Agnelli capaci anche di farsi carico dei lupi

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 10, 1-9)

Audio della riflessione

Ieri abbiamo apprezzato il grande amore di Gesù per san Paolo, che si è convertito a contatto con Gesù, che aveva guadagnato la sua conversione, come del resto ogni conversione, pure le nostre, sulla croce.

Oggi siamo aiutati a vivere la nostra missione di cristiani da due grandi discepoli santi di Paolo, Timoteo e Tito: hanno imparato da Paolo la tensione della missione, la decisione di testimoniare ovunque Gesù, il suo coraggio e la sua dedizione al Vangelo.

«Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» è la verità nuda e cruda che Gesù dice ai suoi discepoli che dovevano cominciare da soli a predicare il Vangelo, a far nascere anche in tante altre persone la speranza che avevano visto in Lui.

Il bene è sempre osteggiato … il Vangelo che sembra un bel messaggio di pace crea reazioni incontrollate: il male è pronto a soffocare il bene.

La sua parola è una spada, il suo messaggio un fuoco, il regno di Dio una sfida: è il mistero della cattiveria dell’umanità che indica quanto il male si è radicato dentro di noi, nelle nostre relazioni, nei tessuti sociali.

Uno che vive di furti, non accetta chi gli dice che non può rubare; uno che vive di inganni non si adatta a perdere il suo potere; chi ha impostato la vita sullo sfruttamento non accetta di essere richiamato alla giustizia e di cambiare soprattutto comportamento; lo spacciatore cui vengono sottratti i clienti, perché qualche sforzo educativo riesce a far rinsavire i giovani, non perde impunemente i suoi facili guadagni.

Siamo comunque spesso di fronte al rifiuto: l’annunciatore rifiutato, non si scaglia contro chi lo maltratta e rifiuta il dono di Dio, ma dice “ahimè per te”, denuncia il male, ma ne porta su di sé la ferita e realizza in questo modo l’offerta estrema della salvezza, che è data a tutti senza condizioni, anche a chi rifiuta.

La stessa cosa la fece il Signore Gesù in croce, rifiutato da tutti: chi rifiuta si perde, ma questa perdizione si riflette su colui che è rifiutato, sul missionario, sull’apostolo, su Paolo, su Timoteo e Tito.

Il dramma dell’amore non amato, che non rinuncia mai ad offrirsi, è l’orizzonte in cui si staglia sempre la salvezza, negata a nessuno e donata a tutti: così si percepisce e si sperimenta la serietà del dono e la gratuità dell’amore di Dio, che sa perdersi per ogni perduto, dell’apostolo quindi, del testimone, del cristiano in uscita, che si carica sulle spalle il dono della salvezza da impetrare col dono della sua vita per tutti, come ha fatto appunto Gesù.

Quando san Paolo si reca a Gerusalemme per l’incontro con gli apostoli, porta con sé Timoteo il circonciso, insieme con Tito l’incirconciso, ambedue provenienti dal paganesimo, e riunisce nei suoi due collaboratori simbolicamente gli uomini della legge e gli uomini delle genti, rappresentando così il travaglio dell’annuncio e della convivenza con il mondo giudaico dei primi cristiani e dell’apertura a tutto il mondo dell’annuncio della fede in Gesù.

E’ la bellezza della universalità della nostra fede, della apertura del cristianesimo ad ogni uomo o donna e dell’orizzonte di ogni cristiano testimone.

26 Gennaio 2021
+Domenico

Paolo, perchè mi perseguiti? Tu devi portare il Vangelo fino a Roma

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-18)

Audio della riflessione

E’ la figura di san Paolo oggi che ci coinvolge, e la liturgia ci fa saltare alla conclusione del Vangelo di Marco: celebriamo oggi la sua nuova conversione, che lo ha fatto passare da una violenza convinta e professata con sfrontatezza contro i cristiani … a divenire apostolo.

Ricordiamo che non Paolo solo stava a custodire gli abiti dei lapidatori di Stefano, ma dicono espressamente gli Atti degli Apostoli: “Saulo era uno di quelli che approvavano l’uccisione di Stefano” … ed era tale la sua convinzione e la sua azione persecutoria che dopo la sua conversione, i cristiani, che non sapevano di questa, avevano ancora paura di lui.

Dopo quell’apparizione sulla via di Damasco, la sua vita cambiò radicalmente: si lasciò convertire nel più profondo, e divenne un annunciatore infaticabile e addirittura temerario.

Mise in atto senza remore quello che Marco scrive alla fine del suo Vangelo, quando presenta il comando perentorio di Gesù, un comando che destabilizza, che non permette di stare chiusi nel proprio egoismo, ma apre all’inedito di Dio, alla sua novità assoluta …

Il comando è: andate!

Faceva parte della sua natura essere cercatore, scopritore, comunicatore: si fa viandante Paolo, perché ha dentro di sé una forza incoercibile che è quella di far sapere, di comunicare, di rendere partecipe l’altro della gioia che Gesù ha regalato a lui, che era un persecutore dei cristiani.

Di suo già non era fatto per “tenere per sé”, ma per comunicare a tutti, e trova la sua gioia e conferma lo scopo della sua vita nell’andare …

Gli apostoli hanno fatto molta fatica a entrare in questo ordine di idee: già era sembrata di averla scampata bella quando hanno saputo che Gesù era vivo, che il Sinedrio non aveva detto l’ultima parola su di Lui … grazie a Dio lo avevano incontrato risorto, dopo i giorni bui della passione e morte.

“Ecco – si dicono i discepoli – adesso le cose sono state ben sistemate: si sa chi ha colpa, si sa che Gesù è risorto e questo ci dà una grande gioia” … in questo stato d’animo si sarebbero adagiati se non avessero avuto questo comando perentorio: andate!

“Non sono venuto al mondo solo per aggiornare la vostra vita religiosa, sono venuto a portare un fuoco e voglio che divampi. I confini del popolo di Israele sono troppo angusti, occorre prendere il largo: la mia casa è il mondo, la Parola deve correre ovunque, la salvezza è per tutti!”

Gli apostoli capiranno come obbedire a questo comando dalla vita e dalle persecuzioni …

Paolo  che giunse tra i discepoli e gli apostoli dopo la morte e risurrezione di Gesù, che non visse tutta la fatica degli apostoli di entrare dentro questo slancio universalistico, dopo aver girato in lungo e in largo il medio oriente, Grecia compresa, si lancia nel cuore della civiltà di allora che era Roma e lo decide quando in un processo che volevano intentargli i giudei si dichiara cittadino romano e per questo ha diritto di essere giudicato a Roma dall’imperatore e parte per Roma, dove annuncia Gesù, dove il Vangelo prende casa, nel cuore del mondo di allora.

Il mandato di andare è stato per lui la volontà di Dio di non abbandonare nessun popolo, nessuna nazione e di far giungere a tutti il Vangelo del Figlio Gesù.

25 Gennaio 2021
+Domenico

La grande buona notizia di Gesù: il Vangelo imminente e presente

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Audio della riflessione

Di questi tempi stiamo imparando a sognare ad occhi aperti: tutti ci aspettiamo un nuovo svilupparsi di questo anno … consapevoli degli insegnamenti che ci ha dato l’anno precedente.

Abbiamo dentro tutti qualcosa che ci orienta a una nuova impostazione della vita quotidiana, della vita sociale e della vita personale: ciascuno propone il suo modo di vedere, riempie pagine di giornali, talk show televisivi, conferenze in streaming, che non si fermano solo alla critica, ma propongono prospettive, qualcosa insomma che va oltre le emergenze del momento.

Ecco … Gesù, che stando con la gente percepisce una profonda attesa di novità, di presenza di Dio, si misura con la realtà e con le folle che incontra: la vicenda di Giovanni il Battista purtroppo si è conclusa tragicamente, con la sua decapitazione, e Gesù rompe gli indugi, o, meglio, nello stile dell’evangelista Marco, presenta a tutti la scelta da fare, la “vita per il Regno di Dio”, e snocciola gli elementi chiave di tutto il Vangelo:

“E’ giunto il momento” – il primo elemento – “il tempo è compiuto”: Gli ebrei si sintonizzano subito e capiscono, anche se non sempre vi si dedicano, che il futuro nuovo è ciò che hanno previsto i profeti. Con Gesù è finito il tempo dell’attesa, con Lui il futuro è qui! Non c’è più tempo da perdere, non affannatevi più in vane ricerche: la famosa perla preziosa è a portata di mano.

L’altro elemento: “Il regno di Dio è qui”, è il regno della giustizia, della libertà, della pace, dell’abbondanza, della verità, della fedeltà e dell’amore: un cambiamento radicale del regno dell’uomo. Marco lo descrive come vittoria sul male, sulle malattie, sulla sfiducia, sull’egoismo e in fine sulla morte, nel dono della vita; la vita di Gesù – quindi – è l’inizio di questo irrompere del regno di Dio, aperto all’uomo e inarrestabile.

Terzo elemento: “Convertitevi”, a questo regno si accede solo se c’è una vera conversione: essa è più profonda di qualche pio sentimento, è un voltare le spalle a tutto il passato e mettere al centro Gesù, perché è Lui il Regno, è la luce che è apparsa in Lui. Occorre allora orientare decisamente tutta la nuova esistenza, mettendoci sul cammino che Gesù ha percorso. La storia è giunta alla sua svolta definitiva.

… E l’ultimo, avviso: “Credete al Vangelo”. I tre annunci proclamati da Gesù si riassumono in questo. Occorre affidarsi al Vangelo in persona che è Gesù. Non si tratta solo di un atto intellettuale, che pure serve e nemmeno di comportamenti moralistici, è aderire a tutto ciò che si manifesta, realizza, appare, si fa persona in Gesù.

E’ un atto di maturità: aprirsi, fidarsi, rischiare, coinvolgersi con l’uomo Gesù, Figlio di Dio, entrare nella avventura di Dio; percepire e agire di conseguenza che tutta la vita precedente da buon ebreo o da saggio uomo punta sulla vita e la stessa persona di Gesù, è Lui da imitare.

Una impostazione così come quella di Marco impedisce sicuramente che il Vangelo diventi moralismo o ideologia, ma sempre presa di posizione, nei confronti di Gesù, della sua parola, nel seguire i suoi criteri e tutta l’impostazione della sua vita, fino al colle da cui chiamerà gli apostoli e donerà la sua vita per amore.

24 Gennaio 2021
+Domenico

I suoi parenti lo ritengono pazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 20-21)

Audio della riflessione

Per una qualsiasi grande impresa, una volta stabilita la squadra che la progetta e presiede, si aggregano tutte le persone che ne possono condividere gli obiettivi, i passi concreti, le tappe intermedie … insomma, si creano i collaboratori, che sicuramente dovranno comprendere e contribuire al raggiungimento degli stessi scopi e ideali, e lavorare assieme.

Questo avviene anche per la squadra che si è creato Gesù, ma c’è ancora qualcosa da chiarire proprio riguardo a tutti coloro che saranno chiamati a lavorare per il suo regno: essere dentro ed essere fuori … sono due parole semplici che descrivono la riunione in una casa che Gesù fa con tutti i suoi, e che ha la capacità di aiutare a chiarire la posizione di chiunque vuol lavorare con Gesù.

In questa casa si raduna molta folla – dice il Vangelo – in modo che non potevano neppure prendere cibo … perché non possono prendere questo cibo? Teniamo sempre presente che il Vangelo è stato scritto per la Chiesa, cioè per noi, non è mai solo la cronaca di un avvenimento da giornale.

Il motivo per cui non possiamo prendere quel cibo ci viene subito spiegato: intanto la parola cibo è piena di molti significati, che vanno oltre quello del mangiare. Basta richiamare alcune frasi importanti di Gesù … “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” … “vero cibo è fare la volontà del Padre” … “il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo…

Il racconto del Vangelo dice tutte queste parole, e … “I suoi escono per impadronirsi di lui perché pensano che “è fuori di sé” : questi parenti siamo noi, che pur essendo nella chiesa non crediamo alla sua parola, pensiamo che lui sia pazzo, la sua parola è follia per chiunque abbia buon senso.

Noi quindi non possiamo prendere questo cibo che dà la vita ogni qual volta vogliamo evitare la croce in nome del “buon senso”: San Paolo ci dirà che “la follia di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini”.

Noi quindi ci impadroniamo di Lui quando in noi prevale il buon senso umano sulla sapienza di Dio! Sulla croce di Cristo infatti Dio ha convinto di stupidità e di inutilità tutta la sapienza e la forza umana.

Non basta quindi essere dei suoi, essere cristiani da generazioni e “per tradizione” per prendere quel cibo che dà la vita: bisogna seguire la logica del Vangelo, senza addomesticare o “adattare” il pensiero di Dio al pensiero degli uomini.

Seguiranno poi gli scribi e i farisei, che grideranno allo scandalo che provoca Gesù, quasi sia un demonio, che dà a lui la possibilità di fare miracoli.

Insomma … Gesù è da seguire, e noi dobbiamo accogliere nel profondo ogni sua parola che è parola di vita eterna.

23 Gennaio 2021
+Domenico

La squadra di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3,12-19)

Audio della riflessione

In tempi di “recovery plan”, in cui assistiamo a continue stesure e cambiamenti di progetti, ma soprattutto a vedere come sarà formata la squadra che realizzerà concretamente tale piano di ristrutturazione dell’Italia, come sta avvenendo per ogni nazione europea, riusciamo a farci un’idea di quanto sia importante, non solo il contenuto di un qualche progetto, ma la squadra che si farà carico di realizzarlo.

Non manco di riverenza se immagino Gesù con un piano … con un piano ben preciso in testa, e soprattutto nel cuore, di cambiamento radicale della vita del mondo che lui chiama Regno di Dio, intento a dare dei volti precisi a questa squadra: 12 in tutto come tante erano le 12 tribù di Israele.

Gesù sale sul monte – dice il Vangelo – monte non è solo indicazione geografica, ma richiama il monte Sinai, su cui Mosè ricevette le leggi, la costituente del popolo di Israele: con Gesù si tratta di dare inizio a un nuovo popolo che abbraccerà tutte le genti; monte sarà quello della Trasfigurazione, dove Gesù rivelerà a tre dei suoi apostoli la gloria futura, ma soprattutto monte altissimo, non in senso geografico, ma per la sua assoluta importanza, sarà il Calvario, dove Gesù si spezzerà e si donerà a tutti e manifesterà definitivamente la sua vera gloria: è da questo stesso monte, prefigurato da Gesù, che chiama e forma la sua squadra, è lì dove crea la sua Chiesa, costituita dall’ascolto della sua voce e dall’avvicinarsi al monte della sua croce, che è la croce di ogni vera gloria umana.

Qui possiamo ben capire quali sono le due caratteristiche fondamentali che costituiscono i dodici, nucleo fondante della sua Chiesa:

  1. Devono “stare con Lui” sul monte, ricevere lo stesso battesimo e bere il suo stesso calice: non è solo uno stare fatto di compagnia, di condividere i momenti intimi della sua vita, per conoscerlo da vicino e seguirlo … anche questo, ma soprattutto è compiere le sue scelte di fondo, condividere la sua sorte, stare nella fila dei peccatori, essere tentato e provato, condividere sul patibolo dello schiavo la nostra morte tra i malfattori, irriso e non creduto da tutti quelli che scapperanno da questa scelta perché crederanno di aver bisogno di un liberatore “diverso”.
  2. E l’altra, farsi carico di una missione, che sembra quasi contraddittoria con lo “stare”, ma sono due aspetti della stessa realtà: testimonieranno il Vangelo solo se sapranno stare con Lui. La loro proposta, la predicazione, la forza persuasiva, l’esempio trascinatore avrà un unico vero e necessario pulpito: il legno della croce. Infatti lo spirito del male sarà soggiogato solo sotto di esso, vinto dall’amore di Dio.

Il nostro errore di cristiani di ieri e di oggi è sempre quello di credere che si possa essere inviati a predicare, a scacciare i demoni senza stare fissi con Lui sulla sua croce: così deve essere anche della Chiesa e di ogni cristiano.

Il suo agire e il nostro è misurato dalla contemplazione che viviamo di Gesù, il volto umano di Dio: non c’è altro modo di testimoniare il Vangelo e vincere lo spirito del male.

Gli apostoli sono stati scelti dalla gente comune, con i pregi e i difetti che abbiamo tutti, generosi e paurosi, fedeli e infedeli, forti e deboli, spavaldi e pure traditori – proprio come noi – mistero di infedeltà e di salvezza.

Lo Spirito Santo verrà donato proprio perché bruci ogni nostra infedeltà e dia la certezza della azione di Gesù, vincitrice della morte per sempre.

22 Gennaio 2021
+Domenico

+Domenico

Il popolo nuovo di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 7-12)

Audio della riflessione

Interessante vedere in questa pandemia, che basta aprire con un decreto trasmesso con dei colori, qualche spazio, soprattutto se si tratta di spazi di contatto, di dialogo, di compera, di scambio … che non si bada più a distanza fisica obbligatoria o a proibite concentrazioni di persone: tutti si scandalizzano, ma possono leggerci sotto la necessità di trovarsi, di uscire, di vedere, toccare, ascoltare, di sentirsi un popolo.

La gente abituata a spostarsi per i mercati, per i divertimenti, per ascoltare “persone significative”, di questi tempi soprattutto, ma sempre si sposta in cerca di speranza: I malati sono spesso questa gente.

La ricerca di sollievo alla sofferenza mette in tutti i malati una grande attesa: quando sentiamo che da qualche parte di questo mondo c’è qualcuno che può risolvere le nostre angosce o le nostre malattie facciamo tutti i sacrifici possibili per tentare una possibile strada che ci dà guarigione, che risponde alle nostre sofferenze, fossero pure dei maghi …

Gesù, nel suo pellegrinare, spostava tanta gente che aspirava – e lui pure ne era consenziente – a diventare il suo popolo, un popolo che  veniva a contatto con la sua Parola, con il suo messaggio nuovo, con la forza con cui accompagnava quanto diceva. E la gente era talmente interessata a Gesù che lo travolgeva, voleva un contatto fisico con lui – dice il Vangelo – gli si gettavano addosso per toccarlo. Si è fatto come pulpito una barca così che almeno, parlando da qualche metro dalla riva del lago, non lo schiacciassero.

Non era fanatismo, ma desiderio di dare salvezza alle proprie vite, certezza di essere a contatto con Dio e di poterglisi affidare!

Noi guardiamo con supponenza a questa folla che si stringe attorno a Gesù, perché crediamo di essere autosufficienti, di non aver bisogno di un salvatore, perché crediamo che ci salvi la scienza, o il progresso, di questi tempi soprattutto il vaccino.

Pensavamo di essere già assicurati su tutto … pensavamo “per le malattie abbiamo gli ospedali, per le depressioni le medicine, per la solitudine le città e le piazze, per i problemi tecnici il progresso, per i contenziosi i tribunali, per gli imprevisti le assicurazioni” … invece ci è crollato tutto, non sappiamo più dove trovare certezza e sicurezza.

Questa è l’immagine del nostro vivere di oggi; da soli o assieme abbiamo bisogno gli uni degli altri … ma alla fine sentiamo che tutto quanto è in nostro potere non basta: abbiamo bisogno di un salvatore, anche noi uomini e donne del terzo millennio abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo anche inconsciamente, un contatto con Lui.

E Dio, in Gesù, si lascia toccare, già da allora, ma anche oggi: Dio si presenta all’uomo e si fa incontrare in Gesù. Lui si fa incontrare nella quotidianità della nostra vita, nel rapporto tra di noi, nel volto del povero, nella vita sacramentale, nella sua Parola … le chiese possono essere vuote, ma la sua presenza non si “contrae”: viene lui a cercarci, perché Dio non ci abbandona mai.

21 Gennaio 2021
+Domenico

Per noi è più importante il fare che accompagnarlo con il ragionare

Una rflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 3, 1-6)

Audio della riflessione

Noi adulti siamo spesso più orientati alla concretezza, al “fare”, al porre gesti “fotografabili” piuttosto che accompagnarli con ragionamenti: anche i giovani spesso oggi badano ai fatti concreti e sono stufi di parole con cui noi nascondiamo – anche senza volerlo – i veri significati di quello che facciamo, e sono abbastanza intolleranti dei comportamenti negati, per esempio, per la pandemia.

E’ quello che capita a Gesù, continuando i suoi insegnamenti sul sabato, perché gli preme far nascere negli ascoltatori una profonda consapevolezza della “legge del sabato” che veniva sempre esasperata, assolutizzata, a danno della attenzione premurosa verso l’umanità, soprattutto se sofferente, e far nascere così qualche altra prospettiva che qualificherà in seguito la vita dei cristiani.

Anche questa volta Gesù di sabato sta vicino a una persona che ha una mano inaridita, quindi una umanità ferita che lo rende spesso non autosufficiente nella sua esistenza, non gli permette di fare dei lavori, lo rende insomma “sofferente”.

Lo vuol guarire … diremmo noi, come chi lo accusa, che poteva aspettare di uscire dalla sinagoga per fare il miracolo, ma Gesù sa dove vuol arrivare: vuol stanare dal cuore dei farisei l’ipocrisia ormai incancrenita nei loro pensieri e nei loro atteggiamenti, che mette sempre davanti alla sofferenza di una persona un insieme di leggi e di precetti … quelli sì, che secondo loro danno lode a Dio, non la guarigione di una persona sofferente, e li ha proprio davanti a sé, pronti a vedere che cosa avrebbe fatto.

Gesù sa di dovere spendere ogni momento della sua vita che, anche secondo quello che faranno alla fine questi farisei, comincerà ad essere sempre più in pericolo, anche dopo questo fatto … infatti fa a loro una domanda chiarissima: “E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare la vita di un uomo o lasciarlo morire?” Non rispondono, e il Vangelo ci presenta Gesù che si guarda attorno con sdegno e pieno di tristezza: dice a quell’uomo che ha accanto con la mano secca e inservibile “mettiti nel mezzo, dammi la tua mano”, il malato obbedì e la mano divenne perfettamente sana.

Gesù era sdegnato e triste perché la cosa più importante per loro era di vedere se stava agli schemi, non importava loro farsi domande sui segni che metteva in evidenza, non interessava loro mettersi in ascolto, almeno avere dei dubbi su chi era lui o che cosa stesse tentando di far capire, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e il Signore.

Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole: “Subito uscirono – dice il Vangelo – e fecero una riunione non tra loro, ma con quelli del partito di Erode per cercare il modo di far morire Gesù”; Si abbassavano anche a chiedere aiuto a un notissimo monarca assassino, che non solo non rispettava il sabato, ma uccideva persone e disprezzava la legge, la Torah.

Purtroppo nella nostra vita di fede ci mettiamo sempre al centro noi, non Lui … invece Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la sua vita, e mettiamo in pratica la sua parola.

20 Gennaio 2021
+Domenico

I pilastri della vita cristiana sono esperienze di pienezza di vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2, 23-28)

Audio della riflessione

Avrai anche ragione a dire che la vita cristiana è una vita di gioia e di serenità, ma ci sono dentro tanti elementi o obblighi che stridono con la nostra felicità, per esempio al Messa della domenica: ho solo un  giorno libero a settimana, finalmente posso fare di testa mia, posso stare un poco di più in famiglia, devo sgranchirmi un po’ il mio corpo con dello sport, devo incontrarmi con i miei amici, sperando che questa pandemia finisca e non ci torturi ancora con questa distanza fisica e le mascherine, e la Messa dove la metto?

Gli ebrei a Gesù ponevano altre domande, forse contrarie alle nostre, ma “dello stesso tipo”: Il sabato era una giornata di assoluto riposo, ne venivano contati anche il numero dei passi che si potevano fare, senza offendere Dio l’Altissimo, le azioni anche semplici da evitare, le lodi a Dio da “esternare” …I discepoli di Gesù a questa pratica del sabato, presi dall’entusiasmo di vivere con Lui, lo sposo con cui vivere felici, si permettevano nella loro vita di pellegrini per le strade della Palestina con Gesù, di cogliere qualche spiga di grano nei campi di sabato e farsi passare la fame.

Ciò creava scandalo tra i farisei: “Come? tu Gesù sei venuto a richiamarci a una vita religiosa nuova e non fai osservare quello che per noi è un assoluto, il sabato?”

Chi era qui l’assoluto? Una legge o la persona?

Gesù quindi dice non è che Dio imprigioni l’uomo nel sabato, ma è il sabato che deve essere per l’uomo: non c’è contrasto tra un sabato da donare a Dio o all’uomo, mettendoli in contrasto perchè Gesù è l’uomo-Dio, dopo l’incarnazione non si può fare questa contrapposizione.

Non è la legge del sabato che dà lode a Dio, ma lo spirito di chi lo vive, spirito che sta nella dignità della persona umana, che lo apprezza e lo offre al Signore. Il sabato era diventato una gabbia che non poteva sempre tenere in conto la vita della persona.  

Non è certo così il nostro caso quando ci disinteressiamo della domenica come giorno del Signore, perché ne abbiamo cancellato il Signore e al centro ci siamo messi noi.

Non pensiamo nemmeno lontanamente di contestare una precettistica umiliante, noi contestiamo lo stesso Signore, la dimensione spirituale della nostra esistenza che ha bisogno di esprimersi anche attraverso dei segni, degli spazi che dedichiamo a Lui con i nostri fratelli e non disinteressandoci mai dei loro bisogni vitali, che hanno sempre se non la precedenza, almeno la coscienza in noi di amare Dio nella risposta ai loro bisogni … ma abbiamo bisogno di dare del tempo al Signore, per renderlo evidente nella nostra vita!

19 Gennaio 2021
+Domenico

Si può essere cristiani convinti e vivere felici?

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 2,18-22)

Audio della riflessione

Si sta radicando sempre di più sia nel mondo giovanile, che in quello un poco più adulto l’idea che essere cristiani significhi soprattutto non poter godere le gioie della vita, dell’amore, della compagnia, del divertimento, della spensieratezza, della felicità.

Ci si continua a dire, in questa pandemia, che quando sarà passata dovremo prendere la vita in maniera più seria, non tornare a ripetere gli errori che ci hanno portato a queste mascherine, a queste chiusure, a questi cambi di colore incombenti.

Io dico che ci farebbe bene diventare o ridiventare cristiani convinti se avessimo cessato di esserlo: l’attenzione agli altri, la generosità, il rispetto e la cura del creato non sono solo virtù cristiane, ma stili di vita per tutti, e noi cristiani dobbiamo essere convinti di questi cambiamenti.

Vivendo così ci mancherà la gioia? Sarà una sorta di digiuno che dovremo fare?

Al tempo di Gesù c’era stato un grande cambiamento, che la gente che aveva seguito Giovanni il Battista aveva notato in Gesù e in quelli che lo seguivano: “Questi – dicevano – non fanno digiuno come noi, vivono contenti, gioiosi, felici. Si può sapere perché?”

Gesù interviene con una delle sue risposte inaspettate: “quando voi partecipate alle nozze di qualche vostro amico, vi preoccupate più del digiuno o della condivisione della sua festa al meglio possibile, così da fare con lui una bella esperienza di gioia? Se poi fosse non solo un amico, ma la persona che dà senso alla vostra vita, lo stesso Signore, state a fare digiuno di gioia, di sorrisi, di felicità? Qui i miei seguaci hanno capito che c’è lo sposo, sono Io lo sposo della nuova vita che Dio ha voluto iniziare con me, col messia che tanto avete aspettato; c’è da cambiare stile di vita, c’è una novità assoluta nel mondo. Occorre lasciarsi trascinare dallo sposo dentro questa nuova visione  del mondo e della vita. Verranno sicuramente tempi in cui la mia presenza non ci sarà più e allora dovrete affrontare l’esistenza nel digiuno, ma non sarà una sofferenza senza speranza, sarà solo un passaggio”, una preparazione.

La convinzione che con Gesù non si trattava di aggiustare la vita con delle pezze, o mettere il vino della gioia di vivere mescolandolo alle lagne di lamento e di tristezza precedenti, non era ancora chiara per la gente.

Si deve partire da una concezione radicale della vita e della gioia di Gesù, del Vangelo, dell’essere cristiani: non si potrà riparare lo squarcio della croce con delle “pezze di felicità,” ma sarà la felicità piena lo sbocco della crocifissione e morte, sarà la risurrezione, e già ora noi cristiani dobbiamo anticipare nella nostra coscienza esistenziale, nella nostra vita quotidiana la gioia che ci ha portato Gesù e testimoniarla, affascinando ogni persona che si farà le nostre stesse domande.

La vita non è sforzo titanico di  superamento di sé, ma è contemplazione: essere felici in compagnia dello sposo, il Signore Gesù, che già sta nella nostra vita!

Difficile? Ricordate tutti quanto era felice ed entusiasta del signore il beato Carlo Acutis …

18 Gennaio 2021
+Domenico

Non siamo a questo mondo per caso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 35-42)

Audio della riflessione

Il Vangelo ci aiuta a riflettere su una parola che fa parte del nostro mondo ecclesiale che è “vocazione”: per questa parola abbiamo già pronto un cassetto in cui chiuderla, per buttarci dentro tutti i significati che ci fa venire in mente … “ah allora si parla di preti, di frati, di suore… e il discorso è chiuso: a me non interessa questo tipo di discorso che sa troppo di accalappiamento”!

Invece la parola “vocazione” sarebbe più giusto metterla in un altro cassetto, un poco più ampio e con orizzonti impensati: nessuno è a questo mondo a caso, siamo tutti stati pensati, amati, chiamati e con una proposta bella, originale di felicità.

Vocazione è qualcosa che interessa tutti, e ciascuno vi viene coinvolto anche se non lo vuole. Questo perché? Perché la vita è così: la vita ci è stata donata e nessuno si è potuto opporre … non hanno chiesto a te i genitori per poterti donare la vita!

Il Signore non ci ha chiesto se volevamo venire al mondo o no, Lui ci ha chiamato alla vita a uno a uno e dentro questa vita scrive con noi la strada che ciascuno di noi può  fare: la vita è tutto un dialogo tra la nostra libertà e il sogno che Dio vuole costruire con noi.

La parola chiamata è più concisa, ma non deve ingenerare l’idea che  qualcuno  è obbligato a dire di si: Giovanni l’evangelista, nel suo Vangelo ci presenta Gesù che il giorno dopo aver fatto la fila tra i peccatori e aver ricevuto il battesimo di penitenza dal Battista, accompagnato da due suoi discepoli, si è visto puntato su di sè il  dito del battezzatore con l’annuncio solenne: “Ecco l’agnello di Dio”.

I due discepoli sono incuriositi, ascoltano Gesù che parla alla gente e gli stanno alle costole. Gesù li nota e chiede loro:  “Che cosa cercate?”, non “chi” cercate, perché Gesù vuole aiutarli ad andare in profondità su quello che hanno in cuore. Cercano veramente qualcosa, qualcuno per la loro vita o cercano se stessi?

Possiamo pensare che siano la nostra immagine: la prima cosa da fare è verificare se la ricerca che ci mettiamo a fare è autentica, mette in gioco la nostra esistenza, non è una pura curiosità per sfruttare qualche occasione nel disordine della nostra vita

Loro lo riconoscono per quello che hanno capito che sia e dicono: Maestro, dove abiti? La ricerca, che è già stata preceduta da una testimonianza, quella di Giovanni il Battista che lo ha loro indicato, esige poi un incontro, quindi, con la persona di Gesù. Lui stesso immediatamente apre loro questa possibilità e risponde con un imperativo “Venite” – che nel linguaggio dell’evangelista Giovanni “venire a Gesù” significa credere in Lui – e “vedrete” è qualcosa che avverrà in un futuro, che, stando con Lui si dischiuderà.

Infatti sappiamo quanta fatica hanno fatto poi a capire bene chi era Gesù, compresa la fuga durante la sua passione. E fanno – gli apostoli – l’esperienza della persona di Gesù. L’incontro con Lui è stato decisivo per dire di aver trovato colui che cercavano.

C’è da parte loro un uscire da se stessi, dalla propria sicumera: quel venite se lo deve sempre rendere vero ciascuna persona che è stato chiamato alla vita, senza la sua partecipazione alla chiamata alla vita, ma adesso rispondendo al venite decide di uscire da sé.

Quante volte papa Francesco stimola ciascun cristiano con questo verbo “uscite, non state sdraiati sul divano della vostra vita”.

Andarono e rimasero: non scuriosavano soltanto, ma decisero di rimanere; quel loro rimanere durò a lungo perché nel vangelo si dice che iniziò alle quattro del pomeriggio e durò fino alla fine della giornata. Si cerca Gesù e lo si segue per dimorare con Lui. Sono le grandi strutture di ogni  ricerca umana e religiosa.

La persona desidera  stare con Dio, va sempre oltre dei tempi contingentati, cerca di trovare qualcosa che sia durevole: tutto questo in Cristo lo trova.

Andrea che era uno dei due, dice “Abbiamo trovato il Messia”. La ricerca è stata fatta bene, perché è Dio stesso che prende l’iniziativa, e il suo sviluppo ha bisogno di tempo; con Dio si squarcia  sempre un futuro (si dice infatti alla fine di questo episodio, nel Vangelo “…vedrete il cielo aperto…” ).

La manifestazione di Gesù avviene sempre dentro una storia, la storia della sua vita che sta appena cominciando in pubblico e finirà sulla croce e oltre nella risurrezione: una ricerca è corretta non tanto nel sapere già all’inizio l’esito, che cosa si vuole, dove si va, ma piuttosto nel porsi sulla strada giusta, disposti ad arrivare dove essa conduce, aperti alla libertà di una persona che è Gesù.

Mai aver la pretesa di chiudere noi il cammino, di definire di essere arrivati: se vocazione, chiamata significano tutto questo vuol dire che la nostra vita non è proprio lasciata al caso, non  siamo stati gettati in questo mondo per caso, ma sempre dentro un amore personalissimo che ci deve coinvolgere a rispondere, a uscire, a incontrare, a  dimorare, e a stare … ne va della nostra felicità!

17 Gennaio 2021
+Domenico