri, scaricare su di loro i nostri malanni, giudicare per non essere giudicati è un’altra partita dello stesso campionato … probabilmente non riusciamo a liberarci dal male e pensiamo di poterne essere liberati addebitandolo agli altri! Chi usa grandi parole chiama tutto questo “azione catartica”: sacrificare gli altri per purificare se stessi, scatenare la cattiveria sugli altri per liberarsene.

Gesù, un giorno, si imbatte in un impietoso corteo: portano alla lapidazione una giovane donna, usata e gettata … un amore forse estorto, e subito messo in piazza per lavarsene le mani.

Il bene deve vincere sul male, sempre. È difficile individuare dove sta il bene e dove sta il male, stavolta finalmente è tutto chiaro: c’è una Legge, c’è un misfatto, c’è una colpevole, anche se occorrerebbe in questo peccato essere almeno in due – ma l’altro non conta, perché è sicuramente solo la donna che sbaglia, quella nella condizione più fragile e indifesa – e Gesù viene tirato dentro, è come se gli mettessero in mano una pietra da scagliare. Lo ritengono come uno di loro: osservante della Legge, ligio al dovere, obbediente a Dio, devoto del buon comportamento… ma non s’accorgono che nel loro cuore Dio è solo un pretesto, la Legge solo una copertura, il loro cuore più duro delle pietre che hanno in mano … e Gesù dice loro: “guardatevi dentro: che cuore vi batte nel petto? Che vita è la vostra se deve calpestare il debole, il peccatore, per nascondere il male di cui è impregnata? Non vi sembra giunto il momento di tornare a guardarvi dentro per scoprirvi come state soffocando la tenerezza di Dio? Non avete ancora capito che Dio protegge anche Caino, che grande è presso di lui la misericordia e il perdono? Ne è calata di polvere sulla giustizia di Dio in questi secoli, se lo scambiate ancora per un vendicatore.

Un minimo di saggezza ce l’hanno, i lapidatori! I sibili delle pietre, che avrebbero dovuto risuonare negli atrii del tempio, si cambiano in tonfi sordi di sassi che calano sul terreno: è la musica della coscienza, dovrebbe dare inizio alla musica del perdono, al canto della festa; questo lo può dare solo Gesù, che guarda in volto la donna e le dice le parole del perdono e della vita, perché lui è il Dio che non abbandona mai nessuno.

Purtroppo la prossima volta le pietre le vorranno usare contro chi gliele ha fatte cadere per terra oggi … dice Giovanni nel Vangelo “… Allora presero delle pietre per tirarle contro di Lui. Ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” … non si sono pentiti, ma sono stati solo scornati.

Gesù ne uscirà indenne, ma morirà anche per la loro salvezza.

3 Aprile 2022
+Domenico

Una parola che ti incanta

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,44-49) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53)

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».

Audio della riflessione

Ti capita spesso di lasciarti “incantare” quando senti qualcuno parlare: quello che dice ti va dritto al cuore … avevi un problema, un’angoscia, una confusione che ti arrovellava il cervello, e quando senti lui, ti si riempie il cuore di serenità: ti interpreta i pensieri che hai su di te o sui fatti della tua vita che ti tormentano e che non riesci a formulare, ti dà gioia, ti permette di capire, di guardarti dentro, di vedere ciò che cercavi da tempo senza riuscirci”.

Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” … sono i soldati che lo dicono: loro sono lì a prevenire rivolte, per l’ordine pubblico, vengono sbalzati dalla caserma a seconda dei bisogni, sono giovani che hanno mille interessi … il più forte è di portare fuori la pelle da ogni tumulto e di tornare presto in libera uscita: ormai conoscono i mestapopoli, le teste calde che devono controllare … e tutte le volte che escono in servizio già sanno dove devono andare a controllare.

Stavolta però non riescono a starsene fuori … sentono la voce forte e decisa, chiara e persuasiva di Gesù: “Staccano le cuffie” dalla loro vita di routine e si lasciano prendere! Non è un buon soldato chi si lascia incantare, ma Gesù riesce a parlare al loro cuore.

Anche noi spesso ci accostiamo con aria di sufficienza a tante esperienze, a discorsi seri, a dialoghi appassionati e spesso ne veniamo via “come prima”, senza esserne presi dentro … qualche volta, invece, avvertiamo in noi una scossa, una percezione limpida, una scoperta che innesca un tormento interiore.

Abbiamo bisogno tutti di poterci lasciare conquistare dalla Parola di Gesù, che ancora oggi si presenta alla nostra vita distratta: il suo Vangelo è la sua persona che ancora ci dice parole che sanno dare pace al cuore.

E noi siamo lì come quei soldati, abbiamo altre preoccupazioni, siamo forse lì per mestiere, facciamo i cattolici di professione, crediamo di sapere tutto …. di aver approfondito tutto, forse parliamo anche di Lui, di Gesù, ma abbiamo il cuore arido … e Gesù invece è sempre pronto a squarciare la nostra aridità di cui non ci accorgiamo, ad aprire la nostra vita come apre il cielo, perché ne discenda la grazia e la salvezza per le nostre strade spaesate.

Se tutti potessimo accostarci a Gesù così … se chi fa guerra avesse il “tempo” per tirarsi fuori da questa disgrazia …

2 Aprile 2022
+Domenico