Perdono è “qualità”

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,28-30) dal Vangelo del giorno (Mt 18, 21-35)

«Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi!”. Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito”. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.»

Audio della riflessione

Perdonare è un’arte: inizia sempre dall’essere perdonati e continua fino all’amore verso chi ti ha fatto del male.

La nostra società non è molto allenata al perdono: preferisce l’avvocato, il giudice e, al massimo, un patteggiamento; potrebbe desiderare maggiormente la giustizia, ma siccome non ci si fida di nessuno, si preferisce passare alla vendetta.

Il Vangelo, invece, è del tutto sbilanciato dalla parte del perdono: nonostante le rimostranze di Pietro, che si rivolge a Gesù preoccupato di quanto deve perdonare, non tanto della “qualità” del suo perdono.

Sette è già molto, ma per Gesù il perdono non è mai una quantità, ma una qualità della vita di relazione e dice “non solo sette volte, ma settanta volte sette”, cioè un numero esagerato, spropositato, non “calcolabile”.

Il perdono di Dio nasce dalla contemplazione del Padre che perdona, di Gesù che allarga le braccia ai peccatori: l’accoglienza del perdono è un atto di contemplazione, prima che la constatazione di un rimorso o di un pentimento, è incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita, è immergersi nel suo stato d’animo, nella sua innocenza assoluta o nella sua tenerezza.

Chiedere e offrire perdono è prima di tutto contemplazione di un amore: è capacità di lasciarci guardare con amore, è avere negli occhi lo sguardo di Gesù, risentire nel cuore il calore della sua amicizia, scomparire per far brillare la sua grazia … il centro è Lui, non il nostro smacco o la nostra umiliazione.

Al peccatore perdonato a dismisura da Dio e che non è capace di fare altrettanto con il suo collega, mancava proprio l’essere stato in estasi davanti al grande perdono di Dio che aveva ottenuto … invece ha ritenuto che questo perdono fosse una fortuna o, addirittura, frutto della sua bravura o preghiera, una furbizia, forse quindi uno “sconto” … e quando il suo collega lo supplica per una miseria, il suo cuore è lontano, sa solo calcolare, non vuole perdonare.

Perdono è il grido di dolore del Calvario e il grido di gioia che si ode per le strade di Gerusalemme il primo giorno dopo il sabato; perdono è l’inondazione dello Spirito che ci fa passare da schiavi, anche liberati, a figli.

Il nostro perdono può diventare comunicazione ordinaria di vita solo se ci sentiamo figli, se ci sentiamo fratelli, tutti amati da Dio, che ci garantisce che in cielo qualcuno c’è che si fida di noi e ci sottrae alle nostre strade di desolazione.

22 Marzo 2022
+Domenico

Gesù non è posseduto da nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,28-30) dal Vangelo del giorno (Lc 4, 24-30)

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Audio della riflessione

C’è qualcuno che, da come si porta, da come ti guarda, da come ti fissa e ti parla anche solo con i muscoli della faccia, con il suo portamento, con la sua grinta, con i suoi occhi, ti incute rispetto, timore, soggezione, stima …

Così doveva essere Gesù: quando passava, la gente si voltava; quando chiamava, la gente lo seguiva; quando fissava lo sguardo su qualcuno, quello si vedeva letto nel profondo e doveva prendere posizione: così ha guardato Pietro nel pretorio e lo ha fatto scoppiare in pianto, così ha guardato negli occhi il giovane ricco e lo ha costretto a decidersi, così ha fissato a uno a uno gli apostoli e “quelli, lasciate subito le reti, lo seguirono”; così ha strappato dalla cassa il banchiere Matteo, così ha sbalzato dalla pianta il curioso Zaccheo; così ha guardato con dolcezza negli occhi Maria, la sorella di Lazzaro, e l’ha invasa della sua consolazione.

Ma così ha guardato con durezza e con determinazione quei suoi compaesani che credevano di “possederlo” solo perché abitavano nello stesso vicolo, ma non erano disposti a dargli un minimo di fiducia, a cambiare vita, a mettersi dietro a lui come i pescatori del lago: si erano abituati a lui come tanti di noi si abituano alle persone con cui vivono assieme … spesso non siamo più disposti ad ascoltare: ci siamo dedicati la vita l’uno all’altra e a poco a poco non ci si parla più, non ci si stima più, ci si dà per scontati, mentre ogni giorno nuovo si apre in ogni vita una novità.

 Non c’è nessuna routine tra le persone: c’è solo tra le cose, perché le persone sono una continua sorgente di novità, di amore, di intelligenza, di bontà … siamo spesso noi stessi che mortifichiamo la vivacità di chi vive con noi, e poi ci lamentiamo che sono sempre le solite cose, i soliti problemi.

Abbiamo tolto, con la nostra superficialità, la fantasia e la voglia di esprimere se stessi nel profondo, ed è la nostra superficialità che clona le persone e le fissa al passato.

Il passato è nostro, non loro!

E Gesù ha un bel dire che occorre cambiare se chi lo ascolta si sente “superiore”, anzi indispettito, che uno di loro sappia andare oltre all’appiattimento del quotidiano.

A Nazaret è scoppiata la vita, ma la gente l’ha sepolta! Nella nostra comunità cristiana ogni giorno scoppia la vita di Gesù, ma noi siamo pronti a seppellirlo, invece che a farci aprire il cielo per dare luce alle nostre strade sfasate e bloccate.

21 Marzo 2022
+Domenico

L’amore paziente che non fa calcoli

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,8-9) dal Vangelo del giorno (Lc13,1-9)

«… ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime, e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.»

Audio della riflessione

.. Ma perché deve occupare inutilmente questo posto?

Quante volte ci siamo sentiti addosso questa domanda, o perché non riuscivamo a combinare niente di nuovo nella vita, o perché non facevamo il nostro dovere a scuola, o perché non riuscivamo nel lavoro e non davamo nessun segno di maturità … la nostra fortuna è stata di poter trovare qualcuno che ha avuto pazienza, che non ci ha calcolato a produzione, a frutti, a risultati, a efficienza, ma ci ha aspettato con amore!

Tante delle nostre relazioni personali sono improntate solo ed esclusivamente sui risultati: molti giovani vanno in crisi perché si sentono calcolati soltanto per quello che riescono a “realizzare” … e Gesù usa la parabola del fico sterile per dirci la cura e l’amore con cui invece ci segue: “… Lascia che gli zappi attorno …

Questo fico che non produce nulla, questa vita intorpidita e frastornata dal chiasso del mondo ha bisogno di ascoltare una nuova musica, che lo faccia sentire accolto e amato: ha bisogno di sentire questi ticchettii di una zappa che, come un uccello, canta la pazienza di Dio, la sua infinita attesa, la sua rassicurazione che ti fa sentire nelle considerazioni liberanti di un papà.

Il rapporto con Dio non è mai “commerciale”: non è definito da meriti, ma sempre da gratuità! Oggi manca nerbo nell’educazione delle giovani generazioni non perché esiste troppa gratuità nei loro confronti, ma perché si lascia correre: non si fanno mai proposte decise, non si propongono mete da raggiungere …

La vera gratuità non è non esigere, ma impegnare continuamente senza stancarsi, con tutta la pazienza necessaria: Dio continua a stimolarci, non ci lascia in un dolce far nulla! A Lui non è che vada bene tutto e il contrario di tutto: è un Dio esigente, sa che da noi possiamo tirare fuori energie impensabili, conosce il cuore dell’uomo, lo sa capace di eroismo, di dedizione, di amore.

Tutto questo ce lo domanda continuamente: la sua attesa non è la compassione che ti umilia nella tua incapacità, ma è la certezza che ti infonde che puoi crescere, essere diverso, più buono .. ci infonde la gioia di saperci chiamati alla bellezza del suo Regno.

Lui circonda di amore appassionato la nostra sterilità: la cambia in gioia, la gioia di una inaspettata ripresa e con questo non ci abbandona proprio mai.

20 Marzo 2022
+Domenico

Non farci mancare un papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt1,24) dal Vangelo del giorno (Mt 1,16.18-21.24a)

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa …

Audio della riflessione

Uno dei nomi più diffusi nella nostra cultura cattolica è quello di Giuseppe, con tutte le sfumature della delicatezza e dell’affetto: Pino, Pinuccia, Peppe, Peppino, Giusy… È una figura di grande rilievo nella vita di Gesù, anche se il Vangelo non ne fa una biografia neanche minima: è colui al quale Dio ha affidato il Figlio unigenito del Padre, che facendosi uomo ha bisogno di una famiglia, ha bisogno di un papà e di una mamma, che lo crescano, che gli facciano scoprire la bellezza dell’essere figlio, di vivere con delle mete, di farsi abitudini buone, di nutrire ideali alti, di dialogare con familiarità con lo stesso Dio, di partecipare alla vita della comunità in cui vive …

Giuseppe è un giovane che cresce un nuovo uomo e gli insegna a vivere: Gesù ha bisogno di una cura paterna come la desideriamo tutti … a noi adulti viene in mente sempre il nostro papà: ne rivediamo il volto, i sorrisi, i rimproveri, le “dritte” che ci ha dato per crescere.

Ecco, San Giuseppe fu tutto questo per Gesù, soprattutto fu colui che, vivendo di sogni e in essi di incontri fedeli con Dio, insegna a Gesù a sognare la salvezza per tutti gli uomini, a indagare nella volontà di Dio il cammino della sua vita.

«Cresceva in età sapienza e grazia»: questo “cresceva” la dice lunga sulle tante ore passate a stare con il figlio come lo fa ogni papà, ad avere pazienza, a volergli bene, ad anteporlo ai propri impegni e gusti, ad ascoltare con pazienza infinita i suoi desideri che esprime con i pianti, a non stancarsi mai delle cure da offrire, a mettersi dalla sua parte per capire, educare, raddrizzare e comprendere.

Non sono quantificabili i gesti di amore di un papà per i figli, così come non sono mai stati esplicitati abbastanza i rapporti di Gesù con Giuseppe!

A noi resta la certezza di avere un modello di santità, di bontà, di profonda e nuova paternità: il suo silenzio e la sua prontezza nel seguire la volontà di Dio, nel mettersi a disposizione di un progetto più grande di lui ci insegna a fidarci di Dio, a vivere sempre, in ogni momento, anche di grande incognita, la fiducia nel Signore; lui si affida quando deve riscegliere Maria e se ne sente indegno, quando deve fuggire per salvare bambino e madre, si mette a disposizione quando deve far crescere, lui sta col cuore in gola quando Gesù si perde nel tempio e prova gli spasimi che Maria ancora più profondamente sentirà sotto la croce.

San Giuseppe ci apre così il cielo e ci aiuta ad assumere nella vita le nostre responsabilità.

19 Marzo 2021
+Domenico

Ci stai a questa avventura d’amore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del giorno (Mt 21,33-43.45-46)

«… perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare …»

Audio della riflessione

Ti viene spesso la domanda … “Ma io che ci sto a fare qui, in questo mondo? Ho un compito, sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato, oppure mi devo inventare tutto? “.

Il cristiano sa che ogni uomo, ogni donna, è chiamato o chiamata a un compito nel mondo: nessuno è a caso, siamo dentro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo, Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione, e dentro questa ha portato il suo messaggio … ma con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione: ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo: la Sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere! La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma soltanto risposta generosa e accoglienza.

Molti uomini che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altri lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la Sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura, e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza.

La parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza, così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è “noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana?“.

La Quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza: è bello cercare una risposta sapendo che Dio non ci abbandona mai.

18 Marzo 2022
+Domenico

Il ricco e il povero, faccia a faccia sempre, anche di là

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-21) dal Vangelo del giorno (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe …».

C’è stato un tempo in cui ci eravamo illusi che tutti fossimo uguali, tutti con gli stessi diritti e doveri e pure con le stesse qualità e strade della vita: l’uguaglianza di ogni uomo è sacrosanta, ma non certo il livellamento alle stesse capacità, desideri, progetti di vita! Tutti uguali, ma non clonati; tutti con la stessa dignità, ma non tutti con le stesse strade e vocazioni.

Dio ci ha fatti uguali, ma ci ha dato la libertà … e può capitare – come spesso capita – che qualcuno realizzi in pienezza la sua vocazione e un altro si lasci sopraffare dalle difficoltà, che qualcuno usurpi il bene dell’altro e si arricchisca e un altro si lasci scoraggiare e soccomba: la vita, allora, si popola di sofferenze, di disuguaglianze.

C’è in ogni strada del mondo un uomo ricco, che veste di porpora e bisso, magari anche senza nome, e un poveraccio affamato e coperto di piaghe che si chiama Lazzaro: potremmo indagare su come questi due uomini siano arrivati alla condizione di vita che hanno, ma …non ci serve guardare colpe anche ataviche … sta di fatto che il ricco e il povero sono l’uno davanti all’altro: sono due uomini, due fratelli in umanità, due vocazioni alla vita e alla felicità, due persone ugualmente amate da Dio, aiutate a dare senso alla loro vita! Dio non abbandonerà nessuno dei due, ma vorrà vagliarli nella verità … e il vaglio comincia con questo incontro: sono faccia a faccia, ma uno non riconosce nell’altro la sua immagine e soprattutto l’immagine di Dio! La ricchezza gli vela gli occhi; la povertà di Lazzaro invece si affida, non c’è più niente e nessuno che lo aiuta, ma si fida solo di Dio. Il ricco non ha bisogno di fidarsi di nessuno, si fida di sé e si ritrova solo con se stesso.

Si apre finalmente il paradiso, uno squarcio di cielo che dà la pienezza della vita: il ricco e il povero non sono più uguali, la disuguaglianza costruita per scelta libera rimane e Dio accoglie chi lo ha sempre cercato e lascia da solo chi non lo ha mai cercato e non lo ha nemmeno intuito nella vita del povero.

Il Vangelo di Matteo metterà in bocca a Dio: «Ero nudo e non mi vestisti, ero ammalato e non sei venuto a trovarmi…». Dio non si vendica, ma con dolore accetta la nostra decisione di non voler stare con Lui.

Ma noi vogliamo risalire la china della nostra cattiveria e fidarci di Lui perché il cielo non è vuoto: solo la nostra terra si chiude su di sé!

17 Marzo 2022
+Domenico

Salire è meglio che scendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-19) dal Vangelo del giorno (Mt 20,  17-28)

In quel tempo mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha nella vita una sua “passione” da sviluppare, ha un ideale che vuole a tutti i costi realizzare: ogni mattina al risveglio gli si rende più evidente e tende a dettare tutti i pensieri, a organizzare gli orari, a costringere in una direzione tutte le forze … è l’intuizione del ricercatore, è la tensione dell’innamorato, è la spinta incoercibile dell’artista, è il desiderio incontenibile di una meta che ti brilla davanti e muove tutto: pensieri, azioni, affetti, decisioni … è una strada segnata nella vita e che costituisce la tua originalità.

Gesù è così, ha nel cuore un sogno che lo consuma, una meta che lo attrae, un compito che da sempre lo definisce: l’amore senza riserve per l’umanità, per me, per te, per tutti.

Questo amore si consuma fino all’ultima goccia sulla croce, il momento massimo della sua storia di affidamento alla sua missione e al Padre, la croce che è il punto di arrivo del salto definitivo nella gloria di Dio Padre.

Lui saliva a Gerusalemme: la sua vita è stata un continuo, quotidiano “salire a Gerusalemme”; là è la meta, là lo aspettano gli eventi definitivi, là gli ha dato ancora appuntamento il principe del male per sferrare l’ultimo, inutile attacco, là, a Gerusalemme, offrirà la sua vita per me, per te.

Invece le nostre vite sono spesso un allontanarci da Gerusalemme, un fuggire dalle strade dell’impegno, delle indicazioni della fede!

Hai davanti a te il bene e il male: scegli il bene, sali anche tu a Gerusalemme!

C’è nella tua vita qualcosa che ti brucia dentro, per cui la vuoi donare e consumare? C’è nel tuo cuore un desiderio che non riesci a contenere? È un desiderio di potere, di sopraffazione, di piacere a ogni costo, di conquista per schiacciare o è un desiderio d’amore, capace di buttarsi per una causa, la causa grande del regno di Dio?

La strada è in salita, è quella di Gerusalemme, spesso da fare in solitudine, ma non mai abbandonati da Dio, sempre sorretti dallo Spirito che ha spinto Gesù fino al calvario e da lì lo ha innalzato alla Risurrezione.

Lo Spirito di Dio è in ogni uomo per aiutarlo a dirigersi sempre verso la sua Gerusalemme, la Gerusalemme che apre il cielo alla potenza di Dio, per chiudere le nostre strade di confusione e di stagnazione.

16 Marzo 2022
+Domenico

Fammi da maestro, ne ho bisogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

«… ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

Audio della riflessione

Siamo tutti stufi di sentire mille parole, mille promesse, mille esortazioni da chi ha in mano i canali di comunicazione o i pulpiti nostrani delle nostre città e paesi: parole in continuazione per dire, esporre, spaccare il capello in due e forse ingannare e vendere felicità a buon mercato.

Ancora peggio quando si sente qualcuno che fa da maestro e offre visioni di vita infallibili, ricette di onestà: insegna comportamenti, morale e modi di pensare, che non hanno niente di buono! Maestri si chiamano quelli che insegnano soprattutto a vivere … oggi però sappiamo che ci sono molti cattivi maestri! Non tutti i giovani possono contare su qualcuno che li aiuti ad affrontare la vita: molti se ne approfittano.

Uno solo è il vostro maestro, Cristo: Lui, Gesù è colui che ci insegna, lui è la via, la verità e la vita; Lui ci indica la strada da percorrere, il percorso della felicità! Gesù si sa prendere cura con pazienza delle nostre ansie di bontà, dei nostri desideri di abbandono, della nostra vita intera, dello spirito e del corpo, del rapporto con noi stessi e con Dio, il Padre amatissimo, che riempie le sue giornate, il suo cuore: ha una assoluta capacità di penetrare il nostro intimo con la sua Parola, che arriva fin là dove la coscienza si apre al vero e al bene e decide della sua felicità.

Gesù percorre le strade della Palestina per insegnare agli uomini la strada che conduce a Dio, per aprirli e disporli alla buona notizia definitiva: il maestro sa fare i passi dell’allievo, ma non si ferma al suo ritmo, continua a spingerlo sempre più avanti, senza forzare, ma senza indugiare, senza costringere, ma senza accontentare al ribasso, senza plagiare, ma senza abbandonare nella solitudine … Illumina, sorregge, sprona, sostiene, stimola, invita, rafforza e lancia verso una vita piena, libera, autentica, donata.

Il discepolo presto camminerà da solo: potremo ciascuno prendere la nostra strada originale e fedele e vedremo aprirsi un cielo sopra di noi abitato dalla sua presenza che illumina le strade della nostra vita confusa e fragile.

Ogni cristiano cammina con le sue gambe, ma sa che Gesù, con il suo Spirito, sempre lo sorregge per le nostre periferie spaesate.

15 Marzo 2022
+Domenico

Perdono, soprattutto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Audio della riflessione

Quale è la domanda che ci può assillare di più nella vita? Forse questa: c’è qualcuno che mi ama? Sono stato abbandonato al caso oppure sto a cuore a qualcuno?

Ebbene, tutta la vita e la morte di Cristo rispondono alla grande a questa domanda … dice san Paolo: «A stento si trova chi è disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».

Ma quanto mi ama Dio?

È la domanda che si fanno i giovani quando pensano al loro futuro, e si percepiscono come vite di scarto; è quella che ci facciamo tutti quando dobbiamo sopportare incomprensioni, sofferenza e dolore, quando ci sentiamo sempre più irretiti nei nostri peccati e non riusciamo a uscirne.

Quanto mi ama Dio?

Rispondere a questa domanda era la missione di Gesù: ha passato tutta la sua vita nell’insegnarci che la nostra risposta è sbagliata finché non comprendiamo che Dio, il nostro papà, ci ama infinitamente di più di quanto possiamo pensare.

Gesù dalla croce continua a gridarci che Dio ci ama infinitamente, più di quanto possiamo immaginare: questa è la bella notizia che bisogna far esplodere nel mondo di oggi e di sempre; questo si devono sentir dire tutti in ogni istante della vita! È falso pensare che l’amore di Dio si “conquista”, che la benedizione di Dio si possa comperare: nessun “no” dell’uomo potrà cambiare il cuore di Dio. E questo Dio misericordioso noi dobbiamo imitare. Siate misericordiosi, pieni di affetto, comprensione, accoglienza, come il Padre vostro.

Il perdono del cristiano non è una “convenienza”, non è un calcolo, non è una debolezza di carattere, non è una posa, ma è l’imitazione di Dio più vera, il comportamento di Dio più caratteristico, quello che lo definisce al meglio.

Il perdono risolve moltissime situazioni che sembrano impossibili in famiglia, tra amici, nella società, tra le nazioni, nelle guerre, e ne abbiamo gli esempi …

“Perdonate e vi sarà perdonato”: il cristiano si specializza nel perdono perché è lì che rende presente al mondo la dolcezza e la tenerezza di Dio, quel Dio che offre riferimento e pace alla nostra terra spaesata.

14 Marzo 2022
+Domenico

Questa è la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9,28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia.

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna: saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti, quello che essi profondamente significano, è un dono! Avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni persona deve essere capace di fare.

Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone: siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane … ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa.

Certo, c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti … l’abbiamo imparato con qualche fatica durante la pandemia: è una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni.

Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone, e c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio, che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe della nostra esistenza: è reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

Gesù, un giorno, prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità … dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio, Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge e dei profeti, il Santo di Israele.

Per quei poveri discepoli è uno shock, un’esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne vogliono più staccare: “questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre ci parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci: Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione!”.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, se ne dimenticheranno nell’orto del Getsemani, ma riguadagneranno la certezza che Dio non li abbandona mai.

13 Marzo 2022
+Domenico