Il linguaggio della risurrezione – 3 :  Il risorto è il Crocifisso

Una riflessione sul Vangelo del Giovedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Luca: Lc 24,35-48)

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Audio della riflessione

Gesù risorge, è glorificato mentre risorge e già abita in Dio, ancora il giorno di Pasqua! La sua permanenza “da risorto” nella vita degli apostoli e della prima comunità cristiana ha uno scopo molto importante: insegnare il linguaggio della risurrezione, non tanto per capire – nel senso di possedere, chiudere nei nostri significati e menti – il Risorto, quanto per aiutare meglio a mettersi in relazione con Lui, con il Risorto.

La prima tentazione umana era quella di pensare a un Gesù che vive “in spirito” come continuazione della vita dell’anima che avviene per ogni creatura: sicuramente diverso da prima, entro una dimensione spirituale … il fatto invece incontrovertibile, necessario, pena rendere “evanescente” la risurrezione di Gesù, è che il Risorto è proprio colui che è stato Crocifisso, per cui appare con i segni della passione e per far capire questo si rimette come loro a mangiare e a seguire la pesca.

Il risorto è l’elevato, il “trasfigurato”: la risurrezione dai morti è “essere elevato”, quindi non è un ritorno alla vita terrena! Potremmo dimostrare con tanti testi scritturistici che elevazione e risurrezione non sono sinonimi, ma che l’elevazione è la meta e lo sviluppo della Risurrezione.

Si riesce a capire meglio quel che Gesù dice a Maria Maddalena: “non mi toccare perché non sono ancora salito al Padre mio” … risorgere vuol dire essere in cammino verso la elevazione, ma l’elevazione prende corpo già nella risurrezione.

In conclusione, si può dire che con la Risurrezione di Gesù Dio ha strappato al dominio della  morte Colui che è morto sulla croce ed è stato sepolto, e lo ha innalzato alla potenza e alla gloria della vita in assoluto, quindi la risurrezione di Gesù Cristo è l’ascesa di Gesù Cristo morto alla potenza della vita di Dio.

Con la consapevolezza che i Vangeli sono stati scritti dopo la Risurrezione di Gesù, Luca ha buon gioco a presentare Gesù per quel risorto che è, e quasi – dico io – si diletta a riproporre fatti che avevano caratterizzato la sua vita di prima del Calvario, la comunione con i suoi apostoli, la costante compagnia con la gente, gli stessi tentativi di Gesù di far capire ancora prima degli eventi che sarebbe stato ucciso, ma che sarebbe stato il risorto, l’”elevato”, il “trasfigurato”.

La risurrezione dai morti è essere “elevato“, quindi non è un ritorno alla vita terrena!

21 Aprile 2022 – Giovedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della risurrezione – 2 : i discepoli di Emmaus

Una riflessione sul Vangelo del Mercoledì dell’Ottava di Pasqua (Secondo Luca: Lc 24, 13-35)

Lettura del Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Audio della riflessione

Ieri, quando si imparava una lingua, si facevano sforzi enormi per imparare a memoria vocaboli staccati dalle relazioni che ogni parola ha, legate solo dall’alfabeto o quasi, e poi costruire frasi secondo il bisogno … oggi invece si impara a comunicare subito e a “pensare” nella lingua nuova da imparare: in questa maniera si imparano subito anche i tempi dei verbi, il singolare e il plurale, i generi….

… ecco: i due discepoli di Emmaus – se passa questo esempio … banale – quando parlano di Gesù, non riescono a pensarlo “risorto” perché sbagliano alla grande i tempi dei verbi! Erano, purtroppo, tutti all’imperfetto: “speravamo” … “credevamo” … ma loro non l’hanno visto! Non solo, ma si lasciano scappare troppe volte – se non nel linguaggio, sicuramente nel pensiero – una “parolaccia” che non solo non va bene nel  linguaggio del risorto, ma è una pietra tombale su ogni speranza! La parolaccia è “ormai“.

“Discorrevano” e discutevano: sono verbi un po’ attutiti: il significato letterale è che si buttavano addosso l’un l’altro la colpa della tristezza che sentivano.

Gesù in persona si accostò e camminava con loro: Gesù  non ci lascia mai, Gesù non se la squaglia! Siamo noi che non lo vediamo, che abbiamo gli occhi solo per i nostri idoli, le nostre mire, i nostri orizzonti chiusi.

Si ripete un ritratto che definisce sempre le apparizioni di Gesù, il Risorto: non sono in grado di vederlo! Lui c’è, ma non è nelle nostre facoltà di poterlo vedere, non è il punto di arrivo dei nostri sforzi, delle nostre ricerche, delle nostre astrazioni, o delle nostre finte per far tacere il problema o per ritrovare una sistemazione alla bell’e meglio nella vita cristiana, in parrocchia magari, nel gruppo: è Lui che si dà a vedere, non siamo noi che lo troviamo! Il crocifisso risorto si dà a vedere, non è visto: la risurrezione è una novità radicale, irriducibile, ma da Lui resa accessibile.

La speranza che egli costituisce è sempre un oltre ogni nostra iniziativa. Il modo di narrare di Luca fa percepire che non stiamo solo ascoltando la narrazione di un episodio della vita del risorto, ma che siamo collocati entro un contesto liturgico, come vedremo alla fine quando Gesù spezza il pane. Questo ci fa capire ancora di più quanto la liturgia sia lo spazio in cui l’accoglienza si fa radicale. Lì non sei tu che agisce, la speranza che riesci a incontrare non dipende dal numero di parole che dici, ma dalla sete dell’Assente che hai, dalla accoglienza cui ti apri, dall’inedito di Dio che sempre ci sorprende.

Nella vita dei due si sta svelando l’inedita rivelazione di Dio nella potenza della risurrezione e purtroppo il loro aspetto è non solo triste, ma tetro, nero come il loro cuore. E Gesù li provoca, vuol guardare dentro nel loro cuore, vuole sentirsi dire se si è mantenuta in loro una anche debole speranza, una fragile fede. Niente. S’arrestarono al sentirlo parlare col volto buio dei momenti vuoti.

“Come? Io ho patito tutto il dolore possibile, voi mi avete abbandonato nelle mani della soldataglia cui non sembrava vero di poter sfogare su di me tutte le cattiverie e le frustrazioni della loro vita, mi hanno flagellato e scannato come un agnello condotto al supplizio, vi siete rifugiati in una oasi di tranquillità lontano da quelle scene di sangue che io per voi pativo su di me e voi neppure un dubbio vi siete mantenuti nel cuore? Avete già cancellato tutto? Avete visto la sacra rappresentazione da lontano, avete forse scrollato il capo per dire la vostra sfortuna di avermi incontrato, non il mio dolore di avervi troppo amato.”

E ora in questo cammino che s’allontana sempre di più dalla verità non sapete far altro che dare forza vicendevole ai vostri dubbi, alle vostre debolezze. State seminando la strada per Emmaus delle vostre pietre tombali, dei vostri definitivi “ormai”, delle vostre disperazioni incoscienti. Sapete usare solo i verbi all’imperfetto. Tutto è irreparabile. Questa è una cattiva abitudine con cui definiamo tutte le nostre vite, le esperienze affettive: ci volevamo bene, ma ormai…; le abbiamo tentate tutte, ma ormai…; siamo entusiasti di quello che con l’amore ci nasce nel cuore, ma ce lo hanno avvelenato e ormai…  Ho cercato lavoro dovunque in maniera onesta, ma ormai… Credevo di offrire al mio amore un cuore puro, e un corpo dedicato, ma ormai l’ho già venduto a pezzetti a tutti quelli che mi hanno preteso …

Sciocchi e tardi di cuore. Siete proprio senza testa e vi tenete in  petto un cuore di pietra, pesante, grossolano. Mettete testa e cuore a quanto vi dico e vedrete a quale  piccineria avete affidato le vostre intelligenze e i vostri cuori. Nella vostra stessa Torah c’è già scritto tutto; solo che non riuscite a far funzionare il cervello, l‘accoglienza della fede, la consapevolezza che non abbiamo in mano noi il segreto della vita.

… e Gesù, il Verbo fatto carne, la Parola si mise a dipanare le tenebre dell’incoscienza, della superficialità, della paura, della chiusura sul proprio piccolo cabotaggio.

La Parola di Dio nella vita dell’uomo è risolutiva di tante nostre domande, di tante solitudini, confusioni; purtroppo l’abbiamo ridotta o a qualche bella sentenza sempre edificante, o qualche didascalia di cose già fatte e definite. Invece la Parola è viva, è come una spada a doppio taglio… “Non ritorna a me senza avere compiuto quello per cui è stata mandata” … e quando la Parola ti penetra nel cuore, allora ti nasce una grande pace, non è come quando guardi la Tv , o senti i talk show o stai tutta sera a sparare idiozie con gli amici, contento di stare in compagnia, ma incapace di dare alla gioia dello stare assieme quella verità cui sempre si aspira, ma che va cercata con fatica e impegno, scavando dentro di sé e rischiando ricerca che va oltre.

Bella la preghiera “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”: s’è consumata una giornata, una vita a dire la delusione di quello che si è, è calata l’oscurità come frutto della delusione e della disperazione … non volge al declino solo il giorno, ma la speranza, il senso di quello che si è.

Come si può ricominciare da capo? La vita porta sempre qualche cosa di bello e di nuovo, di giusto e di vero oppure è una eternità ingessata nelle nostre miserie?

Egli entrò per rimanere con loro …. quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro: Gesù accetta l’invito, si ferma, non fugge, resta, si siede a mensa, vuol condividere il pane quotidiano, si accompagna nel momento della gioia della condivisione. E compie quel gesto profondo innovativo, rivoluzionario e intimo dell’ultima cena.

E si fa riconoscere.

20 Aprile 2022 – Mercoledì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Il linguaggio della Risurrezione – 1

Una riflessione sul Vangelo del Martedì dell’Ottava di Pasqua (secondo Giovanni: Gv 20,11-18)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Il giorno ufficiale della nuova Pasqua caratterizzato dalla apparizione di Gesù sia agli apostoli e ancor prima alle guardie, dà inizio alla “fatica”, o meglio “pazienza” e gioia di Gesù, di far capire il nuovo linguaggio della Risurrezione, e noi lo realizzeremo in queste giornate.

E’ Maria di Magdala la prima grande allieva: se vuoi credere e convincerti della Risurrezione, smettila di cercare un cadavere, di voler fotografare un “oggetto”, di pensare sempre a Gesù nella vecchia maniera dell’uomo di Nazaret.

Il cadavere di Gesù non c’è mai stato! Finché pensi come la Maddalena, che non c’è perché lo hanno portato via, ti preoccupi solo di cercarlo e trovarlo come prima … finché pensi così non lo troverai mai più, perché fai di Gesù un oggetto e se continui con questa idea e questa ricerca, impazzisci!

La Maddalena riconosce Gesù, quando è Lui che la chiama: non si può vedere il Risorto come un oggetto, perché sfugge ad ogni oggettivazione! Noi facciamo ancora più fatica perché non possiamo fotografarlo, mandarlo in WhatsApp … “Se sei una cosa io ti fotografo” … finché lo cerco come una “cosa”, Lui mi sta davanti e io non lo riconosco!

L’unico modo di incontrare il Risorto è quando Lui prende l’iniziativa e si fa vedere: è un soggetto veramente libero!

Noi siamo oggettivabili, noi pesiamo pure e non possiamo scomparire, ma questo non è l’unico modo di essere un corpo!

Maria Maddalena appena lo riconosce lo abbraccia e Gesù le dice: “non continuare a tenermi, perché non sono ancora salito al Padre” … Gesù non intende significare che questo gesto “sponsale” sia fuori posto, ma che il tempo dell’abbandono amoroso e definitivo è appena cominciato; così è da interpretare anche quel non sono ancora salito al Padre.

Ora Maria Maddalena, ora tu cristiano, devi vivere in pienezza, forza e dedizione il tempo della missione, come ha fatto Maddalena.

L’ascensione al Padre di tutta l’umanità è appena iniziata con la mia Risurrezione e ora tutti i fratelli debbono seguirmi, perché il Padre mio è anche il Padre vostro. A questo abbraccio che segna l’eternità siamo tutti invitati e il tempo pasquale ce lo anticipa.

Qui è impossibile non riandare a quanto si trova descritto nel Cantico dei Cantici … (Ct 3,1-4) …. sentite:

  1. Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  2. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
  3. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore? ”.
  4. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Questa donna diventa l’immagine della Chiesa che lo cerca alla “maniera vecchia” e che viene educata a interpretare bene la partenza del Signore dalla terra per un futuro nuovo modo di essere nell’eternità: è ancora la sposa, e con la Maddalena gli evangelisti hanno fatto di essa la figura della Chiesa come sposa, desiderosa di stare con lo sposo, il ché avverrà definitivamente negli ultimi tempi per ogni persona.

19 Aprile 2022 – Martedì dell’Ottava di Pasqua
+Domenico

Dichiarate: sono venuti di notte e lo hanno rubato

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 28, 8-15)

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Audio della riflessione

L’annuncio della risurrezione riempie le vie di Gerusalemme: le donne, gli apostoli sono in subbuglio, si apre il loro cuore, la loro speranza si avvera … Pietro ha visto la tomba vuota, ma Lui Gesù non ancora, lo vedrà la sera con gli altri apostoli, cui mancava soltanto San Tommaso.

Racconta poi Matteo che, all’alba di Pasqua, mentre le donne si stavano recando al sepolcro, “vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, sbalzò la pietra dall’imboccatura del sepolcro e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve”.

Ma … come sempre la menzogna appare con la velocità dell’annuncio della Risurrezione: sigilli e guardia erano a prova di furto. Matteo descrive quanto è occorso alle guardie: “Per lo spavento che ebbero “di lui” le guardie tremarono tramortite“.

Dunque le guardie hanno visto l’angelo scendere dal cielo, lo hanno visto sbalzare la pietra sigillata e assicurata dai capi del popolo e sedervi sopra: hanno tremato tramortite, forse non sono riuscite a cogliere le parole dell’angelo alle donne, ma hanno di certo visto l’evento eccezionale che fugava ogni possibilità di furto del corpo di Gesù da parte dei discepoli … e questo hanno annunciato ai sommi sacerdoti! Non solo le donne hanno annunciato al mondo la risurrezione di Gesù, ma le stesse guardie ne hanno riferito con precisione.

Un annuncio dunque è giunto anche a loro, ma avevano il cuore indurito, come quello del faraone … e un cuore indurito può solo partorire la menzogna già architettata: è stata una “apparizione” del Risorto, la prima, ma “secretata”, uno degli ultimi segreti di stato del vecchio Israele che firma la cancellazione della vecchia Gerusalemme; si sono imbastarditi a testimoniare un cadavere, tra poco più di vent’anni sarà cancellato per sempre anche il grandioso Tempio appena ricostruito.

I farisei e i dottori della legge non avevano creduto alle parole di Gesù circa la sua identità: lo avevano creduto un impostore quando annunciava la sua risurrezione, ed era menzogna … ed essa, come sempre, ha bisogno di altra menzogna per legittimarsi come verità.

Così, pur di fronte all’evidenza del fatto annunciato loro dalle guardie, la loro unica preoccupazione è quella di far tacere sul nascere la verità.

Il dubbio non li sfiora neppure, anzi, credono alle guardie, credono che un angelo abbia sbalzato la pietra, ma, schiavi della propria carne e del progetto demoniaco che li aveva afferrati, decidono di seguirlo sino in fondo, dando corpo alla menzogna che avevano già insinuato a Pilato … e, per realizzare il piano, corrompono con denaro le guardie, strangolando la verità nella cupidigia! Non solo, si impegnano e si fanno carico di persuadere il governatore che le cose erano andate proprio come essi avevano inventato, ma si fanno pure missionari della menzogna!

Noi oggi però celebriamo la gioia della risurrezione, della verità, della vittoria definitiva di Gesù sulla morte: questo ci basta!

18 Aprile 2022 – Lunedì dell’ottava di Pasqua
+Domenico

La corsa col cuore in gola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,4-7) dal Vangelo del giorno di Pasqua (Gv 20,1-9)

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate inaspettate, sorprendenti, magari non attese, ma che ti si “impongono” per i fatti che vivi, che ti vedono protagonista di qualche evento e ti restano sempre nella memoria, perché costituiscono un punto di non ritorno della tua vita: celebrazioni, incontri, “colpi di fulmine”, patti tra amici, vittorie sportive in gare nelle quali avevi messo anima e corpo, fatti dolorosi che ti hanno costretto ad aprire gli occhi …

… ecco, Giovanni e Pietro, i due apostoli che la mattina della Risurrezione corrono all’impazzata dalla Santa Sion ai giardini presso il Calvario, da dove si erano allontanati tre giorni prima con il cuore a pezzi, e dove avevano lasciato Gesù nella tomba, non dimenticheranno mai la scena: la pesante pietra posta come sigillo a una tomba non improvvisata, ma ben preparata per un nobile, ribaltata, cioè non solo scardinata, ma divelta e piombata pesantemente a terra! Che cosa era successo? Chi aveva violata la tomba di Gesù? Chi aveva potuto scardinare la pesante pietra tombale? Dentro il suo corpo non c’è più, c’è solo la sindone e le bende schiacciate su loro stesse, come se dall’interno il corpo martoriato di Gesù si fosse volatilizzato.

Tre verbi segnano un passaggio epocale della storia: “entrarono, “videe “credette“.

In quella tomba ci hanno fatto dei passi incerti, hanno fatto girare gli occhi, hanno palpitato con il loro cuore, hanno provato curiosità … stupore … si sono fatti domande …. quell’antro freddo era diventato ancora più freddo, era tornato ad essere come quei luoghi appena costruiti che odorano di calce, non abitati, anche solo da un corpo freddo nel gelo della morte, ma oggetto di amore e di future cure, come speravano di poter fare le donne.

La vista ha fatto tutti i fotogrammi possibili e li ha stampati nella memoria: più tardi Pietro continuerà a ripetere ai giudei, ai farisei, ai capi del popolo il sepolcro vuoto in quella maniera, che aveva visto in quegli istanti, e l’esperienza sconvolgente di averlo visto risorto la sera di Pasqua con gli altri apostoli.

Giovanni, dopo Pietro, entrò: vide e credette!

Ma la cosa più importante per  Giovanni, e che in seguito farà Pietro,  è di credere: credette, si abbandona in Dio, gli apre il cuore, a Lui che aveva risuscitato Gesù! Si è lasciato avvolgere dalla Sua luce, dalla Sua fedeltà e ne ha provato felicità e ricavato forza inaudita … la forza della futura predicazione e del martirio, della testimonianza fino al sangue: era iniziata una nuova era, l’era dei “risorti“, che noi oggi in tutto il mondo vogliamo rivivere.

17 Aprile 2022 – Pasqua di Resurrezione
+Domenico

Imbalsamare non è credere

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 23,55-57)

Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Audio della riflessione

È giorno di sospensione, di attesa, di preparazione: c’è sempre nell’aria qualcosa di indefinito nelle vigilie di festa … fretta, apprensione, disordine, corse, code, intoppi, gente che si mette di traverso, che non capisce le urgenze, sforzo di far quadrare tutto … poi finalmente distensione e serenità, oppure rabbia sconsolata e dispetto; questo, forse, proviamo noi oggi …

… un gruppetto di donne di Gerusalemme, in quel sabato, invece, aveva già trascorso la grande vigilia, non a preparare cibi e pasti, ma ai piedi della croce, e oggi se ne stava muto a vivere una festa che non era più la sua: era la festa di Pasqua … ma che passaggio dalla morte alla vita c’era stato, se invece avevano dovuto stare a subire la crocifissione del loro Gesù? Era la grande Pasqua ebraica, ma per loro era una festa piena di dolore: avevano ancora negli occhi quel Gesù, l’avevano visto trascinare in una tomba, senza un gesto di affetto, in fretta, perché il contatto con il suo sangue avrebbe reso impuri, impediti di fare la grande festa ebraica.

Giuseppe di Arimatea e Nicodemo avevano avvolto il corpo così com’era in un lenzuolo e vi avevano versato addosso mirra e olii, ma le donne non ne erano rimaste “contente”: Ci avrebbero pensato loro il giorno dopo a fare le cose “per bene” … Bellissime preoccupazioni, bei sentimenti, ma nella loro delicatezza erano l’ultima pugnalata, pure affettuosa, a Gesù.

Dice Luca: “le donne osservarono il riposo secondo il comandamento” … la Legge si era ripresa la “rivincita”, e ancor prima la morte! Prima però avevano preparato aromi e oli profumati: erano quindi sicure che Gesù sarebbe rimasto nel sepolcro per sempre, non avevano scommesso sulla sua vita! Le donne, dopo la morte di Gesù, avevano talmente dimenticato di sognare che pensavano solo a imbalsamare: “Quanti chili ne prendiamo? Ti ricordi l’ultima volta, quando è morto Giosafat, che era pressappoco alto come Gesù? …. no, ma guarda che ne occorre di più; dobbiamo fare le cose per bene …”

Ma Lui, Gesù, all’appuntamento non ci sarà: dovevano sognare di più!

Dobbiamo sognare di più: la Risurrezione è il centro della nostra fede e su quel Risorto siamo chiamati tutti a scommettere la nostra vita.

Oggi, Sabato Santo, finite le inevitabili incombenze della vigilia, prendiamoci un momento di silenzio, e vediamo se lo sigilliamo sepolto o se lo aspettiamo risorto e vivo.

16 Aprile 2022 – Sabato Santo
+Domenico

Il coraggio mancato

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,4-7) dalla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (Secondo Giovanni : Gv 18,1-19,42)

4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7 Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

Audio della riflessione

Anche i cuori più duri, forse, oggi, alle tre del pomeriggio, possono fermarsi un istante per volgere lo sguardo a un innocente che muore.

La croce è un simbolo che oggi parla, perché guardiamo chi ci è disteso sopra: un uomo nudo, inerme, piagato, torturato senza pietàYoutube continua a proporre le scene strazianti, insopportabili, della flagellazione del film di Mel Gibson; molti pittori si sono cimentati a proporre questo uomo che muore, e noi abbiamo tutti in casa o al collo una croce: ci ha segnato la vita!

Oggi vogliamo guardarla con delicatezza, con affetto, con fede, almeno con rispetto …

C’è una gamma infinita di ruoli e di sentimenti che ci possono accostare a questo “uomo che muore” … il Vangelo ne mette in evidenza uno, quello di Pilato: l’uomo indeciso da cui dipende la vita di Gesù; l’uomo che tenta di dare ascolto a qualche buon sentimento, ma non gli importa niente della vita del Signore.

La nostra vita è fatta di tante belle intuizioni della verità, di nostalgie del bene, di “propositi” di generosità, di bontà, che non arrivano mai a destinazione. Perché siamo fragili, ci mancano idee forti, visioni chiare, consapevolezza di una nostra responsabilità, grinta e decisione.

Per me è innocente, se poi voi volete ucciderlo, fate pure, io non c’entro, me ne lavo le mani!”.

Pilato, tu non ci stai prendendo in giro: tu rappresenti tutti noi! Tu vedi il tuo interesse, vedi la tua coscienza e decidi di startene fuori, di non prenderti responsabilità! Non vuoi darti dolore per gli altri anche se dipendono da te: tu vuoi stare sempre a galla, non ti interessa di un poveraccio che ti ha aperto la mente, ti ha fatto nascere un desiderio di bene dentro, ti ha acceso una piccola speranza! Con questa hai tentato di opporti al male, ma ti sei subito arenato … come ci areniamo tutti noi.

E allora, lavati “ste maledette mani”, fa la commedia di chi crede di non avere responsabilità, ritirati nelle tue sicurezze! Una vita in più o in meno che vuol dire? Ti basta portare fuori la pelle, anche se la coscienza si farà sentire e non potrai avere pace finché non tornerai ad ascoltarla!

Noi che pure, purtroppo, ti abbiamo seguito in questo tradimento di Gesù, ci auguriamo di incrociare sempre quello stesso Gesù prima che sia troppo tardi, e in lui non troveremo nessuna traccia di odio, ma soltanto un amore che ci saprà dare ancora la sua pace.

15 Aprile 2022 – Venerdì Santo
+Domenico

Un grembiule per noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,3-5) dal Vangelo del Giovedì Santo (Gv 13,1-15)

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Audio della riflessione

Ogni nostra giornata qualunque è fatta di gesti semplici, necessari, ripetuti, costanti, delicati … sono il bacio, la carezza, la stretta di mano, preparare la tavola, offrire il pane, una tazza di caffè, salutare, abbracciare, prendere per mano… insomma, la nostra vita è piena di gesti che costruiscono la struttura del nostro esistere.

Anche nell’ultima cena ci sono gesti delicati: i discepoli affittano un locale, preparano la cena, addobbano la sala.

 Gesù ne compie uno piuttosto inconsueto, sorprendente: si cinge i fianchi di un asciugatoio e si mette a lavare i piedi agli apostoli! I commensali sono stupiti, Pietro si ribella, ma poi “accetta” e Gesù prende tra le mani quei piedi che hanno calcato tutte le strade della Palestina e che percorreranno tutto il mondo per annunciare il Vangelo.

Dice la Bibbia “beati i piedi di coloro che annunciano la salvezza… “

Il clima di grande tensione spirituale e affettiva dell’Ultima cena vede Gesù compiere un gesto simbolico che in ogni chiesa, oggi, viene ripetuto con semplicità, dal papa nella basilica di San Giovanni in Laterano, la sua vera cattedrale di vescovo di Roma, al parroco nella chiesa di paglia della savana africana.

Il luogo in cui si compie ha la stessa solennità, la stessa carica di grazia di Dio, lo stesso spessore evangelico: il contesto è il dono d’amore, fino al segno estremo, di Gesù nel pane e nel vino, nel suo corpo e nel suo sangue.

E alla fine l’insegnamento: “come ho fatto io, fate anche voi”.

Il cristiano è uno che lava i piedi agli altri, è un servitore, si mette a disposizione, offre la sua disponibilità per la vita, per la verità, per la salvezza: è una lezione dura, ma essenziale! Se la Chiesa esce da questo binario, non è più la Chiesa del Signore: rischia di diventare potere, di fare solo ritualismi, di spostarsi dalla parte del folklore …

Ogni Eucaristia è spezzare la vita in servizio ai fratelli: noi cristiani celebriamo spesso l’Eucaristia, la gente partecipa più volentieri a una Messa che a una veglia biblica … è forse abitudine, ma è sicuramente andare al cuore della vita cristiana, perché il centro è sempre e solo una vita donata e spezzata per gli altri! Non c’è nessuna messa che non ti tiri dentro questa prospettiva: se non lo fa è solo vecchio culto o rito morto.

Questo vuole dirci Giovanni col gesto del lavare i piedi: la Chiesa è la Chiesa del grembiule e del servizio, altrimenti non è la Chiesa di Gesù.

14 Aprile 2022 – Giovedì Santo
+Domenico

Contemplare un uomo che muore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 26,17-19) dal Vangelo del Mercoledì Santo (Mt 26, 14-25)

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Audio della riflessione

Ci stiamo preparando a rappresentare la passione di Gesù: un uomo che muore parla a chiunque, a chi crede e a chi non crede … la vicenda di una morte è sempre una domanda al senso della nostra vita, al fine che pensiamo … per essa, alle motivazioni che ci fanno vivere con semplicità e, possibilmente anche con gioia. Diventiamo tutti più “persone”, quando contempliamo un uomo che muore.

L’attenzione si fa più carica di emozioni quando si avvicina il momento fatidico: Gesù sa che il cerchio della morte si sta stringendo attorno a lui, e desidera, con questo dramma nel cuore, sedersi a mensa con i suoi apostoli.

Ci sono state altre celebrazioni della Pasqua che Gesù ha vissuto a Gerusalemme, ma questa è foriera di gravi presagi: invita allora gli apostoli a non accontentarsi di fare un pasto frugale come sempre, ma di “scialare”, di dare importanza a un momento che dovrà stare nella loro mente e nella mente di chi li avrebbero ascoltati, per tutta l’eternità: è l’ultima cena, rappresentata da tantissimi pittori, se ricordate …. questo tavolo imbandito alla grande, questi volti di apostoli severi, attenti, presi da dialoghi e discussioni, piegati a due o tre … sono l’immagine dei nostri pasti che facciamo non per sopravvivere, ma per vivere assieme momenti decisionali.

È già nell’aria greve il tradimento di Giuda: lì non ci sta più bene, a cena con tutti, gli scotta la sedia su cui è appoggiato, con le gambe puntate a terra per partire. Non si sente più a suo agio: ha già venduto Gesù, ne ha già preso il premio.

Ci sono momenti in cui non riusciamo più a nascondere nemmeno a noi stessi il tradimento degli affetti, dei sentimenti, degli amici, della parola data, degli interessi … Giuda ha tradito con un bacio e si è definitivamente tagliato ogni via di uscita, proprio alla cena pasquale! La cena della liberazione è diventata per Giuda la cena del tradimento.

Si può sbagliare, ma con il corpo e il sangue di Cristo versato si apre uno spiraglio di comprensione, purché l’orgoglio ne permetta l’umiltà.

Gli altri apostoli sembrano non curarsene, ma sta bollendo in pentola per ciascuno il dilemma della sequela: ci starò con Gesù? Stare con Gesù o fotografarne da lontano il fallimento … e ciascuno di loro e di noi, ancora oggi, si sente chiamato in causa: Da che parte stiamo? Ci fidiamo di Dio Padre?

Decidiamoci, e faremo la nostra Pasqua personale nella nostra coscienza.

13 Aprile 2022 – Mercoledì Santo
+Domenico

Non è mai troppo tardi

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-25) dal Vangelo del Martedì Santo (Gv 13,21.33,36-18)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».

Audio della riflessione

La Settimana Santa entra nella sua pienezza e si porta dentro i nostri sentimenti: siamo indaffarati per qualche regalo, per qualche preparativo della festa … è il tempo delle grandi pulizie … la luna sta facendosi piena per risplendere al massimo prima della Domenica di Pasqua.

Altri personaggi ci vengono presentati oggi dal Vangelo, sono Pietro e Giuda: due “traditori”, due personaggi che ci rappresentano molto bene! Sono l’immagine della debolezza del nostro amore, dell’incapacità di buttarci con generosità per gli altri o per l’altro; sono il simbolo della fragilità che sperimentiamo ogni giorno, che vogliamo camuffare, magari con maldestra fantasia.

Di fronte a Gesù si svelano le intenzioni del cuore: Pietro, sicuro della sua “incrollabile” fedeltà, fa l’indagine, cerca il traditore al di fuori di sé … “chi è che ha il coraggio di tradirti?” … non pensa a sé, è sicuro delle sue scelte … Gesù è per lui il figlio di Dio, l’aveva detto solennemente quando Gesù aveva fatto la sua inchiesta … bella frase, bel suggerimento dello Spirito, ma la vita ha bisogno di accogliere in profondità e con un tirocinio severo ogni dono di Dio! Lui non pensa affatto che sarà messa a prova la sua fedeltà, il suo entusiasmo, la sua prontezza, la sua decisione, la sua “leadership” … invece farà i conti con l’inganno e la troppa fiducia in se stesso … e il traditore che cerca cova già dentro di lui con i suoi artigli.

L’altro è Giuda: lui ha già nel cuore la decisione presa, ha già costruito a tavolino la trama, si è già preso i soldi … il suo cuore è lancinato: è il cuore di tutti noi quando siamo costretti a fingere … vorremmo che tutto fosse già finito, portiamo un peso insopportabile, ma non siamo capaci di tornare indietro … ci siamo visti fragili, ma non riconosciamo l’errore! Non ne può più ed esce sbattendo la porta: quei soldi, che ieri rimproverava a Maria di aver buttato con quel lussuoso profumo versato sui piedi di Gesù, oggi – neanche in minima parte – li ha in mano lui … ma gli pesano troppo, va a disfarsene, ma è tardi!

Non è invece mai tardi per chiedere perdono, per affidarsi a Dio … io dico sempre … “speriamo che gli sia bastato quell’istante in cui ha fatto il salto nel vuoto dall’albero, appeso a quella corda; speriamo che abbia visto in lontananza l’altro albero, quello della salvezza: la croce”.

12 Aprile 2022 – Martedì Santo
+Domenico