E’ sempre e solo Dio che ci fa buoni e santi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,31-32) dal Vangelo del giorno (Mt 21,28-32)

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

C’è una assuefazione alle cose belle della vita da cui dobbiamo sempre salvarci: ti verrebbe quasi da dire che occorre vivere di più nel desiderio piuttosto che nel pacifico possesso per poter dare alla vita maggiore verità e felicità.

Lo dicono molti: ho incontrato ragazzi senza niente, allo stato brado … li ho aiutati a capire qualcosa di bello, e si sono lanciati in un percorso di conquista che non ferma più nessuno.

Ho invece fatto le stesse proposte ai nostri, non li ho smossi di un centimetro. Anche questo è un altro tormentone quotidiano: chi non ha niente viene acceso da un ideale, chi ha tutto si siede e si spegne …. è così il giovane, è così l’adulto, è così l’anziano: non c’è età che tenga.

Forse allora è ancora lo stile di base dell’esistenza che conta: è importante vedere se la vita la pensi come un possesso o come una continua accoglienza di un dono.

L’esperienza più tragica è quella dell’amore: due si cercano, si chiamano, si desiderano, costruiscono ideali comuni, si orientano a una meta, fanno pure anni di convivenza per “far le prove”, si sposano e dopo pochissimo tempo si sentono seduti, ciascuno dei due, sui sentimenti e sulla vita dell’altro, si schiacciano a vicenda. Hanno smesso di cercarsi, di sentirsi bisognosi l’uno dall’altra, di conquistarsi … si sono dati subito per scontati.

La vita non è così: non è dubbio metodico, ansia continua, incertezza programmata, ma è offerta di sé incondizionata da colorare ogni giorno di dono e di attesa, di rischio e di sorpresa.

È così anche per la vita di fede: la fede non è mai un possesso, ma un dono da invocare e da accogliere; non è un piedistallo per giudicare gli altri, ma dono da accogliere e offrire umilmente; non è uno Stato sociale, ma una tensione ideale.

I pubblicani, cioè i delinquenti, i profittatori, la feccia dell’umanità, le prostitute, vi precedono nel regno dei cieli, dice Gesù ai benpensanti. Non è che lo dirà anche a noi nella notte di Natale in chiesa o davanti a qualche presepio?

Abbiamo la speranza di poterci convertire e tornare alla saggezza di una fede umile, di una accoglienza senza pretese e con il cuore largo.

San Giovanni della Croce, che oggi festeggiamo, consigliava di ricordare che tutte le cose che ci accadono, di bene o di male, vengono da Dio, affinché nel primo caso non ci insuperbiamo, nel bene, e nel secondo, nel male, non ci scoraggiamo.

14 Dicembre 2021
+Domenico

Oggi credere è una scelta, una risposta non una tradizione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 21,23-27)

«… Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Audio della riflessione

Una delle cose più difficili da fare, oggi, è quella di decidersi, di scegliere, di capire da che parte stare: si può passare tempo a valutare, a vedere i pro e i contro, ma poi occorre decidere.

Fanno fatica i giovani che si trovano davanti alla vita come davanti alla tivù con il telecomando … molti programmi, uno sguardo di qua, uno di là … ci si ferma un poco su un programma, se ne tenta un altro, si torna indietro e alla fine si è affogati nel mare delle possibilità, senza aver fatto una minima scelta.

È così nello shopping … anche se oggi, per l’incertezza economica, per la complicazione della pandemia, lavora di più il pomo di Adamo nel deglutire l’impossibilità che l’imbarazzo della scelta.

È così nella vita affettiva, nella scelta degli studi: siamo deboli nella decisione … e Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Lui che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita alla vostra esperienza religiosa, che sembra ammuffita?”.

È un discorso che va dritto anche al nostro essere: andare a messa a Natale, intenerirsi davanti al presepio, lasciarsi commuovere da atmosfere natalizie è partecipazione a un evento che ci cambia la vita o è adattamento alle buone maniere, uno scotto da pagare a ricordi dell’infanzia?

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo una barca, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo tante … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente.

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione: navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma sempre al ribasso. Sperare è il contrario del vivere di rimedi, è orientarsi in una direzione. Ci stiamo esercitando in questa ricerca di direzione per dare gambe alla speranza?

Santa Lucia, la vergine siracusana, che tutti oggi veneriamo, aveva una vista lunga e noi la invochiamo soprattutto per la vista della fede, che ci permette di camminare sicuri verso mete alte.

13 Dicembre 2021
+Domenico

Gesù è tutto da scoprire, contemplare e amare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18) dal Vangelo del giorno (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?».

Audio della riflessione

C’è una domanda che … ricorre almeno tre volte nel brano del Vangelo che oggi viene letto in tutte le chiese del mondo, in un’atmosfera di attesa del Natale che si avvicina a grandi passi: “che cosa dobbiamo fare?”.

Lo domandano le folle indistintamente, lo domandano i pubblicani … una razza di esattori delle imposte odiatissimi dalla gente, lo domandano i soldati … e per ciascuno ha una risposta Giovanni il battezzatore, l’uomo che da un po’ di tempo sferza la gente, la provoca, la rimprovera: “Dividete quel che avete con chi non ha niente, dice alla gente; non chiedete tangenti, dice agli amministratori; non fate estorsioni e maltrattamenti, dice ai vigili urbani e ai poliziotti”.

Per le giovani generazioni, la domanda “che cosa dobbiamo fare?” è molto frequente: i giovani sono figli di adulti che hanno vissuto tutta la loro vita costretti da rigide norme … per ogni cosa c’era un precetto, per ogni situazione era già scritto quello che si doveva fare. 

Avevamo noi una vita piena di precetti: esagerando un po’, potremmo dire che vivevamo una morale senza amore, un insieme di comportamenti senza anima.

Oggi è proprio il contrario: i giovani vivono l’amore senza morale, cioè sono stati abituati a puntare al cuore, all’anima delle cose, ma senza comportamenti che la servono, senza un aiuto a costruire nella vita quella stabilità di comportamenti necessari a esprimere l’amore, utili a far passare dall’innamoramento (non solo del marito o della moglie, del ragazzo o della ragazza, ma anche di Dio) all’amore … e sono lasciati soli a dare gambe agli slanci dell’anima.

Noi forse avevamo gambe senza slanci, questi giovani hanno slanci senza gambe.

La domanda: “che cosa dobbiamo fare?”, esige una risposta. Non sarà ancora una volta far diventare la vita una serie di cose da fare, ma ritrovarne il centro dentro ogni azione … e il Battista, il battezzatore, quest’uomo vestito di pelli, abituato alla essenzialità del deserto, conclude il suo discorso orientando al centro della vita, orientando a Gesù, l’uomo per cui è pronto a farsi da parte, che deve essere il riferimento esplicito di ogni azione, di ogni precetto, di ogni dovere, perché soltanto Lui è la vera speranza.

Sembra forse a qualcuno un teorema, una risposta già fatta prima delle domande, ma noi siamo convinti che Gesù con la sua vita è una pienezza di bontà, di felicità, è pienezza di vita.

In Lui c’è la verità e ogni possibile strada per accoglierla e viverla: non è un elenco di precetti morali, ma una storia di pace e di amore.

12 Dicembre 2021
+Domenico

La vittoria sul male è sicura, a noi deciderci di accoglierla

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,12) dal Vangelo del giorno (Mt 17,10-13)

«… ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Qualcuno dovrà spiegarci perché nella vita chi fa del bene deve sempre soffrire e pagare, perché ci si accanisce contro di lui, perché prima o poi debba vedersi contro qualcuno … non si tratta di un vittimismo di maniera, di quella convinzione di sentirsi sempre perseguitati, perché troviamo giusto difficoltà a realizzare ciò che pensiamo, ma di una oscura lotta del male contro il bene.

La nostra fede cristiana non accetta che nel mondo ci siano due principi: quello del bene e quello del male che si combattono uno contro l’altro. Da una parte il bene, Dio, dall’altra il male, Satana, in perenne lotta tra di loro, a farsi dispetti, ad alternarsi alla guida del mondo: è una concezione della vita molto pagana, tipica degli dèi dell’Olimpo, di concezioni sacrali del mondo.

Noi non siamo le vittime di una lotta tra il principio del bene e il principio del male: per la fede cristiana esiste solo Dio come principio superiore di tutto. Satana è una creatura decaduta che non può niente contro Dio, ne è stato sconfitto.

Non siamo in balia di forze misteriose che ci rubano la vita: la vita la possiamo buttare solo noi! Nel mistero del male ci sta la nostra libertà: siamo noi che non scegliamo bene, che ci lasciamo incantare, che di fronte al bene opponiamo la comodità, l’egoismo, l’interesse … e questo si scatena contro ogni tentativo di scalfirne il dominio.

Non è vero che chi fa il bene sia innocuo: chi fa il bene intacca sempre il potere dell’egoismo e chi ha impostato la vita solo per sé, per i suoi interessi lo elimina.

Così è stato di Giovanni il battezzatore, e così sarà di Gesù più tardi, dopo che ne avrà preso il posto nella società ebraica di allora: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.

Non c’è speranza allora per chi vuol vivere bene?

Assolutamente sì, perché Gesù è proprio venuto a dimostrare che si possono spuntare le frecce della morte con la fiducia in Dio. La speranza è sempre sostenuta da una certezza: dall’amore del Signore, dal suo disegno cui chiama ogni creatura, libera di rispondere e di accoglierlo.

Lui ha vinto il mondo tramite il dono dell’amore di suo Figlio Gesù, che noi vigilanti, vogliamo sempre incontrare e … decidere di stare dalla sua parte.

L’avvento ne è un momento fondamentale … per stare dalla sua parte.

11 Dicembre 2021
+Domenico

Signore dacci la forza di scegliere sempre il bene

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,18-19) dal Vangelo del giorno (Mt 11,16-19)

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui ci si mette tutto di traverso: non te ne va bene una … disperato, ti rifugi nell’oroscopo, e così aumenta l’illusione e, a tempo giusto, la depressione … ma ci sono giornate, e sono le peggiori, in cui sei tu che hai sempre una scusa pronta di fronte a tutto e a tutti, perché vuoi stare nella tua comodità: fingi di cercare qualcosa che vale per la tua vita, ma applichi a tutto ciò che ti mettono davanti e a tutti i risultati delle tue ricerche un netto rifiuto.

Esiste un torpore della vita, un egoismo camuffato da serietà, un immobilismo conservatore delle proprie posizioni e dei propri privilegi, che sa spegnere ogni entusiasmo … mi immagino un papà di fronte a un figlio: non c’è nessuna proposta che lo smuove, ma mi immagino anche un giovane di fronte a qualche prospettiva di lasciare il branco, di prendersi in mano la vita, di darle una svolta di autenticità … niente: “il mio pub, la mia latta con cui scarrozzo per tutti i centri commerciali i miei amici, le mie abitudini piccole, piccole … io sto bene così”.

A Gesù capitava spesso di trovarsi di fronte a muri di gomma, a gente incapace di spostarsi di una virgola, incapace di dare slancio alla propria vita. Prima di Lui calcava la scena Giovanni: un fustigatore di costumi, un uomo rude, scomodo, provocatore.

“Figurati se io mi lascio incantare da questo spiritato! Non fa ‘l fanatico!”

Arriva Gesù: la dolcezza in persona, l’uomo di compagnia che non crea distanze né col buono, né col delinquente … “Per chi mi hai preso? Per un sentimentale? Ci vuole altro per me nella vita!” … e anche di fronte a Gesù ha trovato la scusa per farsi sempre e solo i fatti suoi.

E rimani solo nel tuo brodo, nelle tue false sicurezze, nella tua mediocrità felice e la vita ti si spegne ora lentamente, ora in fretta come una sigaretta che fumi sulla porta di casa: decidi una vita senza speranza.

Chi invece è capace di scegliere, viene subito sostenuto da quello che fa: la speranza non è mai senza concretezza, i fatti la dimostrano.

Maria, nella santa casa che veneriamo a Loreto, ha dato gambe alla speranza più grande e più vera: ha detto di si all’angelo che le proponeva a nome di Dio di diventare la mamma di Gesù.

“Sia fatta la volontà di Dio, sono pronta, quel poco che sono è tutto suo, il Signore Iddio me ne renderà capace”.

Fossimo capaci anche noi di deciderci sempre per il massimo bene che Dio vuole per noi e per tutta l’umanità!

10 Dicembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio è ancora nelle nostre attese

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-11) dal Vangelo del giorno (Mt 11,11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.».

Audio della riflessione

Quanto tempo della nostra vita si trascorre nell’attesa! Si attende il treno al mattino per andare a lavorare, si attende l’amico o l’amica per trovare compagnia, si attende l’innamorato per raccontare e gioire, si attende la visita del medico per calmare l’ansia, si attende lo stipendio alla fine del mese, quando ormai non si ha più niente … si attende il figlio che non torna la notte, si attende il marito che torna dal lavoro; attende la famiglia tempi migliori, attende la società un governo di giustizia, attendono i popoli la pace sospirata … e attendeva il popolo di Israele la salvezza, il giusto, la pienezza dei tempi, il mondo nuovo, la fine della prigionia.

“Pioggia mandaci il giusto, rugiada fa nascere il salvatore”.

E finalmente il tempo si compie: nel deserto si alza una voce, appare una figura ieratica che non ha paura di sferzare la gente e di provocare la coscienza.

In questo nostro tempo sta capitando qualcosa di inaudito, di completamente nuovo, di grande nel mondo: Dio vuol tornare ad essere speranza per tutti, gioia e consolazione dei poveri, giustizia per i molti diseredati, salvezza per i nostri innumerevoli peccati! Dio vuol venire ad abitare su questa terra!

Questa è la notizia sconvolgente che deve farci accapponare la pelle … ma vi rendete conto? Dio non è più l’irraggiungibile, colui che non si può nominare, ma viene ad abitare in mezzo a noi.

E Che umanità gli presentiamo?

Con le nostre vite di oggi lo sappiamo individuare o immersi come siamo nei nostri loschi affari o nelle nostre mediocrità non ci accorgeremo nemmeno? C’è da cambiare testa se vogliamo riuscire a capire quello che Dio ci dona. “È l’annuncio che l’attesa è finita. È nato un nuovo mondo. Per questo Giovanni è un grande, proprio perché chiude una attesa e apre all’infinito di Dio. Nel regno dei cieli il centro sarà Gesù, tutti gli altri che lo hanno preceduto non potranno essere che minimi. Ma proprio perché c’è Gesù, anche il più piccolo dopo di Lui è figlio di Dio, non è battezzato solo con acqua, ma sarà abitato dallo Spirito Santo.

L’attesa che si compie è vita radicalmente nuova, insperata, oltre ogni nostra possibilità e immaginazione. La Nuova Alleanza stabilita con Gesù è speranza di un’attesa certa del Regno definitivo di Dio. Ma questo Regno sta ancora nei nostri pensieri e desideri o ci accontentiamo dei nostri piccoli, contesi, venduti e comperati “regni di comodo”, pieni di ingordigie?

9 Dicembre 2021
+Domenico

8 Dicembre, festa dell’Immacolata: Con te Dio c’è da sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,28-31) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù …».

Audio della riflessione

Nella vicenda di ogni uomo e di ogni donna, c’è una figura necessaria che ti determina la vita … te la segna in bene o in male, te la colora di gioia e sempre di tenerezza: la mamma.

L’adulto che non ce l’ha più, ogni tanto la pensa, le balena davanti in molte situazioni, la vede rimproverarlo o accarezzarlo, fosse anche solo con lo sguardo e il sorriso.

Un giovane la dà un po’ per scontata, perché è sicuro di poter contare sempre su di lei: la scova ad aspettarlo, se la sente col fiato sul collo a interessarsi troppo di lui, litigano, la manda al diavolo, e non dovrebbe mai farlo … ma tutto si ricompone nella consapevolezza di poterla godere come punto di riferimento. Quando ti mancherà, ti accorgerai ancora di più che c’era e dovrai fare un salto obbligato nella vita adulta.

Anche Gesù ha voluto avere bisogno di una mamma: si è inscritto in questo gioco di tenerezze date e ricevute, di accoglienza incondizionata e sforzo di definirsi in libertà, di delicatezza e fortezza … e lei si chiamava Maria: ha fatto la mamma fino in fondo! Viveva in una cultura in cui la donna era considerata pochissimo nella società che conta, ma determinante per la crescita del figlio.

Il carattere di Gesù, la sua fortezza, la sua capacità di dialogo, la sua fiducia estrema in Dio Padre, sono nati sulle ginocchia della mamma: Gesù ha cominciato da piccolo a vedere Dio, guardando negli occhi sua madre. Ha maturato l’incrollabile fiducia in suo Padre anche nella prova suprema della croce, vedendo l’abbandono totale in Dio di sua madre.

Ma … una cosa, tra le tante, definisce in modo originale il rapporto tra mamma e figlio in Gesù: Lui, in Dio, ha potuto scegliersi la mamma. Dio non è andato alla banca del seme per vedere se suo figlio poteva nascere biondo, con gli occhi azzurri, slanciato, con il quoziente intellettuale da genio, forme fisiche da dio greco… si è scelto la madre e l’ha voluta senza colpa, senza la minima colpa, non invischiata nella catena del male in cui l’umanità si dibatteva.

Il Vangelo usa alcune paroline semplicissime: “il Signore è con te. Il Signore è la tua pienezza, ti abita completamente, non c’è spazio dato a nessuno al di fuori di Lui”.

Avere una mamma così anche noi, è la nostra sicura speranza, e lo auguriamo a tutte le mamme di esserlo sempre per i loro figli, per le loro figlie, per tutti coloro che ne hanno bisogno.

8 Dicembre 2021
+Domenico

Che paura hai? ti vengo prendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,13) dal Vangelo del giorno (Mt 18,12-14)

«… se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite …».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti nell’immaginario un gruppo di pecore con qualche cane a seguito, un pastore piuttosto trascurato … vita dura è la sua, si sposta con loro, le tiene assieme, le blocca, le aiuta ad attraversare la strada, le porta a pascolare ovunque … si vede subito se è il padrone o se è stato solo pagato per contenere i danni.

Ma forse abbiamo anche nella memoria un’immagine un po’ strana a dire il vero, ma dolcissima: un pastore robusto, vestito di pelli di pecora, con calzari alti, tunica stile romano, bisaccia a tracolla, con una pecora o un agnello mansueto sulle spalle a far da corona al suo collo. La pecora è tranquilla, il pastore è fiero: è un’immagine antichissima che risale ai primi secoli del Cristianesimo.

Con questa immagine viene fissata nella vita, nell’immaginario collettivo un dramma d’amore: una pecora smaliziata che si stanca di stare sempre in coda, che perde il richiamo delle altre, che si avventura da sola negli anfratti del pascolo e si smarrisce. Ha provato il gusto di una libertà ingannatrice? È stata sfortunata … le hanno fatto un tranello? Ci sono tanti modi di perdersi nella vita:lLe cronache ti fanno vedere come accade l’impossibile.

“Era qui due secondi fa, mi sono girato, non c’è più …”

La vita umana è popolata di fughe, di smarrimenti. La nostra stessa vita si accorge troppo tardi di aver perso la saggezza, il senso, il senno, la strada giusta … e spesso non interessa a nessuno dove sei finito, anzi qualcuno te lo rinfaccia solo, con un gusto sadico. Hai visto? L’hai voluto, te l’ho detto, ora arrangiati e non farti più vedere.

Lui invece, il nostro pastore – chi è se non Gesù?! – a sera fa la conta e gliene manca una. Si accorge di te, di me, di ogni sconosciuto e riparte a cercare.

È bello sentirsi cercati, è bello quando ti appare un sms che ti dice: dove sei? Smettila di scappare!

“Quando ti troverò, non avrò altro da fare che abbracciarti, coccolarti, ridarti casa: le novantanove che stanno qui, stanno bene e si sono dimenticate di te, ma non io! Ti vengo a prendere!” E dall’altra parte, può esserci ancora una fuga, quasi il dispetto di essere stati trovati, la superbia di non ammettere solitudine ed errore … e lui sempre a cercare fino a coinvolgerti nella festa: non è più un dramma, è una gioia! Questa è un’altra grande speranza che abita la nostra vita. Noi siamo questa prima speranza per gli altri?

Sant’Ambrogio che oggi veneriamo, e Milano lo celebra da sempre con una grande festa, è stato questa speranza per la sua gente che amministrava, ma che lo voleva vescovo: lo divenne e ne fu una originale e grande figura di credente, di apostolo, di padre e un appassionato pastore e guida.

7 Dicembre 2021
+Domenico

Ci occorre infusione di energia nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,24-25) dal Vangelo del giorno (Lc 5,17-26)

Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.

Audio della riflessione

È bellissimo quando si cammina in montagna a respirare aria fresca, magari arrancando sotto uno zaino, con amici accanto che in silenzio senti col fiatone. È ancora più bello quando sei vicino alla meta, quando, per esempio, stai andando alla Santissima Trinità, a quel bel santuario sotto la roccia e l’ultimo pezzo ti spacca le gambe…. allora ti siedi a prendere fiato: non ti sposteresti più se non ci fosse la meta vicina, se dentro di te non ti fossi deciso di arrivarci, costi quel che costi. Il tuo amico a fianco ti dice: alzati, camminiamo.

Molte volte, nella vita, siamo a terra, abbiamo giù la catena; non c’è più niente che ci motivi. È dolore insopportabile, è tradimento, è perdita di fiducia, è sentirsi ingannato, è un’offesa che brucia, è rimorso per errori stupidi che ci sembravano scelte nobili e coraggiose.

Siamo seduti e stanchi e non abbiamo più forza di rialzarci: c’è un peso più grande di noi che ci incolla al pavimento, ci schianta a terra. È paralisi pura: non si muove più niente.

È così per quel povero uomo che quattro amici fantasiosi e coraggiosi, impudenti e decisi, calano davanti a Gesù scoperchiando il tetto della casa in cui sta parlando.

Gesù s’era rifugiato in casa per difendersi dall’assalto della miseria, ma la miseria è più forte delle convenienze e, soprattutto, l’amicizia la vince sulle convenzioni.

Gesù dice all’uomo paralizzato “alzati e cammina”: È un comando perentorio, che non ammette scuse. È una liberazione, è infusione di energia nuova. E quello si rimette in piedi a camminare.

Abbiamo bisogno tutti di essere rimessi in piedi, di tornare a camminare diritti nella nostra umanità e dignità. La vita spesso ci piega, ma con Dio siamo più forti delle disgrazie e più forti del male. È anche questa la nostra attesa, che diventa speranza certa se è condivisa con gli altri.

Farei un monumento a quei quattro amici che hanno calato dal tetto quell’uomo distrutto e immobile. Se avessimo noi alcuni amici che non ci lasciano soli quando siamo giù di corda, quando siamo disperati. Sono la concretezza della speranza di cui sentiamo l’urgenza.

San Nicola, che viene ricordato oggi in tutto il mondo, lo fu per tante persone povere, senza futuro, ma capaci di chiedere e di pregare.

6 Dicembre 2021
+Domenico

Un fatto storico ha cambiato il mondo: il Natale di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,5) dal Vangelo del giorno (Lc 3,1-6)

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Audio della riflessione

Il mese di dicembre è sicuramente il mese più convulso … credo sia il mese del traffico più intenso per le vie delle città, il più caotico per le poste, il più difficile per i trasporti, il più esagitato per il commercio, il più snervante per gli scioperi.

Si va, si viene, si acquista, si prepara, si regala, si spende. Se poi aggiungi tutta la tensione della pandemia, dei vaccini, della terza dose, dei ragazzi che debbono diventare tutti vax, del pass, che ogni tanto ha bisogno del tampone non ci si raccapezza più. C’è nell’aria però ancora una attesa che non vogliamo confonderla con nessun’altra attesa.

Nelle nostre civiltà occidentali è al suo apice l’operazione Natale: è purtroppo l’attesa di un mondo ricco che si concentra sul consumo, ma l’origine di questa convulsione è un fatto storico che ha cambiato il mondo, che ha diviso la storia in due: prima e dopo lui, prima e dopo Gesù Cristo.

Tutto questo caos, allora … è per Lui? Stiamo perdendo la testa perché vogliamo trovargli un posto? Stiamo comperando perché c’è da fargli un regalo? Stiamo accendendo luci per indicargli la strada per la sua venuta? Stiamo riempiendo di stelle filanti, di lustrini, di neon le nostre case per fargli trovare un posto caldo, accogliente? Stiamo facendoci regali per far sparire dai nostri volti ogni traccia di mestizia, perché Lui è la gioia?

“Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate strade, riempite avvallamenti, spianate alture…”

Noi cristiani ci siamo forse lasciati scippare il Natale dai negozi: non c’è posto per questo bambino che nasce, gli tocca cercare un altro luogo!

Qui non c’è posto per Lui … aA meno che… a meno che, dentro questa festa del commercio, che non ci scandalizza, né ci soffoca, perché è anche lavoro per tante famiglie, sappiamo recuperare una dimensione interiore, sappiamo fare spazio alla preghiera, sappiamo mettere nel conto delle spese, nell’elenco delle possibilità della tredicesima un preciso impegno per il povero.

Ci possono stare tutte le luci che vogliamo, purché nel tuo mese di dicembre decidi due o tre cose semplici:

  • Prima: una mezza giornata di deserto in cui stacchi la spina, fai a meno di una notte da sballo, talloni un prete o una guida spirituale per far chiarezza nella tua vita, preghi e rileggi i primi capitoli del vangelo di Luca;
  • Due: decidi una percentuale su tutte le spese che fai, da destinare ai poveri;
  • Tre: accogli per alcuni mesi nella tua seconda casa la gente senza tetto;
  • Quattro: trascorri una giornata in ospedale a fianco di chi soffre … così porti speranza.

E allora forse qui alla domanda “la speranza dove la trovo?” posso dare una risposta.

5 Dicembre 2021
+Domenico