Non usiamo mai la tenera paternità di Dio per fare i nostri affari

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 15-16) dal Vangelo del giorno (Gv 2, 13-25) nella terza Domenica di quaresima (Anno B)

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

Audio della riflessione

Noi abbiamo la triste possibilità di cambiare anche le cose più belle in una bottega: abbiamo un istinto indomabile di mercificare ogni cosa, ogni sentimento più bello, ogni realtà anche profonda … il primo ad essere messo in vendita – dicono – è stato l’amore, o meglio il corpo distribuito a brandelli per denaro.

Siamo stati fatti per essere un dono l’uno per l’altra, invece diventiamo una merce.

Poi abbiamo mercificato la paternità e la maternità, la nascita: possiamo prendere in affitto un utero per far fare un figlio, andiamo alla banca del seme a comperare un padre …. poi abbiamo fatto bottega della vita affettiva: oggi si può comperare una zia o una nonna per riempire il vuoto di affetti di una casa o dei figli … e di conseguenza abbiamo mercificato anche il rapporto con Dio.

Che cosa mi dai, se ti prego Dio per farti avere una grazia? Signori avete avuto “fortuna” quest’anno con i vostri greggi, con i vostri affari? Guardate che dovete pagare, altrimenti l’anno prossimo la grandine è assicurata, le locuste vi mangeranno tutto, dall’aviaria non avrete scampo … Guardate che bel capretto vi potete acquistare per placare Dio di tutte le malefatte che avete combinato …

Insomma, questa era la scena che apparve davanti a Gesù quel giorno, poco prima della solenne Pasqua, in cui era salito al tempio: la casa di Dio scambiata per un mercato! E’ l’immagine di ogni dimora di Dio, che è la nostra vita, scambiata in oggetto di mercificazione.

E Gesù … butta all’aria tutto, attirandosi le ire non solo dei commercianti, ma soprattutto di coloro che ricavavano guadagno dai loro affari. Ogni posto vendita del tempio è come ogni posto vendita delle nostre fiere: il suolo pubblico lo chiedi e lo paghi se vuoi vendere.

“La mia casa è la casa della preghiera, è il luogo in cui puoi ascoltare la Parola di Dio e non comperare benedizioni; è lo spazio della lode e della gratitudine, non del contrattare le tue pigrizie! Il tuo corpo è tempio dello Spirito Santo, non lo puoi vendere! La vita è dono gratuito di Dio, non la puoi barattare né vendere, né comperare; la terra è di tutti, l’aria e l’acqua sono beni indispensabili per la vita, sono di Dio e da Dio regalati alla vita degli uomini. No! voi ve ne impossessate e li vendete!”

Il gesto di Gesù che tocca gli interessi concreti sarà decisivo anche per la sua morte, ma è proprio sull’alto significato della preghiera, della gratuità, della assoluta paternità di Dio che abbiamo bisogno di far nascere speranza!

Se perdiamo speranza in Dio, in chi la troviamo?

7 Marzo 2021
+Domenico

Non avevano fatto i conti con la bontà del Padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 31-32) dal Vangelo del giorno (Lc 15, 1-3.11-32) nel Sabato della seconda settimana di quaresima

«… Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»

Audio della riflessione

Purtroppo oggi lo si sperimenta sempre meno perché stanno abbondando i figli unici, ma la bellezza di poter vivere con almeno un fratello o una sorella è impagabile: si litiga, ci si cerca, si bisticcia, ci si confida, ci si coalizza contro i grandi, ci si fanno confidenze … insomma, si impara a convivere … si sta su un piano di parità, anche se con qualche difficoltà derivata dalla differenza di età che determina un diverso rapporto con i genitori.

In certo senso, qualcuno deve «perdonare» ai suoi fratelli di essere nati prima! E questi devono perdonare a qualcun altro di volerli «spodestare»! E’ il gioco della vita …

Così lo viveva – penso io – un’altra singolare famiglia quella, per intenderci, del figliol prodigo, di quel papà che aveva due figli, sicuramente in competizione, sicuramente ambedue amati senza condizioni: uno non ne può più e se ne va di casa non prima di essersi fatto dare un bel gruzzolo di soldi.

Tutti ricordiamo cosa capita: i soldi finiscono subito, i vizi sono tanti, le mosche si attaccano al miele, e il giovanetto si trova solo, ripulito di ogni possibilità di vivere, con il cuore a pezzi, una vita rubata e l’anima distrutta.

L’altro fratello aveva sentito per un po’ la nostalgia, ma alla fine si è allargato, ne ha potuto invadere e prendere tutti gli spazi, la sua stanza, il suo stereo, il suo computer, la sua mazza da baseball, la sua moto… ma non ha potuto prendere il suo posto nel cuore del padre che invecchiava prima del tempo dal dispiacere e continuava a sperare in un ritorno … e il miracolo si avvera: il cuore del Padre aveva ragione a non disperare, ma il cuore dell’altro figlio subisce una contrazione egoista.

“Ancora qui? A dividere un’altra volta quello che è mio. Troppo comodo: torna dove sei stato … e tu papà non farti intenerire il cuore, io qui ci sono sempre stato e ti ho sempre servito (e sopportato dice tra i denti).  Le mie albe e i miei tramonti li ho vissuti chiuso qui, senza una festa perché tu non mi vedevi, perché pensavi solo a lui. Credi che non mi sia accorto? E adesso vuoi che io faccia festa per questa usurpazione che si è consumata ogni giorno nella mia vita?”

Ragioni forse ne aveva, ma il cuore era indurito: non si ama così un papà, meglio sbagliare e pentirsi che avere un cuore di pietra … e se vuoi cambiare ringrazia Dio che hai un fratello che te l’ha fatto capire, anche se il dolore che ha guadagnato il tuo cambiamento l’ha pagato ancora tutto tuo Padre, il Signore.

Quaresima è speranza di avere un cuore di carne al posto del cuore di pietra che ci siamo costruiti!

Gesù è questa speranza.

6 Marzo 2021
+Domenico

Non scartare l’unica sicurezza della vita, che è Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 42) dal Vangelo del giorno (Mt 21, 33-43.45-46) nel Venerdì della seconda settimana di quaresima

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?

Audio della riflessione

La nostra vita è un grande campo in cui molti lavorano, arano, seminano, raccolgono: i primi sono i genitori, i nonni, i fratelli e le sorelle, gli insegnanti, i preti, le suore, i catechisti, gli amici, gli insegnanti, i professori … la gente che incontriamo; ciascuno lascia la sua traccia più o meno buona, più o meno determinante.

Abbiamo una nostra coscienza, un’anima che nessuno può rubarci, ma siamo costruiti da tante piccole e grandi forze.

Una delle più importanti è quella che ci aiuta a trovare il senso della vita, il perché, quella che ci aiuta a dare alla nostra esistenza la direzione della felicità, quella vera: si tratta di fondare la vita – allora – su una roccia sicura, su una pietra che regge tutto.

Gesù era questo per il popolo di Israele, ma la gente lo ha scalzato, lo ha scartato, anzi lo ha messo in croce credendo di averlo eliminato.

Capita così anche oggi: Abbiamo sbalzato Dio dall’orizzonte della nostra vita credendo di esserci liberati da una realtà ingombrante e ci accorgiamo che non siamo più in grado di capire chi siamo.

Quanto più Dio si allontana nel tempo e nella storia, tanto più cresce il bisogno di sorgenti, di fonti di senso: non trovandole più in Dio, queste fonti di senso, l’uomo le inventa, le costruisce, le cerca nella sfera immanente delle sue azioni e del suo mondo, delle sue cosette.

E’ proprio vero che  quando si eclissa Dio spuntano gli idoli, la religiosità diventa superstizione, l’uomo smarrisce il senso della sua dignità e del suo destino.

Perché spesso siamo annoiati, scontenti, senza ideali, infelici? Perché stiamo male? Perché nonostante tutto ci vada bene sentiamo di non essere contenti? Proviamo a vedere che posto abbiamo lasciato a Dio nella nostra vita … se lo abbiamo scartato, non ci possiamo meravigliare … siamo stati fatti a sua immagine e se non la ristabiliamo in noi e fuori di noi non avremo mai la felicità.

Ma la pietra scartata diventerà ancora la pietra angolare, quella su cui poggia tutto l’edificio della nostra vita: questa è la speranza di cui  il cristiano vive, questa è la speranza che  può dare nuova vita al mondo distratto di oggi.

5 Marzo 2021
+Domenico

Non chiedere prove, sono solo “fughe”

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16, 29-31) dal Vangelo del giorno (Lc 16,19-31) nel giovedì della seconda settimana di quaresima

Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Audio della riflessione

Non ci capita una volta sola di stare a pensare al nostro futuro come a un tempo in cui si appianeranno tutte le cose, in cui tutto lo “storto” che c’è si raddrizzerà, tutte le ingiustizie saranno riparate, tutte le cattiverie punite e le bontà premiate … “si girerà la fortuna” – dice il poveraccio al riccone che ostenta superiorità e disprezzo – “Non è giusto che nel mondo ci sia chi vive nell’abbondanza e chi muore di fame … ci sarà un ristabilimento del progetto di Dio, che gli uomini per cattiveria hanno stravolto! Non ci sarà più lo squilibrio del fatto che il 20% degli uomini controlli e abbia a sua completa disposizione l’80% dei beni della terra e ne faccia quel che vuole condannando gli altri alla fame.”

L’aspirazione è giusta, ma non deve far crescere dentro l’animo del povero la voglia di vendetta e nell’uomo onesto la decisione di non far nulla in attesa del mondo di là.

La parabola del ricco che muore di indigestione e di attacchi di colesterolo … e del povero Lazzaro che muore di stenti, ci ricorda questa situazione: hanno vissuto una vita molto diversa e oggi nell’eternità si trovano in posizioni “ribaltate”, è il povero Lazzaro che sta in alto, che ha raggiunto quella felicità cui da sempre aspirava, e il riccone si trova nell’indigenza, raccoglie i frutti di fallimento che aveva continuamente seminato durante la sua esistenza … sperava di cambiare prima o poi, ma alla fine la vita ha deciso per Lui, si è ritrovato con la sola compagnia dei suoi soldi che di là proprio non sono utili e non servono, serve solo essersi abituati a confidare nelle braccia di Dio Padre, e quelle sicuramente le trovi sempre pronte a riceverti, ad acoglierti.

Questo è il premio: non dobbiamo aspettarci nessuna rivendicazione, nessuna offerta di pan per focaccia, ma la certezza di essere amati da Dio … e questo colma ogni attesa e ogni sofferenza umana. questo non è frutto di miracoli o di magie, di apparizione di morti che vengano a convincerci dell’al di là … ci abitueremmo anche a quelli, ce ne vorrebbe uno ogni giorno a dirci che stiamo sbagliando … e non crederemmo a loro.

La parola di Dio invece è sempre tra noi e fa crescere ogni giorno di più la speranza di poterlo godere nell’infinito che ci attende.

4 Marzo 2021
+Domenico

I primi posti sono sempre ambiti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 10-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12) nel Martedì della seconda settimana di quaresima

«E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»

Audio della riflessione

La nostra società è una società dell’immagine: se non si appare non si esiste … è la TV che decide se esistiamo o no per gli altri: se appari lì vuol dire che ci sei, i fatti devono apparire lì, le idee si diffondono lì … un fatto visto in TV è tutto un’altra cosa dall’averlo solo letto o sentito: è una realtà di cui non si può fare a meno, ma che può anche creare suggestioni incontrollabili, personalità distorte, dare più importanza all’apparire che all’essere, cambiare il modo di conoscere …

Pur senza Tv, c’è sempre stato in noi – uomini – l’impulso a farsi vedere, l’assillo della prima fila, la voglia di scrivere i nostri nomi sulle lapidi, sedere nei primi posti, farsi vedere, mettersi in mostra.

Tribune adatte a realizzare questi sogni  ce ne sono molte: politiche, culturali, di piazza, di spettacolo … purtroppo c’è anche nella religione, ma il Vangelo a questo riguardo è molto preciso: “Amano i primi posti nei conviti e le prime file nelle sinagoghe; amano essere salutati nelle piazze… ma voi non siate così: chi è il maggiore tra voi sarà vostro servitore”.

Non è per falsa umiltà: se uno ha una responsabilità non deve nascondersi dietro un dito, non deve sottrarsi ai suoi compiti con la scusa di essere umile, di non voler calcare la scena … ci sono momenti in cui l’autorità deve essere presente, ma la cosa che deve essere assolutamente visibile è che il centro è sempre Gesù: è Lui il maestro, è Lui il salvatore, è la Sua parola che conta, è la Sua vita che va imitata, è il Suo Vangelo che deve stare al di sopra di ogni considerazione.

Oggi anche nelle nostre messe si torna a dare al libro della Parola il suo posto dignitoso, al crocifisso il centro, al tabernacolo una posizione di assoluta luminosità … e stiamo parlando di semplici simboli.

Quello che è più importante però è il cuore che deve avere sempre un centro che è Gesù: purtroppo si comincia sempre bene e poi lentamente si va alla deriva come quando si è seduti in una ressa e lentamente qualcuno ti spinge, si appoggia e ti trovi seduto in terra, ti toglie il posto … così anche noi lentamente togliamo il posto a Dio.

Gesù è venuto a questo mondo proprio per rimettere Dio al centro, perché è solo Lui la nostra speranza … e la dobbiamo sempre avere davanti.

2 Marzo 2021
+Domenico

Non servono antidepressivi … ma contemplazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 9, 5-6) dal Vangelo del Giorno (Mc 9, 2-10) nella seconda domenica di Quaresima (Anno B)

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.

Audio della riflessione

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui fai fatica a tirare a sera … sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà: tutto ti appare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato; avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti pure; la vita sembra tutto un grigiore … e siccome non siamo capaci di sopportare o – ancora peggio – di guardare oltre, di salire su un baobab per guardare la vita da un punto di vista “superiore”, usiamo antidepressivi pensando che la questione sia di tipo “chimico”.

Anche i discepoli di Gesù spesso erano smarriti: avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore … avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia dell’esistenza vita.

Un giorno ne ha presi tre, i tre che nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù soffrirà tutte le pene possibili, prima di essere tradito: li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e lì ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturalità con lo stesso Dio; ha anticipato per gli apostoli il paradiso, li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, della indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza.

E’ stato solo per poco … certo loro volevano che continuasse sempre, ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita.

“Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per poter essere felice? Quante liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.”

Proviamo invece a “trapanare” la nostra vita: sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore! Abbiamo bisogno sempre … sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

Ma come la posso contemplare?

28 Febbraio 2021
+Domenico

Vuoi essere cristiano? Guarda che non è per anime comode!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 46-48) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 43-48) nel Sabato della prima settimana di quaresima

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Se c’è una maschera intollerabile ai nostri giorni, è quella del perbenismo, del “politicamente corretto”, si usa dire: non bisogna stare da nessuna parte, possibilmente sempre in mezzo, cioè né di qua, né di là; non si deve offendere la sensibilità, non si deve esagerare, occorre tenere i piedi per terra, avere il senso della realtà, regolare la vita con il cosiddetto buon senso …  religiosi sì, ma non troppo; buoni sì, ma non sempre, altrimenti ti prendono per buono a nulla; convinti sì, ma non senza riserve, altrimenti passi per talebano; cristiani sì, ma trattabili su tutto e per tutti.

La religione cristiana è vista come un “galateo” che regola la buona educazione: essere educati in un tempo in cui tutti si sforzano, e ci riescono troppo bene ad essere zotici e villani, non è proprio un difetto, ma essere cristiani non è una atmosfera tiepida, non è un aggiustamento per andare tutti d’amore e d’accordo, non è fare la media dei comportamenti e collocarsi sempre in zona mediana.

“Sono venuto per portare fuoco su questa terra e ardo dal desiderio che si accenda e bruci.”: il punto di arrivo dove è?

“Siate perfetti come il Padre vostro celeste che sta nei cieli.»

Non è cosa da poco, Gesù non ci chiede il minimo, ma il massimo: essere cristiani non è adattarci alla media dei comportamenti delle persone per bene, ma essere – in certo mondo qualche volta – anche trasgressivi … non si tratta di dire solo tanti rosari al giorno – cosa del resto meritevole – ma di far sperimentare a tutti come l’essere credenti cambia veramente il modo di pensare, di vivere, di rapportarsi con tutti.

Amare gli amici, fare dei favori a chi ti vuole bene, essere cordiali con chi ti è simpatico, star bene insomma con i buoni, invitare chi ti può a sua volta ricambiare è quello che fanno tutti!

Amare i nemici, porgere l’altra guancia, rimanere fedeli anche nella prova, amare i figli anche quando ti fanno soffrire, mettere in secondo piano le nostre difficoltà pur di salvare la famiglia, resistere nella fede anche quando non vediamo niente e ci sembra di essere abbandonati… ecco, questi sono gesti che si avvicinano all’essere cristiani.

Oggi o si è cristiani fino in fondo o non val la pena di esserlo, e solo una vita così porta speranza al nostro mondo appiattito.

Occorre però sapere dove sta la sorgente di questa speranza.

27 Febbraio 2021
+Domenico

Non usare Dio per coprire il male che fai agli altri

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 20-26) nel Venerdì della prima settimana di quaresima

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

Sta sviluppandosi una tendenza, abbastanza generalizzata, che è quella che ciascuno si costruisce il suo Dio: ciascuno se lo fa bello, buono, grande, giusto come piace a lui, se lo costruisce e distrugge come gli piace, lo fa esistere quando gli serve e come gli serve, lo dipinge cattivo o buono a seconda dei sentimenti che gli suggeriscono le ultime “fiction” della TV … lo immagina fatto a suo uso e consumo, insomma.

In questa arte dell’invenzione la cosa più interessante e pericolosa è che Dio è visto come uno da godere o incontrare in privato, da soli, in un rapporto creatore – creatura, senza interferenza alcuna: così c’è il devoto che va a pregare perché gli possa andar bene la prossima rapina, il mafioso che gli porta la decima delle estorsioni che è riuscito ad esigere, la donna di strada che lo ringrazia del guadagno della sua giornata, il donnaiolo per averla fatta franca, il ricco possidente di aver una fabbrica con cui guadagna sulla pelle dei dipendenti … tutti danni nei confronti del prossimo e quindi tutte mancanze di amore gravi.

Cose strane, del secolo scorso, eppure i nostri santuari, le nostre chiese sono piene anche di questi fedeli e noi pure nel nostro piccolo usiamo Dio a nostro uso e consumo.

C’è una frase nel Vangelo chiarissima, che ribalta tutto questo modo “comodo” che abbiamo inventato di tenerci buono Dio: “se presenti il tuo dono a Dio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì accanto all’altare, va a riconciliarti prima con tuo fratello, poi vieni a presentare il tuo dono”.

Il rapporto con Dio non puoi averlo se sai che qualcuno è arrabbiato con te, se il tuo vicino non riesce a guardarti in faccia, se in casa semini continuamente odio, se delle persone ti hanno cancellato dalla loro vita per causa tua.

Le vittime dei tuoi furti o rapine o sfruttamento hanno qualcosa contro di te, e per causa tua per giunta: Forse fare quaresima è anche questo.

E’ chiarissimo: non c’è rapporto con Dio nella verità, se non è collocato nella bontà di un rapporto con gli altri … purtroppo molti si nascondono dietro una religiosità di facciata; sempre maschera rimane, mai vita vera!

La religione è forza e speranza di pace e concordia.

Possiamo avere speranza di una comunione autentica con tutti e con Dio?
Ma questa speranza chi me la dà?

26 Febbraio 2021
+Domenico

Chiedere non costa proprio niente

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,11) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 7-12) ne Giovedì della prima settimana di quaresima.

Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Audio della riflessione

Molta gente dice che non è corretta nel pregare perché si rivolge a Dio solo per chiedergli qualcosa … “Io purtroppo prego solo quando ho bisogno, poi quando ho ottenuto quello che ho chiesto non prego più, fino alla volta successiva, sempre perché ho qualcosa da chiedere … Che cosa penserà Dio di me? Bell’amico sei! vieni da me solo per interesse!”

Dal punto di vista umano è un discorso – se volete – che fila, ma per il Signore non è questo il problema: Lui non è un “calcolatore”, uno che segna tutte le cose che ci dà per poi presentarci il conto … Dio ama gli uomini che sanno fare progetti, che hanno a cuore la loro vita, che sanno sognare … e che cosa è una preghiera di domanda a Dio se non dirgli che abbiamo qualcosa cui teniamo tanto, che per noi è importante, di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, e vogliamo che sia Lui a darci quella forza che da noi non siamo capaci di avere?

Abbiamo un sogno da realizzare e lo vogliamo affidare a Lui: non è che vogliamo scansare la fatica di impegnarci in prima persona … se chiediamo che vada bene un esame non è che non studiamo, ma ce la mettiamo tutta e poi ci affidiamo a Dio … anzi, la preghiera ti permette pure di avere la calma di chi sa che non gli può accadere niente di male, che Dio sicuramente ti ritiene sempre un figlio … e se le cose non vanno per il verso che diciamo noi, non è detto che siano un male: forse lo è per quel momento che stiamo vivendo, ma Dio ha la vista lunga, se ti affidi a Lui non sbagli mai!

La preghiera ha sempre una risposta anche se non è quella che tu vuoi: lascia fare a Dio che ha in mano la storia del mondo e la tua storia personale! La preghiera è chiedere, cercare, bussare, non è importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo, è l’atteggiamento del figlio! Chiediamo non per forzare la mano, ma per aprire la nostra a quello che lui ci vuol donare.

Ma noi faremo così con quelli che ci chiedono qualcosa, o siamo della serie di quelli che non ascoltano nessuno, che anziché dare qualcosa offrono con una mano e portano via con l’altra? Siamo una speranza per quelli che ci incontrano oppure siamo sempre e solo dei profittatori?

Dove troviamo la forza di essere per tutti una vera speranza?

25 Febbraio 2021
+Domenico

I segni della vita vera sono già tra noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 29) dal Vangelo del Giorno (Lc 11,29-32) nel Mercoledì della prima settimana di quaresima

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona …

Audio della riflessione

Più uno si guarda allo specchio, meno vede gli altri; più si è autocentrati, meno ci accorgiamo delle belle cose che abbiamo attorno … delle persone, della natura, delle occasioni, dei fatti decisivi per la vita …

Più stringiamo l’orizzonte su di noi, meno ci accorgiamo di quello che di importante capita proprio tra di noi: “Sicumera” la si chiama … questo atteggiamento di sentirci l’ombelico della terra, di aver risolto tanto perché noi siamo bravi, di aver risolto anche “tutto”, di sentirci autosufficienti e autoreferenziali: tutto ci è dovuto, tutto è scontato, tutto è scolorito … quindi.

Erano così anche gli abitanti della Palestina al tempo di Cristo, i suoi stessi compaesani, gli uomini del potere e della religione: nel loro tessuto di relazioni c’era Gesù, ma non se ne accorgevano … Lui diceva di sé e del Regno di Dio, ma non gli credevano … molta gente veniva da ogni parte per ascoltarlo e loro lo davano per scontato, anzi volevano una prova ogni giorno: non bastavano le sue parole, i segni della sua forza e della sua bontà, i ciechi che tornavano a vedere, i disperati che tornavano ad avere fiducia nella vita … loro volevano segni straordinari, eclatanti, inequivocabili. Il giorno dopo ne avrebbero voluto un altro ancora più strepitoso.

La verità era che non volevano cambiare: stavano troppo comodi nella loro routine quotidiana. Se avessero creduto a Gesù avrebbero dovuto “cambiare alla grande”, il loro potere sarebbe stato messo in difficoltà.

Molta gente ci invidia la nostra fede cristiana, molti cercano la verità, vorrebbero poter dialogare con il Dio di Gesù Cristo, se avessero a disposizione il Vangelo, sarebbero pure felici! Noi invece lo buttiamo, la religione la “sopportiamo”: ci siamo abituati al Vangelo, l’abbiamo perfino sbiadito! Il nostro modo di credere ha perso nerbo … forse anche noi vorremmo dei miracoli, per essere confermati, ma il miracolo vero è sempre e solo Gesù, il risorto, colui per il quale i martiri della nostra terra hanno testimoniato con la vita.

Sono i nostri avi che hanno costruito queste nostre città, queste chiese perché erano sicuri della fiducia che avevano posto in Gesù: in lui hanno sempre trovato la speranza.

E noi dove la poniamo questa speranza?

24 Febbraio 2021
+Domenico