Che vita presentiamo al Signore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1, 1-4)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Audio della riflessione

C’è un personaggio austero che ha preso casa nel deserto: si è ritirato lontano dal rumore delle città, lontano dalla vita indaffarata dei commerci e degli scambi, soprattutto ha lasciato il tempio, il luogo dedicato alla vita spirituale, unito a doppia mandata con il potere politico.

Conduce una vita austera, non veste certo Dolce e Gabbana, ma peli di cammello che tiene aderenti al corpo con una cintura, mangia quel che il clima e l’habitat arido del deserto ancora offre: miele selvatico e locuste.

Soprattutto è importante ascoltare quel che dice: “in questo nostro tempo sta capitando qualcosa di inaudito, di completamente nuovo, di grande nel mondo. Dio vuol tornare ad essere speranza per tutti, gioia e consolazione dei poveri, giustizia per i molti diseredati, salvezza per i nostri innumerevoli peccati. Dio vuol venire ad abitare su questa terra: questa è la notizia sconvolgente che deve farci accapponare la pelle. Ma vi rendete conto? Dio non è più l’irraggiungibile, colui che non si può nemmeno nominare, ma viene ad abitare in mezzo a noi.”

E che umanità gli presentiamo? Con le nostre vite di oggi lo sappiamo individuare o immersi come siamo nei nostri loschi affari o nelle nostre mediocrità non ci accorgeremo nemmeno?

C’è da cambiare testa se vogliamo riuscire a capire quello che Dio ci dona!

L’opera di Giovanni è per un certo verso facile, non definitiva, ma ardua da far capire. Lui deve solo preparare: “Sgomberiamo la vita dai nostri peccati. Laviamoci, lavatevi, fate un po’ di pulizia. L’acqua in cui vi immergerò è un segno di una purificazione più profonda che colui che viene dopo di me opererà in voi con un’altra forza che non riesco nemmeno a immaginare”.

Immaginiamo che sia rivolto anche a noi questo discorso. Stiamo preparandoci al Natale, al Signore che viene. Che vita gli presentiamo? E’ la solita routine senza slanci, né cambiamenti? E la solita distribuzione di giocattoli, che aiutano più noi a mettere a posto la coscienza e a pulire gli armadi che quelli che li ricevono?

Giovanni è severo, ma credo che lo dobbiamo essere tutti anche noi con noi stessi. Una vita cristiana a qualche maniera oggi non dice niente a nessuno e ancora prima a noi: o ci mettiamo di impegno a leggere la Parola di Dio, a fermarci a contemplare su che senso ha la nostra storia e la storia del mondo e in questa riflessione torniamo a Dio, alla sua legge, ai suoi disegni d’amore oppure non val la pena di credere.

E Dio che fa? Dio non ci abbandona, e noi viviamo di attesa.

6 Dicembre 2020
+Domenico

Fuori dalle sacrestie e oltre i sagrati

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,36-38) dal Vangelo del giorno (Mt 9, 35-10,1. 5-8)

Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Audio della riflessione

La nostra vita cristiana spesso si sviluppa solo entro gli angusti confini delle nostre strutture ecclesiastiche: la sete di Dio oggi abita nelle coscienze di molte persone, ma noi cristiani spesso stiamo abbarbicati nei nostri comodi e pacifici spazi.

Gesù con i suoi discepoli è perentorio: “rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Uscite dal tempio e andate per le strade”.

Oggi la Parola di Dio deve risuonare ovunque: l’abitudine a isolare il cristianesimo o alla coscienza privata o alle nostre sacrestie è un insulto al Vangelo, è una ingiustizia nei confronti dei tanti che hanno bisogno di Dio, che hanno sete di Lui e se lo vedono sottrarre dai nostri comodi loculi. 

Il mondo non è una sterpaglia – dice Gesù – non è una landa di ululati solitari, non è un groviglio di domande assurde, non è una accozzaglia di casualità senza senso: il mondo è una “messe”, è un terreno fertile; in esso è già maturato da sempre un desiderio, è saturo della attesa di uno sbocco, aspetta solo che qualcuno dia inizio a una mietitura … invece la nostra visione di mondo è sempre la fotografia, di ostilità, di mali, di lontananza da Dio …

Gesù dice invece che è una messe, che ha bisogno di operai che la raccolgono: ci viene offerta su un piatto d’oro una sete e noi, che custodiamo la sorgente, non la mettiamo a disposizione; ci viene offerto un campo maturo e noi non siamo capaci di raccogliere i frutti. 

Avvento è anche accorgersi della sete di Dio che c’è nel mondo e offrire la sorgente: è portare a compimento una attesa con il dono della sua Parola … e torna ancora la parola precisa, che definisce la sollecitudine di Gesù: compassione.

Gesù ha compassione della gente stanca, sfinita e sbandata: sono tre aggettivi che  possono ben fotografare noi uomini e donne di oggi, giovani inesperti e in balia di tutte le possibili novità e adulti disorientati a guardare continuamente indietro e a sperare di riportare il mondo come era prima.

Ma il futuro è sempre davanti, il futuro è sempre Gesù, il futuro è sempre scritto nella nostra decisione di offrire gratuitamente il Vangelo: gratuitamente, perché è dono di Dio, che non si può tenere tra le mani, ma che si deve continuamente mettere a disposizione di tutti, anche attraverso la nostra uscita gratuita.

Dio non ci abbandona mai: anche in questa pandemia è necessario che noi facciamo risuonare la gioia del Vangelo che il Signore qualche volta – talmente buono – ce lo fa provare dentro, irrompente.

5 Dicembre 2020
+Domenico

E si aprirono i loro occhi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,27-28) dal Vangelo del giorno (Mt 9, 27-31)

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».

Audio della riflesione

Un cieco non può affidarsi a un altro cieco, altrimenti tutti e due vanno a finir male; due povertà messe assieme rischiano di fare la miseria, una compagnia di balordi costruisce una banda, un gruppo di amici delinquenti fanno una cosca. Il male messo assieme si fa più forte.

Non è così invece di quei due ciechi che tendendo l’orecchio e sentendo la folla si accorgono che sta passando Gesù, anzi percepiscono che si sta allontanando dalla loro portata. Se Gesù si allontana la loro vita è finita, la speranza di poter anch’essi godere della sua capacità di guarire si dissolve: prendono allora l’iniziativa e si mettono a seguirlo gridando, sono ciechi e rischiano di sbattere contro un muro o di finire in un fosso, ma si fanno guidare dalle loro grida, dall’eco che i loro lamenti suscitano nella folla attorno a Gesù, e sperano di essere orientati finalmente dalla sua risposta.

Urlano a più non posso: abbi pietà di noi!

Le loro grida possono tornare vuote su di sé, possono avere come risposta solo il silenzio, ma non è così: condividono la cecità, gridano assieme a Dio, e più tardi dirà Gesù “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì ci sono Io”.

La loro amicizia non è a delinquere, ma è per continuare a sperare, è un affidamento, è la vittoria sul proprio egoismo, è la solidarietà della ricerca, della speranza.

E così avviene: Gesù ascolta le loro domande e la sua risposta li fa sentire ancora sulla strada buona, toglie loro la paura di essere stati abbandonati e lasciati soli come da tempo capitava per la loro esistenza.

Hanno fatto bene a insistere, a continuare a sperare, a credere che Gesù è lì anche per loro: quante giornate avevano passato assieme a chiedere l’elemosina, a tastare con ansia quello che la gente faceva cadere nelle loro bisacce, quante volte si erano lamentati ed erano riusciti a non disperare.

Ora Gesù li provoca: “ma siete proprio sicuri che io possa ottenervi ciò che chiedete? Mi state gridando dietro perché volete farvi sentire, per uscir dal vostro isolamento o vi affidate a me? Credete davvero che io sono per voi una speranza o sono uno dei tanti tentativi che volete fare nel colmo della vostra disperazione? Avete fede? Credete che Dio mi abbia mandato a voi per farvi provare la sua bontà? Siete sicuri che stanno avverandosi i tempi del messia?”

La risposta dei ciechi è fede pura: “Sì, Signore. Sì, Kyrios. Lo chiamano Signore, lo mettono in relazione con Dio, l’Altissimo.”, e Gesù che vuole solo la fede tocca i loro occhi e ridà la vista.

I due ciechi siamo noi, siamo noi con le nostre piccole e grandi disperazioni, le loro grida sono le nostre invocazioni accorate, la loro convinzione e fede in Gesù deve essere la nostra, in questa certa attesa della sua venuta, perchè Dio non ci abbandona mai.

4 Dicembre 2020
+Domenico

Ci vuole una roccia, non la sabbia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,24) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 21. 24-27)

«… Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia …».

Audio della riflessione

Si continua a dire che oggi mancano i valori, mancano i riferimenti, i giovani non hanno nessuna certezza cui aggrapparsi, ciascuno naviga a vista, senza bussola, senza sapere dove sta andando … mai come oggi si sente la necessità di ancorare l’esistenza a qualcosa di solido, di incrollabile, a qualcosa che ti dà sicurezza.

Vuoi affrontare la vita di famiglia, vuoi affrontare un nuovo lavoro, ti vuoi impegnare in una attività sociale, ma vuoi sapere su che basi … solide.

Quando si applicano queste ansie al mondo economico, alla vita fisica, agli interessi della produzione si esce il prima possibile dall’incertezza: le banche si abbarbicano a principi solidi di credito, non si possono permettere avventure, anche se qualcuno le tenta ingannando tutti.

Nella conduzione delle nostre piccole o grandi economie domestiche si cercano punti solidi: lavori sicuri, impegno di piccoli o grandi capitali con tanta oculatezza e spesso si sperimenta il fallimento lo stesso, manca il lavoro, vengono meno le solidarietà.

E nella vita spirituale? Purtroppo ci adattiamo a tutto, seguiamo la moda, ci facciamo ingannare dalle pubblicità, da stili di vita ingannevoli “i classici specchietti per le allodole”: il mondo dei mass media spesso è complice a ragion veduta, distribuisce ricette di felicità insospettabili, ti fa balenare davanti agli occhi una falsa felicità.

Gesù ha una immagine che stigmatizza molto bene questa situazione: stiamo costruendo la nostra casa sulla sabbia, stiamo costruendo la nostra vita sul niente, sull’effimero, sull’inconsistenza, sui disvalori, sull’inganno! Non regge, non è possibile avere futuro: puoi stare a galla in tempi normali, forse, ma basta una piccola difficoltà che tutto crolla … e siamo sufficientemente smagati per vedere quanto maggiori sono i tempi di burrasca nella vita che i tempi di tranquillità.

Sembriamo gente che si mette in viaggio con un bel cielo sereno e crede che sia sempre così, non si ricorda del vento, della pioggia, del freddo, della bufera: crede sufficiente la solita maglietta, affronta l’inverno in maniche di camicia – diciamo noi.

La nostra vita va fondata sulla roccia, non può rischiare di franare per il primo colpo di vento, e la roccia, i valori, il riferimento, la sicurezza è Gesù, è la sua parola, attuata!

Avvento è anche tempo di costruzione di fondamenta solide, è fondare la vita su Gesù: se facciamo questo stiamo sicuri che la roccia che è Dio non cederà.

Il suo amore è per sempre, in tutti i tempi, in tutte le burrasche, come questa pandemia.

Dio non ci abbandona mai!

3 Dicembre 2020
+Domenico

La processione dei dolori cerca Gesù e esplode la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15, 29-31) dal Vangelo del Giorno (Mt 15,29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate in cui ti prende un grande sconforto: sembra che il male si accanisca sempre più sulle nostre vite! Ti sembrava di avere messo in fila tanti bei gesti, di avere impostato tante buone attività, di aver creato anche consenso attorno a una visione di vita bella, solidale, pulita e invece torna la delinquenza, il male più efferato. Le notizie dei telegiornali sono una sequenza di fatti disgustosi, di ingiustizie insuperabili e di comportamenti impazziti di odio, di vendetta, di cattiveria.

Ma sarà sempre così la vita dell’uomo? Siamo tutte belve che si accaniscono una contro l’altra? E’ possibile immaginare una vita diversa o chi lavora per la bontà sarà continuamente sconfitto? Lo stesso senso di impotenza lo sperimentiamo anche in noi, nella nostra vita interiore, nelle nostre vite di coppia, di famiglia, nelle relazioni tra amici.

Quando passa Gesù tutta la sofferenza esplode, gli si accalca contro, lo sommerge: ciechi, zoppi, storpi, malati, indemoniati, violenti e arrabbiati, approfittatori e pazzi … tutti si contendono la sua Parola, il suo tocco, i suoi sguardi. Avvertono che lui è la salvezza, lui è la possibilità di tornare ancora a vivere … e Gesù prova compassione, non passa sulle nostre sofferenze perché lui deve predicare, deve dire cose più importanti, ha i suoi progetti, ha un fine già stabilito da sempre che non gli permette di accorgersi di noi.

Lui si vuole accorgere di noi, il suo progetto è la nostra felicità, il suo scopo è condividere con questa nostra umanità il desiderio di bene e la constatazione di essere malvagi, le malattie e la voglia di essere guariti, le infermità che tolgono la gioia di vivere e la speranza di tornare a stare in compagnia di tutti: ha compassione di te, di me, di tutti quelli che desiderano vivere, ma non ce la fanno per la loro tragica situazione.

Gesù sente compassione ancora oggi di chi sta da sempre armato fino ai denti per sopravvivere, di chi non conosce affetti e comprensione, di chi ha scritto nelle sue carni il dolore di una malattia e dona salvezza e speranza.

Il Signore asciugherà le lacrime da ogni volto, eliminerà la morte per sempre. Potremo dire tutti: il Signore ci ha veramente voluto bene, abbiamo sperato in lui e ci ha esaudito.

Il Signore in cui abbiamo sperato è Gesù, e non ci abbandona mai Dio neanche in questa pandemia infinita, in attesa che ci convertiamo a un uovo modo di vivere, di sentirci tutti corresponsabili e solidali, con gli occhi aperti su chi sta ancora più male di noi.

2 Dicembre 2020
+Domenico

Chi è tagliato fuori, gli sta ancora più a cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 23-24) dal Vangelo del giorno (Lc 10, 21-24)

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Audio della riflessione

C’è tanta gente che è tagliata fuori dalla vita, che non riesce più a mettersi in corsa. Tutti gli altri hanno trovato lavoro, degli affetti stabili, si sono fatti una famiglia, hanno raggiunto la pace interiore … sono pure intelligenti – fortunati si dice – invece qualcuno non è riuscito a stare al passo, è caduto: una sbandata, un giro di amici, una debolezza su cui si sono accanite tutte le sfortune,  una leggerezza diventata abitudine e resta “indietro”; tenta di risalire, si sforza di riprendere la corsa, ma c’è sempre qualche inciampo.

In alcune società molti diventano “barboni”, altri incappano negli usurai, spesso ci pensa la mala vita a incatenare e a togliere ogni voglia di riscatto.

Gesù dice che è venuto proprio per questi, e ringrazia Dio perché ha rivelato la bellezza e il senso della vita proprio a questi: non sono i potenti che gli danno gloria, non sono gli intelligenti, i grandi della terra, i dotti autosufficienti, ma i “senza niente”, quelli che hanno fame e sete, quelli che in cuor loro desiderano una vita pulita e non ce la fanno, e mettono la loro fiducia solo in Dio.

Vedere e ascoltare sono i segreti di un incontro con Gesù: occorre avere il coraggio di vederlo all’opera nella storia e ascoltare la sua Parola, sentire da lui chi essere nella vita, ma ancor prima ascoltare la Parola che descrive la grandezza della sua bontà.

Il povero ha bisogno di tutto, ma al di sopra di ogni cosa ha bisogno di sapere che nella sua vita c’è una meta, che oltre le sue sofferenze c’è una salvezza, che non è vero che per essere liberi occorre disfarsi di questa nostra esistenza, che in questa nostra sofferenza si è inscritto il Salvatore, il Signore.

Avvento è aspettare e essere certi di una presenza: è sapere che nelle nostre storie è stato seminato un principio di verità e di felicità e attendere con fiducia “operativa” che si sviluppi.

I poveri della terra sono i beati: la salvezza, la felicità della vita è svincolata da privilegi, da prenotazione di posti, da tribune d’onore, da prime file.

Non è un colpo impazzito di fortuna che a caso si colloca in chi non sa attendere e sperare, non la possiede la mala vita, nemmeno il giro delle felicità artificiali.

La salvezza di Gesù raggiunge i “tagliati fuori”, per questo diventa proprio vero che Dio non abbandona nessuno, mai.

1 Dicembre 2020
+Domenico

Subito e senza tentennamenti: Sant’Andrea

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt. 4, 18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
                               

Audio della riflessione

Si può stare giorni e giorni ad aspettare che la vita si risolva da sola, si può pensare che non c’è mai niente di nuovo sotto il sole e adattarsi a sopravvivere; si può invece tendere la vita a tutto quello che la realtà ci propone e cercare di capirne il mistero.

Talvolta è un amico, talvolta una situazione, spesso è una chiamata precisa, che ti si impone: così è capitato ad Andrea il fratello di Simone, mentre stavano pescando nel lago di Tiberiade … vita dura, tensione, attesa, delusione, sorpresa erano i sentimenti che si susseguivano ogni giorno nel loro lavoro.

Gesù li aveva osservati tante volte, e aveva capito che erano gente decisa, rotta alla fatica, resistente … e li ha chiamati perentoriamente, come spesso faceva Lui.

Seguitemi!

Non ha detto “vi andrebbe di… che cosa pensate se… chissà che possa esservi gradito…” Ha detto: “seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Non siete fatti per stare a consumare la vita su queste barche, dentro questo lago, a gettare e ritirare reti. Voi siete fatti per un piano più grande, il piano di Dio che vi vuole decisi a coinvolgere gli uomini nella sua missione.

Aveva visto bene Gesù, aveva intuito che ci sono uomini che si lasciano prendere da ideali alti, da missioni impossibili: Gesù quando chiama a collaborare chiede il massimo, mai il minimo, anche se sa rispettare i tempi di crescita.

Andrea risponde immediatamente con un avverbio: subito, una decisione senza ripensamenti; lasciate le reti e un programma, lo seguirono. Gli andarono dietro, stettero con lui, si misero a condividere i suoi sogni oltre che i suoi passi. La vita è così; intercetta una chiamata e si butta a seguirla.

Il cammino che faranno sarà lungo e faticoso, non sempre lineare: difficoltà, scoraggiamenti, incomprensioni, gelosie, dubbi, domande saranno pane quotidiano, ma cambieranno la loro vita.

Andrea si immedesimerà nella missione di Gesù: porterà a lui altre persone, sarà attivo nella moltiplicazione dei pani, quando ha portato a Gesù quel ragazzo con i cinque pani e due pesci.

Darà la vita per Gesù: era stato lui a portare a Gesù il fratello Simone, aveva intuito che su Gesù si poteva scommettere, e gli aveva messo tra le mani la vita.

Quel pomeriggio era stato un gran pomeriggio, quella sera sul lago non c’era stata incertezza, calcolo, pronostici o tergiversazioni, ma decisione e fiducia, generosità e abbandono nella mani di Dio che avrebbe sicuramente sempre riempito la sua vita, senza mai abbandonarlo anche nel dono totale di sé, su una croce decussata a X come sempre viene rappresentata la morte di Sant’Andrea.

30 Novembre 2020
+Domenico

Svegli e attenti alla vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

Audio della riflessione

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

C’è un’arte pervasiva nel mondo di oggi, di cui sono cultori soprattutto i mezzi di comunicazione sociale, che è quella del far addormentare le coscienze, imbonire le persone, orientare senza far pensare, influenzare, togliere – insomma – grinta alla vita.

La televisione tante volte ne è maestra … il resto lo fa la pubblicità, la carta stampata, i call center, le radio commerciali, i cellulari …

Il Vangelo invece ci dice che bisogna stare sempre svegli: la vita non è un sonnifero! La fede ancor meno: la vita cristiana è una continua accoglienza di uno che viene, in mezzo alla notte della vita o prima dell’alba di un futuro sicuro.

Dio verrà, il Signore ha promesso di non lasciarci soli!

Essere svegli significa saper attendere, guardare continuamente oltre, non accontentarsi degli equilibri raggiunti, non sedersi tranquilli pensando che la vita te la facciano gli altri, avere grinta in ogni difficoltà, essere consapevoli di un compito affidato, puntare sul futuro sempre.

Quanto invece è diversa la vita di chi è sfiduciato, di chi non spera più niente, di chi vive come un pacco sballottato da ogni parte, senza meta, navigando a vista!

Qualcuno “sembra vivo”, ma solo perché si fa di cocaina: ha l’impressione di essere potente, di dominare gli eventi, di tenere tutto sotto controllo, poi si affloscia miseramente e diventa un pericolo pubblico per la vita degli altri, per esempio quando guida una automobile in questo stato. Da schiavo vive soggiogato e non decide più di niente: non è più sveglio se non per continuare ad essere usato; non hai le manette ai polsi, ma hai la mente spenta e la vita privata di ogni ideale.

Essere svegli è accorgersi degli altri, è tendere l’orecchio per percepire il sussurro dell’umanità che ci circonda e che chiede aiuto, solidarietà, offerta di ideali; essere svegli è sapere che la vita non dipende da noi, che ne dobbiamo rispondere a chi ce l’ha donata, è sapere che la nostra esistenza è nelle mani di Dio e che è continuamente guardata con amore. Essere svegli allora è rispondere a questo amore, offrire la propria vita perché se ne realizzi quella parte che il Signore ha affidato a noi di comunicare.

Essere svegli è non temere la morte, perché abbiamo sempre il cuore aperto all’attesa e niente ci fa paura … e noi siamo consapevoli di vivere tutte queste qualità, soprattutto in questo momento del nostro anno liturgico che si chiama “Avvento”, e sappiamo che Dio non ci abbandona mai, neanche nella pandemia, nei giorni del nostro stare in casa per fermare questa sofferenza, che supplichiamo sempre il Signore di risparmiarci promettendo tutta la nostra conversione possibile.

29 Novembre 2020
+Domenico

La vita del cristiano è sempre attesa e vigilanza

Una riflessione su Vangelo secondo Luca (Lc 21, 34-36)

Audio della riflessione

La vita non è un parcheggio … pieno di distrazioni, non è un deposito di pacchi con scritta da sempre la destinazione, ma una tensione verso qualcosa di definitivo: la interpreta al meglio non l’adattamento, ma l’attesa, la vigilanza, il sapere che c’è qualcosa di bello, di vero che la compie.

Non è un risultato scontato già previsto, ma la sorpresa di un incontro: le si addice di più l’immagine di una sentinella che continua a scrutare l’orizzonte, che vive di attesa, che non sa darsi pace nella certezza di un compimento che di una guardia preoccupata che nessuno scippi niente di quello che si ha.

Ciò che si ha non dà nessuna certezza, quello che si è ci costringe ad alzare lo sguardo all’orizzonte: vegliate e pregate.

La dimensione vera della vigilanza del cristiano è quella della preghiera: la sentinella dialoga con chi deve venire, se lo immagina accanto, lo chiama, lo sente già a portata di mano, gli si affida. E l’affidamento è sapere che ci sono braccia pronte ad accogliere, desideri destinati ad essere esauditi, amicizia che riempie di gioia.

Il cristiano attende Dio: non attende un giudice, ma un Padre!

Gesù aveva consumato tutta la vita a cambiare quella falsa idea di Dio che stava nel cuore dei venditori del tempio: Dio si coccola i suoi figli, Dio manda suo Figlio a togliere dal male l’umanità, Dio sa che deve giocare la partita della libertà e dell’amore dentro la vita degli uomini.

Questo Dio che ha sognato sempre per noi il massimo del bene è colui che vogliamo vedere apparire all’orizzonte di ogni vita, della mia, della tua, della vita dei poveri, dei perseguitati, dei buoni e dei cattivi, degli abbandonati e dei sazi di cattiveria.

Quanti nostri educatori, preti, amici, papà e mamme di famiglia hanno avuto a cuore il Vangelo: lo facevano diventare non solo legge interiore, ma anche buona notizia da annunciare a tutti, piano di azione da sviluppare nella società e nella professione, servizio all’umanità fragile che popolava le campagne e le valli di sempre, le grandi periferie delle città, gli agglomerati di operai e operaie poco rispettati nella loro dignità; non avevano ideologie da proporre, ma un Vangelo che sapeva ridare forza e coraggio, una fede che permeava la vita e tutte le sue relazioni. Ancora oggi tengono desta la speranza e la solidarietà, la gioia di un apostolato corresponsabile nella Chiesa per il mondo.

Dio ci doni sempre laici cristiani che sappiano unire profonda interiorità a coraggiosa attività!

Mentre ti attendiamo o Dio noi ci abbandoniamo alla tua volontà, osiamo attenderti oranti, con le braccia allargate come tuo figlio sulla croce, sicuri che il tuo giudizio sarà nell’amore e la nostra vita non dovrà temere se non il nostro egoismo che ancora tu hai il potere di distruggere.

Ti aspettiamo con ansia, siamo già stati per troppo tempo in fuga: apri il tuo cielo e discendi! La nostra attesa è fragile, ma con la preghiera diventa la dimensione più bella della nostra vita e della vita del mondo.

28 Novembre 2020
+Domenico

L’occhio e l’intelligenza della fede aiutano il cristiano a capire i segni che Dio non fa mai mancare per la salvezza dell’uomo

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 21, 29-33)

Audio della riflessione

La nostra vita è affidata ai segni: ne hai bisogno quando giri per le strade per sapere la direzione giusta, ti occorrono per intenderti con qualcuno sul da farsi, sono necessari per tradurre i pensieri in uno scritto e comunicarli agli altri, diventano utili a un imprenditore per capire come orientare i suoi capitali, stai ad ascoltare le previsioni del tempo prima di metterti in viaggio … qualcuno ti manda segni sbagliati per imbrogliarti e devi imparare a difenderti e a farti da solo una tua lettura: aguzzi l’intelligenza, fai confronti, metti in sequenza vari indizi e poi … rischi una decisione.

Avessimo conoscenza di alcuni segni inequivocabili per prevenire un terremoto! Potessimo leggere in tempo i segni premonitori di tutte le malattie! Fosse possibile sapere sempre quando la morte è alle porte! Riuscissimo a intercettare i virus che mettono in ginocchio l’umanità con pandemie devastanti di cui siamo sempre succubi!

Gesù ci dice che esiste una serie di segni anche spirituali per orientare la nostra esistenza alla pienezza che Lui sogna per noi: ci invita a leggere i segni dei tempi della salvezza, cioè a guardare che cosa nel mondo viene alla luce come segno della sua presenza salvatrice, a vedere la direzione da prendere dentro le complicazioni della vita umana per sviluppare e contribuire alla venuta di un mondo più giusto: cambiano le stagioni della natura; si avverte l’avvicinarsi della primavera o dell’autunno, ci si attrezza di conseguenza.

La vita degli uomini esprime una sete di salvezza e in quella sete il cristiano deve collocare le sue energie: ciò che l’uomo vede come male, dal credente è visto come principio di speranza.

La croce di Gesù è il legno in cui germina il frutto della storia; è la vicinanza del Figlio dell’uomo ad ogni persona: lì la nostra terra dà il suo frutto, il fico sterile diventa fecondo, le sue foglie invece di coprire la sua nudità servono a guarire tutte le nazioni.

Oggi più di ieri si è sensibili alla libertà, oggi più di ieri si ha bisogno di speranza: il cristiano allora lavora per la libertà vera, offre la speranza viva che gli mette a disposizione il Vangelo.

I segni dei tempi sono una sorta di chiamata di Dio a orientare tutte le nostre energie nella direzione dello sviluppo del suo regno che soltanto Lui determina e orienta.

La pandemia è un segno continuo della nostra inconsistenza, del nostro egoismo, del nostro bisogno di un Dio che ci obbliga a liberarci tutti insieme nel massimo della solidarietà.

Anche in ogni vita Dio distribuisce dei segni per far capire la direzione giusta della felicità di ciascuno: ogni uomo ed ogni donna deve intercettare questi segni per decidere come orientare la sua vita, come rispondere a questa chiamata personale.

Essere capaci di leggere i segni giusti e non farsi incantare da quelli sbagliati è una virtù da acquistare … e da chiedere con insistenza … e da perseguire con speranza.

27 Novembre 2020
+Domenico