Sta scoppiando il futuro: che fai?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,5-7) dal Vangelo del giorno (Mt 9,35-10.1.6-8)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi:”Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo … ho pre­visto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte”.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, i supe­raccessori del bagno. È stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono. È sicuro anche il calcia­tore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato, e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugu­rio, prevedere qualche disgrazia o qualche ma­lattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo, possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabi­lizza, è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mu­sulmani hanno il famoso Ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggio­ranza ci tiene. Io Ricordo due ragazzine, in oratorio, al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è Ramadan. E tutti grande rispetto.

Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci siamo messi a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la lotteria o per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una uma­nità piena, un mondo nuovo, un amore sempre fresco? Vogliamo lasciarci incantare da una pro­messa: “Il regno di Dio è qui, è imminente. Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. È più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato”.

E il futuro è da inventare e accogliere con speranza … ma questa speranza dov’è che posso trovala?

4 Dicembre 2021
+Domenico

Signore, c’è troppo buio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Mt 9,27-31)

«Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

Audio della riflessione

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Nella vita siamo tutti un po’ ciechi: arrivano momenti in cui non vedi più chiaro … ti eri messo su una strada, avevi investito tutto quel che eri e di colpo non riesci più a capire dove sei finito. Sembrava che tutto filasse liscio e di colpo il tuo legame d’amore è finito. Riprendi con la memoria tutto il tuo passato, ti sembra di es­sere sempre stato … sempre corretto, ma non ti accorgi di come lentamente avevi chiuso gli occhi e li avevi concentrati tutti sullo specchio a guardare te, a vivere in funzione di te, a mettere al centro te. Vedevi l’altra persona che viveva con te, ma l’avevi fatta diventare la tua proiezione, la tua controfigura. Lo si dice anche comunemente: avevi occhi solo per te.

Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto: per questa cecità non c’è collirio che tenga, ti puoi anche far operare alle cataratte, ma non ci vedrai mai.

Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avver­tono la presenza. Non ci vedono, ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza, fiducia, tenacia li lanciano all’inseguimento di Gesù. Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non possono lasciar­selo scappare. Non ce la fanno più a rimanere nel buio. Non può essere sempre così spenta la loro luce … e gridano “abbi pietà di noi. Ti chie­diamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare”.

E Gesù: “ma voi credete che io abbia questo potere per voi? Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi? Vi fidate di me”? Non avevano che lui: che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica … e Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano, ne imploravano, ed erano sicuri di ottenere con la loro fede.

Abbiamo anche noi una vista da chiedere: vo­gliamo vedere noi stessi, gli altri, il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.

Desideriamo avere occhi di pasqua, di risurrezione, di nuova vita, di vita senza fine. Vogliamo poterci guardare negli occhi con questi nuovi occhi, senza occhiali, senza difenderci e senza nasconderci.

Gesù sei ancora la nostra unica speranza!

3 Dicembre 2021
+Domenico

La Parola di Gesù è sempre roccia sicura

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,26-27) dal Vangelo del giorno (Mt 7,21. 24-27)

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Audio della riflessione

Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro, i nostri progetti? Sulla sabbia o sulla roccia?

È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico imman­cabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette alla prova.

Siamo abituati, di questi tempi, a vederci franare addosso una riva, un pezzo di montagna, a vedere ingoiate in un at­timo le fatiche di un’esistenza, se non le vite stesse … e si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico, che è pure vero: la casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane.

Quella casa è la no­stra vita, il nostro amore, i nostri progetti: che cosa è sabbia per la nostra vita? È l’appa­renza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superfi­cialità, il disimpegno.

Che cosa è sabbia per il nostro amore? È l’egoi­smo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova.

È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia, di lavorare sodo per realiz­zarli … è sempre una grande delusione quando ti tocca restaurare la tua vecchia casa e ti accorgi che mancano le fondamenta! Sembra bella, ti richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto.

Allora la tua fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta: si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza fatua, pronta a franare a ogni difficoltà? Sì! Se si tratta di vere fonda­menta che non sono certo l’alcol, o lo sballo o le sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.

Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritro­vare dignità se ha il coraggio del chiedere per­dono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente.

Gesù dice che la roccia è la sua parola accolta e attuata: andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo gli oroscopi, con­sultiamo maghi e fattucchiere … è ancora tutta sabbia!

Ci serve una parola che dà speranza, ed sempre la Parola di Gesù, è sempre il Vangelo, che è una roccia per ogni vita, che è una speranza per ogni futuro, che è la certezza di essere nelle braccia del Padre.

2 Dicembre 2021
+Domenico

La compassione di Gesù, non umilia, ma dà forza e speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,32) dal Vangelo del giorno (Mt 15,29-37)

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

Audio della riflessione

Se vivi concretamente dentro la quotidianità più normale di una famiglia, di una città e non ti releghi in mondi artificiali come possono essere spesso le sale ovattate di qualche palazzo o gli incarichi asettici di qualche professione avulsa dalla vita, vieni a contatto ogni giorno con le sofferenze della gente.

Il mondo è proprio carico di sofferenze: è fatto anche di tante gioie, di tanti momenti esaltanti, di tante persone che vivono felicemente la loro vita, ma il cumulo di sofferenze che stanno appena sotto la superficie è grande: spesso sono le malattie, molte volte la sfortuna, ma molto più spesso la cattiveria e il vizio che l’uomo coltiva e diffonde. Dietro ogni sofferenza spesso c’è un’ingiustizia, molte volte un’infedeltà, un abbandono, un egoismo … e il male si accumula tanto da non essere in grado di alleviarlo.

La comparsa di Gesù presso il mare di Galilea aveva scoperchiato tutte queste miserie umane: zoppi, storpi, ciechi, sordi:

  • È zoppo chi non cammina, ma anche chi non trova la strada della vita;
  • è cieco chi non vede, ma anche chi non trova la verità,
  • è storpio chi è ricurvo su di sé, ma anche chi non riesce a stare diritto nella sua dignità,
  • è sordo chi non sente, ma anche chi non vuol sentire, chi si isola nel suo mondo, chi si aliena.

È la nostra umanità che si incontra con quel Gesù che è venuto a portare speranza nel mondo.

Gesù conosce questa miseria in cui si è ridotta l’umanità, avverte la cattiveria che sta all’origine di molta infelicità, ma quando gli si para davanti tutta questa povera umanità, gli si “contorcono le viscere”: così si può tradurre quel termine “compassione”, ha le reazioni dolorose e piene di partecipazione di una madre verso i suoi figli.

Gesù guarisce e consola, sfama e nutre, si colloca nella vita degli uomini e ne diventa il cibo, il sostegno, la forza.

Qui sulle rive del lago moltiplica i pani, per dirci che lui è il pane che non mancherà mai dalla mensa degli uomini: la folla lo segue da tre giorni, i tre giorni del suo rimanere sottoterra, perché lui stesso possa diventare questo pane.

Quella immane sofferenza ha bisogno di essere portata da qualcuno: Lui la porta e diventa sicura speranza di ogni nostra fame e di ogni nostra sofferenza.

E io lo sono per gli altri?

1 Dicembre 2021
+Domenico

Non c’è nessun destino, ma sempre una chiamata

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22) dal Vangelo del giorno (Mt 4,21-22) nella festa di Sant’Andrea Apostolo

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Audio della riflessione

Siamo buttati nel mondo a caso, oppure c’è qualcuno che ci pensa? C’è un destino cieco che determina la nostra vita o possiamo deciderla noi come meglio ci aggrada? Ci industriamo in mille modi per dare alla nostra esistenza la piega che vogliamo noi, oppure siamo come il cane legato a un palo che non può andare oltre il cerchio descritto dalla sua catena?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo liberi quasi di volare e altri in cui ci sembra di essere perse­guitati da un cieco destino: in alcuni momenti ci sembra di essere noi che definiamo la rotta della nostra vita, in altri ci sembra di essere elegantemente ingannati … o presi per i fondelli, come si usa dire.

Abbiamo a disposizione intelligenza, volontà, cuore, affetti, amici, amore materno e paterno, amore di coppia: sono tutte energie che ci aiu­tano a definire la nostra vita.

Ci sono anche agenzie specializzate che ci orientano dove piace a loro, vedi per esempio la pubblicità che sta pervadendo ogni nostra scelta senza accorgercene: siamo di fronte a molte opportunità, spesso troppe, per cui non sappiamo da che parte voltarci, quale scegliere.

Gesù si colloca in questa sorta di confusione o di incertezza e ci apre una nuova prospettiva, dicendo che la vita dell’uomo è la risposta a una chiamata: non c’è nessun destino cieco nella vita, non c’è nessuna fortuna o sfortuna, ma la risposta originale a una chia­mata libera.

Gesù era ormai di casa tra quel gruppo di pescatori che ogni giorno incontrava sul lago: giovani, adulti, sposati, garzoni, padroni di una barca … una vita faticosa, il lago non regalava niente a nessuno, molte notti a gettare reti e a ritirare soltanto acqua e sassi – oggi sarebbero bottiglie di plastica – il pomeriggio a ricucire gli strappi, a immaginare il futuro.

Era diventato loro amico: aveva visto nel loro cuore sete di verità, voglia di futuro diverso, desiderio di giu­stizia, aspirazione alla bontà … e li chiama! E loro all’istante abbandonano barca, reti, progetti, padre e madre e lo seguono.

Sentirsi chiamati a qualcosa di bello, di grande, di pulito è ciò che tutti sogniamo … solo che siamo distratti e non ci sentiamo quasi mai interpellati, o siamo interpellati da niente.

C’è invece in tutti una chiamata nella vita: non siamo fatti con lo stampino, ma in maniera originale; nessuno è generico, non siamo clonati, pos­siamo sperare di intravedere ciò per cui siamo nati, costruire la nostra risposta originale.

Questa è una grande speranza per ogni vita e sempre, ogni giorno … e Sant’Andrea, che oggi ricordiamo, è stato chiamato da Gesù a diventare Apostolo e lo ha fatto con una estrema generosità: anche lui, abbandonate le reti, lo seguì, e lo seguì anche in croce.

Ma noi, questa speranza, dove l’abbiamo buttata?

30 Novembre 2021
+Domenico

Non mi sento degno di averti in casa mia

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 8, 8-9) dal Vangelo del giorno

Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa”.

Audio della riflessione

È sempre bello poter ospitare a casa nostra qualche persona, poterla accogliere nell’intimità di un rapporto informale: i rapporti di società spesso sono di ruolo, un po’ distaccati, ma tutti hanno un cuore e non c’è come il clima di una famiglia in una casa che permette di godere dell’amicizia, della familiarità, della distensione, delle confidenze e del rapporto alla pari, senza distanza.

Non è purtroppo sempre così, perché talvolta si invita a casa qualcuno per tendergli un tranello, per renderlo meno libero di fronte alle decisioni, per raccomandarsi, per strumentalizzare o forse anche per umiliare e per creargli imbarazzo di fronte alla nostra ostinazione.

Qualcosa di simile stava sullo sfondo quando Gesù si sente fare un’accorata richiesta da un capitano dell’esercito di occupazione romana, un centurione: “Mi sta male un servo, gli voglio troppo bene per vederlo scomparire dalla vita e per vedermelo soffrire tanto. Tu lo puoi guarire” … e Gesù, immediatamente lo mette alla prova: “Verrò a casa tua e lo guarirò”.  Poteva essere un’ottima occasione per il capitano per farsi un nome, Gesù stava spopolando per tutti i suc­cessi che aveva con la gente, creava invidia nei potenti … averlo a casa era sicuramente meglio di una promozione! Il centurione però si guarda addosso e vede quanto è grande la differenza tra lui, uomo di forza e Gesù, uomo di pace, tra la sua vita di pagano e la nostalgia di Dio che ogni gesto di Gesù innescava anche in lui; sa stare al suo posto, ha ancora da fare tanta strada per entrare in amicizia con Gesù ed esce in quella bellissima preghiera: “Signore non sono degno che tu entri nella mia casa, ma di’ solo una parola è il mio servo guarirà”. Da allora, in ogni Messa la si ripete sem­pre, forse distrattamente, forse solo formal­mente, spesso senza verità dell’essere, perché poi andiamo a fare la comunione senza badare a quanto siamo sbagliati dentro, magari per farci vedere e così strumentalizzeremo l’amicizia sincera di Gesù.

In quel contingente di soldati romani, c’erano senz’altro giovani delle nostre regioni del centro Italia, sotto l’impero romano, e mi piace pensare che il centurione sia uno dei no­stri: uno che ha capito di non usare Gesù per i suoi comodi, ma di desiderarlo come speranza vera della sua vita e dei suoi figli.

E’ questo atteggiamento che dobbiamo maturare nella attesa che ci proponiamo di approfondire di fronte alla accoglienza che dobbiamo a Gesù nella nostra condizione umana.

29 Novembre 2021
+Domenico

Siamo sentinelle, non custodi di un museo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

Le ultime parole della Bibbia, che si chiude con l’Apocalisse, sono una accorata invocazione: “Vieni Signore Gesù”. È talmente ancora viva l’esperienza di Gesù, che ne nasce una nostalgia … oppure è la consapevolezza che c’è un compi­mento necessario di quanto è iniziato con la sua storia? Abbiamo compreso che tocca a noi svi­luppare questo compito con un’attesa vigile e piena di speranza?

Gesù ritornerà: la storia non continuerà sempre così come va ora, il mondo non sarà sempre così, impossibile da capire, difficile da giustificare nel male che lo segna esageratamente; i popoli non saranno sempre sballottati da potenze egoiste, da interessi economici, da guerre crudeli. La storia avrà una conclusione, il mondo ora non è ancora pienamente orientato a Dio, ma la sua salvezza si compirà: c’è una presenza nelle pie­ghe della storia di qualcosa di nuovo, di bello, di completo e si svilupperà.

Gesù ritornerà: la storia non è fatta di corsi e ricorsi; la terra dopo ogni giro attorno al sole non si troverà al solito posto, ma si avvicina, col sole, con l’universo, sempre più a Dio.

Gesù ritornerà: è bello pensare che quel Gesù che ogni cristiano vive come centro della vita non è il ricordo di un passato, ma è la certezza di un futuro! Allora la nostra vita è l’attesa di una comple­tezza di umanità, è un cammino orientato verso una meta. Allora ci dobbiamo attrezzare per una grande attesa: Siamo tutti sentinelle, come di­ceva Giovanni Paolo II ai giovani di Tor Vergata, non siamo topi di biblioteca o custodi di un ar­chivio. Non siamo chiamati a clonare il passato, ma ad aspettare un futuro nuovo e certo. L’Avvento, che oggi iniziamo, è un periodo interessante per la Chiesa, è l’attesa di qualcuno che viene.

Gesù ritornerà: sarà una festa stupenda se non ci appesantiamo in mille lacci e laccetti del nostro vivere, se non riteniamo definitivo il dolore che soffriamo, se sappiamo credere ai sogni di com­pimento e di novità che la Parola di Dio nutre, se sapremo tenere viva la lampada dell’attesa. La sentinella non dorme, non si adagia, tutto il suo corpo vibra di una tensione che la tiene sveglia e le dà energie insperate.

Gesù ritornerà: È la nostra sicura speranza. Il nostro mondo è ammalato di una malattia mortale. Stiamo correndo ai ripari, siamo consapevoli ancora di più sia per l’aumento dei disastri ambientali, sia per la pandemia che facciamo fatica a vincere per le nostre stoltezze e egoismi che occorre alimentare la speranza.

Il Natale potrà diventarne un segno se  lo sappiamo collocare in un cammino di conversione personale e sociale.

28 Novembre 2021
+Domenico

La vita non è un parcheggio, ma una attesa

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Audio della riflessione

La vita non è un parcheggio, pieno di distrazioni, non è un deposito di pacchi con scritta da sempre la destinazione, ma … vivere è tendere verso qualcosa di definitivo: la interpreta al meglio non l’adattamento, ma l’attesa, la vigilanza, il sapere che c’è qualcosa di bello, di vero che la compie.

Non è un risultato scontato già previsto, ma la sorpresa di un incontro: le si addice di più l’immagine di una sentinella che continua a scrutare l’orizzonte, che vive di attesa, che non sa darsi pace nella certezza di un compimento … che di una guardia preoccupata che nessuno scippi niente di quello che si ha.

Ciò che si ha non dà nessuna certezza, quello che si è ci costringe ad alzare lo sguardo all’orizzonte: vegliate e pregate.

La dimensione vera della vigilanza del cristiano è quella della preghiera: la sentinella dialoga con chi deve venire, se lo immagina accanto, lo chiama, lo sente già a portata di mano, gli si affida … e l’affidamento è sapere che ci sono braccia pronte ad accogliere, desideri destinati ad essere esauditi, amicizia che riempie di gioia.

Il cristiano attende Dio: non attende un giudice, ma un Padre!

Gesù aveva consumato tutta la vita a cambiare quella falsa idea di Dio che stava nel cuore dei venditori del tempio: Dio si coccola i suoi figli, Dio manda suo Figlio a togliere dal male l’umanità, in questa maniera li coccola.

Dio sa che deve giocare la partita della libertà e dell’amore dentro la vita degli uomini. Questo Dio che ha sognato sempre per noi il massimo del bene è colui che vogliamo vedere apparire all’orizzonte di ogni esistenza, della mia, della tua, della vita dei poveri, dei perseguitati, dei buoni e dei cattivi, degli abbandonati e dei sazi di cattiveria.

Mentre ti attendiamo o Dio noi ci abbandoniamo alla tua volontà, osiamo attenderti oranti, con le braccia allargate come tuo figlio sulla croce, sicuri che il tuo giudizio sarà nell’amore e la nostra vita non dovrà temere se non il nostro egoismo che ancora tu hai il potere di distruggere.

Ti aspettiamo con ansia, siamo già stati per troppo tempo in fuga. Apri il tuo cielo e discendi.  La nostra attesa è fragile, ma con la preghiera diventa la dimensione più bella della nostra vita e della vita del mondo

Ecco … sostenuti in tutta questa settimana dal capitolo 21 del vangelo di Luca, terminiamo oggi l’anno liturgico, con nel cuore una grande speranza,  nell’animo una domanda di perdono e di misericordia per le nostre vite e una preghiera perché il Signore ci liberi dalla pandemia

27 Novembre 2021
+Domenico

Scruta i segni giusti e seguili

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Audio della riflessione

La nostra vita è affidata ai segni: ne hai bisogno quando giri per le strade per sapere la direzione giusta, ti occorrono per intenderti con qualcuno sul da farsi, sono necessari per tradurre i pensieri in uno scritto e comunicarli agli altri, diventano – questi segni – utili a un imprenditore per capire come orientare i suoi capitali, stai ad ascoltare le previsioni del tempo prima di metterti in viaggio … insomma … qualcuno ti manda segni sbagliati per imbrogliarti e devi imparare a difenderti e a farti da solo una tua lettura: aguzzi l’intelligenza, fai confronti, metti in sequenza vari indizi e poi rischi una decisione.

Avessimo conoscenza di alcuni segni inequivocabili per prevenire un terremoto! Potessimo leggere in tempo i segni premonitori di tutte le malattie! Fosse possibile sapere sempre quando la morte è alle porte!

Gesù ci dice che esiste una serie di segni anche spirituali per orientare la nostra esistenza alla pienezza che Lui sogna per noi: ci invita a leggere i segni dei tempi della salvezza, cioè a guardare che cosa nel mondo viene alla luce come segno della sua presenza salvatrice, a vedere la direzione da prendere entro le complicazioni della vita umana per sviluppare e contribuire all’avvento di un mondo più giusto.

Cambiano le stagioni della natura: si avverte l’avvicinarsi della primavera o dell’autunno e ci si attrezza di conseguenza; la vita degli ultimi esprime una sete di salvezza e in quella sete il cristiano deve collocare le sue energie. 

Tutto quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora con la pandemia è sicuramente un insieme di segni che la vita ci dà e che alla luce del Vangelo dobbiamo leggere. Per molti di noi è anche la fine del mondo, nel senso che moriamo; se non lo  è, e sempre lo speriamo per tutti, è  un segno da interpretare.

Abbiamo capito che non siamo onnipotenti, che tutti i nostri progetti di viaggi, di spazi, di programmi abbiamo dovuto cambiarli; abbiamo capito che la stessa economia non è un teorema certo, ma ha molte variazioni sia per gli stati, che per le aziende, che per il nostro bilancio familiare; assistiamo ultimamente alla carenza di tanti cibi nei supermercati o di tanti utensili per la nostra vita quotidiana… insomma dove è finita la nostra sicumera quando pensavamo che tutto doveva procedere come sempre?

Oggi più di ieri si è sensibili alla libertà, oggi più di ieri abbiamo bisogno di speranza: il cristiano allora lavora per la libertà vera, offre la speranza viva che gli mette a disposizione il Vangelo. I segni dei tempi sono una sorta di chiamata di Dio a orientare tutte le nostre energie nella direzione dello sviluppo del suo regno che solo lui determina e orienta.

Fa parte di questo regno vivere sempre tutti da fratelli: Papa Francesco ci aiuta sempre a leggere i segni della pandemia e ci spinge ad essere ospitali, generosi, a non fare muri, ma ponti.

Anche in ogni vita Dio distribuisce dei segni per far capire la direzione giusta della felicità di ciascuno: ogni uomo e donna deve intercettare questi segni per decidere come orientare la sua vita, come rispondere a questa chiamata personale.

Essere capaci di leggere i segni giusti e non farsi incantare da quelli sbagliati è una virtù da acquisire e da chiedere con insistenza e da perseguire con speranza.

26 Novembre 2021
+Domenico

Attendere e sperare, caratterizzano il tempo di fine anno liturgico che stiamo vivendo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 27-28) dal Vangelo del giorno (Lc 21, 20-28)

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Audio della riflessione

“La vostra liberazione è vicina”: è la certezza che Gesù dice per l’uomo che attende la fine dei tempi, l’incontro gioioso con Dio Padre.

Il Vangelo di Luca nel capitolo 21, che scandice le nostre eucaristie di questa settimana, è dedicato ai tempi definitivi: una descrizione piuttosto terrificante degli sconvolgimenti finali, tipica di un genere letterario che ai tempi di Gesù era molto diffuso.

Ogni tanto anche nelle nostre culture si fanno vivi atteggiamenti “millenaristici”: li abbiamo sentiti vent’anni fa nell’avvicinarsi dell’anno 2000, lo vediamo descritto dai giornali quando nel mondo avviene qualche catastrofe climatica … e il Vangelo però ci aiuta ad alzare lo sguardo e a vivere di attesa.

C’è nel cuore dell’uomo una attesa di felicità e di salvezza, di senso e di speranza: spesso questa sete la inganniamo con gli oggetti, con i regali, con le piccole sorprese tra amici, ma è necessario andare oltre per ritrovare la bellezza della nostra umanità e della ricerca esistenziale che la caratterizza.

Tutti cerchiamo felicità, pienezza, appagamento, serenità e pace!

Il nostro mondo, continuamente in guerra e a costruire muri, crede di essere condannato a una perenne conflittualità mortale: si parla di giorni di vendetta che caratterizzeranno la fine dei tempi. Per gli ebrei di quel tempo ci si riferiva anche alla distruzione di Gerusalemme … quella fu una vendetta dei romani, non di Dio, perché il rifiuto di Gesù da parte del popolo di Dio di allora e tutti i nostri rifiuti se li è caricati sulle spalle Gesù morendo in croce, per starci vicino, solidale con l’umanità e per offrirci salvezza.

La storia umana è un tendere inquieto a Dio, nostro luogo naturale: si placa solo nell’incontro con Lui! Siamo fatti per Lui, perché Lui si è fatto per noi.

Questa attesa scritta nelle nostre vite da sempre, raccontata dalle aspirazioni di popoli e profeti, di poeti e di filosofi ha avuto una risposta: il famoso “Bambino di Betlemme”, il figlio di Maria, Gesù di Nazaret, il crocifisso e risorto, una vera alternativa a come e dove si erano attardate le attese della gente, che ancora aspettava la soluzione dei problemi nella potenza, nella ricchezza, nel potere.

Ci avviciniamo a grandi passi a un periodo particolarmente carico di attesa nella nostra cultura: è il periodo dell’Avvento e del Natale, dell’attesa di quella piccola luce che scalda il cuore di tutti.

Gesù è la nostra attesa: è Lui che riempie il cuore degli uomini, è Lui il Dio che non ci abbandona mai.

25 Novembre 2021
+Domenico