Un papà per creatore   

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,9) dal Vangelo del giorno (Mt 6,7-15

«Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…»

Audio della riflessione

Ci sono alcune parole nella nostra esistenza che ci segnano per tutta la vita … tra queste una delle più belle è “papà”: è parola che evoca amore, gioia, forza, compagnia, tenerezza, serenità.

Potrei continuare a dare la stura ai nostri affetti, a pensare a tutte le esperienze che nella nostra tenera età e spesso anche oltre abbiamo vissuto con nostro padre: la sicurezza che ci infondeva, la sua severità che ci richiamava alla responsabilità, la certezza di poter contare sempre su di lui, la tranquilla serenità di sentirci amati anche sotto la faccia burbera di qualche rimprovero, lo sguardo di disapprovazione e di orgoglio, il volto velato di pianto quando la sofferenza abitava troppo a lungo nella nostra casa.

Gesù ci ha sempre presentato Dio con il dolce nome di “abbà“, papà: nel Vangelo, quando si rivolge a Dio, lo chiama sempre così! È stata una novità assoluta, soprattutto per gente che era abituata a pensare a Dio con timore, reverenza, se non talvolta con soggezione e paura …

…No! Dio è Padre e quando lo pregate dite: Padre nostro. Siamo una famiglia, siamo tutti figli, siamo fratelli proprio perché veniamo tutti da Dio che è padre. Lui ci ha generati, noi siamo un palpito del suo cuore, un suo pensiero, un suo gesto di amore. Lui ci dà il pane di ogni giorno, Lui è capace di piegare l’universo alla nostra cura.

Lui soprattutto è capace di perdonare: vivere la vita alla ricerca di un perdono possibile è spesso uno sforzo titanico che ci sentiamo di dover fare dopo i nostri molteplici errori … ebbene, Dio Padre è grande nella misericordia e nel perdono: Lui, ogni mattina sale al punto più alto della casa per vedere se il figlio ingrato, che è scappato sbattendo la porta, torna, se si ricorda che nel suo cuore di padre non è mai stato cancellato il posto per lui; lui è là fuori nel cortile a convincere il fratello ad accogliere, a far pace, a seguirlo nel perdono, a forzare un abbraccio che a Lui è sgorgato spontaneo, immediatamente, ancora prima che il figlio gli chiedesse perdono.

Abbiamo veramente un padre così come Signore, come creatore, come giudice, come fondamento dell’universo: non abbiamo – come dicevano i filosofi, pure arrangiandosi con il nostro modo di ragionare – noa abbiamo un motore immobile, un onnipotente, ma un padre che non ci abbandona a nessuna tentazione, che guarda dal cielo sulle strade spaesate della nostra vita e ci fa da papà, sempre.

8 Marzo 20220
+Domenico

Il volto di Dio, sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,35-36) dal Vangelo del giorno (Mt 25, 31-46)

«Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.»

Audio della riflessione

Che hai fatto? Perché ti sei comportato così? Dove sta tutta la tua moralità? Credevi di farla franca … pensavi di non dover rendere conto a nessuno di quello che sei e che fai? Quel poveraccio che hai imbrogliato non è nessuno, ha sempre qualcuno dalla sua parte che se lo prende a cuore però.

Farla franca è uno sport che ha molti cultori: c’è una debolezza che tutti vogliamo sfruttare per star meglio, quella degli altri; c’è una sottile soddisfazione che si distribuisce nel nostro circuito vitale, quella dello sfruttare gratis, del sopraffare e poi sentirci a posto: la chiamiamo furbizia e intelligenza e la cancelliamo da ogni tribunale interiore.

Alla fine, invece, Dio dice che ogni tuo gesto ha lasciato una traccia sulla spiaggia del mare della vita e soprattutto ha segnato il suo volto di offese o di carezze: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo è a me che lo avete fatto”.

Il volto del povero e del figlio, il volto della mamma e dell’accattone, il volto del drogato sono il suo: Dio, da quando Gesù si è fatto uomo, si incontra nel volto di ogni persona, e le nostre relazioni tra persone non si chiudono mai solo tra di noi, ma si aprono all’orizzonte infinito della sua presenza.

La vita cristiana è impegnativa, ma non complicata, l’esame finale non è ingarbugliato, pieno di insidie e di tranelli, è solo l’insieme delle nostre relazioni, della configurazione che la faccia della nostra anima ha assunto davanti agli altri! Certo, è difficile vedere nel volto degli altri il volto del Signore …non lo è però più di quanto sia difficile immaginare che Dio assuma il nostro volto. Eppure Dio è disposto a mettersi nei nostri panni, ad abitare nella nostra vita, a rendere viva la sua presenza in noi: Lui si fa corpo e sangue perché se noi lo mangiamo, Lui abita in noi e diamo a Lui le nostre sembianze.

La nostra vita è più grande di quanto pensiamo, la nostra dignità è ai vertici della creazione: Quando madre Teresa – ora santa – andava per le strade di Calcutta ad accarezzare chi moriva solo, non faceva altro che accarezzare Dio, non faceva altro che fare incontrare a quella povera creatura la mano tenerissima di Dio.

Il grande mistero è questo: noi negli altri incontriamo Dio perché per loro siamo l’amore di Dio!

Il cielo sopra gli uomini non sarà mai vuoto, se ogni giorno gli uomini sapranno di poterlo bucare con l’amore verso i fratelli.

7 Marzo 2022
+Domenico

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-2) dal Vangelo del giorno (Lc 4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

Audio della riflessione

Proprio perché siamo persone libere ci si presentano sempre davanti delle scelte da fare: non siamo automi, non abbiamo un istinto infallibile che ci costringe a stare da una parte, a fare determinate azioni … e magari sempre quelle … abbiamo una coscienza, una libertà, un discernimento, una capacità di scegliere che è tutta umana, che caratterizza la nostra dignità di persone.

Ci sono periodi della nostra vita in cui ci adattiamo a farci condurre, in cui stiamo comodi nelle indicazioni di comportamento date dall’esterno della nostra vita, ma c’è per ciascuno un tempo in cui vogliamo essere noi quelli che decidono di noi e della nostra esistenza, vogliamo essere noi a dare un colore ai nostri atti, a voler realizzare una meta, a desiderare di dare all’esistenza quella direzione che sentiamo come forza urgente dentro di noi: è il bellissimo gioco della libertà che si muove tra alternative, tra bivi, tra diverse opportunità … in certi luoghi le opportunità sono scarse, in altri sono eccessive, in molti casi non si riescono ad avere gli strumenti per decidere in libertà quale strada scegliere.

Ecco, anche Gesù ha sperimentato la bellezza e la fatica della scelta tra le tante strade e opportunità che si ponevano sul suo cammino per realizzare la missione che aveva accettato di svolgere nel mondo.

Chi manderò io e chi andrà per noi?” si sono chiesti in quel misterioso retroscena trinitario il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo …

“Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà” è la risposta di Gesù.

Ora è nel deserto, non è solo, ma condotto dallo Spirito: la scelta fatta nell’intimità della vita divina oggi diventa un insieme di passi concreti in mezzo agli uomini, nelle nostre vie contorte, nei meandri delle nostre infedeltà e scorciatoie, nei tentativi di adattamento e di abbassamento degli ideali, pur belli, che Dio ci ha messo in cuore.

È Satana che si fa carico di presentare a Gesù il ventaglio delle scelte sbagliate, i tradimenti camuffati di efficienza e di abilità nel manipolare le coscienze: è il diavolo, il divisore che Gesù incontra nel suo sforzo deciso di riportare l’uomo alla comunione con Dio, all’unità massima della sua vita, è lui, il divisore, continua a seminare divisione.

Ma Gesù vince: ci dimostra che la libertà si può usare bene, che non siamo soli di fronte alle tentazioni della vita, che lui con lo Spirito le ha superate e ha dato alla sua missione la bellezza che da sempre la doveva caratterizzare.

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai: del resto non diciamo nella preghiera che ci ha insegnato Gesù: “non abbandonarci alla tentazione”?

6 Marzo 2022
+Domenico

Cambia direzione, hai sbagliato strada!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 31-32) dal Vangelo del giorno (Lc 5, 27-32)

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Audio della riflessione

Cambiare strada è esperienza comune quando ti accorgi che hai sbagliato direzione: avevi preso un verso, avevi investito su quello in velocità, concentrazione, speditezza … eri convinto di essere nel giusto e continuavi sereno; per fortuna che a un certo punto ti sei accorto che i conti non tornavano, ti si è insinuato un dubbio: hai riflettuto, hai fatto confronti, hai chiesto, finalmente hai capito e hai cambiato. Spesso invece non ti accorgi di niente: c’è qualcuno che ti inganna apposta, qualcuno ha cambiato i cartelli stradali per farti andare nella sua direzione e tu abbocchi, perché non hai altra possibilità che quella di fidarti.

Una esperienza di questo genere, più profonda e coinvolgente, è la necessità che ti capita nella vita di dover cambiare decisamente tutto, di accorgerti che sei su una strada sbagliata, di vedere che la tua vita sta prendendo una piega che non volevi: pensavi che fosse la strada della felicità, invece quella è proprio dalla parte opposta.

Molte volte sei tu che ti accorgi, spesso è qualcun altro che ti apre gli occhi: ebbene, Gesù è venuto a questo mondo proprio per aprire gli occhi agli uomini, è venuto a dire di cambiare strada, perché quella intrapresa andava da tutt’altra parte che da Lui.

Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi”.

Signore, vorrei che tu chiamassi anche me, che ti fermassi a guardare i miei passi, che mi aiutassi a cambiare direzione, che mi convincessi che il bene sei tu, non quello che penso io. Vorrei che tu infrangessi la mia sicurezza, il mio perbenismo, la mia falsa impostazione della vita per mettermi nella tua.

La strada che ho preso è sbagliata … non mi dà felicità perché ha tagliato fuori Te: ti ha evitato, ha preteso di costruirsi da sola, abbagliata dal successo, dalla vanagloria; ha cominciato a evitare i tuoi poveri, quelli che mi chiedevano di uscire da me per aiutarli a vivere, ha continuato a portarmi per le vie del mio egoismo, ha cancellato i sentimenti di tenerezza del tuo amore, ha costruito castelli in aria, ha immaginato di poter fare a meno di Te.

Abbiamo bisogno di metterci con calma davanti al Vangelo e vedere come si sono divaricate le strade della nostra vita da quelle che Lui ci ha indicato!

C’è un perentorio seguimi che vogliamo che Gesù faccia risuonare nelle nostre orecchie per avere la forza di cambiare direzione: guardare al cielo, perché le strade che percorriamo sulla nostra terra sono spesso spaesate.

5 Marzo 2022
+Domenico

Siamo felici perché ci sei tu

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Audie della riflessione

È bello essere invitati a nozze di un amico o di un’amica, con cui hai condiviso tanti momenti della vita, con cui spesso magari ti confidavi, che vedevi ogni giorno entusiasmarsi mentre ti raccontava i suoi sogni … è ancor più bello se le nozze non sono quel supplizio infinito di un pranzo da nababbi, o quel ricevimento formale che ti mette in imbarazzo con gente estranea o, ancor peggio, se partecipare alle nozze non consiste nella preoccupazione, che sovrasta ogni sentimento, di fare un regalo vistoso, calcolato, che ti lega nella catena perversa del “do ut des” (ti do perché tu mi dai), “ti faccio il regalo oggi perché tu e gli altri me lo facciate domani”, dove l’invito è soltanto calcolo e la spontaneità diventa obbligo … e per “cortesia” ti danno pure l’IBAN.

L’invito che fa Gesù è un invito a nozze per godere di Lui: “Quando ci sono Io non fate piagnistei, non lesinate in allegria, non state a controllarvi la dieta, soprattutto non siate tristi! Vi voglio entusiasti dell’essere miei amici, contenti di avermi conosciuto e seguito: fatelo sapere a tutti che con me state bene!”.

Nella vita c’è anche un tempo per il digiuno, per il controllo sulla gestione della propria interiorità e della propria “disponibilità” e allenamento alle difficoltà … ma non è questo il momento: “Se ci sono io voglio che scoppi la festa, la gioia! Sono venuto perché si possa godere di una vita piena: il mio regno è un regno di felicità, di gioia, di scatto verso la bontà!”.

Purtroppo spesso noi cristiani non facciamo capire a tutti che seguire Gesù è una felicità, che aver trovato lui, il suo Vangelo è una profonda pace che scende nella vita, che seguire i suoi passi anche faticosi è come quando fatichi a scalare una montagna, ma vieni appagato dalla gioia della conquista, della vetta, della visione di un nuovo panorama che ti si apre davanti.

Essere cristiani è essere felici! Non rimpiangiamo nessuna libertà persa, perché stare con Gesù è trovare quella vera di Liberta! La Quaresima non è luogo di tristezza, ma di una gioia serena, di una consolazione profonda, perché stiamo in compagnia di Gesù, ne ascoltiamo ogni giorno la parola, facciamo i passi della vita anche faticosa, ma li facciamo con Lui! Diamo a ogni giornata una nuova speranza di poter guardare a quel cielo abitato da Dio che rende la terra molto meno “spaesata”.

4 Marzo 2022
+Domenico

Vienimi dietro e stammi appresso

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Audio della riflessione

È bello camminare nella vita, è bello avere davanti una strada che percorri con sicurezza, che hai deciso di intraprendere: dopo non pochi tentennamenti ti si è fatto chiaro nella coscienza dove vuoi arrivare e ti metti in cammino … è bello non stare fermi ad aspettare che gli eventi ti cadano addosso, ma è ancor più bello sapere che su questa strada c’è qualcuno che ti precede e che tu continuamente vedi davanti a te e ti dà forza, ti stimola a non fermarti, continua a chiamarti, ti esorta a continuare … gli vai dietro convinto che quella è la strada giusta!

Gesù proprio così dice: “chi vuol venire dietro a me … “

Il cristiano è colui che va dietro a Gesù, che lo segue, che si mette nel solco dei suoi passi, nella strada da lui aperta, nella direzione che lui tiene con decisione. Il cristiano risponde alla sua chiamata: vieni, seguimi. Questo verbo lo ripete spesso a chi incontra per strada: seguimi, seguitemi. Non lascia nessuno a se stesso. Seguire Gesù è anche far decidere a lui la meta, è fidarsi del suo progetto, è inscrivere nei nostri pensieri, nelle nostre attese la sua visione del mondo, il suo rapporto intimo con il Padre, la vocazione trinitaria -usando le parole grosse – che lo ha mandato su questa terra.

Ci dobbiamo decentrare da noi, dal nostro criterio di verità e di bene, dalla nostra sicumera, dallo stesso orgoglio che spesso ci mette contro Dio, e collocarci con fiducia dietro di Lui: rinnegare se stessi per seguirlo non è annientare la bellezza della coscienza, della nostra intelligenza, dell’amore che lui ci ha dato, ma toglierci dal centro in cui continuamente ci collochiamo, per mettere Lui, la sua vita, il suo Vangelo, il suo progetto di salvezza, la sua passione per gli uomini, il suo amore struggente per il Padre.

Così scopriamo che la strada è in salita, perché occorre portarla con la propria croce, che prima di essere un supplizio è il luogo del massimo amore che Gesù ha per noi e che noi vogliamo avere per Lui! Non c’è altro modo per il cristiano di realizzarsi: togliersi dal centro, donare la propria vita, non tenere per sé niente, non pensare di guadagnare il mondo, ma di orientare tutto se stesso a Dio … passare per le strade di questo mondo che spesso si perdono nel nulla, tenendo dietro a Gesù, perché anche Lui ama le nostre strade, ma sa orientarle al cielo, a quel cielo che non è mai vuoto.

E’ il nostro percorso quaresimale.

3 Marzo 2022
+Domenico

Preghiera, elemosina, digiuno: tre rose della primavera dello spirito

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 3-4. 16) dal Vangelo del giorno (Mt 6, 1-6. 16-18)

« Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà … »

« E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano … »

Audio della riflessione

Esistono dei gesti che i cristiani compiono sia pubblicamente che nella propria vita privata, che non possono essere messi a bilancio, né rispondere a domande tipo “che cosa me ne viene, che cosa producono di concreto, dove mi portano, si può vedere che cosa mi danno in più?”: sono gesti che si portano via del tempo prezioso, che tengono le persone fisicamente inattive, senza fare niente di produttivo. Ciò è ancor più incomprensibile se dobbiamo ogni giorno fare i conti con la sindrome dell’agenda, sempre lì a ricordarci tutti gli impegni della giornata. Altri gesti invece impoveriscono la persona che li compie: le fanno perdere energie e sostanze, rendono ancora più problematico il già difficile bilancio familiare, le svuotano i risparmi; altri ancora sono incomprensibili perché vanno contro un istinto di conservazione necessario e provvidenziale: sono la preghiera, l’elemosina e il digiuno … sono tre gesti che il Vangelo continuamente mette in campo, in un tempo caratteristico della vita cristiana, la sua primavera, e cioè la Quaresima. Sono tre perle che devono abbellire la nostra vita.

Affidarsi a Dio nella preghiera è il respiro di ogni nostra giornata: Lui ci ha creati, a lui siamo grati. Lui ci tiene in vita, a lui ci affidiamo; Lui è il nostro Padre, nelle sue braccia facciamo riposare la nostra umanità ferita.

Abbiamo la necessità di tenere il corpo allenato a vincere la comodità, il torpore, la violenza dei sensi, e allora digiuniamo; sappiamo che molti mancano del necessario e noi moriamo del superfluo, e allora digiuniamo; il nostro spirito spesso si appanna perché troppo teso ad essere accontentato, e allora digiuniamo; vogliamo tenere lo sguardo fisso su Gesù e il nostro corpo teso come una freccia nell’impegno per gli altri, e allora digiuniamo.

Sappiamo che molta gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, spesso della settimana: conosciamo famiglie che vivono nell’indigenza, sappiamo come in tante nazioni si muore di fame, e allora facciamo l’elemosina. Non risolviamo noi i problemi dei poveri, ma ci facciamo poveri con loro per aiutarli a sperare, diamo quel poco che abbiamo per condividere le piccole speranze della vita.

Allora la Quaresima sarà sicuramente uno sguardo per tutti verso quel cielo abitato da Dio per cambiare, per quanto possiamo, questa terra in cui viviamo, ma che è spaesata.

2 Marzo 2022
+Domenico

Ti abbiamo seguito e siamo sicuri che tu ci riempi la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 28-31)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Audio della riflessione

Ci nasce spesso la domanda: tutto quello che sto facendo, i sacrifici che affronto nella vita quotidiana, l’alzarsi presto al mattino, andare a lavorare, affrontare ogni giorno qualche nuovo dolore, impegno … districare vite che si ingarbugliano, mettere al mondo figli, faticare per farli crescere, non avere un minuto di tempo per me che vantaggio mi porta? Ne avrò un qualche bene? Sarò prima o poi felice? C’è davvero di là un paradiso, o è un tipico inganno per non farmi riflettere e tenermi soggiogato da doveri, morale, comportamenti che farei saltare molto volentieri?

Gesù, noi abbiamo lasciato tutto per venirti dietro: avevamo un buon lavoro, avevamo una vita decente, anche se un po’ insoddisfacente, avevamo un mestiere, degli affetti … sei passato tu, ci hai incantati e ti abbiamo seguito; abbiamo fatto tanta strada con te, ci hai scaldato il cuore, abbiamo capito tante cose, ma che ne sarà di noi? C’è qualcosa di più bello e di più grande che raggiungeremo? Questa gioia che promana dal tuo volto, sarà anche la nostra?

Che cosa ci si guadagna a essere cristiani? E’ una domanda giusta? Certo, tutti vogliamo sapere che se quello che facciamo ha un valore, porta a dei risultati per i quali vale la pena di sacrificarsi e vogliamo avere “certezza” di non aver speso la vita invano.

E Gesù non si tira indietro: “Non c’è nessuno che abbia lasciato padre, madre… abbia impostato la sua vita sulla mia parola, abbia  fatto della fede l’investimento più grande della vita che non abbia ricevuto in dono la felicità. Incontrerà anche persecuzioni, come le ho dovute affrontare io, ma non vi rendete conto di quanto grande sia la pienezza di vita che vi aspetta”.

E, se siamo sinceri, vediamo che i nostri stessi sacrifici, già ora diventano gioie e soddisfazioni: l’aver la coscienza pulita, proprio perché l’onestà ci è costata, è già in sé una felicità! Poter alzarsi tutte le mattine, anche presto per andare a lavorare, ma con la coscienza che non ti rimprovera niente, con la sensazione vera che stai nella bontà di Dio e che non hai mai fatto male a nessuno, è una forza di vita incalcolabile! E Dio, che non ci abbandona mai, non mancherà di essere tutta la nostra felicità.

Dovremmo poi essere … capace di lasciare libero Dio di salvare anche i ricchi nella sua misericordia con i suoi processi di grazia, di coinvolgimento di essi e di tutti nei suoi piani di sollievo per i poveri e di riparazione per il male fatto.

Non è che a vita buona corrisponde grande premio, a vita sbagliata corrisponde “negatività”: Il Signore è capace anche di farci cambiare il cuore.

1 Marzo 2022
+Domenico

Giovane, ricco, onesto, ma ingessato

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 10, 17-27)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Audio della riflessione

Ti può capitare talvolta di avere finalmente chiaro in testa che se vai avanti così la felicità non ce l’avrai mai: l’hai inseguita, qualche volta ti è sembrato di averla raggiunta, ma era un altro inganno … allora decidi di farti aiutare da chi se ne intende …hai pur approvato a chiedere a qualche amico che sembra avere successo, ma vi siete trovati tutti e due con una birra in mano seduti di notte sugli scalini di un pub a consolarvi per l’ultimo abbaglio.

Il giovane di cui parlano i Vangeli invece va dalla persona giusta: va da Gesù! Chi più di lui può dirgli il segreto della felicità? Lui è sempre contento, dovunque va riesce a dare speranza, chi lo incontra ritorna cambiato dentro, chi soffre riesce a sorridere, chi cerca presso di lui trova e cambia vita.

“Vado anch’io: non mi bastano più i miei quattro soldi! Ho una vita al di sopra della media, ma quanto a gioia solo più depresso dei pezzenti e dei barboni che corrono dietro a Gesù. Che devo fare per star bene come te? Per appagare questa sete di pienezza che mi sento dentro, per non svegliarmi tutte le mattine con questo buco nell’anima? Sono un ragazzo pulito: non rubo, non mi drogo, c’ho un bel rapporto con papà e mamma, prego pure, non faccio carognate agli amici, non vado a donne… ma sento che mi manca qualcosa. Che cosa mi manca per essere felice?”.

Gesù gli va dritto al cuore: lo guarda fisso negli occhi, gli vuol leggere nell’anima la sincerità di una vera ricerca di felicità … non è il solito studente che i farisei gli mandano per farlo cadere in qualche diatriba legalistica, è un ragazzo sincero: sa quello che chiede … e Gesù, che pure vuol bene anche a un peccatore, a un delinquente, a un’indifferente come noi, a questo giovane dà il suo cuore e alza il tiro: la sua vita ha bisogno di un colpo di reni, come la nostra che spesso si addormenta. E gli spara quella famosa raffica di verbi: va, vendi, regala, vieni e seguimi.

E lui, non ha il coraggio. Ha paura che gli manchi la terra sotto i piedi. Non si vuol staccare da quel che possiede. È schiavo della sua HarleyDavidson, del suo conto in banca, delle sue comodità, di se stesso, aveva in mano la speranza e l’ha buttata, si è abbarbicato al fumo.

Le ricchezze sono un grave ostacolo per entrare nel Regno dei cieli, dice Gesù ai suoi discepoli che si meravigliano, perché è più difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli che un cammello infilarsi nella cruna di un ago.

Allora non c’è scampo?  No! Impossibile agli uomini, ma non a Dio!

Gesù non costringe nessuno a una povertà assoluta, Infatti Pietro era capo di una azienda di pescatori, Lazzaro, Maria, Marta erano persone “agiate” … ma quello che Gesù vuol far capire è che fuori di Dio nulla sia assolutizzato, neppure una cosa così sostanziale come la povertà, perché i farisei avrebbero potuto pensare che bastasse osservare certe regole determinate di povertà  per assicurarsi in automatico la vita eterna.

28 Febbraio 2022
+Domenico

Guide cieche di altri ciechi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Audio della riflessione

Se incontri per strada un cieco, che si appoggia ad ogni sporgenza, che fa fatica a fare il suo percorso, subito hai l’istinto di aiutarlo, o ad attraversare la strada o a trovare un indirizzo che cerca, e non ti verrebbe nemmeno in mente se hai problemi di vista di fare da guida.

Questo esempio che porta Gesù sembra evidente: non vorresti mai causare danni certi, se anche tu non ci vedi bene.

Non si tratta però soltanto di una vista e di una strada, ma anche di una “cecità dell’essere”, del proprio comportamento e l’insana pretesa di giudicare l’altro e pretendere di fargli da guida morale.

Qui saremmo tentati di fare i superficialoni e quindi i disonesti se avessimo la superbia di giudicare inadempiente l’altro e tirarlo dentro nella nostra leggerezza, superficialità e forse anche inganno: due povertà, messe assieme, fanno la miseria non la solidarietà.

Gesù però va ancora più a fondo: può capitare che siccome mi sento sempre superiore agli altri io mi permetta di giudicare aspramente il comportamento dell’altro e nello stesso tempo non vedere la gravità del mio.

I potenti di questo mondo si arrogano il diritto di determinare il bene e il male per gli altri; i governi esercitano il potere giudicando i sudditi; coloro che hanno una autorità la impongono a quelli che sono loro sottomessi.

Essere capaci di capire la nostra cecità è un dono da chiedere sempre a Dio … e la tentazione grande è quella del giudizio, del giudicare: con gli altri siamo tremendamente impietosi. I difetti altrui li fotografiamo da artisti … primi piani, zoomate, particolari, sezioni, visioni dall’alto, dal basso, angolature ardite.

Senza metterci troppo impegno siamo dei lucidi spettatori, ma proprio per questo siamo drammatici attori … avessimo la stessa lucidità nel guardare la nostra vita, come vediamo quella degli altri: non potremmo più guardare in faccia nessuno, dovremmo girare col bastone bianco o il cane per ciechi.

Vedi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che occupa il tuo … ed è da noi che spesso nascono i rapporti sbagliati con gli altri, proprio quando non siamo capaci di verità con noi stessi.

Come possiamo allora ottenere una relazione tra persone che ci metta in comunione e non in prevaricazione anche solo di giudizio su un altro in cui nessuno domini su nessuno?

L’unica via è l’amore, che ha sempre il suo massimo nell’amare anche i nostri nemici, come stava molto a cuore a Gesù.

27 Febbraio 2022
+Domenico