Occorre il vento dello Spirito che ci sostiene nella rinascita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 7-8) dal Vangelo del Giorno (Gv 3, 7b-15)

«Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». 

Audio della Riflessione

Ci capitano alcune volte delle esperienze di vita in cui diciamo “mi sembra di rinascere, mi sento rinato a una vita diversa”: può essere l’aver trovato un lavoro, l’essere uscito dall’incubo di una malattia, di cui non si vedeva la fine, l’esperienza gratificante dell’aver incontrato la persona a cui dedicare l’amore della nostra esistenza, una forte esperienza spirituale, la fine dell’incubo dello stare a casa…  

Ecco, nel discorso notturno tra Gesù e Nicodemo si parla proprio di questo vento misterioso dello Spirito che entra nella vita di una persona inaspettatamente e la cambia.

Nicodemo, come ricordate, era andato da Lui di notte, forse la sua posizione di prestigio nel Sinedrio non gli permetteva di avere contatti “ufficiali” con Lui, forse voleva tenere per sé e non sbandierare a tutti i tentativi di ricerca della verità per trovare quella felicità cui tutti siamo chiamati: sicuramente Gesù lo aveva incantato e in Lui era sicuro di trovare risposta a tutti i suoi perché.   

E la risposta non si fa attendere: occorre rinascere.

La vita va riportata a un nuovo inizio: non si può vivere di restauri, di pezze, di aggiustamenti, occorre affrontarla ex novo, da un altro punto di vista.

Capita spesso così anche a noi, quando vediamo che non ce la facciamo a cambiare, a dare una svolta positiva al nostro continuo tornare nel peccato, nel vizio, sulle strade dello spacciatore o del venditore di illusioni, del gioco o dell’alcool.

Occorre affidarsi allo Spirito per rinascere: la risurrezione, che ancora sta al centro della riflessione e della esperienza pasquale, è questa novità che dobbiamo abituarci a fare nostra; non siamo destinati, ma chiamati; non siamo abbandonati, ma ricuperati; non siamo condannati, ma salvati

La tentazione di vivere come se non fossimo destinati alla risurrezione è grande: la nostra scarsa fantasia prevede sempre che tutto sia come prima, che si tratti di piccole correzioni di rotta, di qualche sentimento un po’ più buono che dopo Pasqua possiamo nutrire; invece è una vita nuova che deve risorgere: è una vera conversione.

Questa forse è la parola che più permette di capire che cosa Dio sta scrivendo nelle nostre esistenze: un cambiamento, una nuova meta, una vita del tutto diversa, un insieme di desideri e di ideali alti cui sempre occorre rispondere.

E’ lo Spirito Santo che soffia dentro le nostre vite e le lancia su nuovi orizzonti, gli orizzonti di quel Dio che non ci abbandona mai

Ma non vi sembra che stiamo proprio tentando questo, se ci aiutiamo l’un l’altro, dopo la botta dell’epidemia?! 

21 Aprile 2020
+Domenico

Dio … è un Dio crocifisso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51-59)

Si fa un gran parlare, anche su nuovi libri che vengono composti da pubblicisti, giornalisti, “opinion leader” … di Gesù: della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue parole, del suo Vangelo ….

Il problema cruciale però è la sua identità: Chi è Gesù?

È un predicatore? È un imbonitore, un taumaturgo, un prodotto della fantasia di discepoli troppo succubi? È il frutto di una operazione mediatica dei tempi passati?
È una persona veramente esistita?

Insomma … si avanzano tante ipotesi storiche, tanti dubbi sulla veridicità delle testimonianze, per questo si cerca soprattutto in testimonianze storiche anche al di fuori dei Vangeli, in scritti laici, in storiografie dell’impero romano.

E di Lui, in esse, si parla!  

Ma non è sufficiente: al cristiano interessa che Gesù sia visto non come un uomo soltanto, ma come il figlio di Dio … e qui i libri laici che pure sono molto utili se sono corretti dal punto di vista storico, fanno fatica evidentemente ad ammetterlo.

Ma Gesù non è compreso bene se non si fa questo “salto”, se almeno non si apre l’intelligenza a questa ulteriore definizione, che è quella più importante.

Nella diatriba con i giudei del capitolo 8 di Giovanni il discorso torna sempre: è il risultato anche di tutte le discussioni, gli approcci a Gesù del primo secolo, delle prime comunità cristiane … e non per niente il popolo ebreo si è poi distaccato da Gesù e ha continuato a definirlo un usurpatore della sua “uguaglianza” con Dio, un bestemmiatore: non aveva senso per loro e non lo ha per la nostra razionalità.  

Ma il Vangelo di Giovanni è esplicito: «In verità, in verità vi dico …», e quando si usa questo, nel Vangelo si intende che segue una affermazione decisiva per la fede, «… prima che Abramo fosse, Io sono». 

La consecutio temporum, cioè il modo di collegare in termini corretti i tempi dei verbi in un periodo, qui è da errore gravissimo, ma quell’ «Io sono» richiama ancora non un verbo semplicemente, ma la Persona del Dio di Mosè, del Dio dell’Esodo, del Dio del roveto ardente.

Gesù è “contemporaneo” di Dio: è Dio stesso … e come reagiscono quei Giudei?  Prendono pietre per punire il bestemmiatore, fra poco lo inchioderanno alla croce per riparare la bestemmia, lo consegneranno a quel legno.

E qui ancora non è finita: è difficile capire che Gesù sia Dio, ma ancor di più che questo Dio sia un “Dio crocifisso”.

La ricerca continua nella nostra vita sotto questo nostro cielo che non è vuoto, lungo le nostre strade spaesate, dentro le tribolazioni quotidiane, dentro l’epidemia che ci coinvolge tutti, dentro questa sofferenza che sembra … sempre un insulto all’umanità, ma che è esperienza dentro cui si deve passare.

Invochiamo sempre Dio … che sia un vero passaggio: pasqua vuol proprio dire passaggio, che sfoci in una umanità rinnovata!

E ci vogliamo far aiutare a fare questa passaggio dalla potente figura di san Giovanni Paolo II: oggi siamo a 15 anni dalla sua morte.

Abbiamo tutti negli occhi quella dolce sera di aprile … interrotta da un annuncio atteso, ma che desideravamo continuamente spostare e rimuovere: quella notte tanti di noi non hanno potuto continuare a vivere come se niente fosse.

È stato il sabato sera più diverso che abbiamo vissuto nella nostra storia: si sono svuotati i locali del divertimento, si sono interrotti gli appuntamenti notturni, non abbiamo più potuto proseguire i nostri nervosi continui spostamenti sulle strade, ci è sgorgata spontanea una preghiera anche se da tempo non ne facevamo più: abbiamo recitato quella più tenera e facile che abbiamo imparato da bambini, l’Ave Maria; qualche lacrima è sgorgata dai nostri occhi duri e impenetrabili, abbiamo tolto le cuffie e abbiamo sentito passare un vento, il vento di Dio.

Abbiamo tentato di incontrarci per dirci la nostra pena, le nostre emozioni, abbiamo trovato naturale andare verso le chiese, anche se ne avevamo perso ormai la strada, e molte le abbiamo trovate chiuse: si diceva che era un papa che riempiva solo le piazze, forse perché le chiese sono troppo spesso inaccessibili

Oggi la sua figura si staglia nella nostra coscienza ancora più bella, più soave: non riusciamo più a vedere quelle ultime immagini di dolore da quella finestra, da cui metteva in piazza tutta la sua voglia di comunicarci l’amore di Dio, e invece la sua impotenza a farlo.

Lo pensiamo oggi nelle braccia di Dio, bello come Lui, potente intercessore: ne vediamo realizzati i sogni nelle vite di tanti di noi.

Non lo rimpiangiamo, ma cominciamo a invocarlo, abbiamo ripreso a riascoltare la sua voce, le sue parole, a meditare sui suoi gesti: lo rivediamo sofferente, ma sempre affettuoso; infermo, ma indomito; tenero, ma deciso e fermo.

Oggi lo vogliamo contemplare nelle braccia di quel Dio che ha fedelmente servito, amato, cercato, offerto a tutti noi: lo vogliamo partecipe del suo amore che può essere ancora riversato sulle nostre miserie e le nostre ricerche di vita vera.  

Ogni tanto Dio ci dona figure così, perché abbiamo a vedere i segni della sua presenza nel mondo.

No … Dio non ci abbandona mai: Dio mette continuamente “frecce” sul nostro cammino perché lo possiamo incontrare, ne possiamo seguire le indicazioni … siamo noi che siamo distratti e non abbiamo occhi puliti per vedere.

Oggi c’è chi ci aiuta a tenerli aperti e fissi su Dio: San Giovanni Paolo II, e noi lo imploriamo, che ci aiuti, anche a passare da questa epidemia alla salute.

2 Aprile 2020
+Domenico 

Libertà è conoscere la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 31-32)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 31-42)

<<Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”>>.

Essere liberi è l’aspirazione di ogni uomo: non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore.

Viviamo … tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà.

Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero.

Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene.

Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia: se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 

Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità.

Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati: spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i “tollerati” inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino se sono cattivi per noi … stiamo in tensione, legati a quella falsità.

Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   

Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene: la Verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci.

Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata: allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono.

Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili.

Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio non ci abbandona

In questa situazione di solitudine, e per molti di estrema generosità nella propria professione, offerta perché tutti si stia bene, perché chi soffre sia guarito, perché chi si dispera possa contare sulle preghiere di tutti, abbiamo, dalla Parola di Dio, indicata la strada della verità e della vera libertà … pure in questi giorni, in cui libertà diventa scelta di stare alle regole anche dure, ma non certo niente a paragone di chi sta male, di stare in casa e di evitare contatti con altri, per il bene di tutti.

1 Aprile 2020
+Domenico
 

Le mie vie non sono le tue vie

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 23)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 21-30)

<<E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.”>>

Un difetto piuttosto diffuso caratterizza chi è nato in contesti religiosi e cristiani e accoglie il dono della fede attraverso l’ambiente sociale in cui vive: a poco a poco crede di poter guardare Dio negli occhi e lo abbassa al livello delle sue pulsioni, dei suoi desideri, delle sue miserie.

Se non è come noi, poco manca: senza accorgerci … perdiamo il senso della sua alterità, della sua grandezza, della sua irriducibilità alla nostra vita.

Sappiamo che Dio si è fatto uomo, e lo fissiamo nel nostro mondo: tentiamo continuamente di rendere “passabile”, ragionevole ogni Parola di Dio. 

Allora facciamo fatica a capire il Vangelo: lo vorremmo ridurre al diario di un uomo, e tutto ciò che vi si racconta è … che noi “non possiamo fare” o essere”, lo diciamo solo “fantasia e devozione”, mito e leggenda.

Guardiamo al mondo, lo vediamo cattivo e sconvolto, e pensiamo che Dio abbia sbagliato qualche conto e gli chiediamo ragione del male: lo mettiamo alla sbarra, come si fa con un qualsiasi delinquente.

Il criterio di verità che usiamo è il nostro, il criterio di giustizia è il nostro, l’esperienza dell’amore è solo quella che a noi pare bene vivere.

Invece, spesso, nel Vangelo e nella Bibbia si fa notare che c’è una assoluta diversità, che il farsi uomo da parte di Dio è per elevare l’uomo alla grandezza di Dio, non per ridurre Dio all’orizzonte umano.

Le Mie vie non sono le tue vie.

C’è una apertura, bella, verso l’oltre, che deve sempre aprire la nostra intelligenza: il mondo che il Vangelo ci presenta sta stretto, sempre, nelle nostre eventuali realizzazioni di esso.  

Questa alterità di Dio era molto avvertita dal “pio ebreo”, tanto che di Dio non si poteva fare nessuna rappresentazione iconografica e non si poteva pronunciare nemmeno il suo nome: erano persino esagerati, proprio perché dovevano combattere l’idolatria, la elevazione di se stessi e delle creature a divinità. 

Noi pensiamo sempre a queste idolatrie come … a delle statuette, che rappresentano qualche Dio, ma l’idolatria più vera è quella che … noi viviamo nei confronti del del denaro, nei confronti di tutti i vizi che siamo stati capaci di mettere assieme.

Noi oggi non siamo tentati di costruirci idoli verso i quali esercitare un culto, ma … in maniera molto più furbesca, facciamo diventare Dio le cose, il denaro, il divertimento, il successo.

Ci facciamo una religione su misura.

Ma Dio … non è di questo mondo: Lui non ci abbandona mai, non per livellarci al ribasso, ma per esaltarci e portarci nella sua pienezza.  

31 Marzo 2020
+Domenico

Mai un uomo ha parlato come parla Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 46-49) dal Vangelo del Giorno (Gv 7, 40-53)

Risposero le guardie: <<Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo! ”. Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!>> 

Chi non vuole aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione comunque e sempre non riuscirà mai a crescere.

E’ tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede: siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza.

Finché si tratta di un gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere … occorrerebbe una maggiore capacità di interrogarsi e di lasciarsi “trascinare dalla ragione” e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù: Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare loro idea; aveva un “teorema da dimostrare” e lo portava avanti, non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù: proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico.

Risposero le guardie – dice il Vangelo – “mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo“.

Non bastano … le maledizioni intimate dai capi: anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi  compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore.

Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita, e Dio semina la sua Parola ovunque: basta che noi abbiamo sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso, come spesso capita, nel nostro facile egoismo e soprattutto sempre “in difesa”: ci siamo fatti una corazza, che non può essere scalfita da niente e da nessuno, anche se per rispettare la nostra libertà il Signore non usa nessun bisturi.

Dio così si fa  sempre incontrare nel volto di ogni uomo, perché non ci abbandona mai: li, lo possiamo sempre incontrare. 

28 Marzo 2020
+Domenico

Lasciamo il posto a Dio

Una Riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38) 

Il nostro modo di pensare di gente concreta, fatto di sogni e di progetti, ma soprattutto di realizzazioni concrete, di laboriosità contrasta un poco con il mondo della fede.

Non è che chi crede debba essere un fatalista, uno che sta con le mani in mano a vedere se la vita cambia da sola, a starsene beatamente nell’inerzia più assoluta, ma sicuramente chi crede in Dio deve … mettere Dio al centro della sua esistenza e lasciarsi condurre da lui, dalla sua parola, lasciarsi convertire al suo piano e entrare nell’idea che è Dio che ha in mano le sorti del mondo e della tua vita, e che noi spesso siamo solo di ostacolo, perché agiamo di testa nostra.

Il male che c’è nel mondo è frutto di una nostra soggettività giocata male, del nostro esserci messi al posto di Lui.  

Non così, ma esattamente il contrario è stata la decisione di Maria di mettersi nelle mani di Dio: quando l’angelo andò da Lei per chiederle a nome di Dio se voleva diventare la madre di Gesù, si offrì completamente.

Aveva progettato nella sua vita di essere vergine e a Dio si offre così.

La sua verginità indica che ciò che nasce da lei è puro dono, il futuro che inizia con lei è grazia e dono di Dio.

Nelle coppie sterili dell’Antico Testamento Dio dà successo a una azione umana senza successo, qui invece Maria rinuncia ad agire, offre la sua verginità, una passività e una povertà totale che rinuncia ad agire proprio per lasciare il posto a Dio.

E’ la fede.

Questo vuoto assoluto è l’unica capacità in grado di contenere l’Assoluto

E Maria diventa la figura del credente, l’immagine della Chiesa, di chi nella fede concepisce l’inconcepibile: Dio stesso.

Le domande che Maria fa sono … nella direzione non di una volontà di agire … o ancor meno di opporsi, ma nella direzione di una disponibilità massima di corpo e di spirito, di pensieri e di progetti. 

Maria realizza il mistero della fede.

Quando siamo proprio decisi a lasciarci fare da Dio, a mettere in animo il suo disegno, il suo modo di vedere la realtà, Dio si fa presente.

E’ la fede pura che attira in noi il Salvatore.

La fede rompe i limiti di ogni incapacità umana, per renderci capaci di Dio. 

E Dio quando coglie la nostra disponibilità decide di stare con noi di diventare l’Emmanuele, il Dio che non ci abbandona mai.

E oggi, 25 Marzo, a distanza di 9 mesi dal Natale, celebriamo proprio questo bellissimo momento del concepimento di Gesù nel seno della Vergine Maria. 

25 Marzo 2020
+Domenico

Dio e il prossimo: l’unico vero amore della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,29-31) dal Vangelo del Giorno (Mc 12, 28-34)

<<Qual è il primo di tutti i comandamenti? ”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.>> 

La necessità di semplificare, non di fare i sempliciotti, oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita; soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia, composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti e tocca a noi intercettare, rendere consistente, offrire come corda di solidarietà a tutti.

Così è della nostra vita cristiana.  

C’è un punto unificatore di tutto?

Esiste una scelta di base che dà significato a tutta l’esistenza, che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza … dopo le immancabili cadute e defezioni? Dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti?

C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra vita? L’aveva anche il popolo di Israele, era lo shemà israel: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.  

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne in Lui, al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno.  

Ama Dio e ama il prossimo.

Non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità se li amerai.

Sono un unico amore, ma attento: non li separare mai, non viverli mai “in alternativa”, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili.

E’ un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perché Lui è un Dio non ci abbandona mai. 

20 Marzo 2020
+Domenico

Spontaneità, si, ma soprattutto verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5,18-19) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 18-19)

<<In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.>>

Siamo in un tempo che non ama troppo le norme, le regole.

Vogliamo essere noi regola a noi stessi, non ponendocene nessuna perché spesso viviamo alla giornata e navighiamo a vista.

Certo, la spontaneità è un grande valore e una grande forza e non deve essere repressa, perché la vita è spontaneità; la vita tanto più è «vita» quanto più sgorga liberamente da se stessa, quanto più è audacia ed avventura imprevista, e quanto meno è «borghesemente» indirizzata su vie già sperimentate che danno sicurezza. 

E’ giusto rifiutare e condannare la coercizione nelle nostre attività.

Purtroppo ci siamo costretti dall’isolamento e dal senso di impotenza che provengono dal vivere in una società come la nostra: è giusto rifiutare e condannare l’attività dell’uomo-automa, attività che si riduce ad assimilazione di modelli suggeriti dall’esterno; è giusto proporsi l’obiettivo di una libera attività del proprio io che sia espressione di tutto  l’essere, della personalità e della piena integrazione tra le diverse sfere della vita, intellettuale, affettiva, sensitiva … 

Ma questa, ci tengo a sottolineare, è una faccia soltanto della realtà.

L’altra faccia è il rischio di andare «oltre»: di far scadere cioè la spontaneità e l’originalità a instabilità, irrequietezza, disordine ed anche a cattiveria e malvagità. 

Da questo rischio ci salva la «norma», la quale dà alla nostra vita un ordine, la inserisce in una sintesi.

Gesù ai suoi ascoltatori appare rivoluzionario: ha autorità per andare oltre le mille leggi che il pio ebreo si trovava a dovere osservare, ma sa che nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di sè come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà, sono il punto di arrivo di una paziente azione educativa di Dio nei nostri confronti. 

Interessane quanto diceva Bonhoeffer: Gesù vuol dire due cose, che l’essere legato alla legge non significa ancora essere obbedienti, ma anche che il fatto di essere legati alla persona di Gesù, senza esserlo alla legge, vuol pure dire essere obbedienti.  

La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, la quale altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza, perché il bene supremo per gli umani non è la libertà: è l’amore.

E Dio proprio questo è venuto a testimoniarci, per questo non ci abbandona mai

18 Marzo 2020

Il perdono non è la quantità di una concessione, ma la qualità della vita di Dio

Una Riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,27-27) dal Vangelo secondo Marco (Mt 18, 21-35)

<<Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito>>.  

Pietro è in crisi: si sente sempre umiliato e deve solo perdonare.

Fa una ipotesi: Perdono 7 volte, che è già il numero della pienezza.

Gesù rilancia con una moltiplicazione esagerata 70 volte 7, invece!

 Ci rappresenta un po’ tutti questa parabola … che narra di quel servitore perdonato alla grande dal suo creditore, che fa lo strozzino con un suo debitore che in confronto gli deve solo quattro miseri spiccioli: vagonate di oro era il suo debito, pochi soldi il suo credito.

Questa è la nostra fotografia di fronte a Dio: il nostro debito verso di Lui è senza misura e Lui se lo carica tutto sulle spalle e ce lo cancella.

Siamo stati perdonati, ma non abbiamo ancora capito che cosa è il perdono, non lo abbiamo ancora accolto, ci è rimasta dentro una mentalità da schiavo, calchiamo sempre con i nostri passi il perimetro della prigione che ci siamo fatti allontanandoci da Dio.

Siamo abituati a vivere in una pozzanghera e non sappiamo renderci conto del mare aperto: giochiamo ancora con le barchette di carta.   

Chi ci permette di accettare la pienezza del perdono è lo Spirito Santo.

Dio ci fa liberi, noi a mala pena ci sentiamo liberati: abbiamo ancora addosso tutta la fasciatura del male, tutta la nostra mentalità da galeotti, da gente che deve sfruttare le occasioni, deve calcolare, deve farsi rincrescere la bontà.

Siamo ancora ammalati di delirio di onnipotenza: il modello di ragionamento non è affatto cambiato.

Quello che lo strozzino descritto nel Vangelo fa al suo debitore è ancora legato al suo infame “ti restituirò tutto”, pur sapendo che non poteva muovere niente.

Il suo comportamento è evidentemente crudele, ma è più sottile e infido di quanto pensiamo: crede di essere già un salvatore, ma non ha ancora capito di essere un salvato; crede di essere un comprensivo e non ha capito di essere un perdonato … uno che accoglie e non ha capito di essere stato accolto; crede di essere giusto e non ha capito di essere stato giustificato; credere … uno che può esprimere amore, ma non ha capito che è stato tanto amato!

Ma salvatore, comprensivo, accogliente, giusto, amabile è Dio, non Lui: non ci passa nemmeno per la testa che queste qualità devono essere d’ora in avanti le nostre, che il dono più grande del perdono è il cambiamento del cuore

Proprio per questo il perdono di Dio è legato al nostro perdonare, è quel gesto di Dio che è legato indissolubilmente alla nostra libertà.

Dio non riesce a perdonare se nella nostra libertà non ci lasciamo cambiare dal suo perdono.

Il perdono, “torna indietro” … e toccherà ancora a Dio riprenderci perché Lui non ci abbandona mai. 

17 Marzo 2020
+Domenico

Non ti lasciamo solo alla festa che fai o Padre misericordioso

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 15, 1-3.11-32)

Siamo sempre tutti figli in cerca di un padre.

L’esperienza di essere stati affidati all’amore di un papà e una mamma è tra le più belle della vita!

Il Vangelo non poteva non passare da questo rapporto così determinante e necessario per ogni uomo. 

Non è possibile pensare alla fede cristiana senza collocarsi all’interno della esperienza fondamentale della vita di una famiglia.

Dio è Trinità: Dio si fa conoscere a partire dall’esperienza di base di una paternità e maternità, da una fratellanza e consanguineità.

Dio assume il volto di un Padre.

Gesù ha introdotto questa grande novità nella religione: ha chiamato Dio, l’onnipotente, Papà …

… e da Papà si presenta nel Vangelo alle prese con una famiglia difficile: Il più giovane dei figli è scappato di casa e l’altro si adatta a restare.

Per lui non c’è posto nel cuore dei due figli: Nessuno dei due capisce il suo amore, la sua tenerezza … uno deve sperimentare fuga, l’altro stagnazione e noia. 

Questi due figli che fanno fatica a stare con il loro papà, che crescono in fretta, che si distanziano anche giustamente dalla vita del padre, che vogliono conquistarsi lo spazio indispensabile della loro libertà sono la nostra immagine: Tutti siamo figli, tutti abbiamo o abbiamo avuto un padre, tutti abbiamo in corpo una sete di libertà, di autonomia, una voglia di far vedere chi siamo, una indipendenza che vogliamo a tutti i costi.   

Uno di loro se ne vuol proprio andare, non ce la fa più: si sente soffocato, scambia l’amore per una catena, crede di poter volare, ma non ha ancora le ali.

Parte, crede di andare a conquistare la luna, invece si schianta appena fuori dal nido nelle braccia del vizio: trova subito il suo spacciatore che lo tira nella rete.

Perché la vita non è una passeggiata per nessuno.

Per fortuna che gli resta la capacità di ragionare e soprattutto non gli si sono ancora cancellate nella mente le belle esperienze di amore col  papà, la bella sensazione di essere preso tra le sue braccia, il ricordo della sua tenerezza: fa un giro di 180 gradi e ritorna!

Gli basta stare nei paraggi, sa di aver sbagliato, ma anche solo a 100 metri da casa potrebbe respirare il suo amore. 

E’ la fame che lo muove, è ancora interesse, dovrà lavorare alla grande per trasformare questa fame in amore. 

L’altro figlio sta col padre: non si muove, aspetta senza lode né infamia che il tempo passi.

Morirà ‘sto vecchio, mi lascerà quel che mi spetta! Io tento ogni tanto di strappargli qualcosa, ma non molla facilmente, ha in mano tutto lui ...”

Sta col padre, ma lo ritiene un padrone;
è docile, ma per convenienza;
è in casa, ma senza cuore.

Vuole bene non al padre, ma alle sue proprietà.

Il padre gli dice: tu sei sempre con me! Ma lui non gode del padre, non sa che significa poterlo godere come padre, non scandaglia nel suo cuore, ma solo nel suo portafoglio.

E quando il primo figlio ritorna, forse per interesse, ma almeno ritorna, e dichiara di aver bisogno del padre, questo che sta sempre a casa si allontana col cuore e non ha il coraggio di chiamarlo “fratello”, ma “questo tuo figlio”, come quando in casa si litiga tra papà e mamma per i figli e si dice: guarda “tuo figlio” che ha fatto. 

Lo vuoi guardare in faccia questo mio figlio? Sì per me è mio figlio, anche se tu non lo vuoi più chiamare fratello.

Se lo accolgo di nuovo in casa, leggimi almeno in volto la fine della mia pena che da tempo provo anche per te, perché vuoi più bene ai miei vitelli e a i miei capretti che a me.

Stavi qui con me, ma non mi vedevi; mangiavi con me, ma pensavi di stare in un albergo: Posso sperare di avere due figli … o devo sempre credere di vivere con due  estranei? 

Qui il padre è un grande, è proprio l’immagine di Dio: passa la vita ad accogliere l’uno e a coinvolgere l’altro, non vuole lasciarli nel loro egoismo, spende la sua vita per farli cantare nell’amore.  

Quel Padre è Dio, quei figli siamo noi con tutte le nostre bizze, le nostre fatiche a vivere di amore, a trasformare la forza della vita, l’istinto di sopravvivenza, la voglia di felicità in progetto … progetto d’amore.

Finché non c’è l’amore la nostra esistenza è  approssimata, non è al massimo.

E Dio è proprio sempre con noi, per farci crescere in questo amore. 

14 Marzo 2020
+Domenico