Adulti … che “rubano” la vita ai giovani

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,14-29)

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Non una volta sola nel percorso di fede e di crescita, di conversione e di testimonianza che ci propone l’anno liturgico, il Vangelo distribuito lungo tutto un anno in cui stendiamo la nostra vita, viviamo i nostri sogni, non una volta sola – dicevo – ci viene presentato san Giovanni Battista: un martire provocato da un ballo, tanto la vita può essere distrutta, misconosciuta e buttata, ma non certo il suo significato, la sua intensità, la sua esemplarità e il suo destino in Dio.

La sua missione di dito puntato verso Gesù l’ha terminata col sangue.

Giovanni Battista era stato severo con se stesso, con la religione del tempio, con chi lo voleva seguire nel deserto … là diceva “Dio non è un bene di consumo; che ne avete fatto? È un vento che spazza via la pula dall’aia delle nostre esistenze superficiali, è una scure che taglia di netto alla radice. La gente è stanca di riti morti, di assolutizzazioni cultuali, di commercio di cose di Dio. Chi ha ingessato il Signore? Chi tenta continuamente di farlo prigioniero?” … e lui faceva rinascere speranza: strappava la gente dal torpore dei “supermercati del sacro”, dal chiasso dei propri affari meschini.

Avete in cuore una profonda sete di Dio, sentite urgere dentro una aspirazione insopprimibile e la spegnete con la droga, con l’ecstasi, con i compromessi? Avete una sete insaziabile di pace e la cercate con armi e tritolo? Sentite desiderio di interiorità e sperate di trovarla nei talk show?

Giovanni non aveva mezze misure: “Avete desideri di affetto pulito e profondo e vi prendete i mariti o le mogli degli altri?”

Poi è venuto Gesù: non credeva ai suoi occhi – il battista – e ha ceduto il passo.

Incrocia la vita di Giovanni, una ragazzina, bella, agile, elegante, armoniosa: vuole sfondare con la sua bellezza e la sua leggiadria; si allena e finalmente arriva la sua grande occasione: non è il solito compleanno con la torta, oggi c’è tutto il governo, i notabili … e danza, se la mangiano tutti con gli occhi.

Erode stravede, i giovani sono sempre sorprendenti, ti incantano, meritano tutto: la metà del mio regno è tua. La ragazza è saggia, i complimenti non le danno alla testa. La sua danza è una sfida con se stessa, non con gli adulti; sa di aver bisogno di tutti per crescere, per decidere e va da sua madre … “Mamma è il momento più bello della mia vita. Ti ricordi quanti allenamenti, quante volte volevo smettere e tu mi hai aiutato? Se non ci fossi stata tu starei ancora a divertirmi con l’orsacchiotto di pelouche. Il re è disposto a darmi la luna. Ho un avvenire sicuro, non sono più in casa sua soltanto perchè vuole bene a te. Ho un  posto anch’io”.

Non si sente più una vita da scarto, come capita a tanti giovani, le si è aperta nella vita una strada … non vuoi che sia questa anche l’aspirazione degli adulti che le vogliono bene, di colei cui tra una coccola e l’altra si confida?

E la madre, l’adulta, il “maturo”, quella che vede bene, che calcola, che è navigata nella vita, che le dice? Purtroppo non sa più sognare e cambia i sogni dei giovani in incubi, dice tutto il suo odio per la vita, e per il futuro dei figli: “la testa di Giovanni Battista”, una sentenza che prima di ammazzare Giovanni, distrugge speranza e uccide l’anima di sua figlia che non ha ancora il coraggio di ribellarsi, è ancora soffocata dall’affetto predatore di sua madre, dell’adulto senza scrupoli.

Occorre sempre avere la vista più lunga dei sentimenti.

5 Febbraio 2021
+Domenico

La carta di identità della Chiesa

Una riflessone sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 7-13)

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Stanno nascendo da sempre in tutto il mondo civile, ma anche ecclesiale, aggregazioni, enti, compagnie … associazioni, gruppi … insieme di amici, cordate … insomma, tutta una serie di persone che si legano tra loro, che si danno uno scopo, una finalità, quasi sempre di interesse pubblico, con degli ideali da proporre, far vivere, esprimere come servizio al bene comune.

Soprattutto in questi tempi di pandemia, in cui non ci si può incontrare di presenza, ma si hanno sempre cose da dire, da proporre, solidarietà da esprimere, tramite i social le persone si aggregano per dire la loro presenza, le loro idee, fare le loro proposte ad altri. L’ultimo caso che mi è capitato … un folto gruppo di frati, in un convento, tutti positivi al tampone, tutti segregati in casa, ma con bisogno di provviste per vivere: sono bastati alcuni appelli in whatsapp che un gruppo di persone ha portato e porterà viveri di prima necessità e cose essenziali per affrontare in severa quarantena il periodo necessario.

A Gesù è capitato la stessa cosa: ha annunciato che ormai era finita l’attesa del regno di Dio … “Basta aspettare, è ora di cambiare testa, di convertirsi e affidarsi a questa buona novella, a questo Vangelo e viverlo in pienezza”.

Gesù ha formato una squadra, gli apostoli, e ha inviato altri, i discepoli, a due a due a proporre la bellezza del regno di Dio: ha dato a loro una sorta di carta di identità che diventerà la “magna charta” della Chiesa, se vuole mantenersi fedele al suo mandato.

Tutte queste persone: apostoli, discepoli … la gente che segue Cristo, saranno presto chiamati cristiani, continueranno la missione data da Gesù … ecco allora le qualità della vita da proporre e mantenere: dovranno “stare con Gesù”, il che non vuol dire stare fermi o tranquilli, ma vivere poveri, come lui ha vissuto, testimoniare con la propria vita, condividere con Lui amore al Padre, passare dal Calvario ciascuno portando la sua croce, non portarsi dietro niente con sé neanche il pane, perché il pane è Lui, e sulla barca della nostra vita Gesù c’è sempre, il centro è Gesù, il riferimento è sempre a Lui.

Siamo … quindi un po’ tutti come Abramo, dobbiamo abbandonare le nostre comodità, verso la terra che Dio ha promesso: dobbiamo contare solo sulla fedeltà e sulla potenza di Dio, non sui mezzi umani.

La povertà è sacramento, cioè segno efficace della fede in Dio: è qualcosa che si vede bene, che tutti possono sperimentare: è segno concreto della fede … senza povertà non c’è fede, se non a parole!

I cristiani devono condurre una vita come quella di Gesù, tutta trasparenza del messaggio di fede di Dio: per la Chiesa sarà povertà materiale ed effettiva, una povertà di spirito che la privi di ogni potere e di ogni dominio, di ogni sapienza e persuasività mondana; insomma … ha un ben altro modo di proporsi che non la coercizione, l’accalappiamento, ancor meno l’inganno e la menzogna!

Solo così la Chiesa è sacramento di salvezza, testimonia la sua fede in Dio, è solidale con i poveri, può protestare e lottare con loro! Solo così il suo messaggio è credibile e potrà sperimentare la beatitudine che Dio ha promesso ai poveri, agli afflitti, ai miti, agli affamati, agli assetati e perseguitati di giustizia, ai misericordiosi, ai semplici, ai pacificatori.

4 Febbraio 2021
+Domenico

La fede non ha bisogno di cose meravigliose per cambiare la vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 1-6)

Audio della riflessione

Il nostro rapporto con il Signore è sempre qualcosa che ci stupisce: noi ci facciamo una idea di Dio, della religione, della vita cristiana … che purtroppo ha sempre bisogno di qualcosa di straordinario, di sorprendente, di diverso da quello che siamo noi e la nostra ricerca non riesce mai a trovare colui che cerchiamo.

Lo è stato anche e soprattutto per i compaesani di Gesù, i quali anziché “avvantaggiarsi” di avere Gesù tra le proprie case, le proprie amicizie, i propri lavori, nella stessa sinagoga dove vanno a pregare ogni sabato … si “scandalizzano”, cioè diventa per loro un inciampo insormontabile: evidentemente non possono non credere che Gesù ha delle qualità “particolari”, hanno sentito e forse anche visto quello che Gesù sta facendo in giro nei paesi vicini sulle rive del lago, presso il quale molti di loro vanno a lavorare e a commerciare, ma per loro l’inciampo più grosso e insormontabile è che il messia che stanno aspettando, la parola decisiva della loro fede, l’azione liberatrice di Dio dell’umanità decaduta nel peccato – questo in sinagoga l’avevano sentito e imparato da sempre – che questa persona, che questo messia sia proprio quel Gesù che tutti conoscono, il loro compagno di scuola, di apprendistato per diventare falegname.

E’ lo scandalo della parola fatta carne, cioè della rivelazione di Dio in un pezzo di storia umile e simile a quella di loro tutti: Dio incontra l’uomo solo in Lui e l’uomo incontra Dio attraverso e in questo giovanotto, bravo, ma sempre uno di noi.

Un uomo rivela e grida al mondo incredulo che in lui Dio parla e agisce in maniera decisiva per sempre e per tutta l’umanità … ma perché proprio lui? perché un giudeo, perché proprio una persona normale, che si può toccare, e, vedremo più avanti nella vita di questo nazzareno, che si può addirittura ammazzare crocifiggendolo!?

Non è stata una passeggiata per il figlio di Dio, l’aver condiviso la nostra umanità: comprendiamo ancora di più come senza la croce sarebbe stata davvero un’altra incarnazione.

Credo che ci rendiamo conto della sfida che nostro Signore, Dio Padre e creatore, lancia a tutta l’umanità, a noi stessi, a tutte le intelligenze e le persone che vivevano, vivono e vivranno su questa terra: questo giovanotto è la parola ultima e definitiva di Dio all’umanità!

Noi siamo chiamati a mettere da parte i nostri criteri, i nostri standard mondiali: la carne, il sangue, la patria, il buon senso, l’intelligenza non superano lo scandalo della parola fatta carne.

Il nostro Natale salta: tutta la nostra fede cristiana passa da qui!

Dio si rivela in questo brano di storia. E noi siamo felici di avere un compagno di strada, di vita, di dolore e di gioia, di difficoltà e di pace, in Gesù … ed essere cristiani è una gioia immensa: è la vera felicità.

Sempre per la concretezza della nostra umanità credente … oggi è la festa di san Biagio cui raccomandiamo sempre oltre che l’imitazione di questo santo vescovo, il benessere della nostra gola, delle vie respiratorie.

3 Marzo 2021
+Domenico

Presentazione del Signore al tempio

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 2, 22-40)

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Che cosa ci aspettiamo dalla vita? Perché viviamo? Quei quattro sogni che abbiamo nel cassetto  riusciremo a realizzarli? La nostra vita è una continua ricerca che ci lascia sempre insoddisfatti … o c’è un momento in cui possiamo dire di aver raggiunto con soddisfazione ciò che cercavamo?

C’è un uomo, carico di anni, saggio, con occhio da sentinella, che sta aspettando da sempre nella sua lunga vita non qualcosa, ma qualcuno: è Simeone … nella sua lunga esistenza non ha mai smesso di aspettare … “Il Signore è fedele alle sue promesse, la sua parola è per sempre. Ci ha promesso un Salvatore e ce lo darà. Se è Dio non ci può abbandonare”.

Quanti suoi amici gli avevano detto: “ecco Simeone, il vecchio sognatore, che non smette di giocare all’adolescente! Ma dove è il tuo Dio se i pagani, i romani, ci opprimono e bestemmiano ogni giorno il suo nome con i loro riti peccaminosi?”

Quel giorno invece nel tempio appare un bambino portato dai suoi genitori: è povero, perchè si fa “riscattare” da due piccioni, ma è la promessa di Dio.

Maria e Giuseppe restano meravigliati delle esclamazioni di questo vecchio Simeone: “ora Signore muoio in pace perché l’attesa della mia vita è compiuta. È arrivata quella luce a lungo sognata per dissipare le nostre tenebre.”

Lui non aspettava di aumentare i suoi guadagni, ma solo di cambiare la sua attesa in presenza, il suo cercare in un trovare: si avverava una speranza nel vedere Gesù, non ne registrava un possesso; si apriva a un dono, non si stringeva al petto un oggetto.

Il suo secondo sguardo è a Maria, la mamma, che si sente dire che una spada le trafiggerà l’anima: detta da un anziano non è una cattiveria, ma l’avvertenza di prepararsi alla prova che ogni vita di genitori si deve aspettare e che non sarà mai senza speranza.

Quanto bisogno c’è che nella nostra esistenza ci siano anziani che non si divertono a scoraggiare i giovani con i loro lamenti: Dio non voglia rovinarli con le loro passioni, ma che siano capaci di tenere sempre viva la speranza! Di incoraggiare ad attendere, di tenere sempre fermo lo sguardo su un futuro diverso come Dio ci ha promesso e manterrà!

Oggi è una festa che vede al centro della nostra preghiera i religiosi e le religiose, adulti, giovani e ragazze che vogliono dedicare la vita al Vangelo, al regno di Dio.

E’ necessario uno sforzo continuo di vita dedicata, di preghiera incessante, di gesti di fede, di amore a tutti: i giovani devono sentire che ci sono persone innamorate di Dio, instancabili nell’intercessione, capaci di vivere stili di vita povera e sobria, disincantati dalle cose e dal denaro, che si dedicano a loro e a tutti, che escono dai loro calcoli e li orientano alla sorgente della vita, al Signore della vita.

Stiamo vivendo un tempo di grande difficoltà sanitaria ed economica: molta gente perde la speranza, fa fatica a ritornare povera, a riabituarsi all’indigenza, a cambiare stile … abbiamo bisogno tutti  di riscoprire il dono della solidarietà attraverso la nostra stessa solidarietà, ha bisogno soprattutto della nostra compagnia, di pregare con noi per trovare fiducia in Dio, in se stessi e nella propria umanità che ha sempre da Dio risorse per superare le difficoltà della vita.

C’è sempre una spada che trapassa l’anima, ma c’è sempre Dio che ne ferma il dolore e lo cambia in speranza.

2 Febbraio 2021
+Domenico
+Domenico

Il male nella vita del mondo e dell’umanità

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 5, 1-20)

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Siamo tuti colpiti da quanta cattiveria, malvagità, terrore e pervasività del male c’è nella nostra vita: andiamo sempre alla ricerca prima di tutto di una difesa, di una coscienza che ci aiuti a difenderci dal male perché porta sempre sofferenza, distruzione, discordia, disperazione … e la nostra esperienza di fede che ci dice?

Gesù come si pone di fronte al male, alla cattiveria che si sviluppa nell’umanità? Nella sua vita di nazareno, di uomo tra gli uomini, si incontra con tanti mali che ci sono nel mondo: quando si sposta per la Palestina, si leva un tam tam tra i disperati, i malati, i poveri e gli impoveriti, i paralizzati e i ciechi, gli stessi ricchi oppressori che dubitano della bontà delle loro ricchezze, che hanno accumulato rubando … ma un’altra categoria di persone sono gli “indemoniati” e un giorno, in una zona di gente non legata alla religione ebraica – pagana si diceva allora – si incontra con un indemoniato, descritto come un energumeno, indomabile, frequentatore di cimiteri, che urlava continuamente e si percuoteva con le pietre.

Come tutti gli indemoniati che incontrerà Gesù, anche questo lo riconosce come figlio di Dio e lo supplica di non tormentarlo … Gesù lo vuol far tacere.

Chi ha pratica di queste realtà – qualcosa un vescovo sicuramente conosce – sa che la persona è “spossessata” dalla presenza del demonio, che parla in lei, lo possiede in tutti i sensi, togliendogli libertà, coscienza di sé, capacità di controllo … e Gesù immediatamente gli ordina: “Esci spirito immondo da quest’uomo”: non parla con questo abitante di Gerasa, ma con chi possiede la sua povera umanità!

Gesù gli chiede anche il nome, altro elemento che qualifica la potenza di Gesù, perchè conoscere il nome per la cultura del tempo  era molto più di un passaporto o di una carta di identità o di una casella giudiziaria, che sono i nostri elementi di controllo, ma era un potere sulla realtà nominata: il demonio, che si di dichiara “legione”, cioè un insieme di demoni, e viene vinto e tutti cacciati fuori da quell’umanità, da quel geraseno, in un branco di porci.

Fuga della gente, impressionata dalla potenza di Gesù e l’indemoniato, ritornato nella sua identità, che gli era stata violentata, tranquillo, ben vestito e dialogante, tanto che vuol restare con Gesù.

Il demonio esiste davvero! La forza di Gesù che abita in ogni cristiano lo può vincere!

Non dobbiamo però pensare che chi si comporta male, il malvagio, l’assassino, il ricco predatore di beni sia “posseduto” dal demonio: ognuno ha la  responsabilità delle sue scelte, ma è giusto che sappiamo che esistono anche queste persone “possedute”, che vengono private della loro volontà.

La chiesa ha delle preghiere apposite per vincere il demonio, che si chiamano esorcismi, solo che la presenza del demonio non è sempre così eclatante e si manifesta nelle nostre vite con le tentazioni, che possiamo tutti vincere con l’aiuto di Dio, con la sua Parola, la preghiera, una coscienza ben formata, e un controllo fatto anche di digiuni, per allenarci a controllare anche la nostra corporeità.

L’indemoniato liberato viene invitato alla fine da Gesù a testimoniare la sua liberazione a tutti, per dire che il demonio non è invincibile: non ci serve fatalismo, ma nemmeno troppa approssimazione, con le malattie spirituali, e grande rispetto e amore per chi ne soffre, oltre il sensazionalismo da film, ma nella preghiera costante.

1 Febbraio 2021
+Domenico

Gesù insegnava con autorità una dottrina nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

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Nel nostro mondo globalizzato, pluralista, in cui ciascuno pensa di scegliere giustamente con libertà la sua religione, ci si domanda spesso: “la nostra religione è quella vera? Vedo tanti immigrati che professano altre religioni e alcuni ne sono molto più convinti di noi. Ci sono comportamenti di persone sagge che danno motivi di  ragionevolezza delle loro scelte, ma la verità … dove sta?”

Alcune di queste domande se le faceva la gente anche al tempo di Gesù: c’era una religione ebraica cui tutta la gente di allora era “fedele” … arriva Gesù e propone un cambiamento radicale, che poi rivoluzionerà tutto il culto (non più sacrifici di animali, ma spezzare il pane e bere il calice dell’Eucarestia – pesate) … il suo Vangelo  sarà un grande perfezionamento del primo testamento, in continuità, ma nella novità assoluta della sua morte e risurrezione.

Come fa Gesù a giustificare tutta questa novità, che autorità ha di fare questo?

Ecco allora quanto è importante che la gente si accorga di come Gesù insegna: “insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi ”, ed anche che Gesù  definisca quanto insegnava … e si dice nel Vangelo “una dottrina nuova insegnata con autorità”.

Quando parlavano gli scribi davano l’impressione di chi inizia un discorso con “mi dicono di dire”, come il presentatore televisivo, che sarà molto brillante, ma ha sempre in mano una maledetta “scaletta” in cui altri hanno scritto quello che deve fare, non solo, ma ha un auricolare attraverso cui gli sparano nell’orecchio anche le battute da dire.

Anche gli scribi avevano giustamente una sorta di “regia” che dovevano seguire: era la regia del riportare fedelmente i versetti della Torah, della legge, di chiosarli con i pareri autorevoli della scuola rabbinica da cui provenivano, ne riportavano le flessioni, i punti e le virgole, portavano a conoscenza la sapienza concentrata nei commentari.

Quando si presenta Gesù invece è tutta un’altra cosa … Lui è diverso: intanto parla in prima persona, non si mette a dire “mi dicono di dirvi” … oppure “secondo i pareri più importanti che sono stati espressi su questo argomento sembra utile” … oppure “tenendo conto delle varie situazioni” … insomma, gli va qualcuno a chiedere se c’è una speranza nella vita e lui non risponde “vediamo che cosa dicono gli altri. Lui dice: Io sono la via, la verità e la vita; Lui parla in prima persona! A chi ha terrore della morte Lui dice “Io sono la risurrezione e la vita” e lo dimostra con la risurrezione di Lazzaro, del figlio unico di quella mamma vedova; soprattutto lo dimostrerà con la sua risurrezione, con la sua vittoria sulla morte.

E per dimostrare che non si arroga una autorità da sè e che quindi lui è il messia compie una azione tipica del messia, cioè dominare i demoni con quel comando perentorio: “Taci, esci da quell’uomo” … “E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte uscì da lui” – dice il Vangelo.

Il primo comando di tacere era importantissimo, per impedire al demonio di essere lui annunciatore della sua venuta: azione astutissima del demonio per far accusare Gesù di essere in combutta con loro, con i demoni, come gli scribi e i farisei in seguito gli rinfacceranno.

Il secondo “esci da costui” è la prova del potere preannunciato del messia di dominarli: quando sarà accusato in tribunale gli negheranno proprio ancora  l’autorità che si era preso nel cacciare i venditori dal tempio.

Insegnare con autorità e dominare i demoni era la dichiarazione più solenne di essere il Messia!

Sono anche contento di ricordare che oggi in tutto il mondo – perché non c’è chiesa dove non ci siano i salesiani o le salesiane, con oratori, scuole, patronati, associazioni di ex alunni –  si fa la festa di san Giovanni Bosco: un santo piemontese che ha rivoluzionato i modelli di educazione e formazione dei ragazzi e dei giovani … alla fine, una figura di prete di rara santità, di profonda obbedienza alla chiesa e di grandi intuiti innovatori di vita cristiana.

Io gli devo molto della luce e forza donatami nella mia vita passata con i giovani: ne invochiamo l’intercessione per tutti i giovani e i ragazzi e per i loro educatori, a cominciare dai genitori.

31 Gennaio 2021
+Domenico

Perché siamo così paurosi? Non abbiamo ancora fede?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

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Possiamo fare oggi una domanda alla nostra vita, alle nostre paure, alla nostra fede?

Gesù l’ha fatta ai suoi apostoli, dopo una burrasca da brividi, su una barca riempita continuamente di onde per una gran tempesta di vento: Lui c’era, dormiva tranquillamente e viene svegliato da urla disperate, da un rimprovero “cattivo” … “Non t’importa che moriamo?”

Ancora peggio quel che i discepoli di Gesù dicono dopo il miracoloso salvataggio: “Chi è dunque costui?”

Questi apostoli sono con Lui già da vario tempo, hanno risposto alla sua chiamata con generosità, lo stanno seguendo: sono testimoni di guarigioni, di moltiplicazione dei pani, di cacciata di demoni e ancora si domandano “Chi è dunque costui?”

Avrebbero dovuto  farsi qualche domanda su di lui prima, e aver percepito almeno l’amicizia, la bontà, la compassione per  la gente che diceva essere senza guida: potevano aver fede nella sua parola che era molto di più di predica imbonitrice!

I Padri della chiesa – i primi santi vescovi – hanno spesso visto in questa barca, con Gesù e i discepoli nella burrasca, il simbolo della Chiesa: il mare in burrasca è simbolo delle potenze del male e la parola di Gesù una risposta di salvezza a tutte le nostre paure.

Con questo episodio, che in se stesso non è solo la cronaca di una brutta avventura  capitata, ma che vien usato da Gesù proprio come una parabola, Gesù ci fa capire che tutte le tempeste e le paure della nostra vita personale e della vita delle nostre comunità, della chiesa stessa provengono dalla mancanza di fede, il vero motivo per cui possiamo andare “a fondo”: paura e fede non possono stare assieme.

Quante persone oggi dicono che la Chiesa sta andando a rotoli, che non crede più nessuno e che siamo destinati a scomparire, che siamo troppo cattivi e quindi non ci salviamo più, con la gioia degli atei e una cattiva soddisfazione di molti che ne danno la colpa al papa.

Pensiamo con angoscia a questi tempi burrascosi, stiamo diventando tutti pessimisti … Gesù allora ci domanda con meraviglia: “Non avete ancora fede?”

Nella fede in Gesù si supera sempre tutto, se la nostra fede non dorme, anche Gesù è sveglio e ci salva! Quindi ascoltiamo questo messaggio come un appello alla nostra fede, un messaggio di speranza sicura!

Proprio in mezzo alle difficoltà della vita, anche nella nostra dilagante pandemia, come per Gesù, anche per i suoi discepoli, viene il regno di Dio e Gesù ci dice: “Coraggio, io ho vinto il mondo”.

Lui è più forte di tutte le potenze avverse e supera tutte le difficoltà della storia: tutte le nostre angosce e paure dipendono dal fatto che diciamo anche noi “Chi è costui”?

Abbiamo in molti smesso da tanto tempo di domandarcelo, di accostarlo, di metterlo al centro della nostra vita: qui non si tratta di andare a scoprire una idea nuova su Dio o capire una dottrina difficile, impossibile, ma soltanto affidarci, credere alla persona di Gesù, che è la potenza di Dio.

30 Gennaio 2021
+Domenico

La pazienza è la virtù dei forti, non dei morti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4, 26-34)

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Alle volte vedendoci agire, impegnati, desiderosi di concludere, portati all’efficienza, sembriamo quasi non normali: abbiamo fretta sempre!

Spesso ci confessiamo perché abbiamo perso la pazienza, abbiamo lasciato indietro qualcuno che ci chiedeva aiuto, perché pensavamo di dover essere già in un altro posto, oppure ci dispiaceva che la lentezza ci facesse perdere una bella occasione per noi.

Quando eravamo bambini e ci facevano fare piccoli esperimenti di semina, ci veniva voglia e purtroppo non solo quella, di tirare il piccolo filo d’erba del frumento seminato in un piattino per aiutarlo a togliersi dal marcio del seme che – secondo noi – non lo lasciava uscire, e rovinavamo tutto.

Così vorremmo fare per il Regno di Dio che è proprio paragonato da Gesù a un seme gettato nel campo: ci dice esplicitamente e in maniera inequivocabile: tu dormi o vegli, di notte o di giorno, quello germoglia e cresce, senza che tu ti preoccupi del come.

Questo seme è il regno di Dio ed è proprio opera di Dio. Tu non intralciarlo, faresti solo danni … noi siamo soltanto servi!

Chi ha in mano la storia, il mondo, il volto della bontà e della giustizia, del suo regno è Lui, è Gesù: è molto difficile da capire, ma deve essere chiarissima, la priorità assoluta di Dio.

Noi potremmo danneggiare il suo piano, il suo regno: affannarsi, preoccuparsi, agitarsi non serve che a complicare la vita. sia fisica, che spirituale.

Mancare di pazienza significa dire a Dio che tutto dipende da me, non avere fede, idolatrare l’efficienza, per aggiudicare al nostro operato il Regno di Dio.

Dobbiamo abituarci, invece, ad avere somma fiducia nel Signore.

Per imparare meglio questo invito di Dio occorre valutare che posto ha la preghiera nella nostra vita. In genere l’impazienza abita in chi prega poco, in chi non sta a contemplare il Signore perché crede che tutto dipenda da sé: è ritenere inutile la preghiera di domanda, di contemplazione, di condivisione dei nostri pensieri con quelli di Dio; è un atto di superbia che fa fatica ad accettare i piani di Dio nella nostra esistenza.

Se poi si lavora con altri, si corre il rischio di giudicare la pazienza per fannullaggine, l’aspettare per disimpegno, il meditare per una perdita di tempo, e quindi offendiamo pure.

Ancora più profondo è stato Gesù, che ha dovuto patire la sconfitta del suo piano quasi fosse una condanna del Padre: la morte di croce poteva sembrare un fallimento del Regno, invece proprio in quel fallimento Dio stava scrivendo il mondo nuovo, la salvezza per l’umanità.

Il suo Regno che non poteva essere la conquista attraverso la rivoluzione degli zeloti, oppure l’ansietà degli apocalittici che già si preparavano al giudizio finale, oppure il disprezzo dei farisei che puntavano ancora sulla restaurazione dell’osservanza minuziosa di una legge senza anima … ma nemmeno la disperazione di Giuda che si è sentito ingannato da Gesù nel suo piano da sicario.

Il regno verrà certamente perché è di Dio e Dio non viene mai meno alle sue promesse!

Nell’attesa paziente si dà più forza alla volontà che nasconderla nell’attivismo saccente e autoesaltante.

Dice un salmo … “Questo risponderò a chi mi insulta: ho fede nella sua parola.”

29 Gennaio 2021
+Domenico

La Parola di Dio: è luce da accogliere in spazi senza limiti

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4, 21-25)

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Il desiderio di una luce, quando siamo al buio, è naturale; spesso però intuiamo una luce, ma è velata, non rischiara a sufficienza, ci sono dei veli che non le permettono di diffondersi … è come un sole pallido nella nebbia: è un buon segnale, ma non ti permette di viaggiare sicuro.

Questa luce può essere anche una parola che ci raggiunge nella nostra solitudine: allora … o la rifiutiamo, o la accogliamo senza limitarla e ce ne lasciamo inondare e conquistare.

Se la luce è la Parola di Dio e la misura è l’accoglienza e la fede in essa, col Vangelo di oggi siamo destinatari di  un’altra bella parabola di Gesù: questa Parola ci è stata presentata come un seme e la nostra fede doveva essere in grado di accettarne lo svuotamento per dare vita alla grandezza della messe che ne sarebbe venuta in un terreno generoso che l’accoglieva.

Ora Marco ci presenta la Parola come una luce, e questa luce non deve essere nascosta, coperta, ma raggiante in ogni direzione: l’esistenza umana è illuminata e orientata nel suo cammino, e l’uomo non si smarrisce brancolando nel buio come un cieco, perchè la Parola di Dio  ci svela ciò che è nascosto e manifesta ciò che è segreto; ci svela i profondi segreti del cuore di Dio.

Crea in noi, se la ascoltiamo, una nuova situazione e domanda di essere accolta, come una voce viva cui dare risposta … per questo Gesù dice: “se uno ha orecchi per intendere, intenda” e “fate attenzione a quello che udite”, proprio perché “nella misura” in cui sarà ascoltata, si avranno frutti.

Occorre però lasciarsi penetrare, occorre che il nostro essere, la nostra vita sia immersa in essa, creandole spazi sempre più ampi e adatti perché possa crescere e svilupparsi: non basta fare un vuoto dentro di noi per lasciarle posto, ma occorre accoglierla con ogni disponibilità, accettare le trasformazioni che sa donarci, la vita nuova che scatena, le prospettive che ci apre, le proposte che possono destabilizzarci, ma che modellano la nostra esistenza secondo i lineamenti di Gesù.

Tanto più ampio è lo spazio del nostro ascolto, tanto più la Parola di Dio si espanderà, riempirà la nostra vita e la vita del mondo: se ci chiudiamo ci sarà tolto anche quello che abbiamo, perché scivola via, evapora, svanisce, perde ogni consistenza; invece, se lasciamo che in noi si compia il miracolo di una generosa accettazione prorompe un’abbondanza che ne seminerà ancora e ancora.

Ogg ricordiamo San Tomaso d’Acquino, uno studioso, un santo che ha aperto tutta la sua arguta, umile e grande intelligenza a questa Parola e, fedele ad essa e a quanto allargava i nostri orizzonti umani, ne ha fatto dono prezioso all’umanità aiutandoci ad aprire senza misura alla fede le nostre vite e la cultura dell’umanità.

28 Gennaio 2021
+Domenico

Ci basta la tua semente, la tua Parola

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 4, 1-20)

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Fa parte della nostra esperienza di sempre vedere i tempi della semina, gli strumenti di essa, una certa cultura che ci lega al creato, alle piante, alle erbe, ai prodotti del campo: a tutti è capitato di vedere delle sementi, le abbiamo anche piantate tante volte nei nostri orti; abbiamo preparato il terreno, aspettato il tempo giusto, la luna giusta e poi abbiamo lanciato a piene mani o collocato ad arte il seme nella terra e nei solchi adatti. Da bambini li piantavamo in piattini con acqua e carta assorbente sul davanzale della finestra per vederli con dispiacere marcire e poi risuscitare con foglioline verdi e tenaci.

Gesù con un solenne “ascoltate” incomincia a parlare di un contadino seminatore a una folla che stava sulla sponda del lago, stando seduto in barca, che si era leggermente distaccato dalla riva: al centro del suo discorso c’è questo seminatore, in cui identificherà Dio suo Padre, che sparge a larghe mani la semente.

L’attenzione va prima di tutto al seme: è l’elemento più prezioso dell’operazione del contadino, deve essere una buona semente, può essere anche costata al seminatore, quasi sempre proviene da una parte di un raccolto precedente riservata proprio a questo scopo, ne va della continuità dei suoi raccolti.

Quando per qualche carestia non c’è mietitura, l’anno successivo non c’è semente … e pur di non farla mancare a nessun contadino, nella nostra storia di parrocchie di campagna con la mediazione dei parroci, sono nate le prime solidarietà tra proprietari, che hanno messo a disposizione a fondo perduto parte dei propri capitali perché i contadini potessero comperare seme nuovo e seminare, e così il raccolto successivo avrebbe poi potuto dare luogo a restituzione e a un minimo di benessere: è stata la nascita delle banche cooperative.

E che succede alla semente? Che deve marcire, deve essere affidata all’oscurità della terra, così ostile e dura, deve morire come semente e proprio in questo suo scomparire e morire è garantito il raccolto; da questa morte nasce la nuova pianticella, che poi si sviluppa e produce nuove spighe e nuovi raccolti.

Più avanti il Signore Gesù userà spesso questa immagine: “se il chicco caduto in terra non muore non ci dà nessun frutto”.

Pronti allora tutti a rischiare di far marcire nella terra il seme e sperare nella sua forza nascosta per moltiplicarne la quantità. Il seminatore osserva anche la qualità del terreno poi … purtroppo questo prezioso seme incontra tanti tipi di terreno che riducono il prodotto di tutto il lavoro anche ben fatto di semina: sono la strada, un terreno sassoso, un altro terreno bello, ma senza un minimo di profondità.

Siamo tutti noi con le nostre fragilità … e in questi casi anche se il seme è abbondante o non ne nasce niente, o se nasce muore subito, oppure ne nasce in proporzioni diverse.

E’ tanta l’attenzione del seminatore, tanto chiara la qualità del seme, che si raggiunge anche l’impossibile: il 100 per uno. Ogni grano produce spighe che ne danno cioè cento, inaudito!

Si è partiti da un buon seminatore, purtroppo anche da appezzamenti senza speranza, ma Gesù è grande sempre nell’amore e la sua Parola che è rappresentata dal seme produrrà amore senza fine: Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.

La legge della croce compare nella prima parabola di Marco, aprendoci subito alla speranza.

Un pensiero oggi voglio dedicare a Santa Angela Merici, Bresciana, vissuta in un tempo in cui moltissime in quell’epoca erano le donne che non potevano essere ne spose ne monache, che era l’unica forma di vita religiosa femminile allora ammessa: il loro destino era drammaticamente segnato dall’emarginazione dell’abbandono fino alla mendicità, e proprio per loro angela ripropone, attingendola direttamente dalla sacra scrittura, la condizione sociale di “Vergini consacrate nel mondo”, non una “soluzione di ripiego”, ma una libera scelta di vita che risale alle origini della Chiesa, che ha dato vita a quella “compagnia di vergini” di cui ha avuto intuizione fin dalla sua giovinezza; voleva infatti seminare piante di verginità tra le spine del mondo. Oggi sono chiamate “orsoline”, e sono diffuse in tutto il mondo. Il suo corpo è venerato a Brescia nella chiesa a lei dedicata.

27 Gennaio 2021
+Domenico