Sale e luce per dare senso e colore alla vita

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli
.

Audio della riflessione

Gesù dice: ”Siete voi il sale della terra, siete voi la luce del mondo”.

Uno si guarda allo specchio, mentre si fa la barba o si aggiusta i capelli, quelli che ha, e fa subito una riflessione: “ma che luce e che sale posso essere io?”.

Ma essere cristiani nel mondo oggi che cosa significa? Ce lo domandiamo spesso di fronte a tante possibili scelte, a tante “proposte religiose”, a tanti venditori di “ricette per la vita felice” ….

Significa essere sale: essere in grado di dare sapore alla vita; sì perché non puoi viverla senza emozioni, senza entusiasmi, senza rischi o senza sforzi, come un pacco postale che ha già scritta la destinazione! La vita ha bisogno di slancio, di mete da conquistare, di apertura al nuovo, all’altro che incontri … ha bisogno sempre di trovare sapore …

… e Significa anche essere luce: essere in grado di offrire qualche indicazione, essere una freccia, un dito puntato verso una meta, una certezza là dove non si capisce più niente, dove non si sa che cosa fare, da che parte andare.

Dio ha dato ad ogni uomo, ad ogni donna la possibilità di essere sale e luce, di dare sapore alla vita di tutti e di essere compagno di strada … e sale e luce  hanno una pretesa: di non chiudersi su di sé! Il sale da solo non ha in se stesso la ragione del suo essere, deve salare un cibo; la luce non la metti sotto il letto, se vuoi illuminare la casa.

… eppure abbiamo ridotto il cristianesimo a bonsai, il Vangelo a galateo,  ci chiudiamo nel nostro piccolo mondo, ci nascondiamo dietro un dito, seppelliamo il raggio della nostra vita, regalataci continuamente senza condizioni da Gesù nella nostra comodità e solitudine, mentre Gesù ha continuamente allargato gli orizzonti di tutti coloro che lo hanno incontrato.

I tuoi compagni di lavoro conoscono i tuoi lati buoni e spero ti stiano intorno proprio perché hanno bisogno della tua luce: Sanno che hai un po’ di fede! Se c’è una carognata da dire contro Dio, la cristianità, i preti, il papa non te la risparmiano. Se hanno barzellette sporche da raccontare, le vanno a dire agli altri; ma se hanno un dolore insopportabile o una gioia incontenibile lo vengono a raccontare a te …

… e tu che fai? Ti tieni il sale? Metti la luce sotto un coperchio? O ti metti a disposizione con semplicità perché per tutti quelli che incontri … in essi, sorga un giorno migliore?

Non farti mai rincrescere di aver allargato la tua gioia ad altri!

8 Giugno 2021
+Domenico

Le strade della felicità dei cristiani

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt. 5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Audio della riflessione

In Italia siamo cristiani battezzati sicuramente più del 90%: moltissimi di noi hanno avuto un contatto con la Chiesa, con la vita cristiana, con una parrocchia nella propria infanzia … poi le vie si sono divaricate, ciascuno ha rifatto la sua scelta, ha impostato la sua vita; qualche esperienza lo ha segnato, una corrente culturale lo ha preso, s’è messo contro la Chiesa o la ignora con tutta la libertà indiscutibile.

Ma se ci si domandasse: “a te che t’è rimasto di quello che ti hanno insegnato i preti, la tua catechista, i tuoi genitori…” che cosa potremmo rispondere? “Beh, che dovevo andare a Messa tutte le domeniche, che non dovevo bestemmiare e fare cose sconce, una serie di comportamenti che chiamavamo comandamenti, che bisognava confessarsi…”

Tutto qui? Una serie di cose da fare? Ci sarà stata una visione di vita che muoveva tutto, una concezione della convivenza sociale, un ideale, un sogno che motivava tutto quello che si faceva, non una serie soltanto di no da dire a quel che ti piaceva fare …

È quello che subito fa Gesù quando si presenta alla gente sulle rive del lago di Galilea: Non ricorda loro i dieci comandamenti, li dà per scontati, sono dei paletti dentro i quali è definito un grande spazio di vita di azione da colorare; non lancia fulmini e saette come aveva fatto Giovanni nel deserto, dice solo gli appuntamenti con la felicità che Dio offre a tutti gli uomini: beati i poveri in spirito, beati i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i puri di cuore, chi offre tenerezza, chi si spende per la pace, chi sa pagare con la sua vita per la giustizia, chi riesce a scoppiare in pianto.

Le chiamiamo “beatitudini” nel nostro linguaggio: non sono soprattutto cose da fare, non sono lo scontro tra ricchi e poveri, tra oppressi e oppressori, ma sono soprattutto Lui, Gesù, sono uno stato, una pienezza di vita, la vera felicità.

Questa felicità ti indicavano quando frequentavi la Chiesa!

  1. Beati se siete poveri perché siete padroni del cielo e della terra;
  2. beati se siete afflitti, sì proprio quelli che non riescono mai a tirare il fiato perché subiscono una disgrazia dietro l’altra, perché non riuscirete più a contenere la gioia della consolazione;
  3. beati se siete miti, se siete di quelli che non sanno arrabbiarsi mai, che non si scagliano contro nessuno, che non fanno i “black block” perché se hanno qualcosa da rimproverare è solo a se stessi;
  4. beati se vi sentite sempre affamati, perché non trovate niente che vi sazi: per voi non c’è mai possibilità di star seduti perché nessuna situazione umana realizza pienamente giustizia;
  5. beati se siete misericordiosi, di quelli che hanno un cuore in cui tutti possono scavare amore, perdono, comprensione;
  6. beati i puri, quelli che ti guardano negli occhi, sanno stare mano nella mano, ti sanno … coccolare, non stanno a sfruttare l’occasione, a indovinare le debolezze per rubarti la vita, non sono partiti con un disegno in cui dovevano inscatolarti;
  7. beati quelli che portano pace, quelli che non temono di sfilare sotto nessuna bandiera purché finiscano le guerre, si spengano gli odi, si blocchino le ritorsioni, vadano in bancarotta i fabbricanti di armi, quelli che sanno far pace nel loro cuore e tendono al cuore di tutti… e sanno pagare e passare per imbecilli pur di spuntare anche solo un coltello;
  8. beati quelli che sono sempre presi di mira e privati della propria libertà, subiscono persecuzione, perché sono dei veri trasgressivi dell’ingiustizia; “beati tutti quelli che sanno prendere posizione per me: sarete insultati, messi fuori giro, davanti a voi spegneranno le dirette televisive, non sarete trend, dovrete sempre ricominciare da capo. Ma sappiate che io sarò sempre lì con voi. Io nella mia vita ho sempre fatto così e voglio essere la vostra felicità. Io, non le mie cose, o i miei pensieri, io, nel massimo dell’intimità della vita”.

“Ecco … queste otto strade di felicità non sono le mie idee, ma sono io stesso, la mia persona, la stessa Trinità che regola l’universo.”

Questa è la vita che Noi sogniamo, per questa vita noi facciamo festa sempre … ma facciamo festa anche per un’altra vita che ci è stata donata, la vita di Gesù nell’Eucaristia, il suo corpo e il suo sangue donato per noi, da contemplare, da amare, da mangiare per avere pienezza di vita.

7 Giugno 2021
+Domenico

Dio è una comunità di amore che ci manda nel mondo

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 28,16-20)

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Audio della riflessione

Che cos’è quella insopprimibile spinta che sentiamo a incontrare gli altri? Perché con tutta la confusione e il frastuono che ci circonda non riusciamo a star chiusi nei nostri comodi loculi, dove ci monta una nostalgia di dialogo, di serenità di solidarietà? Stereo, parabolica, internet, e-mail, fax, che già sono tutti strumenti di comunicazione con l’altro, non ci bastano: sentiamo un bisogno viscerale di contatto, di relazione di stare con qualcuno.

Abbiamo bisogno degli altri per vivere, per crescere, per essere: gli altri sono per noi necessari come l’aria che respiriamo; il nostro cuore non può essere riempito da un bel quadro, da un gatto o da un cane o da un coniglietto che ci portiamo appassionatamente anche in aereo in apposite gabbiette, con tutte le tutele della legge: Sono tutti placebo!

Il cuore vuole in maniera insopprimibile un’altra persona come noi, da guardare da toccare, da incontrare, da amare …. e la gioia comincia a dischiudersi solo quando stiamo con lui, con lei, con loro.

Le immagini, le fiction, le televisioni sono solo simulazioni, strumenti e dei rimandi: è una constatazione molto semplice pure banale, anche se dà ragione della causa di tanta infelicità di bambini che non vedono mai i genitori, di giovani, che sono senza amici, di anziani che possono solo ascoltare una radio, di uomini e donne mature che si incrociano senza incontrarsi … e Dio sa quanto abbiamo  provato questi sentimenti provocati dall’isolamento della pandemia e li vivono tuttora le persone anziane nelle RSA.

Se alziamo lo sguardo a Dio questa nostra sete di relazione assume una sorprendente profondità. Noi siamo fatti a immagine di Dio, e Dio è una comunità di amore. Siamo fatti per dialogare, incontrarci amare perché Dio è Trinità. Il Dio dei cristiani non teme politeismi idolatrici, è un Dio che è Padre, che è Figlio, che è Spirito Santo.

È una comunità di amore, è relazione assoluta, è un dialogo di conoscenza e amore fra tre persone: così ci ha aiutato sorprendentemente a conoscere il volto di Dio, Gesù.

La creazione di Dio Padre, il dono fino alla morte di Gesù, la comunione d’amore che tutto avvolge dello Spirito sono il nostro futuro di uomini e donne, il nostro habitat, la nostra felicità. Il mistero di Dio non è un mistero di solitudine, ma di convivenza, di creatività, di conoscenza, di amore, di dare e ricevere; è per questo che noi siamo come siamo.

C’è un verbo che torna spesso nei vangeli, che in questi tempi viene spesso ripetuto nelle chiese. È un verbo scomodo per chi ha trovato la sua calma dopo tanto errare, è scomodo per chi s’è fatto finalmente il suo mondo, le sue certezze, si è dato i suoi confini, s’è fatto una bella casa, l’ha cinta di un’ottima cancellata. L’ha fatta larga questa casa, ha perfino fatto costruire una tavola per la mensa la più grande che ci potesse stare. Non vuol tenere la casa per sé, vuole un sacco di amici a godere di questa calma, di questa intimità.

Sa che il mondo è spesso un caos e c’è bisogno di offrire delle oasi di pace di tranquillità. Bello, ottimo! l’ospitalità e l’accoglienza sono sacre. Ma il verbo inquietante di Gesù  rimane e lo pronuncia in maniera decisa, perentoria: andate.  È il verbo della Chiesa, dei discepoli, dei cristiani. Quanto stavano bene, si fa per dire con tutte le persecuzioni che dovevano sopportare, quanto stavano bene a Gerusalemme, in Galilea: erano riusciti a costruire piccole belle comunità cristiane.

Ma l’imperativo di Gesù risuona martellante: andate a dire a tutti l’amore del Padre che vi ha creati, la passione del figlio che vi ha guadagnati col sangue la compagnia dello Spirito che vi guarda a vista da qui all’eternità. Non siete soli, ma in compagnia della famiglia di Dio.

Non è la Chiesa della Trinità quella che si chiude nelle sue mura. E’ allora necessario superare i confini abituali dell’azione della comunità cristiana, delle nostre parrocchie per esplorare i luoghi anche i più impensati dove le persone vivono, si ritrovano danno espressione alla propria originalità, dicono le loro attese formulano i loro sogni. E’ il passo necessario proprio perché lo richiede l’aver contemplato la comunione formidabile tra Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo, perché tutti la possano godere.

30 Maggio 2020
+Domenico

… a sera, prima di chiudere il paradiso, vedo se ci sei

Una riflessione esegetica sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,10-14)

Lettura del Vangelo secondo Matteo (capitolo 18, versetti 10-14)

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto].
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.

Audio della riflessione

Per rendere ancora più concreta la figura di Gesù buon pastore. Abbiamo fatto seguire la lettura di un testo dell’evangelista Matteo che descrive un ottimo esempio di come Gesù Risorto, vive l’essere il nostro pastore e non un mercenario, un ladro, un qualsiasi guardiano, pure pagato per portare al pascolo le pecore.

L’amore e il perdono di Dio, la sua ricerca appassionata di ciascuno di noi che si allontana, che si perde, che scappa o si nasconde, che brucia il patrimonio di bene in cui è immerso per prendersi soddisfazioni stupide, è la storia di Gesù che ha  un cuore squarciato per amore; un cuore che non si è mai più ricomposto perché la cattiveria dell’uomo è sempre grande e la sua libertà è un dono da cui Dio non si ritrae mai.

Sei libero, ti ritrovi a fare sempre quello che ti piace di più, non ti interessa più niente delle persone che ti vogliono bene, ne vuoi sfruttare tante altre, ma sappi che da me puoi sempre tornare, che io non ti mollo, io, tutte le sere prima di chiudermi in paradiso faccio la conta e mi accorgo si ci sei o no, se sei tornato dai tuoi insani percorsi, se ancora una volta ti sei fatto i tuoi giri perversi, il tuo sballo per sentirti vivo, le tue comode isole in cui seppellisci il tuo cuore. Ma il mio cuore è sempre aperto ad accoglienza, a tenerezza, a gesti d’amore. Vorrei che quando tornerai ancora da me, anche il tuo cuore resti sempre aperto perché chiunque ci possa scavare dentro e trovi quello di cui ha bisogno per vivere bene e per essere veramente felice.

Queste parole sembrano troppo gravi; allora immaginiamo Gesù il buon Pastore così: ha lavorato e dialogato tutto il giorno con le sue pecore che siamo noi, che siete voi; ha ascoltato, ha aiutato, ha tenuto il suo sguardo buono, lieto su tutti sempre e torna a casa parlando con qualcuno, sorridendo a qualcun altro e quando passa in rassegna tutti a uno a uno e sorride, saluta, ricorda qualche cosa di importante da fare o da chiedere, si accorge che manchi proprio tu. Hai fatto la tua cavolata, ti sei voluto prendere la tua libertà, la tua strada; ti hanno fatto fastidio o qualche dispetto i tuoi amici e li hai lasciati. Oppure qualcuno senza che tu lo volessi, ti ha ingannato, ti ha teso una trappola e tu ci sei cascato.

E Gesù che fa? Con un cuore già squarciato per amore non ci pensa due volte. Ti cerca, usa tutti gli strumenti: facebook, twitter, sms,tik-tok; chiede ai tuoi amici, ma loro nemmeno si sono accorti che manchi. E ti lancia messaggi: non fare lo stupido, torna a casa che ci sono sempre io che ti voglio un bene infinito. Non crederti disprezzata o ignorata, non stare a specchiarti in una pozzanghera, qui c’è quello che cerchi. E tu magari spegni il cellulare, rivedi un altro messaggio, lo spegni ancora; poi finalmente dici: ma che sto qui a fare da solo in mezzo ai guai? Chi mi credo di essere? Che felicità mi sono trovato, che tutti mi sfruttano, mi fanno complimenti poi mi tagliano le gambe, ne approfittano, mi fanno le moine, ma solo per avermi e per farsi belli di me.

Allora lanci un sms: arrivo subito, aspettami, ti voglio abbracciare.

E Gesù ti prende, ti accarezza,  ti carica sulle spalle e ti porta a casa, convince i tuoi amici a volerti ancora bene e continui a vivere con Lui. Gesù non è una persona da internet, da twitter, da facebook, è una persona vera che abita in te. E quando ha deciso di prendere casa da te? Sappiamo che si è fatto persona, come uno di noi, che ha calcato tutte le strade della Palestina, per condividere gioie e speranze con tutti quelli che incontrava. Per questa sua tenacia nel voler bene a tutti, anzi il massimo bene che apriva le porte del cielo a tutti, anche ai più cattivi e profittatori di altre persone, lo hanno messo in croce, l’hanno fatto soffrire, ne hanno goduto tronfi di averlo fatto fuori, ma lui è fuggito anche dalla morte nella quale pensavano di aver chiuso la sua bontà. Stiamo ancora celebrando la sua risurrezione. Non saremmo però nel massimo della verità se Gesù con questa risurrezione non solo non ci avvicinasse a Dio Padre, ma non ci desse anche una presenza speciale, unica, viva, in ciascuno di noi con lo Spirito Santo. Credo che la giornata più brutta che hanno vissuto gli apostoli sia stata propria il giorno dopo il grande sabato. Gesù ammazzato brutalmente, sepolto come tutti; finita come per tutti prima o poi la vita. Lui invece si presenta vivo e fa fatica a convincerli, si ritirano ancora paurosi tra di loro, finchè non fa a tutti la sorpresa di donare lo Spirito, il coraggio, la forza, la gioia. Noi in questi giorni lo vogliamo contemplare risorto, vincente quelle brutture che gli hanno inflitto, ci siamo accostati al sacramento della penitenza, ma sentiamo ancora il peso della nostra vita che non cambia dalla mattina alla sera.

Siamo aiutati a capire che si può sbagliare, si può abbandonare qualche volta la chiesa, ma che la casa è sempre questa, che la sua presenza ci è garantita dallo Spirito Santo. Ci sarà sempre qualcuno che aspetterà il nostro ritorno. E noi stessi diventeremo dei buoni amici per tutti, racconteremo la gioia che si ha a comportarsi bene, a seguire Gesù a diventare suoi amici, a sentirsi accolti da quel cuore squarciato, ma sempre aperto per scavare gioia e felicità per tutti. Tanta nostra infelicità è dovuta all’appiattimento, alla prigione che ci siamo costruiti. Ci siamo collocati in un bicchiere d’acqua e continuiamo a sbattere contro le pareti, mentre il nostro vero habitat è il vasto mare della vita che viene dall’alto, dal misterioso mondo di Dio. C’è un vento dello Spirito che soffia su di noi e dà vita vera. La creazione lo ha atteso, Gesù lo ha inviato. Abbiamo bisogno di un’anima per tutte le cose. Quest’anima viene dall’alto. La risurrezione ha aperto i nostri confini, ha offerto gli orizzonti infiniti di quel Dio che ci ha creati

In questo tempo pasquale possiamo addentrarci anche noi in un dialogo serio con il Signore come hanno fatto tanti con Gesù; abbiamo bisogno di ritornare a casa, di sentirci trasportati sulle spalle del buon Pastore. Dove vai? Dove scappi? Non ti accorgi che scappi da te stesso. Che vita ti stai preparando, che dolori vai a creare a tutti quelli che ti stanno vicini? Ti vengo a prendere io. Fatti trovare, le novantanove che stanno a casa si sono dimenticate di te, ma non io

Anche noi abbiamo bisogno di rigenerare la nostra fede. Il nostro è un tempo che ci chiede di uscire allo scoperto, di prendere decisioni, di stare della parte della verità, di contemplare il Signore, ascoltare la sua parola.

In quella stanza al piano superiore, imbandita a festa c’è stata l’ultima cena, Gesù ci ha dato il suo corpo e il suo sangue. Siamo stati liberati dal peccato e nutriti della vita di Gesù. Deve ancora accadere qualcosa di grande in quel cenacolo; è Gesù deve ancora raccattarci dalle nostre fughe finchè dentro di noi scoppierà un fuoco che brucerà ogni male , ci riempirà di doni e ci aprirà a un’altra presenza di Dio: lo Spirito Santo. Il buon Pastore non si accontenterà di portarci solo nell’ovile, sotto protezione, nella sua compagnia ritrovata, ci darà con lo Spirito una forza di vincere ogni paura e coraggio di portarlo in ogni parte del mondo e in ogni tratto della nostra vita.

25 Aprile 2021
+Domenico

Volevano insabbiare anche la risurrezione

Una riflessione sul Vangelo del giorno (Mt 28, 8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Audio della riflessione

Il potere è sempre scaltro: crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità; insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli è il metodo dell’oppressione.

Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante: ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo.

E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro … la ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione: le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota, pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte.

“Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo … portavano … andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare: là il corpo non c’è proprio più!”

E’ la prima conferma alla “magistratura” del fatto straordinario: non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia … questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

“Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi” … la pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato in seguito che i cancelli erano ancora chiusi…

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Volevano  insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)

Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli  è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.

Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

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Volevano  insabbiare anche la risurrezione (Mt 28, 8-15)

Il potere è sempre scaltro, crede di avere in mano tutto, di non essere soggetto a nessuna morale, di poter decidere di tutto e di tutti, anche della verità. Insabbiare, sopprimere, depistare, far sparire le prove, compiere ingiustizia sui deboli  è il metodo dell’oppressione. Le gradazioni dell’ingiustizia sono tante, ciascuno di noi ha la sua parte piccola o grande nel non rispettare la verità, del far valere l’autorità per comodo, mettendo la persona sempre al secondo posto se non all’ultimo. E’ così nelle relazioni affettive, quando si vive di ricatti, nella famiglia, sul lavoro. La ricerca della giusta causa è un perditempo che non ci si può permettere nel mondo convulso di oggi.

Hanno tentato di insabbiare anche la risurrezione. Le guardie si sono trovate davanti la tomba vuota pur avendo vigilato alla grande e con precisione tutta notte. Da qui nessuno è uscito, lo avremmo ben visto; di qui nessuno è passato, lo avremmo fermato. Non abbiamo notato nessun movimento strano e nella nostra ultima visita tutto era a posto. Abbiamo lasciato passare qualche donna al mattino, le abbiamo perquisite: olio e balsamo portavano; andavano a fissare ancora di più quel cadavere alla tomba, ma si sono messe subito a urlare.

Ma là il corpo non c’è proprio più. E’ la prima conferma alla magistratura del fatto straordinario. Non sono appena donne esaltate o amici affezionati, ma anche il corpo di guardia; questi non sono mai stati teneri con Gesù, anzi si ricordano ancora come si sono scaricati sul suo corpo.

Dite che lo hanno rubato mentre dormivate, prendete questi quattro soldi e al resto pensiamo noi. La pentola senza il coperchio, la protervia contro la verità.ma Gesù non è uscito di prigione come è stato per Pietro che lo hanno visto al tempio  a predicare;  e hanno constatato dopo che i cancelli erano ancora chiusi; la risurrezione è tutta un’altra cosa. Non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione. Nessuno riuscirà a trovare il Risorto, si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante. Quattro secoli dopo S. Agostino dirà ironicamente: Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli, ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto. La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

La risurrezione è tutta un’altra cosa: non è fotografabile come ogni azione di Dio, come la creazione! Nessuno riuscirà a trovare il Risorto: si darà a vedere soltanto Lui e a chi vorrà e quando vorrà e non sarà una visione da meraviglia, fantastica, ma una gioia interiore, indicibile, coinvolgente, trasformante.

Quattro secoli dopo Sant’Agostino dirà, ironicamente: “Che bei testimoni mi presenti per  dimostrare il furto: gente che dormiva! E se dormiva che hanno visto?”

Quando non si vuol credere diventiamo ridicoli: ci attacchiamo a tutto pur di salvarci da conclusioni che ci cambiano la vita, perché credere che Gesù è risorto vuol dire che sono scomodato sempre e tutto.

La speranza non si può imprigionare né rubare, ma solo contemplare e adorare.

5 Aprile 2021
+Domenico

La risurrezione è la nostra vita

Una riflessione sulla Grande Veglia Pasquale 2021 (dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 28, versetti 1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Audio della riflessione

Stasera ci viene chiesta la fede: non possiamo appendere nelle scuole o negli edifici pubblici il risorto, ci vuole un atto di fede!

Appendiamo solo un  crocifisso, che richiama solo storia e pietà, anche se molti ci negano anche quella.

Stasera facciamo il salto nell’oltre: riconosciamo che l’uomo della debolezza e della croce, l’immagine dei nostri infiniti dolori è il Dio della risurrezione, è il nostro liberatore, è la vita piena e senza fine. Colui che è morto così miseramente senza nessun stoico coraggio è il Figlio di Dio.

L’evangelista Marco nel racconto di questa giornata memorabile (quello sopra riportato, letto nella Veglia di stasera) fa un discorso difficile, perché occorre affidarsi! Occorre avere il coraggio di  leggere il terremoto di cui si parla nel Vangelo come definitivo, come quello che ci toglie da ogni disperazione; questo terremoto ci consola, questo terremoto vogliamo chiedere a Dio: è il terremoto della vita che dà inizio alla costruzione di un nuovo mondo.

E’ il cambiamento radicale del nostro modo di pensare, degli stili della nostra esistenza, della  speranza oltre ogni paura e dolore. Non è il terremoto che ci fa paura e che ogni tanto colpisce il nostro mondo e soprattutto l’Italia. E’ questo terremoto di Pasqua, il terremoto della vittoria sul male e sulla morte, il terremoto che ha fatto saltare i macigni dalle tombe e dal cuore.  “Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato”

E’ questo terremoto che noi vogliamo augurare a tutti, che imploreremo con forza da Dio per tutti i morti di pandemia anche di questi giorni, dei ragazzi sgozzati, crocifissi perché cristiani.

Ricordo una messa celebrata in una suola per la Pasqua dove ho trovato giovani che a fatica hanno fatto un segno di croce, per non farsi tirare in giro dopo dai compagni: questo spesso è il coraggio delle nostra fede, il nostro coraggio quando siamo nella movida o nelle nostre vite private … la nostra fede per mestiere, il nostro forzato credere per  non creare problemi dove siamo … ma Dio è grande e ci dimostra continuamente il suo amore e la sua misericordia.

  • Resurrezione è sapere che abbiamo un futuro più grande di ogni nostra attesa, più forte delle nostre miserie, più autentico dei nostri giuramenti.
  • Resurrezione è non permetterci in nessuna situazione di dire la parolaccia “ormai” … perché risurrezione significa che c’è sempre più futuro che passato, perché la vita non è la quantità di giorni che ci rimangono, ma la qualità dell’esistenza che viviamo e che si prolungherà senza fine nella braccia di Dio.
  • Resurrezione è uno spazio di futuro che ci garantisce da ogni morte definitiva e questo ce lo ha regalato Gesù, il Nazareno, il condannato a morte, sepolto e risuscitato.

Siamo contenti e orgogliosi di offrire le nostre comunità credenti ai nuovi  battezzati in ogni parte del mondo; chiederemo loro perdono se il nostro esempio tenterà di affievolire quella gioia che stanotte hanno provato, ma vorremmo essere sempre all’altezza della fede che Dio a loro stanotte ha regalato; la loro giovinezza di fede ci aiuti tutti.

3 Aprile 2021
in occasione della Grande Veglia Pasquale
+Domenico

Ritorna la Pasqua anche se la pandemia non vuol saperne
Ritorna la Pasqua, anche se la primavera ritarda
Ritorna la speranza, anche se il mondo la scambia con una previsione
Ritorna la festa, anche se ce l’hanno “colorata” a tutti
Ritorna la vita, anche se non sei sicuro che ti lascino nascere
Ritorna la pace, anche se in Myanmar è iniziata ora una crudele repressione
Ritorna il sorriso, anche se rischia di contrarsi in una smorfia
Ritorna la felicità, anche se te la spengono con l’inganno
Ritorna l’amore, anche se deve difendersi da mille contraffazioni
Perché ritorna Gesù, il Risorto,
amore, felicità, sorriso, pace, vita, festa, speranza, Pasqua per sempre
E alla pandemia ci pensa anche il vaccino,
ma ci affidiamo prima a Dio
come faceva san Rocco

AUGURI!

Non siamo destinati, ma sempre liberi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 26, 14-16) dal Vangelo del giorno (Mt 26, 14-25) nel Mercoledì santo

«Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? ”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo».

Audio della riflessione

Non c’è nessun destino nella vita umana, c’è sempre e solo capacità di intercettare una proposta, una chiamata e la creatività di rispondere o di rifiutare. Dio ci fa liberi, ma la nostra vita non è automaticamente collocata nella bontà. Esiste sempre la necessità di scegliere e le scelte sono collocate entro un disegno di amore. Destino è una parola che non sta bene sulla bocca del cristiano e noi la usiamo molto spesso. Era destino che… è stato il suo destino… vuol dire che era destinato a… ce l’ha messa tutta, ma non ce l’ha fatta: era destino che…Non è assolutamente vero.

Dio ci chiama alla libertà e ci offre tutte le condizioni per viverla. Resta sempre un grande mistero, quello sì. E la parola mistero non è una affermazione sbrigativa, per dirci che non val la pena di pensarci, ma è una espressione di coinvolgimento in un piano superiore alle nostre vedute e immerso in una atmosfera di amore.

Resta un mistero la sua volontà che non può essere scalfita da disobbedienza alcuna; resta un  mistero la nostra libertà di scegliere, che ci è sempre garantita; resta un mistero come si accordino, ma sappiamo che in Dio abbiamo un posto di amore.

Giuda non ci ha più creduto: si è tormentato, si è confrontato, ha avuto la debolezza di lasciarsi incantare da abbagli di morte e non ha più avuto il coraggio di riprendere in mano la vita, come invece è riuscito a fare Pietro.

Ambedue traditori, ma uno chiuso in sé, l’altro aperto alla misericordia di Dio.

E’ penosa la scena di quella intimità profonda tra Gesù e i suoi all’ultima cena: Gesù apre tutto il suo cuore in maniera struggente e tutti stanno a tirarsi indietro con quel bugiardo: sono forse io Signore?

Sì, ciascuno aveva in cuore un piccolo o grande tradimento, ciascuno il giorno dopo non avrebbe retto alla prova, si sarebbe squagliato, avrebbe fatto tutte le carte false possibili per far credere di non essere mai stato con Lui.

Anche noi forse in queste giornate vedremo rappresentazioni della passione e vivremo le belle liturgie della Settimana Santa: staremo anche noi a tirarci indietro con quel farisaico “Sono forse io, Signore?” O ci prenderemo le nostre responsabilità e apriremo la mente, il cuore a quella unica speranza della nostra vita che è il suo perdono? E che diventa certezza?!

31 Marzo 2021
+Domenico

Sono davanti a qualcosa di più grande di me. Dio fammi capire.

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 16. 18-21.24) nella Festa di San Giuseppe

Audio della riflessione

Molti quadri, sculture, rappresentazioni di San Giuseppe lo vedono con il volto sereno, con in mano un bastone fiorito mentre si avvicina a Maria per prenderla in sposa … e dietro a lui tanti altri giovani, belli, aitanti, che stanno spezzando con dispetto il loro bastone ormai diventato inutile: è la rappresentazione di una leggenda che dice che Maria, la madre di Gesù, sarebbe andata sposa a quel giovane cui sarebbe fiorito in mano il bastone del pellegrino che lo aiutava a fare i suoi percorsi nella vita … Solo quello di Giuseppe fiorì e ebbe Maria come sposa: è un giovane che vuol dare alla sua vita lo slancio del dono, dell’amore appassionato, della gioia di costruire una famiglia, di offrire a Dio lo spazio d’amore in cui Lui solo può far crescere le sue creature.

Ma non sa ancora che Dio ha grandi progetti su di Lui … e Dio come sempre entra nella sua vita con una domanda esigente: Dio conosce il suo cuore e sa che può dare molto … nei suoi progetti di amore pulito, gioioso, solare, un amore cui pensava – come ogni giovane del suo tempo – da tutta la vita, amore che lo illuminava nei lunghi giorni di lavoro, si introduce un dramma: Maria è incinta prima che lui le viva assieme.

La sua coscienza non dà segni di squilibrio: affronta la situazione con grande delicatezza … “Volevo bene a Maria, vuol dire che Dio mi sta provando, ma la delicatezza mia nei confronti di Maria resta intatta, non voglio nemmeno dubitare, sono davanti a qualcosa di più grande di me. Dio, fammi capire, continua a dare spazio al mio sogno di amore, all’amore che tu mi hai scritto nel cuore.”

E Dio si fa incontrare all’appuntamento: “Non temere, ti voglio accanto a Maria per aiutarla a crescere, per aiutare a far crescere lei e far crescere il Salvatore, il Messia. Mi dai la tua statura morale di padre, la tua dignità di lavoratore, la tua delicatezza, la tua sicurezza, la tua dedizione?”

Giuseppe, destatosi dal sonno, fece quel che Dio gli aveva chiesto: una frase lapidaria che contiene tutta l’adesione alla volontà di Dio, tutta la decisione di custodire come in uno scrigno, lo scrigno di una vita povera, umile, ma dignitosa e profondamente umana, Gesù. E Giuseppe è stato accanto a Maria, per allenare Gesù perché diventasse quell’uomo che si sarebbe piegato su tutti i mali del mondo, che avrebbe avuto il coraggio di affrontare la croce e che avrebbe riportato a Dio l’umanità.

Una vita data in dono, come deve essere ogni vita umana, capace di aprire sempre alla speranza.

Oggi papa Francesco dà solenne inizio all’anno dedicato a san Giuseppe, “l’uomo – dice – che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà.

San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza: a tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine.

19 Marzo 2021
+Domenico

La nostra storia è maestra di vita non una palla al piede

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-18) dal Vangelo del giorno (Mt 5, 17-19) nel Mercoledì della terza settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto».

Audio della riflessione

Siamo in tempi di grandi cambiamenti, ancora più destabilizzanti perché avvengono in fretta: noi adulti facciamo fatica ad adattarci! Ieri i nostri genitori ci facevano da maestri per tutte le cose della vita, oggi con i giovani dobbiamo farci insegnare tutto: a scrivere gli sms sul cellulare, a usare il computer, a leggere Internet, a fare la spesa più conveniente, a impostare la stessa azienda … “Ma papà … non si fa più così oggi! Sei fermo ancora al secolo scorso” … è vero, anche se è appena passato da pochi anni.

Quello però che ci mette più in difficoltà è questa “liquidazione” del passato, questo continuo orientarsi al moderno quasi fosse per natura sua sempre più adatto, più bello, più vero … perché è “di oggi”.

Gesù vive in tempi di grandi cambiamenti, di assoluta novità: è Lui che la provoca, è Lui che continuamente annuncia la buona notizia, la novità assoluta, la presenza di Dio nel mondo nella sua persona.

Lui è il nuovo per eccellenza e spinge gli uomini a cambiare tutto, a fare nuove tutte le cose, a non vivere di “pezze” come sempre ci si accontenta di fare … ma … una cosa chiara dice Gesù: il nuovo che lui porta non è trascurare quello che Dio da sempre ha scritto nel cuore degli uomini, non è liquidare il passato con il suo bagaglio di esperienze necessarie per capire il futuro: Lui non disprezza nessuno dei comandamenti che Dio, nella sua delicatissima pedagogia, ha voluto come tappe di un cammino di crescita per il suo popolo … si mette nella stessa linea e la porta a compimento.

I figli portano a compimento ciò che i genitori hanno iniziato, lo volgono al bene come appare alle loro nuove esperienze, ma non disprezzano il passato, le tradizioni: sanno andare in profondità a cercare le ragioni che hanno dato calore a quei comportamenti che oggi nella loro attuazione “sembrano” superati.

Il mondo va avanti così: il presente è la necessaria elaborazione del passato per creare un vero futuro, è il discernimento di tutte le energie, di tutti i doni che Dio ha fatto crescere nella storia per far crescere il suo Regno … e la speranza è proprio basata sulla certezza che Dio sta sotto questa continuità e la fa crescere verso nuove mete.

A noi apprezzarle, farne tesoro, e non buttarle mai.

10 Marzo 2021
+Domenico

Il perdono non ci sta in nessun contenitore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-35) dal Vangelo del giorno (Mt 18. 21-22) nel Martedì della terza settimana di quaresima

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Audio della riflessione

La vita ha tutti i suoi tempi: ci sono i tempi del riposo, dell’incontro con le persone, del lavoro, delle faccende famigliari; ci sono i tempi dell’amicizia, degli affetti, dei colloqui, della sopportazione.

Ecco quest’ ultimo si sta sempre più restringendo: aumenta il tempo dello shopping, dello stare a guardare la TV , dello smanettare in Internet, del fare notte al pub, dello stare in piazza senza dire niente (la pandemia questo ce l’ha un pò cancellato!), del talk show, che proprio è più un vedere che un comunicare, uno spettacolo più che un aiuto a pensare. Diminuisce enormemente il tempo del perdonarsi, dell’accettarsi, dell’ascolto, dell’accoglienza, della pazienza …

Forse anche l’apostolo Pietro si vedeva restringere sempre più questi tempi di gratuità: ne avvertiva la sconvenienza, ma voleva essere rassicurato … “Gesù, non ti sembra che quando è troppo, è troppo! Io perdono, sto zitto, ho imparato nella vita a non reagire troppo in fretta per non offendere, sto ad ascoltare ore e ore, non mi manca la capacità di attutire, di stemperare, ma qualche volta non se ne può proprio più! Soprattutto quando ti offendono senza motivo, diventano petulanti e ti fanno del male, ti fanno sentire uno straccio; hanno pretesa di giustificare tutte le storture che compiono nella loro vita; sono insolenti, violenti e sporchi. Vorrebbero sporcare anche me. Non ti sembra che bisogna dire basta prima o poi, anzi che forse tu con la tua bontà li stai coccolando troppo, hai sempre una parola buona da dire. Non ti sembra che ne approfittino. A sette volte io ci arrivo, vuol dire che non mi faccio rincrescere nessuna pazienza. Ma bisogna dare un taglio. Il perdono che è? Un incitamento a delinquere!?”

E Gesù, candidamente, moltiplica a Pietro il tempo della perfezione giudaica: sette è un numero che indica pienezza? Per il perdono non c’è mai pienezza che tenga: Dio è spropositato nel suo perdono, è settanta volte sette: è il numero perfetto oltre ogni paragone e limite.

“Il mio cuore è una speranza vera per tutti e per sempre: a te Pietro che avrai le chiavi del perdono nella chiesa, dico che il perdono non è cosa da contare come i soldi, ma è uno stile di vita, una strada definitiva, che  una volta imboccata,  non permette ritorni.”

Per questo è una speranza certa.

9 Marzo 2021
+Domenico