Questa è la vita vera

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Lc 9,28b-36)

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia.

Audio della riflessione

Avere occhi limpidi per guardare al mondo è sempre una grande fortuna: saper leggere sotto i fatti, gli accadimenti, quello che essi profondamente significano, è un dono! Avere lo sguardo capace di penetrare il senso vero delle cose è un esercizio che ogni persona deve essere capace di fare.

Viviamo in un mondo che tende a chiudere gli orizzonti a quello che si tocca, al peso delle cose, alla loro funzionalità, e così lo diventano anche le persone: siamo tutti calcolati a peso, a numero di autovetture che mettiamo in circolazione, a quantità di individui che salgono sul treno dei pendolari o sulle metropolitane … ci contano quando andiamo a uno stadio o a un concerto o a una festa.

Certo, c’è uno spazio che ingombriamo con il nostro corpo e qualcuno deve preoccuparsi anche di questo, ma la vita non è riducibile a quantità, a numeri, ad assembramenti … l’abbiamo imparato con qualche fatica durante la pandemia: è una meravigliosa avventura che trascende la materialità delle cose, si apre a significati, a emozioni, a sentimenti, a progetti, a sogni.

Non è possibile vivere se non in questa ulteriore dimensione del nostro essere persone, e c’è un mistero nella nostra vita che è il mistero di Dio, che va continuamente indagato, cercato, intuito, contemplato e scavato nelle pieghe della nostra esistenza: è reale, ma nascosto; è invisibile, ma presente; è muto, ma sa aprire orizzonti ampi, gli unici degni della vita dell’uomo.

Gesù, un giorno, prende con sé tre discepoli; sono tre di cui si preoccupa particolarmente; li vuole aprire ai misteri della sua vita, li vuol alzare alle vertigini della sua divinità … dovranno confortare gli altri per i giorni della sofferenza e della devastazione. Li porta su un monte e lì si dà a vedere per quello che è: il Figlio del Dio, Altissimo, il Signore del cielo e della terra, il punto di arrivo della Legge e dei profeti, il Santo di Israele.

Per quei poveri discepoli è uno shock, un’esperienza straordinaria del mistero di Dio, tanto che non se ne vogliono più staccare: “questa è la beatitudine che ci hai promesso, questo è il lato vero della nostra vita e della nostra consuetudine con te; questo è quel regno di cui sempre ci parli, questa è la vera terra promessa, che i nostri padri hanno sempre visto solo in figura; questa è la vera vita che tu sei venuto a portarci: Non ci far tornare indietro, lasciaci in questa perfezione!”.

Torneranno ancora sui loro faticosi passi quotidiani, se ne dimenticheranno nell’orto del Getsemani, ma riguadagneranno la certezza che Dio non li abbandona mai.

13 Marzo 2022
+Domenico

Non siamo kamikaze, ma testimoni

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-44) dal Vangelo del giorno (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli …»

Audio della riflessione

In un tempo in cui si mescolano religioni e popoli, idee e tradizioni, stili di vita e credenze, ci si domanda: “Ma quale è la vera religione? Dove sta la verità? Perché devo vivere in questo modo? Esiste la verità o ciascuno si inventa la sua?”

Ancora meglio, si vuol vedere che cosa ha il cristianesimo di nuovo rispetto a tutto il resto, rispetto a tutte le visioni della vita quotidiana che gli uomini si danno: “Per avere felicità non basta vivere tranquilli senza tante costruzioni religiose?”.

Gesù ci tiene a staccare di netto il comportamento di un vero credente da chi è pagano: il credente in Dio osa amare i nemici. L’amore non è uno scambio, non è un rapporto alla pari in cui i conti tornano (io voglio bene a te e tu ne vuoi a me) … l’amore è un paradosso: “tu mi fai del male e io ti voglio ancora più bene; tu mi distruggi la vita e io ti amo perché ti ritengo più grande delle distruzioni che pensi per me; tu mi togli il respiro e io non ho paura a offrirti il mio!”.

Su questa base di amore disinteressato è sorto il cristianesimo: la fede cristiana non è la fede dei kamikaze, ma dei martiri, che sanno dare la vita per tutti, anche per i nemici; è la fede di chi sa perdonare; di chi è disposto a non lasciarsi mai misurare dai torti subiti, di chi porge l’altra guancia, di chi sa che la lite e il torto si vincono con l’amore e la dedizione.

Non solo, ma la posta del cristiano è ancora più alta, è una vetta – direi – irraggiungibile: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” … non c’è limite all’impegno di trasformazione della nostra vita in una bontà senza misure.

Gesù sapeva di offrire una meta altissima, ma metteva in gioco soprattutto se stesso: In Lui, nel Cristo, Figlio di Dio morto e risorto, noi possiamo sperare di ridare alla nostra vita il vero volto di Dio da sempre impresso nelle fattezze umane.

Siamo fatti a immagine di Dio, il peccato ne ha tentato di distruggere le sembianze, ma Gesù è riuscito a ricostruirle e il cristiano lo segue: non essere come i pagani oggi significa riprendere coscienza della meta che sta davanti a tutti noi cristiani.

Il cammino di conversione è questo: andare verso una meta altissima, ma scritta nelle nostre vite da Gesù, che ci tiene il cielo aperto su una terra tentata continuamente di chiudersi.

12 Marzo 2022
+Domenico

Dio non è un alibi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,23-24) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 20-26)

«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.»

Audio della riflessione

La semplificazione delle cose fino a renderle “banali” è una tentazione che ascoltiamo … molto volentieri: la vita è complicata di suo, di problemi ce n’ha a non finire … mettere d’accordo le persone è un’impresa, quando ti sembra che tutto scorra regolare scopri che c’è qualcosa che rovina tutto, e la religione viene collocata tra le cose “complicate”: il rapporto con Dio è una sorta di incognita e di irrazionalità che è meglio lasciar perdere.

Per sfuggire la complicazione, allora, si decide di separare, di distinguere, di isolare …. “Vuoi avere un rapporto con Dio? Bene, lascia in pace tutto il resto. Vuoi fare bene il tuo lavoro? Lascia perdere tutto il resto. Vuoi divertirti? Lascia perdere tutto il resto!”.

Allora c’è chi mette tutto il suo impegno nel lavoro e dimentica la famiglia, chi si diverte senza tante inibizioni e si rovina la salute, chi gioca da campione ed è una frana negli affetti, chi si dedica a Dio e dimentica i rapporti con le persone.

Questo “tutto il resto”, invece, è la nostra vita: il Vangelo dice con molta precisione che se stai offrendo a Dio qualcosa e tuo fratello è in guerra con te, “lascia e va dal fratello a tentare la pace possibile!”

La vita cristiana non è mettere Dio davanti a sé per fuggire la vita, ma è comunione con Dio e con i fratelli!

Dio non è un alibi comodo per scappare dalla realtà: se forse nella antica religione del tempio si poteva immaginare che Dio fosse lontano dalla vita, tutto concentrato in se stesso, che la religione fosse un tributo da pagare a una entità superiore e che la vita fosse un banale destino cui occorreva dedicarsi in meno tempo, il meno possibile … con l‘incarnazione di Gesù il vero culto è diventato una lode a Dio, un amore appassionato per lui e una comunione profonda con i fratelli.

Si usa spesso l’immagine di una verticalità e di una orizzontalità, per indicare il rapporto con Dio e quello con i fratelli: non possono essere mai separati! La nostra salvezza è la croce di Cristo, che ha due braccia, una verticale tra cielo e terra e l’altra orizzontale tra uomo e uomo. In queste due dimensioni collegate strettamente c’è la nostra esperienza credente!

Scaviamo le motivazioni profonde dell’essere e dell’operare, restiamo ancorati alla salvezza che viene sempre da Dio e che passa nelle mani degli uomini.

Questa croce ci aiuta a guardare al cielo e a trovare tutte le possibili strade di santità che Dio ha tracciato tra gli uomini.

11 Marzo 2022
+Domenico

Andate: Questo è il segreto della vita

Una riflessione su Vangelo secondo Marco

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato». (Mc 16,15-16)

Le parole che caratterizzano un venditore di ogni tipo sono “venite che qui trovate tutto quello che vi serve. Mi voglio rovinare, se passate di qua ne uscirete felici; donne, uomini, è qui la fine del mondo, venite che troverete tutto quello che vi piace, e anche molto di più!”.

Non occorre essere venditori di cose per chiamare la gente: si può essere anche venditori di idee, propugnatori di ideali. Venite, mettiamoci assieme, diventiamo forti e conquisteremo il posto per governare. La battaglia elettorale è una battaglia per mettere assieme all’insegna del verbo “venire”.

Gesù, invece, nel momento conclusivo della sua vita dice perentorio a tutti: andate. La vostra casa è il mondo. La gente di ogni razza si attende di incontrare la salvezza che voi avete incontrato. C’è un avvenimento sconvolgente che deve essere vissuto da tutti: il Vangelo è una speranza per ogni uomo.

Nell’intensità di un serio lavoro di ricostruzione dell’interiorità di ogni cristiano, in ogni cammino di conversione si deve inscrivere un movimento missionario, un’andata nel mondo per annunciare, proprio perché è Gesù che vogliamo imitare.

Per seguire il comando di Gesù, “andate”, occorre vita interiore, preghiera prolungata, affidamento totale alla misericordia di Dio, contemplazione di Gesù, conversione profonda che aiuta ad avere fiducia solo in Dio, che permette di approfondire le ragioni della propria fede, trovare la sorgente di speranze decisive per la vita di tutti.

Noi crediamo nella risurrezione, per questo non temiamo la morte; noi sappiamo che Dio è somma giustizia, per questo amiamo gli ultimi; noi osiamo non spaventarci della croce, per questo sappiamo anche soffrire per una causa o una vita.

Beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trendy, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi, io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io nel massimo dell’intimità della vita.

Sappiate che nel vostro andare c’è sempre la mia presenza, il cielo non è mai vuoto, è sempre aperto sui vostri cammini in tutto il mondo.

10 Marzo 2022
+Domenico

I segni di Dio non mancano mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11,29) dal Vangelo del giorno (Lc 11, 29-32)

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuor- ché il segno di Giona …».

Audio della riflessione

Ci lasciamo spesso incantare da tanti personaggi più o meno illustri, gente che appare molto, affascina, diventa un idolo, calca tutte le scene possibili. Sappiamo che sono passeggeri, ma tanto è così che va; la vita è tutta in fretta, ma soprattutto è sempre distratta. Ci lasciamo incantare dalla esteriorità, mentre invece facciamo parte di una storia bella, affascinante, grande, che sta sottotraccia sempre. Abbiamo un papà e una mamma eccezionali, abbiamo avuto dei maestri che ci hanno insegnato a vivere, abbiamo amici che sanno donarsi senza suonare trombe o campane, che credono nella vita. Andiamo a cercare altrove ciò che invece abbiamo in casa, soprattutto abbiamo una speranza assoluta che è Gesù, il Figlio di Dio, che è la pienezza della storia, e lo ignoriamo.

Il fascino di qualche cosa di nuovo ci strega sempre, forse perché non siamo capaci di vivere in modo nuovo ogni giorno la nostra vita, l’amore, il lavoro, le relazioni, gli ideali. Crediamo sempre che la soluzione della vita sia altrove e ci lasciamo sfuggire i doni che Dio ci dà. Spesso abbiamo capito la bellezza e l’importanza del nostro territorio da gente che è venuta da lontano a visitarlo e non ce ne siamo mai accorti, perché si stende sempre su ogni cosa la pialla dell’abitudine, che soffoca tutto.

Cerchiamo segni di futuro e non sappiamo leggere quelli che già abbiamo. Il popolo che Gesù si è trovato davanti è stato proprio un popolo di distratti, di cercatori di novità a tutti i costi, di infatuati del meraviglioso. Lui, Gesù, si era presentato come figlio di Dio e loro stavano ad aspettare ancora, l’avevano davanti e non lo vedevano. Avere un cuore che legge nella storia i segni della sua presenza è un dono grande che dobbiamo chiedere sempre.

Signore, aiutaci ad aprire gli occhi sulla tua presenza capillare, continua, dolce, precisa nel nostro mondo. Aiutaci a leggere i segni che lasci nelle persone, nelle menti, nella tua creazione. Aiutaci ad alzare gli occhi al cielo per vedere che non è mai vuoto e che tu ci sei sempre. Ferma la nostra smania di novità perché sei tu la vera ed eterna novità della nostra vita.

9 Marzo 2022
+Domenico

Un papà per creatore   

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,9) dal Vangelo del giorno (Mt 6,7-15

«Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome…»

Audio della riflessione

Ci sono alcune parole nella nostra esistenza che ci segnano per tutta la vita … tra queste una delle più belle è “papà”: è parola che evoca amore, gioia, forza, compagnia, tenerezza, serenità.

Potrei continuare a dare la stura ai nostri affetti, a pensare a tutte le esperienze che nella nostra tenera età e spesso anche oltre abbiamo vissuto con nostro padre: la sicurezza che ci infondeva, la sua severità che ci richiamava alla responsabilità, la certezza di poter contare sempre su di lui, la tranquilla serenità di sentirci amati anche sotto la faccia burbera di qualche rimprovero, lo sguardo di disapprovazione e di orgoglio, il volto velato di pianto quando la sofferenza abitava troppo a lungo nella nostra casa.

Gesù ci ha sempre presentato Dio con il dolce nome di “abbà“, papà: nel Vangelo, quando si rivolge a Dio, lo chiama sempre così! È stata una novità assoluta, soprattutto per gente che era abituata a pensare a Dio con timore, reverenza, se non talvolta con soggezione e paura …

…No! Dio è Padre e quando lo pregate dite: Padre nostro. Siamo una famiglia, siamo tutti figli, siamo fratelli proprio perché veniamo tutti da Dio che è padre. Lui ci ha generati, noi siamo un palpito del suo cuore, un suo pensiero, un suo gesto di amore. Lui ci dà il pane di ogni giorno, Lui è capace di piegare l’universo alla nostra cura.

Lui soprattutto è capace di perdonare: vivere la vita alla ricerca di un perdono possibile è spesso uno sforzo titanico che ci sentiamo di dover fare dopo i nostri molteplici errori … ebbene, Dio Padre è grande nella misericordia e nel perdono: Lui, ogni mattina sale al punto più alto della casa per vedere se il figlio ingrato, che è scappato sbattendo la porta, torna, se si ricorda che nel suo cuore di padre non è mai stato cancellato il posto per lui; lui è là fuori nel cortile a convincere il fratello ad accogliere, a far pace, a seguirlo nel perdono, a forzare un abbraccio che a Lui è sgorgato spontaneo, immediatamente, ancora prima che il figlio gli chiedesse perdono.

Abbiamo veramente un padre così come Signore, come creatore, come giudice, come fondamento dell’universo: non abbiamo – come dicevano i filosofi, pure arrangiandosi con il nostro modo di ragionare – noa abbiamo un motore immobile, un onnipotente, ma un padre che non ci abbandona a nessuna tentazione, che guarda dal cielo sulle strade spaesate della nostra vita e ci fa da papà, sempre.

8 Marzo 20220
+Domenico

Il volto di Dio, sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,35-36) dal Vangelo del giorno (Mt 25, 31-46)

«Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.»

Audio della riflessione

Che hai fatto? Perché ti sei comportato così? Dove sta tutta la tua moralità? Credevi di farla franca … pensavi di non dover rendere conto a nessuno di quello che sei e che fai? Quel poveraccio che hai imbrogliato non è nessuno, ha sempre qualcuno dalla sua parte che se lo prende a cuore però.

Farla franca è uno sport che ha molti cultori: c’è una debolezza che tutti vogliamo sfruttare per star meglio, quella degli altri; c’è una sottile soddisfazione che si distribuisce nel nostro circuito vitale, quella dello sfruttare gratis, del sopraffare e poi sentirci a posto: la chiamiamo furbizia e intelligenza e la cancelliamo da ogni tribunale interiore.

Alla fine, invece, Dio dice che ogni tuo gesto ha lasciato una traccia sulla spiaggia del mare della vita e soprattutto ha segnato il suo volto di offese o di carezze: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo è a me che lo avete fatto”.

Il volto del povero e del figlio, il volto della mamma e dell’accattone, il volto del drogato sono il suo: Dio, da quando Gesù si è fatto uomo, si incontra nel volto di ogni persona, e le nostre relazioni tra persone non si chiudono mai solo tra di noi, ma si aprono all’orizzonte infinito della sua presenza.

La vita cristiana è impegnativa, ma non complicata, l’esame finale non è ingarbugliato, pieno di insidie e di tranelli, è solo l’insieme delle nostre relazioni, della configurazione che la faccia della nostra anima ha assunto davanti agli altri! Certo, è difficile vedere nel volto degli altri il volto del Signore …non lo è però più di quanto sia difficile immaginare che Dio assuma il nostro volto. Eppure Dio è disposto a mettersi nei nostri panni, ad abitare nella nostra vita, a rendere viva la sua presenza in noi: Lui si fa corpo e sangue perché se noi lo mangiamo, Lui abita in noi e diamo a Lui le nostre sembianze.

La nostra vita è più grande di quanto pensiamo, la nostra dignità è ai vertici della creazione: Quando madre Teresa – ora santa – andava per le strade di Calcutta ad accarezzare chi moriva solo, non faceva altro che accarezzare Dio, non faceva altro che fare incontrare a quella povera creatura la mano tenerissima di Dio.

Il grande mistero è questo: noi negli altri incontriamo Dio perché per loro siamo l’amore di Dio!

Il cielo sopra gli uomini non sarà mai vuoto, se ogni giorno gli uomini sapranno di poterlo bucare con l’amore verso i fratelli.

7 Marzo 2022
+Domenico

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-2) dal Vangelo del giorno (Lc 4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

Audio della riflessione

Proprio perché siamo persone libere ci si presentano sempre davanti delle scelte da fare: non siamo automi, non abbiamo un istinto infallibile che ci costringe a stare da una parte, a fare determinate azioni … e magari sempre quelle … abbiamo una coscienza, una libertà, un discernimento, una capacità di scegliere che è tutta umana, che caratterizza la nostra dignità di persone.

Ci sono periodi della nostra vita in cui ci adattiamo a farci condurre, in cui stiamo comodi nelle indicazioni di comportamento date dall’esterno della nostra vita, ma c’è per ciascuno un tempo in cui vogliamo essere noi quelli che decidono di noi e della nostra esistenza, vogliamo essere noi a dare un colore ai nostri atti, a voler realizzare una meta, a desiderare di dare all’esistenza quella direzione che sentiamo come forza urgente dentro di noi: è il bellissimo gioco della libertà che si muove tra alternative, tra bivi, tra diverse opportunità … in certi luoghi le opportunità sono scarse, in altri sono eccessive, in molti casi non si riescono ad avere gli strumenti per decidere in libertà quale strada scegliere.

Ecco, anche Gesù ha sperimentato la bellezza e la fatica della scelta tra le tante strade e opportunità che si ponevano sul suo cammino per realizzare la missione che aveva accettato di svolgere nel mondo.

Chi manderò io e chi andrà per noi?” si sono chiesti in quel misterioso retroscena trinitario il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo …

“Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà” è la risposta di Gesù.

Ora è nel deserto, non è solo, ma condotto dallo Spirito: la scelta fatta nell’intimità della vita divina oggi diventa un insieme di passi concreti in mezzo agli uomini, nelle nostre vie contorte, nei meandri delle nostre infedeltà e scorciatoie, nei tentativi di adattamento e di abbassamento degli ideali, pur belli, che Dio ci ha messo in cuore.

È Satana che si fa carico di presentare a Gesù il ventaglio delle scelte sbagliate, i tradimenti camuffati di efficienza e di abilità nel manipolare le coscienze: è il diavolo, il divisore che Gesù incontra nel suo sforzo deciso di riportare l’uomo alla comunione con Dio, all’unità massima della sua vita, è lui, il divisore, continua a seminare divisione.

Ma Gesù vince: ci dimostra che la libertà si può usare bene, che non siamo soli di fronte alle tentazioni della vita, che lui con lo Spirito le ha superate e ha dato alla sua missione la bellezza che da sempre la doveva caratterizzare.

Anche nelle tentazioni Dio non ci abbandona mai: del resto non diciamo nella preghiera che ci ha insegnato Gesù: “non abbandonarci alla tentazione”?

6 Marzo 2022
+Domenico

Cambia direzione, hai sbagliato strada!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 31-32) dal Vangelo del giorno (Lc 5, 27-32)

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Audio della riflessione

Cambiare strada è esperienza comune quando ti accorgi che hai sbagliato direzione: avevi preso un verso, avevi investito su quello in velocità, concentrazione, speditezza … eri convinto di essere nel giusto e continuavi sereno; per fortuna che a un certo punto ti sei accorto che i conti non tornavano, ti si è insinuato un dubbio: hai riflettuto, hai fatto confronti, hai chiesto, finalmente hai capito e hai cambiato. Spesso invece non ti accorgi di niente: c’è qualcuno che ti inganna apposta, qualcuno ha cambiato i cartelli stradali per farti andare nella sua direzione e tu abbocchi, perché non hai altra possibilità che quella di fidarti.

Una esperienza di questo genere, più profonda e coinvolgente, è la necessità che ti capita nella vita di dover cambiare decisamente tutto, di accorgerti che sei su una strada sbagliata, di vedere che la tua vita sta prendendo una piega che non volevi: pensavi che fosse la strada della felicità, invece quella è proprio dalla parte opposta.

Molte volte sei tu che ti accorgi, spesso è qualcun altro che ti apre gli occhi: ebbene, Gesù è venuto a questo mondo proprio per aprire gli occhi agli uomini, è venuto a dire di cambiare strada, perché quella intrapresa andava da tutt’altra parte che da Lui.

Sono venuto a chiamare i peccatori a convertirsi”.

Signore, vorrei che tu chiamassi anche me, che ti fermassi a guardare i miei passi, che mi aiutassi a cambiare direzione, che mi convincessi che il bene sei tu, non quello che penso io. Vorrei che tu infrangessi la mia sicurezza, il mio perbenismo, la mia falsa impostazione della vita per mettermi nella tua.

La strada che ho preso è sbagliata … non mi dà felicità perché ha tagliato fuori Te: ti ha evitato, ha preteso di costruirsi da sola, abbagliata dal successo, dalla vanagloria; ha cominciato a evitare i tuoi poveri, quelli che mi chiedevano di uscire da me per aiutarli a vivere, ha continuato a portarmi per le vie del mio egoismo, ha cancellato i sentimenti di tenerezza del tuo amore, ha costruito castelli in aria, ha immaginato di poter fare a meno di Te.

Abbiamo bisogno di metterci con calma davanti al Vangelo e vedere come si sono divaricate le strade della nostra vita da quelle che Lui ci ha indicato!

C’è un perentorio seguimi che vogliamo che Gesù faccia risuonare nelle nostre orecchie per avere la forza di cambiare direzione: guardare al cielo, perché le strade che percorriamo sulla nostra terra sono spesso spaesate.

5 Marzo 2022
+Domenico

Siamo felici perché ci sei tu

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Audie della riflessione

È bello essere invitati a nozze di un amico o di un’amica, con cui hai condiviso tanti momenti della vita, con cui spesso magari ti confidavi, che vedevi ogni giorno entusiasmarsi mentre ti raccontava i suoi sogni … è ancor più bello se le nozze non sono quel supplizio infinito di un pranzo da nababbi, o quel ricevimento formale che ti mette in imbarazzo con gente estranea o, ancor peggio, se partecipare alle nozze non consiste nella preoccupazione, che sovrasta ogni sentimento, di fare un regalo vistoso, calcolato, che ti lega nella catena perversa del “do ut des” (ti do perché tu mi dai), “ti faccio il regalo oggi perché tu e gli altri me lo facciate domani”, dove l’invito è soltanto calcolo e la spontaneità diventa obbligo … e per “cortesia” ti danno pure l’IBAN.

L’invito che fa Gesù è un invito a nozze per godere di Lui: “Quando ci sono Io non fate piagnistei, non lesinate in allegria, non state a controllarvi la dieta, soprattutto non siate tristi! Vi voglio entusiasti dell’essere miei amici, contenti di avermi conosciuto e seguito: fatelo sapere a tutti che con me state bene!”.

Nella vita c’è anche un tempo per il digiuno, per il controllo sulla gestione della propria interiorità e della propria “disponibilità” e allenamento alle difficoltà … ma non è questo il momento: “Se ci sono io voglio che scoppi la festa, la gioia! Sono venuto perché si possa godere di una vita piena: il mio regno è un regno di felicità, di gioia, di scatto verso la bontà!”.

Purtroppo spesso noi cristiani non facciamo capire a tutti che seguire Gesù è una felicità, che aver trovato lui, il suo Vangelo è una profonda pace che scende nella vita, che seguire i suoi passi anche faticosi è come quando fatichi a scalare una montagna, ma vieni appagato dalla gioia della conquista, della vetta, della visione di un nuovo panorama che ti si apre davanti.

Essere cristiani è essere felici! Non rimpiangiamo nessuna libertà persa, perché stare con Gesù è trovare quella vera di Liberta! La Quaresima non è luogo di tristezza, ma di una gioia serena, di una consolazione profonda, perché stiamo in compagnia di Gesù, ne ascoltiamo ogni giorno la parola, facciamo i passi della vita anche faticosa, ma li facciamo con Lui! Diamo a ogni giornata una nuova speranza di poter guardare a quel cielo abitato da Dio che rende la terra molto meno “spaesata”.

4 Marzo 2022
+Domenico