Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,28-30) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 21-35)
«Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi!”. Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito”. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.»
Perdonare è un’arte: inizia sempre dall’essere perdonati e continua fino all’amore verso chi ti ha fatto del male.
La nostra società non è molto allenata al perdono: preferisce l’avvocato, il giudice e, al massimo, un patteggiamento; potrebbe desiderare maggiormente la giustizia, ma siccome non ci si fida di nessuno, si preferisce passare alla vendetta.
Il Vangelo, invece, è del tutto sbilanciato dalla parte del perdono: nonostante le rimostranze di Pietro, che si rivolge a Gesù preoccupato di quanto deve perdonare, non tanto della “qualità” del suo perdono.
Sette è già molto, ma per Gesù il perdono non è mai una quantità, ma una qualità della vita di relazione e dice “non solo sette volte, ma settanta volte sette”, cioè un numero esagerato, spropositato, non “calcolabile”.
Il perdono di Dio nasce dalla contemplazione del Padre che perdona, di Gesù che allarga le braccia ai peccatori: l’accoglienza del perdono è un atto di contemplazione, prima che la constatazione di un rimorso o di un pentimento, è incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita, è immergersi nel suo stato d’animo, nella sua innocenza assoluta o nella sua tenerezza.
Chiedere e offrire perdono è prima di tutto contemplazione di un amore: è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia … il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione.
Al peccatore perdonato a dismisura da Dio e che non è capace di fare altrettanto con il suo collega, mancava proprio l’essere stato in estasi davanti al grande perdono di Dio che aveva ottenuto … invece ha ritenuto che questo perdono fosse una fortuna o, addirittura, frutto della sua bravura o preghiera, una furbizia, forse quindi uno “sconto” … e quando il suo collega lo supplica per una miseria, il suo cuore è lontano, sa solo calcolare, non vuole perdonare.
Perdono è il grido di dolore del Calvario e il grido di gioia che si ode per le strade di Gerusalemme il primo giorno dopo il sabato; perdono è l’inondazione dello Spirito che ci fa passare da schiavi, anche liberati, a figli.
Il nostro perdono può diventare comunicazione ordinaria di vita solo se ci sentiamo figli, se ci sentiamo fratelli, tutti amati da Dio, che ci garantisce che in cielo qualcuno c’è che si fida di noi e ci sottrae alle nostre strade di desolazione.
22 Marzo 2022
+Domenico
