Non scartare l’unica sicurezza della vita, che è Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21, 42) dal Vangelo del giorno (Mt 21, 33-43.45-46) nel Venerdì della seconda settimana di quaresima

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata
è diventata testata d’angolo;
dal Signore è stato fatto questo
ed è mirabile agli occhi nostri?

Audio della riflessione

La nostra vita è un grande campo in cui molti lavorano, arano, seminano, raccolgono: i primi sono i genitori, i nonni, i fratelli e le sorelle, gli insegnanti, i preti, le suore, i catechisti, gli amici, gli insegnanti, i professori … la gente che incontriamo; ciascuno lascia la sua traccia più o meno buona, più o meno determinante.

Abbiamo una nostra coscienza, un’anima che nessuno può rubarci, ma siamo costruiti da tante piccole e grandi forze.

Una delle più importanti è quella che ci aiuta a trovare il senso della vita, il perché, quella che ci aiuta a dare alla nostra esistenza la direzione della felicità, quella vera: si tratta di fondare la vita – allora – su una roccia sicura, su una pietra che regge tutto.

Gesù era questo per il popolo di Israele, ma la gente lo ha scalzato, lo ha scartato, anzi lo ha messo in croce credendo di averlo eliminato.

Capita così anche oggi: Abbiamo sbalzato Dio dall’orizzonte della nostra vita credendo di esserci liberati da una realtà ingombrante e ci accorgiamo che non siamo più in grado di capire chi siamo.

Quanto più Dio si allontana nel tempo e nella storia, tanto più cresce il bisogno di sorgenti, di fonti di senso: non trovandole più in Dio, queste fonti di senso, l’uomo le inventa, le costruisce, le cerca nella sfera immanente delle sue azioni e del suo mondo, delle sue cosette.

E’ proprio vero che  quando si eclissa Dio spuntano gli idoli, la religiosità diventa superstizione, l’uomo smarrisce il senso della sua dignità e del suo destino.

Perché spesso siamo annoiati, scontenti, senza ideali, infelici? Perché stiamo male? Perché nonostante tutto ci vada bene sentiamo di non essere contenti? Proviamo a vedere che posto abbiamo lasciato a Dio nella nostra vita … se lo abbiamo scartato, non ci possiamo meravigliare … siamo stati fatti a sua immagine e se non la ristabiliamo in noi e fuori di noi non avremo mai la felicità.

Ma la pietra scartata diventerà ancora la pietra angolare, quella su cui poggia tutto l’edificio della nostra vita: questa è la speranza di cui  il cristiano vive, questa è la speranza che  può dare nuova vita al mondo distratto di oggi.

5 Marzo 2021
+Domenico

La corsa ai ministeri è sempre una tentazione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 22-23) dal Vangelo del giorno (Mt 20, 17-28) nel Mercoledì della seconda settimana di quaresima

Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Audio della riflessione

E’ molto interessante vedere nelle varie campagne elettorali la corsa al seggio, a vincere le elezioni: è giusto, è necessario avere chi governa, chi si mette a fare leggi, a interpretare le necessità della gente, a dare sicurezza alla vita pubblica, a costruire uno stato di diritto contro le sopraffazioni, spendersi per il bene comune, affrontare con coraggio tutto quello che occorre per far convergere le energie delle persone al bene di tutti, ma forse la nostra vita pubblica ci dà anche tanti esempi di una politica non troppo disinteressata, di corsa al potere senza ideali se non quelli del proprio tornaconto, dell’affermazione di una ideologia indipendentemente dai veri problemi delle persone.

La stessa cosa può capitare nella Chiesa, nella stessa parrocchia: la corsa ai posti di prestigio, ad esposizione continua per primeggiare è un pò di tutte le strutture.

Così si stava comportando – forse – anche il gruppetto degli apostoli che da alcuni anni seguivano con continuità Gesù Cristo: ha parlato di regno, di nuovo mondo, di una società in cui avrà il sopravvento la bontà … i discepoli si sono scaldati il cuore, ma è cresciuto anche l’interesse a occupare qualche “sedia” in questo famoso regno di Dio … “è meglio portarsi avanti”, pensa la mamma dei figli di Zebedeo. Se non ci penso io al futuro di questi figli, loro se ne stanno lì buoni buoni a far niente, tanto ci sono sempre io che li mantengo. “Questi miei figli ti stanno dietro dall’inizio, gli vorrai trovare un posto buono, garantito, sicuro, di livello?”

Gesù avrà sorriso per questo intervento materno per il futuro dei figli, che anche oggi fanno molte mamme per i loro … la risposta però è deludente per le mire di questa povera mamma … “Sì, ci sono due posti molto importanti, molto in evidenza: accanto alla croce.”

Il Regno di Dio è fatto diversamente: il più grande è servo di tutti, il più importante si deve fare schiavo degli altri. Il papa ha come titolo “servo dei servi”.

Le parole si possono sprecare, ma il Vangelo è chiaro: seguire Cristo vuol dire farsi servo come lui, dichiararsi disponibile agli altri come Lui, caricarsi di sofferenze non nostre, non meritate, per alleviare quelle degli altri come ha fatto Lui: Solo così possiamo sperare in un mondo diverso, e possiamo offrire speranza a tutti.

3 Marzo 2021
+Domenico

I primi posti sono sempre ambiti

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 10-12) dal Vangelo del giorno (Mt 23, 1-12) nel Martedì della seconda settimana di quaresima

«E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»

Audio della riflessione

La nostra società è una società dell’immagine: se non si appare non si esiste … è la TV che decide se esistiamo o no per gli altri: se appari lì vuol dire che ci sei, i fatti devono apparire lì, le idee si diffondono lì … un fatto visto in TV è tutto un’altra cosa dall’averlo solo letto o sentito: è una realtà di cui non si può fare a meno, ma che può anche creare suggestioni incontrollabili, personalità distorte, dare più importanza all’apparire che all’essere, cambiare il modo di conoscere …

Pur senza Tv, c’è sempre stato in noi – uomini – l’impulso a farsi vedere, l’assillo della prima fila, la voglia di scrivere i nostri nomi sulle lapidi, sedere nei primi posti, farsi vedere, mettersi in mostra.

Tribune adatte a realizzare questi sogni  ce ne sono molte: politiche, culturali, di piazza, di spettacolo … purtroppo c’è anche nella religione, ma il Vangelo a questo riguardo è molto preciso: “Amano i primi posti nei conviti e le prime file nelle sinagoghe; amano essere salutati nelle piazze… ma voi non siate così: chi è il maggiore tra voi sarà vostro servitore”.

Non è per falsa umiltà: se uno ha una responsabilità non deve nascondersi dietro un dito, non deve sottrarsi ai suoi compiti con la scusa di essere umile, di non voler calcare la scena … ci sono momenti in cui l’autorità deve essere presente, ma la cosa che deve essere assolutamente visibile è che il centro è sempre Gesù: è Lui il maestro, è Lui il salvatore, è la Sua parola che conta, è la Sua vita che va imitata, è il Suo Vangelo che deve stare al di sopra di ogni considerazione.

Oggi anche nelle nostre messe si torna a dare al libro della Parola il suo posto dignitoso, al crocifisso il centro, al tabernacolo una posizione di assoluta luminosità … e stiamo parlando di semplici simboli.

Quello che è più importante però è il cuore che deve avere sempre un centro che è Gesù: purtroppo si comincia sempre bene e poi lentamente si va alla deriva come quando si è seduti in una ressa e lentamente qualcuno ti spinge, si appoggia e ti trovi seduto in terra, ti toglie il posto … così anche noi lentamente togliamo il posto a Dio.

Gesù è venuto a questo mondo proprio per rimettere Dio al centro, perché è solo Lui la nostra speranza … e la dobbiamo sempre avere davanti.

2 Marzo 2021
+Domenico

Vuoi essere cristiano? Guarda che non è per anime comode!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 46-48) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 43-48) nel Sabato della prima settimana di quaresima

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Audio della riflessione

Se c’è una maschera intollerabile ai nostri giorni, è quella del perbenismo, del “politicamente corretto”, si usa dire: non bisogna stare da nessuna parte, possibilmente sempre in mezzo, cioè né di qua, né di là; non si deve offendere la sensibilità, non si deve esagerare, occorre tenere i piedi per terra, avere il senso della realtà, regolare la vita con il cosiddetto buon senso …  religiosi sì, ma non troppo; buoni sì, ma non sempre, altrimenti ti prendono per buono a nulla; convinti sì, ma non senza riserve, altrimenti passi per talebano; cristiani sì, ma trattabili su tutto e per tutti.

La religione cristiana è vista come un “galateo” che regola la buona educazione: essere educati in un tempo in cui tutti si sforzano, e ci riescono troppo bene ad essere zotici e villani, non è proprio un difetto, ma essere cristiani non è una atmosfera tiepida, non è un aggiustamento per andare tutti d’amore e d’accordo, non è fare la media dei comportamenti e collocarsi sempre in zona mediana.

“Sono venuto per portare fuoco su questa terra e ardo dal desiderio che si accenda e bruci.”: il punto di arrivo dove è?

“Siate perfetti come il Padre vostro celeste che sta nei cieli.»

Non è cosa da poco, Gesù non ci chiede il minimo, ma il massimo: essere cristiani non è adattarci alla media dei comportamenti delle persone per bene, ma essere – in certo mondo qualche volta – anche trasgressivi … non si tratta di dire solo tanti rosari al giorno – cosa del resto meritevole – ma di far sperimentare a tutti come l’essere credenti cambia veramente il modo di pensare, di vivere, di rapportarsi con tutti.

Amare gli amici, fare dei favori a chi ti vuole bene, essere cordiali con chi ti è simpatico, star bene insomma con i buoni, invitare chi ti può a sua volta ricambiare è quello che fanno tutti!

Amare i nemici, porgere l’altra guancia, rimanere fedeli anche nella prova, amare i figli anche quando ti fanno soffrire, mettere in secondo piano le nostre difficoltà pur di salvare la famiglia, resistere nella fede anche quando non vediamo niente e ci sembra di essere abbandonati… ecco, questi sono gesti che si avvicinano all’essere cristiani.

Oggi o si è cristiani fino in fondo o non val la pena di esserlo, e solo una vita così porta speranza al nostro mondo appiattito.

Occorre però sapere dove sta la sorgente di questa speranza.

27 Febbraio 2021
+Domenico

Non usare Dio per coprire il male che fai agli altri

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 23-24) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 20-26) nel Venerdì della prima settimana di quaresima

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Audio della riflessione

Sta sviluppandosi una tendenza, abbastanza generalizzata, che è quella che ciascuno si costruisce il suo Dio: ciascuno se lo fa bello, buono, grande, giusto come piace a lui, se lo costruisce e distrugge come gli piace, lo fa esistere quando gli serve e come gli serve, lo dipinge cattivo o buono a seconda dei sentimenti che gli suggeriscono le ultime “fiction” della TV … lo immagina fatto a suo uso e consumo, insomma.

In questa arte dell’invenzione la cosa più interessante e pericolosa è che Dio è visto come uno da godere o incontrare in privato, da soli, in un rapporto creatore – creatura, senza interferenza alcuna: così c’è il devoto che va a pregare perché gli possa andar bene la prossima rapina, il mafioso che gli porta la decima delle estorsioni che è riuscito ad esigere, la donna di strada che lo ringrazia del guadagno della sua giornata, il donnaiolo per averla fatta franca, il ricco possidente di aver una fabbrica con cui guadagna sulla pelle dei dipendenti … tutti danni nei confronti del prossimo e quindi tutte mancanze di amore gravi.

Cose strane, del secolo scorso, eppure i nostri santuari, le nostre chiese sono piene anche di questi fedeli e noi pure nel nostro piccolo usiamo Dio a nostro uso e consumo.

C’è una frase nel Vangelo chiarissima, che ribalta tutto questo modo “comodo” che abbiamo inventato di tenerci buono Dio: “se presenti il tuo dono a Dio, e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì accanto all’altare, va a riconciliarti prima con tuo fratello, poi vieni a presentare il tuo dono”.

Il rapporto con Dio non puoi averlo se sai che qualcuno è arrabbiato con te, se il tuo vicino non riesce a guardarti in faccia, se in casa semini continuamente odio, se delle persone ti hanno cancellato dalla loro vita per causa tua.

Le vittime dei tuoi furti o rapine o sfruttamento hanno qualcosa contro di te, e per causa tua per giunta: Forse fare quaresima è anche questo.

E’ chiarissimo: non c’è rapporto con Dio nella verità, se non è collocato nella bontà di un rapporto con gli altri … purtroppo molti si nascondono dietro una religiosità di facciata; sempre maschera rimane, mai vita vera!

La religione è forza e speranza di pace e concordia.

Possiamo avere speranza di una comunione autentica con tutti e con Dio?
Ma questa speranza chi me la dà?

26 Febbraio 2021
+Domenico

Chiedere non costa proprio niente

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,11) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 7-12) ne Giovedì della prima settimana di quaresima.

Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Audio della riflessione

Molta gente dice che non è corretta nel pregare perché si rivolge a Dio solo per chiedergli qualcosa … “Io purtroppo prego solo quando ho bisogno, poi quando ho ottenuto quello che ho chiesto non prego più, fino alla volta successiva, sempre perché ho qualcosa da chiedere … Che cosa penserà Dio di me? Bell’amico sei! vieni da me solo per interesse!”

Dal punto di vista umano è un discorso – se volete – che fila, ma per il Signore non è questo il problema: Lui non è un “calcolatore”, uno che segna tutte le cose che ci dà per poi presentarci il conto … Dio ama gli uomini che sanno fare progetti, che hanno a cuore la loro vita, che sanno sognare … e che cosa è una preghiera di domanda a Dio se non dirgli che abbiamo qualcosa cui teniamo tanto, che per noi è importante, di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, e vogliamo che sia Lui a darci quella forza che da noi non siamo capaci di avere?

Abbiamo un sogno da realizzare e lo vogliamo affidare a Lui: non è che vogliamo scansare la fatica di impegnarci in prima persona … se chiediamo che vada bene un esame non è che non studiamo, ma ce la mettiamo tutta e poi ci affidiamo a Dio … anzi, la preghiera ti permette pure di avere la calma di chi sa che non gli può accadere niente di male, che Dio sicuramente ti ritiene sempre un figlio … e se le cose non vanno per il verso che diciamo noi, non è detto che siano un male: forse lo è per quel momento che stiamo vivendo, ma Dio ha la vista lunga, se ti affidi a Lui non sbagli mai!

La preghiera ha sempre una risposta anche se non è quella che tu vuoi: lascia fare a Dio che ha in mano la storia del mondo e la tua storia personale! La preghiera è chiedere, cercare, bussare, non è importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo, è l’atteggiamento del figlio! Chiediamo non per forzare la mano, ma per aprire la nostra a quello che lui ci vuol donare.

Ma noi faremo così con quelli che ci chiedono qualcosa, o siamo della serie di quelli che non ascoltano nessuno, che anziché dare qualcosa offrono con una mano e portano via con l’altra? Siamo una speranza per quelli che ci incontrano oppure siamo sempre e solo dei profittatori?

Dove troviamo la forza di essere per tutti una vera speranza?

25 Febbraio 2021
+Domenico

Abbiamo Dio per padre

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-9) dal Vangelo del giorno (Mt 6, 7-15) nel Martedì della prima settimana di quaresima

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli …

Audio della riflessione

Dicono le statistiche che un giovane su cinque prega ogni giorno: un giovane si e quattro no, ogni giorno, sente importante rivolgersi a qualcuno che non vede, non tocca, non sente, non è manipolabile come tutto quello che ci circonda e gli affida qualcosa della sua vita … un sogno, una domanda, un grazie, una richiesta, una preghiera, insomma.

E’ per scaramanzia, come portarsi un portafortuna in tasca? E’ per abitudine, è per fede, è per bisogno o disperazione dopo averle tentate tutte … o è per gioia incontenibile? Sta di fatto che ti affiora alle labbra o alla mente una preghiera, un atto di affidamento, un dialogo semplice, magari fatto di monosillabi o di formule mandate a memoria che vogliono “bucare” la tua vita, spesso piatta, per forare il cielo.

E’ un bisogno molto umano, ma non sempre si è capaci di tradurlo in qualcosa di bello, di non petulante, di tuo, di gioioso, e di vero.

Gesù aveva davanti proprio uomini in questa difficoltà quando si sente dire “Insegnaci a pregare. Ti vediamo così bello e felice quando preghi, stai ore e ore con un volto così disteso e sereno che ci fai invidia. Noi non ne siamo capaci, non siamo capaci di pregare, ci stanchiamo di formule senza senso … quelle che ci hanno insegnato in sinagoga non ci danno la gioia che hai tu sul volto.”

E Gesù insegna loro “quando pregate dite: padre nostro”, insegna a chiamare Dio col nome bellissimo di Papà, abbà, un nome che da solo cancella tutte le distanze, le paure, le bestemmie che noi senza senso tante volte diciamo.

Dio è un papà di quelli veri, di quelli che si spendono per la famiglia, di quelli che sanno perdere tempo e giocare con i figli, di quelli che fanno di tutto per mettere pace, di quelli che danno forza, che ti sostengono anche con un rimprovero, con uno sguardo duro, ma che non ti mollano mai, non ti lasciano solo, sanno aspettarti al ritorno dalle tue stupide avventure e sono disposti a ricominciare.

E tu gli dici che vuoi fare quello che vuole lui, perché sai che per te desidera il massimo, che sogni un mondo bello come piace a lui, gli chiedi di avere ogni giorno quello che ti è necessario nella vita, ed è tale la stima che hai per lui che vuoi diventare capace di perdono, come lo è Lui per te.

Una preghiera così apre il cuore alla speranza.

Ma questa speranza so dove trovarla?

23 Febbraio 2021
+Domenico

Quaresima è fare festa allo sposo Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 14) dal Vangelo del Giorno (Mt 9, 14-15) nel Venerdì dopo le Ceneri

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

Audio della riflessione

In verità quando si fa quaresima non ci si accorge molto: non è che vedi in giro meno cristiani a divertirsi, a mangiare di tutto e di più. In un qualsiasi autogrill, al venerdì fai fatica a trovare di magro da mangiare, le stesse pensioni religiose si dimenticano di qualsiasi attenzione al digiuno …

Ci si accorge di più quando i mussulmani fanno Ramadan … ricordo due ragazzine in un oratorio in mezzo a tanti bambini alla merenda del doposcuola: tutti si abbuffavano e loro tranquille sedute in disparte a guardare. Gli amici le invitano e loro senza scomporsi “… ma noi facciamo ramadan”. Nessuno ha avuto niente da dire, anzi si sono fatti più di una domanda.

A noi il nostro fondatore Gesù, ha detto di non far vedere a nessuno che facciamo penitenza, ma di farla seriamente però, di pregare non in piazza, ma nel segreto della nostra casa; di non coprirci di sacco e cenere ma di profumarci mentre facciamo digiuno … solo che noi all’italiana abbiamo preso per buono solo la prima parte; non ci facciamo vedere a fare penitenza perché non la facciamo proprio!

Gesù ancora di più ci dice che la vita del cristiano non è una penitenza, un digiuno, ma una festa, perché possiamo sempre stare con Lui: Lui è lo sposo che vive nozze eterne con noi, lui si fa presente e sparge gioia attorno a sé … ma la sua gioia è vera, non è sballo, non è crapula, non è egoismo.

Per Gesù la festa è mettersi tutto su una bancarella di mercato e dire “eccomi, sono qui, sono a disposizione, a qualcuno interessa avere quello che Io ho da donare?”

Se trovi qualcuno che ti ascolta è una gioia, come sempre ce n’è nel dare: è cantare a chi ti ha dato la vita la gioia di essere vivi! Nella felicità, nella gratuità, nel dono si scopre che la vita è bella: abbiamo trovato un grande “baobab” da cui si coglie la gioia di essere vivi al di sopra di ogni tristezza!

Allora lo sguardo si alza al creatore e la vita lo canta: spesso durante la festa ci si trova a canticchiare, a “zufolare” con le mani in tasca … probabilmente è la percezione inconfessata di una “serenata” al creatore.

Avere questi sentimenti non è contrario alla penitenza che Dio ci chiede, ma ne è l’anima: il cristiano non ama soffrire, ma è capace di soffrire per far felici gli altri, a cercare e offrire speranza.

Ma questa speranza dove la trovo?

19 Febbraio 2021
+Domenico

Fatti bella e profumati: c’è il tuo ragazzo

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6,16-18) dal Vangelo del Giorno (Mt 6,1-6.16-18) nel Mercoledì delle Ceneri

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Audio della riflessione

Si dice che “tutta la vita è un carnevale”: per divertirci scateniamo tutta la fantasia possibile … si fa una gran fatica a vivere un tempo di penitenza, di sobrietà, di occupazione per le cose vere della vita.

Oggi comincia la quaresima, ma siamo pronti sabato a dare un altro tocco e a prolungare la festa, per non perdere l’abitudine!

A questa incapacità di stabilire tempi di austerità e di penitenza sembra che il Vangelo dia perfino ragione: “Non assumete aria melanconica, profumati la testa, non farti vedere a pregare o a prendere pose pietistiche”.

Con tutta la fatica che si fa a far capire che la vita è una cosa seria, che ogni tanto occorre mettere la testa a posto, ci si mette anche il Vangelo a remare contro? Perché Gesù non comincia a lanciare qualche avvertimento pesante, della serie “se continuate così, vi scavate la fossa; se non cambiate testa, se non vi mettete a fare penitenza dei vostri peccati, andrete all’inferno … cambiate vita perché il giudizio di Dio è pronto e sarà severo…”, o cose simili?

Gesù, le dice pure alcune di queste cose, ma è sempre dalla parte della libertà e della felicità: La vita di un cristiano è una vita bella, beata e felice! E’ fondata sulla libertà di una risposta di amore.

La quaresima allora è un “periodo di fidanzamento”: è come quando ti è capitato un colpo di fulmine, hai provato emozioni fortissime, hai intuito che nella tua vita ci sono possibilità inedite di felicità con la persona per cui batte il tuo cuore … resti all’inizio un po’ stordito, non capisci più niente, ma senti il bisogno di partire “a bocce ferme”.

Nell’avventura dell’amore che cominci ci vuoi essere tutto: tu, non solo le tue emozioni, ma tutta la tua vita, i tuoi progetti, i tuoi sogni, i tuoi desideri, la tua voglia di vivere.

Ecco … la quaresima è “il tempo del fidanzamento”: hai forse capito che c’è da innamorarsi a fondo di Dio, allora lo prendi, o meglio … Lui ti prende, e ti porta nel deserto per poterti parlare cuore a cuore.

Ecco perché Gesù dice di profumarsi il capo, di non fare la faccia smorta, proprio come quando vai dal fidanzato o dalla fidanzata, dalla tua ragazza o dal tuo ragazzo: è una nuova stagione della tua vita, è una nuova speranza che si apre nella tua esistenza.

Ma questa speranza dove la trovo?

17 Febbraio 2020
+Domenico

Basta aspettare! occorre partire e cominciare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17.23-25)

Audio della riflessione

Da bambini i nostri genitori per prepararci ad andare a scuola con impegno dopo le vacanze belle, coinvolgenti, piene di fatti interessanti: il Natale, i presepi, l’ultimo dell’anno, gli amici, le tavolate in cui ci ritagliavamo i nostri momenti di divertimento in attesa del dolce, mentre gli adulti continuavano a mangiare, ci dicevano che “l’Epifania tutte le feste le porta via”.

Il 7 gennaio è sempre stato un momento anche bello e lo vogliamo sperare anche quest’anno: auguriamo ai ragazzi e ai giovani di tornare a scuola di presenza per dare libertà alla propria voglia di stare con gli amici, di mettere la pandemia davanti e non addosso, attenti, ma non succubi, mascherati, ma con occhi che sprizzano vita, distanti, ma non ignorati e autocentrati.

Auguriamo ai lavoratori di riprendere con dignità il proprio lavoro, disposti ad aggiornarsi continuamente …

Mai come quest’anno – forse – abbiamo sperato che la fine delle vacanze diventasse una rinascita: c’è bisogno di qualcosa di nuovo che riempie la vita di un ideale! Anche il cristiano medio, neanche troppo addentro al mondo ecclesiale, sente che un cristianesimo “slavato” come spesso lo si vive, una esperienza di fede ridotta a qualche medaglietta e acqua santa, un rapporto con gli altri cristiani insignificante come l’abitudine al colore delle pareti, non ha proprio nessun senso: è necessario un colpo di reni.

Era forse questo, anche se più in profondità, quello che si percepiva tra la gente quando Gesù ha lasciato sua madre, la sua piccola comunità di Nazareth ed è andato a seguire le parole di fuoco di Giovanni il Battista.

C’è una parola d’ordine efficace, forse anche pericolosa per l’ordine esistente, per lo squallore con cui ci si trascina nella religione ufficiale: “Il regno di Dio è qui! È alla porta; non potrebbe essere più vicino. L’attesa è finita! Dio è vicino, c’è, è alle porte, non c’è più spazio per la noia. Convertitevi.”

Ecco ci risiamo. Un altro invito morale a comportarsi meglio, a fare i buoni, a mangiare di meno, a mortificare la gola, a sopportare di più … No! non è questo il punto di cui abbiamo bisogno, è Gesù di cui abbiamo bisogno!

I primi a capirlo e a invertire, convertire la loro strada sono gli apostoli: abbandonate le reti lo seguirono.

Gesù non è più il giovanotto che condivide  una vita normale quotidiana come ogni persona al suo tempo: dà un netto taglio e si porta a Cafarnao, lì c’è il mondo che passa, è un crocevia di strade che vanno da Est a Ovest, da Sud a Nord, lì si incrociano le persone, le merci, i sogni, i progetti di vita.

Ha un messaggio da portare e decide di iniziare – diciamo noi – la sua vita pubblica, a far conoscere il segreto di Dio per la vita delle persone: è lui stesso la notizia decisiva, il vangelo, di cui sentiamo il bisogno, la novità.

E’ come se a noi appestati dal COVID-19 portasse non solo il vaccino e la distruzione definitiva della pandemia, ma molto di più, ci portasse il segreto di una vita felice e buona per tutti: questo è il Vangelo, e Gesù ci aiuta giorno dopo giorno a fare i passi giusti dietro a Lui.

7 Gennaio 2021
+Domenico