Ci stai a questa avventura d’amore?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del giorno (Mt 21,33-43.45-46)

«… perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare …»

Audio della riflessione

Ti viene spesso la domanda … “Ma io che ci sto a fare qui, in questo mondo? Ho un compito, sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato, oppure mi devo inventare tutto? “.

Il cristiano sa che ogni uomo, ogni donna, è chiamato o chiamata a un compito nel mondo: nessuno è a caso, siamo dentro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo, Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione, e dentro questa ha portato il suo messaggio … ma con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione: ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo: la Sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere! La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma soltanto risposta generosa e accoglienza.

Molti uomini che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altri lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la Sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura, e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza.

La parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza, così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è “noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana?“.

La Quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza: è bello cercare una risposta sapendo che Dio non ci abbandona mai.

18 Marzo 2022
+Domenico

Il ricco e il povero, faccia a faccia sempre, anche di là

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-21) dal Vangelo del giorno (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe …».

C’è stato un tempo in cui ci eravamo illusi che tutti fossimo uguali, tutti con gli stessi diritti e doveri e pure con le stesse qualità e strade della vita: l’uguaglianza di ogni uomo è sacrosanta, ma non certo il livellamento alle stesse capacità, desideri, progetti di vita! Tutti uguali, ma non clonati; tutti con la stessa dignità, ma non tutti con le stesse strade e vocazioni.

Dio ci ha fatti uguali, ma ci ha dato la libertà … e può capitare – come spesso capita – che qualcuno realizzi in pienezza la sua vocazione e un altro si lasci sopraffare dalle difficoltà, che qualcuno usurpi il bene dell’altro e si arricchisca e un altro si lasci scoraggiare e soccomba: la vita, allora, si popola di sofferenze, di disuguaglianze.

C’è in ogni strada del mondo un uomo ricco, che veste di porpora e bisso, magari anche senza nome, e un poveraccio affamato e coperto di piaghe che si chiama Lazzaro: potremmo indagare su come questi due uomini siano arrivati alla condizione di vita che hanno, ma …non ci serve guardare colpe anche ataviche … sta di fatto che il ricco e il povero sono l’uno davanti all’altro: sono due uomini, due fratelli in umanità, due vocazioni alla vita e alla felicità, due persone ugualmente amate da Dio, aiutate a dare senso alla loro vita! Dio non abbandonerà nessuno dei due, ma vorrà vagliarli nella verità … e il vaglio comincia con questo incontro: sono faccia a faccia, ma uno non riconosce nell’altro la sua immagine e soprattutto l’immagine di Dio! La ricchezza gli vela gli occhi; la povertà di Lazzaro invece si affida, non c’è più niente e nessuno che lo aiuta, ma si fida solo di Dio. Il ricco non ha bisogno di fidarsi di nessuno, si fida di sé e si ritrova solo con se stesso.

Si apre finalmente il paradiso, uno squarcio di cielo che dà la pienezza della vita: il ricco e il povero non sono più uguali, la disuguaglianza costruita per scelta libera rimane e Dio accoglie chi lo ha sempre cercato e lascia da solo chi non lo ha mai cercato e non lo ha nemmeno intuito nella vita del povero.

Il Vangelo di Matteo metterà in bocca a Dio: «Ero nudo e non mi vestisti, ero ammalato e non sei venuto a trovarmi…». Dio non si vendica, ma con dolore accetta la nostra decisione di non voler stare con Lui.

Ma noi vogliamo risalire la china della nostra cattiveria e fidarci di Lui perché il cielo non è vuoto: solo la nostra terra si chiude su di sé!

17 Marzo 2022
+Domenico

Salire è meglio che scendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-19) dal Vangelo del giorno (Mt 20,  17-28)

In quel tempo mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Audio della riflessione

Ciascuno di noi ha nella vita una sua “passione” da sviluppare, ha un ideale che vuole a tutti i costi realizzare: ogni mattina al risveglio gli si rende più evidente e tende a dettare tutti i pensieri, a organizzare gli orari, a costringere in una direzione tutte le forze … è l’intuizione del ricercatore, è la tensione dell’innamorato, è la spinta incoercibile dell’artista, è il desiderio incontenibile di una meta che ti brilla davanti e muove tutto: pensieri, azioni, affetti, decisioni … è una strada segnata nella vita e che costituisce la tua originalità.

Gesù è così, ha nel cuore un sogno che lo consuma, una meta che lo attrae, un compito che da sempre lo definisce: l’amore senza riserve per l’umanità, per me, per te, per tutti.

Questo amore si consuma fino all’ultima goccia sulla croce, il momento massimo della sua storia di affidamento alla sua missione e al Padre, la croce che è il punto di arrivo del salto definitivo nella gloria di Dio Padre.

Lui saliva a Gerusalemme: la sua vita è stata un continuo, quotidiano “salire a Gerusalemme”; là è la meta, là lo aspettano gli eventi definitivi, là gli ha dato ancora appuntamento il principe del male per sferrare l’ultimo, inutile attacco, là, a Gerusalemme, offrirà la sua vita per me, per te.

Invece le nostre vite sono spesso un allontanarci da Gerusalemme, un fuggire dalle strade dell’impegno, delle indicazioni della fede!

Hai davanti a te il bene e il male: scegli il bene, sali anche tu a Gerusalemme!

C’è nella tua vita qualcosa che ti brucia dentro, per cui la vuoi donare e consumare? C’è nel tuo cuore un desiderio che non riesci a contenere? È un desiderio di potere, di sopraffazione, di piacere a ogni costo, di conquista per schiacciare o è un desiderio d’amore, capace di buttarsi per una causa, la causa grande del regno di Dio?

La strada è in salita, è quella di Gerusalemme, spesso da fare in solitudine, ma non mai abbandonati da Dio, sempre sorretti dallo Spirito che ha spinto Gesù fino al calvario e da lì lo ha innalzato alla Risurrezione.

Lo Spirito di Dio è in ogni uomo per aiutarlo a dirigersi sempre verso la sua Gerusalemme, la Gerusalemme che apre il cielo alla potenza di Dio, per chiudere le nostre strade di confusione e di stagnazione.

16 Marzo 2022
+Domenico

Fammi da maestro, ne ho bisogno

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 8-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12)

«… ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

Audio della riflessione

Siamo tutti stufi di sentire mille parole, mille promesse, mille esortazioni da chi ha in mano i canali di comunicazione o i pulpiti nostrani delle nostre città e paesi: parole in continuazione per dire, esporre, spaccare il capello in due e forse ingannare e vendere felicità a buon mercato.

Ancora peggio quando si sente qualcuno che fa da maestro e offre visioni di vita infallibili, ricette di onestà: insegna comportamenti, morale e modi di pensare, che non hanno niente di buono! Maestri si chiamano quelli che insegnano soprattutto a vivere … oggi però sappiamo che ci sono molti cattivi maestri! Non tutti i giovani possono contare su qualcuno che li aiuti ad affrontare la vita: molti se ne approfittano.

Uno solo è il vostro maestro, Cristo: Lui, Gesù è colui che ci insegna, lui è la via, la verità e la vita; Lui ci indica la strada da percorrere, il percorso della felicità! Gesù si sa prendere cura con pazienza delle nostre ansie di bontà, dei nostri desideri di abbandono, della nostra vita intera, dello spirito e del corpo, del rapporto con noi stessi e con Dio, il Padre amatissimo, che riempie le sue giornate, il suo cuore: ha una assoluta capacità di penetrare il nostro intimo con la sua Parola, che arriva fin là dove la coscienza si apre al vero e al bene e decide della sua felicità.

Gesù percorre le strade della Palestina per insegnare agli uomini la strada che conduce a Dio, per aprirli e disporli alla buona notizia definitiva: il maestro sa fare i passi dell’allievo, ma non si ferma al suo ritmo, continua a spingerlo sempre più avanti, senza forzare, ma senza indugiare, senza costringere, ma senza accontentare al ribasso, senza plagiare, ma senza abbandonare nella solitudine … Illumina, sorregge, sprona, sostiene, stimola, invita, rafforza e lancia verso una vita piena, libera, autentica, donata.

Il discepolo presto camminerà da solo: potremo ciascuno prendere la nostra strada originale e fedele e vedremo aprirsi un cielo sopra di noi abitato dalla sua presenza che illumina le strade della nostra vita confusa e fragile.

Ogni cristiano cammina con le sue gambe, ma sa che Gesù, con il suo Spirito, sempre lo sorregge per le nostre periferie spaesate.

15 Marzo 2022
+Domenico

Perdono, soprattutto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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Quale è la domanda che ci può assillare di più nella vita? Forse questa: c’è qualcuno che mi ama? Sono stato abbandonato al caso oppure sto a cuore a qualcuno?

Ebbene, tutta la vita e la morte di Cristo rispondono alla grande a questa domanda … dice san Paolo: «A stento si trova chi è disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».

Ma quanto mi ama Dio?

È la domanda che si fanno i giovani quando pensano al loro futuro, e si percepiscono come vite di scarto; è quella che ci facciamo tutti quando dobbiamo sopportare incomprensioni, sofferenza e dolore, quando ci sentiamo sempre più irretiti nei nostri peccati e non riusciamo a uscirne.

Quanto mi ama Dio?

Rispondere a questa domanda era la missione di Gesù: ha passato tutta la sua vita nell’insegnarci che la nostra risposta è sbagliata finché non comprendiamo che Dio, il nostro papà, ci ama infinitamente di più di quanto possiamo pensare.

Gesù dalla croce continua a gridarci che Dio ci ama infinitamente, più di quanto possiamo immaginare: questa è la bella notizia che bisogna far esplodere nel mondo di oggi e di sempre; questo si devono sentir dire tutti in ogni istante della vita! È falso pensare che l’amore di Dio si “conquista”, che la benedizione di Dio si possa comperare: nessun “no” dell’uomo potrà cambiare il cuore di Dio. E questo Dio misericordioso noi dobbiamo imitare. Siate misericordiosi, pieni di affetto, comprensione, accoglienza, come il Padre vostro.

Il perdono del cristiano non è una “convenienza”, non è un calcolo, non è una debolezza di carattere, non è una posa, ma è l’imitazione di Dio più vera, il comportamento di Dio più caratteristico, quello che lo definisce al meglio.

Il perdono risolve moltissime situazioni che sembrano impossibili in famiglia, tra amici, nella società, tra le nazioni, nelle guerre, e ne abbiamo gli esempi …

“Perdonate e vi sarà perdonato”: il cristiano si specializza nel perdono perché è lì che rende presente al mondo la dolcezza e la tenerezza di Dio, quel Dio che offre riferimento e pace alla nostra terra spaesata.

14 Marzo 2022
+Domenico

Questa è la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9,28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia.

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna: saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti, quello che essi profondamente significano, è un dono! Avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni persona deve essere capace di fare.

Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone: siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane … ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa.

Certo, c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti … l’abbiamo imparato con qualche fatica durante la pandemia: è una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni.

Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone, e c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio, che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe della nostra esistenza: è reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

Gesù, un giorno, prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità … dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio, Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge e dei profeti, il Santo di Israele.

Per quei poveri discepoli è uno shock, un’esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne vogliono più staccare: “questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre ci parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci: Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione!”.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, se ne dimenticheranno nell’orto del Getsemani, ma riguadagneranno la certezza che Dio non li abbandona mai.

13 Marzo 2022
+Domenico

Non siamo kamikaze, ma testimoni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-44) dal Vangelo del giorno (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli …»

Audio della riflessione

In un tempo in cui si mescolano religioni e popoli, idee e tradizioni, stili di vita e credenze, ci si domanda: “Ma quale è la vera religione? Dove sta la verità? Perché devo vivere in questo modo? Esiste la verità o ciascuno si inventa la sua?”

Ancora meglio, si vuol vedere che cosa ha il cristianesimo di nuovo rispetto a tutto il resto, rispetto a tutte le visioni della vita quotidiana che gli uomini si danno: “Per avere felicità non basta vivere tranquilli senza tante costruzioni religiose?”.

Gesù ci tiene a staccare di netto il comportamento di un vero credente da chi è pagano: il credente in Dio osa amare i nemici. L’amore non è uno scambio, non è un rapporto alla pari in cui i conti tornano (io voglio bene a te e tu ne vuoi a me) … l’amore è un paradosso: “tu mi fai del male e io ti voglio ancora più bene; tu mi distruggi la vita e io ti amo perché ti ritengo più grande delle distruzioni che pensi per me; tu mi togli il respiro e io non ho paura a offrirti il mio!”.

Su questa base di amore disinteressato è sorto il cristianesimo: la fede cristiana non è la fede dei kamikaze, ma dei martiri, che sanno dare la vita per tutti, anche per i nemici; è la fede di chi sa perdonare; di chi è disposto a non lasciarsi mai misurare dai torti subiti, di chi porge l’altra guancia, di chi sa che la lite e il torto si vincono con l’amore e la dedizione.

Non solo, ma la posta del cristiano è ancora più alta, è una vetta – direi – irraggiungibile: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” … non c’è limite all’impegno di trasformazione della nostra vita in una bontà senza misure.

Gesù sapeva di offrire una meta altissima, ma metteva in gioco soprattutto se stesso: In Lui, nel Cristo, Figlio di Dio morto e risorto, noi possiamo sperare di ridare alla nostra vita il vero volto di Dio da sempre impresso nelle fattezze umane.

Siamo fatti a immagine di Dio, il peccato ne ha tentato di distruggere le sembianze, ma Gesù è riuscito a ricostruirle e il cristiano lo segue: non essere come i pagani oggi significa riprendere coscienza della meta che sta davanti a tutti noi cristiani.

Il cammino di conversione è questo: andare verso una meta altissima, ma scritta nelle nostre vite da Gesù, che ci tiene il cielo aperto su una terra tentata continuamente di chiudersi.

12 Marzo 2022
+Domenico

Dio non è un alibi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.»

Audio della riflessione

La semplificazione delle cose fino a renderle “banali” è una tentazione che ascoltiamo … molto volentieri: la vita è complicata di suo, di problemi ce n’ha a non finire … mettere d’accordo le persone è un’impresa, quando ti sembra che tutto scorra regolare scopri che c’è qualcosa che rovina tutto, e la religione viene collocata tra le cose “complicate”: il rapporto con Dio è una sorta di incognita e di irrazionalità che è meglio lasciar perdere.

Per sfuggire la complicazione, allora, si decide di separare, di distinguere, di isolare …. “Vuoi avere un rapporto con Dio? Bene, lascia in pace tutto il resto. Vuoi fare bene il tuo lavoro? Lascia perdere tutto il resto. Vuoi divertirti? Lascia perdere tutto il resto!”.

Allora c’è chi mette tutto il suo impegno nel lavoro e dimentica la famiglia, chi si diverte senza tante inibizioni e si rovina la salute, chi gioca da campione ed è una frana negli affetti, chi si dedica a Dio e dimentica i rapporti con le persone.

Questo “tutto il resto”, invece, è la nostra vita: il Vangelo dice con molta precisione che se stai offrendo a Dio qualcosa e tuo fratello è in guerra con te, “lascia e va dal fratello a tentare la pace possibile!”

La vita cristiana non è mettere Dio davanti a sé per fuggire la vita, ma è comunione con Dio e con i fratelli!

Dio non è un alibi comodo per scappare dalla realtà: se forse nella antica religione del tempio si poteva immaginare che Dio fosse lontano dalla vita, tutto concentrato in se stesso, che la religione fosse un tributo da pagare a una entità superiore e che la vita fosse un banale destino cui occorreva dedicarsi in meno tempo, il meno possibile … con l‘incarnazione di Gesù il vero culto è diventato una lode a Dio, un amore appassionato per lui e una comunione profonda con i fratelli.

Si usa spesso l’immagine di una verticalità e di una orizzontalità, per indicare il rapporto con Dio e quello con i fratelli: non possono essere mai separati! La nostra salvezza è la croce di Cristo, che ha due braccia, una verticale tra cielo e terra e l’altra orizzontale tra uomo e uomo. In queste due dimensioni collegate strettamente c’è la nostra esperienza credente!

Scaviamo le motivazioni profonde dell’essere e dell’operare, restiamo ancorati alla salvezza che viene sempre da Dio e che passa nelle mani degli uomini.

Questa croce ci aiuta a guardare al cielo e a trovare tutte le possibili strade di santità che Dio ha tracciato tra gli uomini.

11 Marzo 2022
+Domenico

Andate: Questo è il segreto della vita

Una riflessione su Vangelo secondo Marco

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». (Mc 16,15-16)

Le parole che caratterizzano un venditore di ogni tipo sono “venite che qui trovate tutto quello che vi serve. Mi voglio rovinare, se passate di qua ne uscirete felici; donne, uomini, è qui la fine del mondo, venite che troverete tutto quello che vi piace, e anche molto di più!”.

Non occorre essere venditori di cose per chiamare la gente: si può essere anche venditori di idee, propugnatori di ideali. Venite, mettiamoci assieme, diventiamo forti e conquisteremo il posto per governare. La battaglia elettorale è una battaglia per mettere assieme all’insegna del verbo “venire”.

Gesù, invece, nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il Vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nell’intensità di un serio lavoro di ricostruzione dell’interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, un’andata nel mondo per annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare.

Per seguire il comando di Gesù, “andate”, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti.

Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita.

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trendy, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita.

Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza, il cielo non è mai vuoto, è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

10 Marzo 2022
+Domenico

I segni di Dio non mancano mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,29) dal Vangelo del giorno (Lc 11, 29-32)

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuor- ché il segno di Giona …».

Audio della riflessione

Ci lasciamo spesso incantare da tanti personaggi più o meno illustri, gente che appare molto, affascina, diventa un idolo, calca tutte le scene possibili. Sappiamo che sono passeggeri, ma tanto è così che va; la vita è tutta in fretta, ma soprattutto è sempre distratta. Ci lasciamo incantare dalla esteriorità, mentre invece facciamo parte di una storia bella, affascinante, grande, che sta sottotraccia sempre. Abbiamo un papà e una mamma eccezionali, abbiamo avuto dei maestri che ci hanno insegnato a vivere, abbiamo amici che sanno donarsi senza suonare trombe o campane, che credono nella vita. Andiamo a cercare altrove ciò che invece abbiamo in casa, soprattutto abbiamo una speranza assoluta che è Gesù, il Figlio di Dio, che è la pienezza della storia, e lo ignoriamo.

Il fascino di qualche cosa di nuovo ci strega sempre, forse perché non siamo capaci di vivere in modo nuovo ogni giorno la nostra vita, l’amore, il lavoro, le relazioni, gli ideali. Crediamo sempre che la soluzione della vita sia altrove e ci lasciamo sfuggire i doni che Dio ci dà. Spesso abbiamo capito la bellezza e l’importanza del nostro territorio da gente che è venuta da lontano a visitarlo e non ce ne siamo mai accorti, perché si stende sempre su ogni cosa la pialla dell’abitudine, che soffoca tutto.

Cerchiamo segni di futuro e non sappiamo leggere quelli che già abbiamo. Il popolo che Gesù si è trovato davanti è stato proprio un popolo di distratti, di cercatori di novità a tutti i costi, di infatuati del meraviglioso. Lui, Gesù, si era presentato come figlio di Dio e loro stavano ad aspettare ancora, l’avevano davanti e non lo vedevano. Avere un cuore che legge nella storia i segni della sua presenza è un dono grande che dobbiamo chiedere sempre.

Signore, aiutaci ad aprire gli occhi sulla tua presenza capillare, continua, dolce, precisa nel nostro mondo. Aiutaci a leggere i segni che lasci nelle persone, nelle menti, nella tua creazione. Aiutaci ad alzare gli occhi al cielo per vedere che non è mai vuoto e che tu ci sei sempre. Ferma la nostra smania di novità perché sei tu la vera ed eterna novità della nostra vita.

9 Marzo 2022
+Domenico