Dove si incontra la speranza?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 44-46) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 40-53) nel Sabato della IV settimana di quaresima

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».

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E’ più il tempo che si passa a difendersi che ad accogliere: vediamo pericolo dovunque, vediamo nemici in tutti quelli che ci incontrano … ci pensano poi le notizie ad allarmarci, a metterci in guardia …. Homo homini lupus si scriveva una volta, l’uomo è sempre un lupo per il suo simile.

In questi tempi di pandemia l’atteggiamento di difesa è ancora più invasivo … come sarebbe diversa la vita se fossimo in grado di aprire il cuore alla speranza, all’accoglienza del bene che ogni persona si porta dentro!

Gesù sta percorrendo tutte le città e i villaggi e sta continuamente offrendo la sua parola di speranza che apre il cuore. La gente, gli stessi militari, pagani venuti da Roma, dicono: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!»

E’ una constatazione, è un passaparola che percorre tutte le vite in difficoltà, in ricerca … ma a qualcuno dà fastidio: “Voi abboccate a tutto, voi non avete sufficiente senno per capire, voi non conoscete la legge, voi siete per questo maledetti. Il Cristo che stiamo aspettando non viene da un oscuro villaggio della Galilea, la speranza che aspettate non è disponibile se non nei luoghi ufficiali destinati a controllarla. Deve avere un marchio DOC e questo marchio lo diamo noi.”

Pieni di sé lo siamo spesso tutti, non ci rasenta mai un dubbio che abbiamo qualcosa da accogliere anche da chi non sta nei nostri schemi: abbiamo già deciso che tutto viene da noi, tutto è incasellato, tutto non può essere che nei nostri usi e costumi. Invece ti capita che ti commuove un bambino indifeso e innocente e ti dà forza per cambiare vita; ti sorprende il pentimento di un peccatore incallito che ha avuto il coraggio di ricominciare, ti salva un gesto di bontà che non avresti mai potuto pensare di essere in grado di fare.

La vita l’ha in mano Dio e Lui decide di farla fiorire dove vuole. Le guardie mandate ad arrestare Gesù se ne tornano con i ceppi vuoti, ne sono stati incantati. Come si fa a pensare che questo Gesù è quel delinquente che dicono? Nella vita siamo invitati a conversione, a cambiare rotta, ma ci scomoda troppo. Non abbiamo il coraggio di rischiare, preferiamo morire di noia.

La vita cristiana invece è aperta alla speranza a qualcosa di nuovo che Dio può donarci se avremo il coraggio di osare accoglierlo anche nelle persone che meno ci aspettiamo ce lo possano far incontrare. Dove abiterà questa speranza che aspettiamo?

20 Marzo 2021
+Domenico

Voi cercate la vita? Perché non da me?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5, 39-40) dal Vangelo del giorno (Gv 5, 31-47) nel giovedì della IV settimana di quaresima

«Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.»

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Chi di noi  non cerca felicità? Chi  di noi, ogni giorno che si alza, non lancia uno sguardo veloce alla giornata per vedere dove oggi riuscirà a trovare e a vivere cose che lo soddisfano?

C’è da aver paura quando affronti la giornata solo come un automa, come un sonnambulo, come un pacco postale … per fortuna che l’istinto è più forte dei nostri ragionamenti, ci obbliga a fare qualcosa … a mangiare, a bere, a parlare, a sorridere, ad accorgerci degli altri, a pensare che si può sempre ricominciare … per fortuna che a giorni di estrema noia, si alternano altri in cui ti nasce in cuore una volontà di riscatto.

Spesso però la vita che andiamo cercando non è bella, ci accontentiamo al ribasso: abbiamo sete e ci scaviamo pozzanghere, abbiamo voglia di amore e ci accontentiamo del sesso, speriamo benessere e ci costruiamo prigioni dorate … abbiamo davanti proposte vere di vita e ci scaviamo con i nostri piedi una fossa.

Gesù ai suoi interlocutori, che non vogliono dargli un minimo di fiducia, che si scandalizzano dei suoi miracoli fatti in giorno di sabato, ai farisei e agli intellettuali del suo tempo che rimangono chiusi in se stessi e sulla loro scienza incartapecorita dice: “Voi non volete venire da me per avere la vita!”.

Lo potrebbe rivolgere  a tutti noi questo rimprovero! Abbiamo tanti giorni in cui non riusciamo a dare ragioni al nostro malessere, andiamo dal medico, dallo psicologo, dal mago, dal fattucchiere … pensiamo sempre che la vita dipenda dai calmanti o dagli antidepressivi, siamo sempre in cerca di qualche “nutella” per risolvere le nostre carenze affettive.

Non ci domandiamo mai che posto abbiamo dato a Dio: la nostra crisi di vita è crisi di astinenza da fede! Se manca Dio, manca tutto, manca la gioia di vivere!

Non sto facendo propaganda per mandare la gente a Messa – che non sarebbe neanche male per se – sto solo facendo capire che la nostra vita sarà sempre inquieta finché non troveremo Dio, nostra speranza. La vita abita lì, il segreto del vivere ce l’ha soltanto Dio, Gesù si è presentato per indicarcelo, ma voi non volete venire a me per avere la vita!

Possiamo nutrire qualche speranza di andare oltre i nostri meschini e pur necessari adattamenti e alzare lo sguardo a Lui?

18 Marzo 2021
+Domenico

18 Marzo 2021
+Domenico

Vivere a lungo sì, ma vivere nella pienezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,24) dal Vangelo del giorno (Gv 5, 17-30) nel Mercoledì della IV settimana di quaresima

In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

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C’è qualcosa che può durare nella vita … o tutto passa, tutto scorre diceva un antico filosofo greco, tutto è fragile, inconsistente, deperibile?

Una delle più grandi industrie del nostro tempo è quella della conservazione: si sono raggiunte gradazioni di temperatura vicine allo zero assoluto, si sono inventati contenitori che riescono a mantenere e a conservare di tutto e per molto tempo, dal cibo agli embrioni, a parti del corpo.

Tra le nostre ambizioni c’è anche quella di conservarci sempre in vita … ma su ogni prodotto c’è sempre una data di scadenza, su ogni nostra vita c’è un termine che possiamo ancora spostare, ma che non cambia la qualità della nostra esistenza.

Noi abbiamo bisogno sì di vivere a lungo, ma di vivere anche bene, in una vita piena: questa non è nelle nostre possibilità, è solo il Signore della vita che ce la può donare!

Dice il Vangelo “chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna”: la vita senza fine è garantita a chi ascolta la Parola di Gesù, è sempre una parola potente, che non può mai tornare a chi l’ha pronunciata senza ottenere ciò per cui è stata detta.

Ricordiamo tutti il racconto della creazione, quel ritornello potente: “e Dio disse…  e Dio disse…” e a ogni Parola appare nel mondo una nuova vita, fino a raggiungere il culmine, l’uomo e la donna.

Noi siamo progetto, atto, effetto della Parola di Dio, ed è ancora la sua parola che ci tiene sempre in vita: questa Parola è come una spada a doppio taglio che penetra nel profondo delle nostre coscienze e ne svela le trame di bontà o di malvagità, ma è soprattutto una parola che dà vita.

Le molte parole che diciamo, che ascoltiamo … sono solo segni di quello che la Parola di Dio può fare: in casa spesso aspetti una parola di comprensione che ti toglie dalla tua tristezza, una parola di amore che ti fa rinascere alla speranza, due ragazzi innamorati si mandano sms,  scrivono parole sui muri … sono segni che danno corpo a un amore, che rilanciano affetti, sentimenti …. ma non durano, hanno la triste possibilità di essere un inganno, una maschera, una fuga.

La Parola di Dio invece si inscrive nella nostra vita come  una finestra di eternità, apre una speranza che non delude che si fa certezza di vita piena, ci configura al “durare per sempre” e offre consistenza e verità anche alle nostre se l’ascoltano.

17 Marzo 2021
+Domenico

Ognuno per sé? No: ognuno per tutti

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv. 5, 7-9) dal Vangelo del giorno (Gv 5, 1-3.5-16) nel Martedì della IV settimana di quaresima

Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.

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La nostra esistenza è regolata soprattutto dalla ragione: i rapporti tra gli uomini sono regolati da dialoghi, confronti, riflessioni, scambi … abbiamo in comune la possibilità di intenderci, una logica che permette di andare d’accordo.

Abbiamo però anche forti istinti che entrano in conflitto o in dialogo con l’uso della ragione: talvolta vanno oltre la nostra ragione che si perde a rincorrere ideologie, visioni false della vita … tali sono l’istinto della sopravvivenza, della conservazione, sono spesso bisogni naturali, corporali che urgono anche se il cervello è distratto: per fortuna che ci viene fame, che abbiamo sete, che vogliamo coccole … qualcuno si dimenticherebbe pure di mangiare se fosse possibile … ma l’istinto deve essere regolato dalla ragione e dall’amore.

Quel povero uomo che giaceva ai bordi della piscina di Siloe non riusciva mai a entrarvi al momento giusto perché aveva attorno altri che badavano solo a sé: mi viene in mente come la nostra società emargina tante persone che non ce la fanno da sole a raggiungere quello che spetta a tutti, per esempio i portatori di handicap. Le barriere architettoniche, ma soprattutto le barriere che abbiamo costruito nella nostra mentalità non permettono loro di avere quello che è diritto per tutti.

Ebbene Gesù trova un ammalato ai bordi della piscina che aspetta di poter essere guarito: è sabato, Lui aspetta da 38 anni di poter ridare alla sua vita un barlume di autonomia, di potersi muovere, di non dipendere da nessuno … Gesù, perentorio, lo rimette in piedi a camminare diritto, gli ridà la pienezza della sua umanità.

Ma c’è chi è più preoccupato dei quadri che degli uomini, delle cornici che del quadro: I farisei vedono nella guarigione di questo poveraccio, di questa nostra umanità, un insulto alla legge, ma Dio ha tanto amato l’uomo da mandare suo Figlio: è così ogni esperienza di vita credente, deve liberare sempre, non costringere; deve guardare al bene profondo dell’umanità, non al bene della struttura.

E’ facile a questo punto giudicare ogni norma come costrittiva, ma da quando c’è Gesù, la norma è Lui, è lo Spirito che ci abita e che infonde la speranza che la vita possa sempre essere libera, ma vera.

16 Marzo 2021
+Domenico

Non ti vergognare mai di guardare a quella croce

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-17) dal Vangelo del giorno (Gv 3, 14-21) nella IV Domenica di Quaresima (Anno B)

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. ».

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Avere un ideale ti aiuta molto a vivere, avere un sogno che lancia la tua immaginazione oltre le ingessature della realtà ti può far rischiare la fuga, ma spesso ti permette di nutrire progetti, visioni di mondo belle, catalizzare le forze su prospettive nuove … non abbiamo bisogno solo di mangiare, di riempire la pancia, ma anche di bellezza, di ideali, di simboli che ci richiamano la grandezza della vita oltre ogni miseria in cui la nostra insensatezza l’ha costretta.

Mi sono sempre domandato perché nelle catapecchie più squallide delle bidonville, delle favelas, nelle capanne più sperdute e povere della savana, nei tuguri più puzzolenti, dove manca acqua corrente, igiene e il necessario per una vita civile, non manchi mai l’antenna parabolica: ci sono più antenne paraboliche in un villaggio sperduto che in un paese cosiddetto “civile”, proprio perché l’uomo ha bisogno di sogni, di allargare gli orizzonti … rinuncia anche a qualche pasto pur di poter avere un segno di riscatto, una prospettiva di futuro … solo che le TV non sanno questo, e vendono solo se stesse, e spesso non costruiscono spesso vera speranza.

Così è stato per gli ebrei nel deserto: Mosè aveva levato un serpente su un palo, chi lo guardava guariva dai morsi dei serpenti che avevano invaso il loro accampamento.

E’ una immagine ardita, ma usata dal vangelo, immagine di Gesù sulla croce: la croce è quel simbolo, quel sogno, quell’ideale, quella prospettiva cui ogni uomo può guardare per avere salvezza, per poter avere forza di riscatto, per stringere i denti nel dolore, per contemplare non tanto la sofferenza che esprime, ma l’amore che vi è depositato nella persona del crocifisso.

Lì l’uomo, noi nelle nostre pene quotidiane, troviamo avverata la promessa di Dio: guardando a quella croce vediamo realizzata la volontà di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito figlio.

Lì Dio si è compromesso fino all’estremo per noi.

Lì, su quella croce, c’è l’immagine della morte, ma c’è anche la certezza della vita … e noi purtroppo facciamo ancora tante storie di intolleranza verso il simbolo della croce che, anche senza avere fede – secondo me – senza essere cattolici, indica la morte di un uomo innocente, buono, capace di fare da segno di riscatto per i disperati, assolutamente non violento, di pace e di grande rispetto per ogni uomo e per ogni donna.

Fosse meno un ornamento e più un ideale quel crocifisso che portiamo al collo, che seminiamo nei nostri luoghi di vita comune … avremmo forse più coraggio nell’affrontare la vita, sicuramente molto di più che a guardarci nello specchio.

Lo specchio ci può dare compiacimento o delusione, la croce invece è sempre una speranza!

14 Marzo 2021
+Domenico

Ho nostalgia della tua bontà, non mi abbandonare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 18, 13-14) dal Vangelo del giorno (Lc 18, 9-14) nel Sabato della terza settimana di quaresima

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

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Di gente che guarda Dio dritto negli occhi ce n’è sempre troppa, di persone che si sentono di dettare legge a Dio ancora di più … o per ignoranza, perché credono che Dio sia una invenzione umana, e vogliono sostituire il loro buon senso alla Parola di Dio o per superbia, perché non sanno guardarsi dentro, non sanno vedere che bisogna cominciare dall’interno della loro coscienza, o per superficialità e impostura perché credono che con Dio ci si può sempre tenere la maschera del perbenismo, che ogni preghiera sia da fare davanti alle televisioni, per farsi vedere.

Spesso noi siamo un po’ tutti questi … di quei due che vanno al tempio noi incarniamo maggiormente la figura del primo, del giusto, del fariseo, del millantatore: sappiamo forse di essere peccatori, ma sicuramente perdonabili … siamo noi che detta a Dio la misura della misericordia: per le nostre malefatte deve essere sempre grande, mentre per quelle degli altri non deve esagerare per non creare assuefazione al perdono.

Siamo forse riusciti con l’aiuto di tante persone a costruirci una vita passabile, onesta, ma crediamo che tutto sia frutto del nostro sforzo, della nostra volontà. Tanti invece non hanno avuto niente né dai genitori, né dagli adulti, nè dalle istituzioni e si sono sempre trovati nel giro dei “dannati”, dei senza pace: senza fissa dimora, imbrigliati nella rete della mala vita, della trasgressione. 

Noi ce ne facciamo un vanto anche di fronte a Dio, mentre dovremmo farcene un dovere di fronte agli altri; la nostra preghiera diventa una ostentazione, mentre la vera preghiera deve sempre essere un affidamento.

Il poveraccio che giunge in fondo al tempio, che sa di non poter osare alzare lo sguardo, non perché teme Dio, ma perché si vede sproporzionato al suo grande amore, ha ancora il coraggio di affidarsi a Lui: “Sono qui ancora, come tante altre volte, non sono riuscito a portarti un cuore più puro, una vita meno schifosa, sentimenti di pace anziché di odio, gesti di solidarietà anziché di preda… Prendimi ancora così come sono: ho nostalgia della tua bontà, so che il tuo amore è più grande della mia cattiveria; non ti prometto niente, perché so che da solo non ne esco; ma lasciami la gioia di poterti venire a trovare, perché quando sono qui, mi si apre il cuore alla speranza, vedo le tue braccia allargate, so di avere un angolo nel tuo cuore. Sarà solo quello che mi darà bontà e mi farà scoprire il segreto della vita che è il tuo amore.”

13 Marzo 2021
+Domenico

Amore a Dio e al prossimo, sempre inseparabili

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12, 29-31) dal Vangelo del giorno (Mc 12, 28-34) nel Venerdì della terza settimana di quaresima

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

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Saranno tante le discussioni che si possono fare sulla fede cristiana, saranno tante le critiche che si possono esprimere al riguardo, potranno essere molteplici i modi di intendere il cristianesimo, ma nessuno può scordarsi che alla base di tutto ci sta una realtà: l’amore.

Papa Benedetto a suo tempo l’ha voluto mettere al centro del suo servizio petrino, con la sua lettera enciclica – che vuol dire “spedita a tutto il mondo” – Dio è amore e l’essere cristiani consiste nell’amare Dio e amare il prossimo: questa è la legge, il compendio di tutto il mondo cristiano.

Si sono fatte tante discussioni negli anni ’70 sul “cristianesimo verticale” che consisterebbe nel rapporto con Dio, che riduce la vita cristiana a delle belle celebrazioni, a preghiera, a culto o di quello “orizzontale” che consiste nella attenzione ai poveri, nel fare attività di sostegno a chi è nel bisogno … è sufficiente amare il prossimo per essere cristiani, si diceva.

Altri invece dicono: ma che cristiani sono se non pregano mai, se fanno delle ottime raccolte di fondi, costruiscono ospedali e scuole, ma non danno lode a Dio? Papa Benedetto dice: “Se nella mia vita tralascio completamente l’attenzione per l’altro, volendo essere solamente pio e compiere i miei doveri religiosi, allora si inaridisce anche il rapporto con Dio”: è un rapporto corretto con Dio, ma senza amore! Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, mi rende sensibile anche di fronte a Dio … il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come egli ama … e se io vedo con gli occhi di Cristo, perché lo amo e lo contemplo, allora imparo a guardare tutti non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo il cuore di Cristo.

Verrebbe da dire che l’uomo non può separare quello che Dio ha congiunto, invece noi diventiamo maestri nel separare vita cristiana e vita di amore, amore a Dio e amore al prossimo … evidentemente perché ci fa comodo.

Ogni divisione, ogni semplificazione è sempre un tradimento della bellezza della vita: è un tradimento separare corpo da anima, sentimento e pensiero, intelligenza e volontà, fede e vita … è talmente vero che le separazioni sono dannose che il demonio si chiama proprio separatore, diavolo.

L’unica speranza per vincerlo è sempre e solo Gesù, colui che tiene la vita unita, e Lui è la speranza fatta persona.

12 Marzo 2021
+Domenico

Per darci ragione mettiamo anche Gesù dalla parte di satana

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 11, 18-20) dal Vangelo del giorno Lc 11, 14-23) nel Giovedì della terza settimana di quaresima

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

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C’è un vizio sottile … che è sempre quello di definire cattivo, nemico, poco di buono … chi non è del nostro parere, chi non riusciamo a inquadrare nei nostri schemi, chi si comporta diversamente da noi: è la voglia di “azzerare”, di non farsi mettere in discussione, alla fine di non voler confrontarsi per crescere, per cercare la verità … riteniamo sempre di avere la verità in tasca!

Gesù opera prodigiosi miracoli, riesce perfino a liberare le persone dal demonio e che dicono i suoi connazionali? “E’ d’accordo coi demoni, sta dalla loro parte, non sta dalla parte del bene, ma ha connivenza col male: se è riuscito a ottenere quel che ha ottenuto chissà che cosa ha pagato, a quali compromessi ha dovuto scendere.”

Non sono disposti a riconoscere in Gesù la bontà, l’originalità di un mondo nuovo che sta nascendo, di un Dio che si mette tra gli uomini a dialogare, a convincere, a liberare … e Gesù invece sta ingaggiando una lotta senza quartiere con il male: non è sceso a compromessi fino dal primo giorno, fin dalle tentazioni del deserto! Satana aveva tentato di accalappiarlo come ben riesce con tutti noi, quando nella nostra debolezza cediamo alle sue lusinghe, a impostare una vita sul potere, sul danaro, sulla superbia, sulla apparenza e non sulla Parola di Dio, sulla debolezza delle nostre stesse esistenze che in Dio diventano risorse.

“Chi non è con me è contro di me.”: occorre decidersi, non possiamo stare sempre a giocare a dadi, quasi ci fosse una decisione casuale o a vedere chi vincerà per collocarci al momento giusto dalla parte del vincitore!

Gesù non è un vincitore di questo tipo: siamo sicuri che vince il male, ma non secondo i nostri schemi di successo. Il suo, quello della croce, forse per la nostra leggerezza e superficialità – perché non lo abbiamo ancora vissuto nella nostra carne – lo riteniamo scontato.

Metterci dalla sua parte significa che siamo disposti a fare tutta la strada di ricerca della verità, di dedizione alla sua causa, di solidarietà con i fratelli, anche soffrendo per camminare totalmente sulle vie del vangelo.

Stare con lui è stare con la speranza fatta persona, è sapere che c’è una meta difficile, ma sicura, impossibile se guardiamo alle nostre forze, ma garantita se gli stiamo col fiato sul collo con la preghiera, e non lo molliamo mai!

11 Marzo 2021
+Domenico

La nostra storia è maestra di vita non una palla al piede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-18) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 17-19) nel Mercoledì della terza settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto».

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Siamo in tempi di grandi cambiamenti, ancora più destabilizzanti perché avvengono in fretta: noi adulti facciamo fatica ad adattarci! Ieri i nostri genitori ci facevano da maestri per tutte le cose della vita, oggi con i giovani dobbiamo farci insegnare tutto: a scrivere gli sms sul cellulare, a usare il computer, a leggere Internet, a fare la spesa più conveniente, a impostare la stessa azienda … “Ma papà … non si fa più così oggi! Sei fermo ancora al secolo scorso” … è vero, anche se è appena passato da pochi anni.

Quello però che ci mette più in difficoltà è questa “liquidazione” del passato, questo continuo orientarsi al moderno quasi fosse per natura sua sempre più adatto, più bello, più vero … perché è “di oggi”.

Gesù vive in tempi di grandi cambiamenti, di assoluta novità: è Lui che la provoca, è Lui che continuamente annuncia la buona notizia, la novità assoluta, la presenza di Dio nel mondo nella sua persona.

Lui è il nuovo per eccellenza e spinge gli uomini a cambiare tutto, a fare nuove tutte le cose, a non vivere di “pezze” come sempre ci si accontenta di fare … ma … una cosa chiara dice Gesù: il nuovo che lui porta non è trascurare quello che Dio da sempre ha scritto nel cuore degli uomini, non è liquidare il passato con il suo bagaglio di esperienze necessarie per capire il futuro: Lui non disprezza nessuno dei comandamenti che Dio, nella sua delicatissima pedagogia, ha voluto come tappe di un cammino di crescita per il suo popolo … si mette nella stessa linea e la porta a compimento.

I figli portano a compimento ciò che i genitori hanno iniziato, lo volgono al bene come appare alle loro nuove esperienze, ma non disprezzano il passato, le tradizioni: sanno andare in profondità a cercare le ragioni che hanno dato calore a quei comportamenti che oggi nella loro attuazione “sembrano” superati.

Il mondo va avanti così: il presente è la necessaria elaborazione del passato per creare un vero futuro, è il discernimento di tutte le energie, di tutti i doni che Dio ha fatto crescere nella storia per far crescere il suo Regno … e la speranza è proprio basata sulla certezza che Dio sta sotto questa continuità e la fa crescere verso nuove mete.

A noi apprezzarle, farne tesoro, e non buttarle mai.

10 Marzo 2021
+Domenico

Se guardassimo sempre di nuovo a Gesù con stupore!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 28-30) dal Vangelo del giorno (Lc 4, 24-30) nel Lunedì della terza settimana di quaresima (ispirata ad una riflessione del 20 marzo 2006)

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Si dice spesso per indicare la perdita dello stupore, della meraviglia, della gioia della sorpresa, che ci si è abituati tra di noi come al colore delle pareti: forse se ci pensi a freddo non ti ricordi neanche che colore hanno … ti sei talmente abituato che non ti ricordi di quando le hai non solo viste ma guardate, di quando ci hai fatto sopra un ragionamento, una valutazione … sono sempre lì!

Così purtroppo diventano le persone: sono sempre lì … lo è il papà, la mamma, spesso lo diventa il marito o la moglie, qualche volta anche i figli: s’è fatta grande e alta come un armadio, ma è sempre la mia bambina; sono cresciuti e hanno responsabilità, ma in casa sono sempre “bastardi perditempo”.

Tutto è sempre dovuto, niente è più desiderato: è la tomba dell’amore, ma anche della vita … quando due fidanzatini si preparano al matrimonio sono una esplosione di stupore continua: appena sposati, comincia la routine, si comincia a sedersi, a pretendere e alla fine a non aspettarsi più niente.

Gesù un giorno ha un grosso diverbio con i suoi concittadini, tanto che alla fine lo vogliono perfino ammazzare: andava in giro per la Palestina e compiva le grandi opere di Dio, faceva miracoli, soprattutto moltiplicava segni … erano le indicazioni di rotta per una vita piena, beata e felice per tutti.

A Nazareth ne hanno colto solo l’aspetto esteriore: per loro Gesù era poco più che un giovane simpatico, pure brillante, ma del tutto “misurato” una volta per sempre … non sono riusciti mai a stupirsi di Lui! Essere di Nazareth significava avere lo spettacolo assicurato … ma Gesù porta la notizia sconvolgente del Regno di Dio e non può non sconvolgere! Non è una notizia da sotterrare subito nel sentito dire, ma è notizia che ribalta la vita!

La salvezza esige la bella e preziosa capacità di stupirsi, di avere il cuore limpido di chi si meraviglia, si apre alla lode e si orienta all’affidamento: non è uno spettacolo da godere, niente di questo può produrre la sicumera dei compaesani di Gesù.

Per stupirci occorre cambiarsi dentro: o cambiano o la salvezza passa altrove.

Anche noi siamo spesso così: Gesù talmente scontato da fare pure da soprammobile, un elemento decorativo … come può essere la nostra speranza se non sappiamo di nuovo tornare a stupirci di Gesù, della sua bellezza, della sua bontà, della sua grazia, del suo dono di sé fino all’ultima goccia di sangue?

 E’ un altro passo del cammino quaresimale per giungere alla speranza.

8 Marzo 2021
+Domenico