Il pianto di Gesù si cambia in un grido liberatorio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni dal Vangelo del Giorno (Gv 11, 1-45)

<<Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l`avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.  Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”. … E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.>>

La morte resta sempre un mistero inquietante: di fronte alla morte siamo tremendamente impotenti, la nascondiamo più che possiamo, ma è l’unica certezza che sperimentiamo per tutti.

Gesù si trova di fronte alla morte di un amico: è Lazzaro, colui che con le sue sorelle dà vita a una casa accogliente, dove Gesù passa spesso a riposare per tirarsi fuori dalla bolgia delle feste che si vivono al tempio nel frastuono, nei subbugli, nelle diatribe.

Due atteggiamenti vengono messi in risalto da parte dell’evangelista Giovanni: il primo è commozione profonda e turbamento, fremito del cuore e dell’intelligenza … e sdegno.

La morte, il male, la condanna che viene dal maligno è ancora lì a punire, a deturpare, a squassare la vita, il bene sommo di cui Dio è Signore.

Nella potenza tragica della morte si annida il male oscuro e cieco dell’umanità.

Gesù ha quasi una ribellione nei confronti di questa potenza beffarda che gli ha tolto l’amico Lazzaro, come tutti noi che non riusciamo a comprendere la morte dei nostri cari.

La morte continua ad essere uno scandalo, un controsenso, una realtà incomprensibile: quando capita a noi, ai nostri amici o ai nostri cari facciamo sempre fatica a darcene una ragione. 

L’altro atteggiamento che sottolinea l’evangelista Giovanni è il pianto: è lo sfogo dell’amico, il pianto liberatorio della partecipazione a questo evento, la solidarietà con il dolore.

Gesù è un uomo con tutti i più ricchi e delicati sentimenti delle esperienze più belle dell’umanità.

L’amicizia è proprio una di quelle: è la compagnia, il sostegno, lo scambio, il riferimento, l’affidarsi vicendevole, il farsi coraggio a vicenda.

Ora, l’amico dei ritorni snervanti dalla vita di Gerusalemme non c’è più: Non risuona più la sua voce che lo rincuorava e gli dava forza per riprendere poi all’indomani un’altra battaglia nel tempio. 

Ma il pianto si cambia in lotta, in un grido liberatorio.

Dice il Vangelo <<Gridò a gran voce>> perché tutti lo sentissero, anche quelli che stavano a dirgli: bell’amico che sei stato … non ti costava niente se lo salvavi prima? Ormai …

Ecco la “parolaccia” che non dobbiamo mai dire: per Gesù non c’è nessun ormai, la vita deve sempre scoppiare e Lazzaro riprende vita e si sciolgono le bende.

Gli ha ridato vita, ma per dare un segno di quella vita infinita che dopo la sua risurrezione diventerà patrimonio di tutti, patrimonio di quel cielo che lui abiterà per dare alla terra la luce esplosiva del Risorto.

29 Marzo 2020
+Domenica
 

Mai un uomo ha parlato come parla Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 46-49) dal Vangelo del Giorno (Gv 7, 40-53)

Risposero le guardie: <<Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo! ”. Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!>> 

Chi non vuole aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione comunque e sempre non riuscirà mai a crescere.

E’ tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede: siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza.

Finché si tratta di un gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere … occorrerebbe una maggiore capacità di interrogarsi e di lasciarsi “trascinare dalla ragione” e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù: Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare loro idea; aveva un “teorema da dimostrare” e lo portava avanti, non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù: proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico.

Risposero le guardie – dice il Vangelo – “mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo“.

Non bastano … le maledizioni intimate dai capi: anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi  compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore.

Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita, e Dio semina la sua Parola ovunque: basta che noi abbiamo sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso, come spesso capita, nel nostro facile egoismo e soprattutto sempre “in difesa”: ci siamo fatti una corazza, che non può essere scalfita da niente e da nessuno, anche se per rispettare la nostra libertà il Signore non usa nessun bisturi.

Dio così si fa  sempre incontrare nel volto di ogni uomo, perché non ci abbandona mai: li, lo possiamo sempre incontrare. 

28 Marzo 2020
+Domenico

Gesù va accolto, non chiuso in uno schema

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

<<Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia>>.

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo.

Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi, automaticamente, conoscerlo.  

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 

Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, che è lei: è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  

E’ così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio.

Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema: è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario, suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui … vita opere e miracoli.  

E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale “controllo”, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del Vangelo: Cose vecchie, Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo Vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera, è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile.

E’ sempre più in là di dove lo vogliamo fermare: ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio è dentro una visione del mondo che è soltato quella che può avere Dio, è dentro una visione di un sogno che è quello della grandezza, della maestà e della bontà di Dio e del suo Perdono.

27 Marzo 2020
+Domenico

Voi vi accontentate di imitazioni, ma la vita che vi do io è vera

Una Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,37-40) dal Vangelo del Giorno (Gv 5,31-47)

<<Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita>>.

Sentirti dire da chi ti conosce bene, che non sei onesto, non sei corretto, non hai un cuore capace di amare, sei autoreferenziale,  ti sei trovato amici che ti adulano e ti nascondono la verità, è una bella batosta.

Dovresti farti … un serio esame di coscienza, una buona autocritica e invece spesso sei nel massimo della tua superbia e gli occhi ti restano chiusi sulle cose più evidenti della tua vita perché ti fanno male e non hai il coraggio di ammetterlo per cambiare

Nel serrato confronto tra i giudei e Gesù avviene proprio questo: Loro sono sicuri di essere nel giusto e decidono continuamente di combattere Gesù, soprattutto quando tenta di smascherare i loro atteggiamenti ideologici.

Dove sta la vera vita? Dove sta la salvezza?

Che atteggiamento di accoglienza avete nei confronti del mistero di Dio?

Quanto siete disposti a darmi fiducia?

Potete alzare lo sguardo dai vostri interessi e dalle vostre comode ideologie che vi impediscono di cercare la verità?

E’ un rimprovero! Sono domande che il Signore può fare a ciascuno di noi oggi.

Ci diamo ragione gli uni gli altri, senza cercare la vera ragione che è Lui!

Crediamo di avere in mano la vita e di poterla manipolare, mentre la vera vita è Lui.

Abbiamo collocato la nostra salvezza in alcuni nostri principi minimali, ma non ci accorgiamo che la loro fonte e la loro completezza sta proprio in Gesù. 

Giovanni ha avuto il coraggio di mandare i suoi discepoli da Gesù per mettersi in dialogo e ricerca con Lui, che vi ha dato solo la cruda verità: lui era il precursore e un altro doveva venire dopo di Lui.

Ma a me che sono stato indicato da Giovanni voi fate continua opposizione preconcetta, senza lasciarvi interrogare dalla Parola, dalla buona notizia. Per voi tutto è come sempre, il tempo che viviamo non ha niente di coinvolgente da parte di Dio.  Voi non volete venire a me per avere la vita, vi accontentate di imitazioni, di inganni, non siete disposti a darmi fiducia.

La nostra vita spesso è così: ci lasciamo incantare da tante cose e perdiamo di vista l’essenziale, siamo più disposti a credere al caso che a Dio, a fidarci dei venditori di felicità a buon mercato piuttosto che di Gesù.

Lui invece è l’amore, è la vita, è uno squarcio nel cielo per aprirci alla verità in questa nostra terra spaesata.  

26 Marzo 2020
+Domenico

Lasciamo il posto a Dio

Una Riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38) 

Il nostro modo di pensare di gente concreta, fatto di sogni e di progetti, ma soprattutto di realizzazioni concrete, di laboriosità contrasta un poco con il mondo della fede.

Non è che chi crede debba essere un fatalista, uno che sta con le mani in mano a vedere se la vita cambia da sola, a starsene beatamente nell’inerzia più assoluta, ma sicuramente chi crede in Dio deve … mettere Dio al centro della sua esistenza e lasciarsi condurre da lui, dalla sua parola, lasciarsi convertire al suo piano e entrare nell’idea che è Dio che ha in mano le sorti del mondo e della tua vita, e che noi spesso siamo solo di ostacolo, perché agiamo di testa nostra.

Il male che c’è nel mondo è frutto di una nostra soggettività giocata male, del nostro esserci messi al posto di Lui.  

Non così, ma esattamente il contrario è stata la decisione di Maria di mettersi nelle mani di Dio: quando l’angelo andò da Lei per chiederle a nome di Dio se voleva diventare la madre di Gesù, si offrì completamente.

Aveva progettato nella sua vita di essere vergine e a Dio si offre così.

La sua verginità indica che ciò che nasce da lei è puro dono, il futuro che inizia con lei è grazia e dono di Dio.

Nelle coppie sterili dell’Antico Testamento Dio dà successo a una azione umana senza successo, qui invece Maria rinuncia ad agire, offre la sua verginità, una passività e una povertà totale che rinuncia ad agire proprio per lasciare il posto a Dio.

E’ la fede.

Questo vuoto assoluto è l’unica capacità in grado di contenere l’Assoluto

E Maria diventa la figura del credente, l’immagine della Chiesa, di chi nella fede concepisce l’inconcepibile: Dio stesso.

Le domande che Maria fa sono … nella direzione non di una volontà di agire … o ancor meno di opporsi, ma nella direzione di una disponibilità massima di corpo e di spirito, di pensieri e di progetti. 

Maria realizza il mistero della fede.

Quando siamo proprio decisi a lasciarci fare da Dio, a mettere in animo il suo disegno, il suo modo di vedere la realtà, Dio si fa presente.

E’ la fede pura che attira in noi il Salvatore.

La fede rompe i limiti di ogni incapacità umana, per renderci capaci di Dio. 

E Dio quando coglie la nostra disponibilità decide di stare con noi di diventare l’Emmanuele, il Dio che non ci abbandona mai.

E oggi, 25 Marzo, a distanza di 9 mesi dal Natale, celebriamo proprio questo bellissimo momento del concepimento di Gesù nel seno della Vergine Maria. 

25 Marzo 2020
+Domenico

Signore voglio guarire, a te solo lo chiedo

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv. 5, 6-8)  dal Vangelo del Giorno (Gv 5, 1-3.5-16)

«Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire? ”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» 

Quante volte ci siamo sentiti dire la frase: voglio guarire.

E’ il figlio ammalato che sta in casa anche solo per pochi giorni ed è impaziente di tornare a giocare, è il marito colpito da un infarto, come un fulmine a ciel sereno: s’è salvato, ma ora deve ricostruirsi un nuovo modo di vivere; è il parente o la mamma alle prese con le chemioterapie che non promettono niente di buono …

Signore, voglio guarire!

E’ l’anziano che vede ogni giorno di più che le forze vengono meno: il suo pensiero ritorna spesso alla giovinezza quando poteva salire le scale saltando i gradini a tre o a quattro … e che oggi non riesce più a muoversi; si scoraggia e spesso non ha più la forza di gridare “Signore, voglio guarire”.

E’ la nostra vita interiore malata … che ha perso la pace interiore, la nostra coscienza assalita dal rimorso della colpa da cui sale con non minor forza il grido: Signore voglio guarire

Vorremmo che fosse la preghiera del ladro che non bada a violenza e disprezzo … per prendere quattro soldi che non gli daranno nessuna felicità, vorremmo che fosse la preghiera di chi aspetta solo di fare ritorsioni e vendette, illuso di farsi giustizia, mentre ne crea un’altra più grande …

Signore, voglio guarire!

Vorremmo che fosse la preghiera di chi decide a tavolino le guerre e il terrore, di chi ha già armato la mano del giovane per quattro soldi e lo stringe per sempre nella follia omicida della mafia, vorremmo che fosse la preghiera dello spacciatore, che vende morte per procurarsi la propria. 

E’ la preghiera di tutti quelli che sono presi … da … tutte queste nostre “malattie moderne”, da queste “pandemie”, da queste “epidemie”: Signore, voglio guarire!

E Gesù si china sul malato che sta ai bordi di quella piscina e dice perentoriamente: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».

Ce lo vogliamo sentire ripetere questo imperativo deciso su tutte le nostre miserie, materiali e morali, sulle nostre malattie, sui nostri dolori senza speranza, sulle nostre famiglie distrutte dal dolore, chiamate ad assistere malati terminali, con nel cuore la disperazione e negli orecchi le invocazioni di aiuto: Signore voglio guarire … dalla mia inedia, dalla disperazione, dalla cattiveria che mi avvelena l’anima, dal vizio che mi ha tolto ogni libertà, dalle maschere che mi metto per ingannare tutti, ma non te. 

E Dio, che non ci abbandona mai, ci dirà sempre: “alzati, prenditi in mano la vita, e cammina”.

24 Marzo 2020
+Domenico 

Gesù, va sempre creduto solo sulla sua Parola

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 43-54)

Proprio perché siamo persone umane, siamo consapevoli che nelle nostre vite dobbiamo sempre destreggiarci tra condizionamenti vari, culture di provenienza, mentalità della gente … è naturale, non siamo individui, ma persone, sempre in relazione.

Dobbiamo però conquistarci la nostra libertà, tutta quella possibile.  

Gesù in Galilea non riusciva a sfondare con la sua predicazione, tanto da dire che nessuno è profeta in patria, perché tutti ti danno per scontato.

Gesù ha avuto più fortuna in Samaria che in Galilea, ma ritorna a Cana dove aveva compiuto il suo primo segno-miracolo dell’acqua cambiata in vino e vi incontra un ufficiale del re preoccupato per suo figlio ammalato, e ha paura che muoia.  

Puoi essere noto, potente, ben stipendiato, pure fortunato negli affari, importante per posizione, ma quando hai davanti la morte, ti cascano tutte le tue sicurezze e cerchi una via di uscita, e spesso nemmeno ci ragioni troppo sul tipo di via. 

Evidentemente questo ufficiale aveva sentito ciò che Gesù aveva fatto in Giudea ed era convinto che potesse fare anche qualcosa per suo figlio.  

Così, ancora una volta, Gesù si trovò davanti alla richiesta di un miracolo.

Già conosceva la gente del luogo: sempre pronta al meraviglioso, al miracolo, alla fama, ma non certo alla conversione.

Questo ufficiale viene da Cafarnao, abbastanza distante da Cana e Gesù osa chiedergli tutto, soprattutto una fede, pure molto interessata, perché si tratta della vita di suo figlio, ma capace di sconvolgergli il modo di pensare, di vivere, la sua posizione sociale.

Gesù ne vede l’angoscia, l’atteggiamento umile di un ufficiale, il costo che pagava nella considerazione della gente, ma anche la fiducia in lui.

Gli dice un perentorio <<va, tuo figlio vive>>: lo invita a credere solo nella sua parola. 

Quell’uomo non si trovò quindi davanti ad un miracolo visibile, non poteva verificare immediatamente se il segno di Gesù era avvenuto oppure no; avrebbe creduto anche senza vedere il segno con i suoi occhi oppure sarebbe stato come la maggior parte dei connazionali di Gesù che continuavano a volere vedere segni eppure non credevano? Doveva scegliere

Il Vangelo dice: <<credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino>>. Gesù aveva già fatto segni a Cana, ma gli uomini non si accontentano mai: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete».

Purtroppo spesso è questa la nostra condizione di uomini e donne ancora oggi: Molti vorrebbero vedere continui segni e, tuttavia, continuano a non credere in Gesù. 

Ma questo secondo segno a Cana aveva prodotto una fede genuina nel cuore di quell’ufficiale del re.

Prima ancora di vedere il segno, egli aveva creduto alle parole di Gesù: «Tuo figlio vive»: Questo rende quell’ufficiale un esempio di fede per noi.

Infatti, egli credette a Gesù sulla parola come siamo chiamati a fare anche tutti noi.

E noi siamo disposti a credere a Gesù sulla parola … o siamo  di quelli che vogliono vederne qualche prova almeno in TV, cui dobbiamo sempre credere lo stesso e peggio?! 

23 Marzo 2020
+Domenico

Il cieco-nato: la fatica per l’umanità di passare dalle tenebre alla luce

Una Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1-41)

Era anche lui uno di quei ciechi che facevano i turni da mendicante: 9-12, 15-18, tutti i giorni, festivi compresi, soprattutto il sabato quando tanta gente andava al tempio a ricordare le meraviglie di Dio.

Conosciuto da tutti, da tutti compatito e sopportato … proprio di sabato gli si para davanti Gesù.

Gesù osa fare del fango, in un giorno di sabato, osa spalmarglielo sugli occhi, in giorno di sabato, e il cieco torna a vedere.  

La gioia è garantita, la festa pure: per questo cieco inizia una vita nuova, salta, canta di gioia, ma non sa che cominciano i suoi guai.

Non doveva ritrovare la luce in giorno di sabato, in un altro giorno forse poteva starsene più tranquillo … e così viene impigliato in una vicenda più grande di lui.

L’autorità costituita fa … una indagine: non se ne può più di questa continua infrazione della legge fondamentale per la religione ebraica, che è il sabato; chi osa sfidare il sabato è un maledetto da Dio, infrange il nostro codice penale e deve pagare.  

Comincia così la caccia al bestemmiatore: come è stata, chi era, è proprio vero, sai se ne raccontano tante … tra la gente … che non bisogna mai fidarsi di quel che dicono.

Questo è il cieco, ma può essere finto; dove sono i genitori? Falli chiamare. Che dite? Chi è stato?

Perché chiamate in causa noi? Chiedete a lui che ha la sua età. Lui non si interessa tanto di religione: Lui sa solo che non ci vedeva, che viveva una vita buia, senza speranza, dipendente in tutto, con un cuore spento, senza colori …  Oggi ogni ora che passa scopre la bellezza della vita.

Vorrebbe che tutti con lui ammirassero il creato come se fosse nuovo, invece stanno a litigare sui modelli di interpretazione della realtà di quello che gli è capitato.

Certo occorre pensare, occorre non abboccare, ma io ci vedo, e prima nemmeno pensavo quanto fosse bello godere delle cose che Dio ha fatto. Ora mi invadono i colori, la mia vita è un’altra! Non mi state a convocare tutti i giorni, lasciatemi godere la luce, le piante, i fiori, gli uomini e le donne, il sorriso dei bambini, le espressioni dei volti.  

Ma ormai ha l’abbonamento agli uffici dell’inquisizione: gli viene il sospetto di essere cercato perché vogliono diventare seguaci di Gesù. L’avesse mai pensato! Gli cala addosso una serie di improperi che lo inchiodano.

Ma perché questa gente non è felice con me per la vista che ho ripreso? Perché continua a indagare su chi mi ha guarito?  

E in lui nasce, a poco a poco, non più solo l‘interesse per la nuova vita che lo riempie di gioia, ma il desiderio di conoscere e incontrare colui che lo ha guarito.

Ne aveva goduto la bravura, perché gli aveva ridato la vista, ma Lui chi è? se questi si scaldano tanto, e sempre mi costringono a prendere posizione su di lui?

I nemici di Gesù lo portano contro volontà sempre di più verso di Lui.

Lo tormentano per distaccarlo dal Nazzareno, e in lui invece nasce la sete di Lui!   

Non ci aveva mai pensato: lui “tirava a campare”, la vita era dura, non sapeva di Gesù, né gli interessava.

I farisei scornati devono ammettere il fatto: il cieco era vero, oggi è vero che ci vede e tutti testimoniano che è stato Gesù … ma … i conti non tornano: questo Gesù è un inadempiente e Dio non può stare dalla sua parte; non riescono a pensare il nuovo che irrompe, non pongono mente a quanto veramente Dio sta chiedendo a loro.

Loro sanno fare solo sentenze, mettono alla sbarra anche Dio, come facciamo sempre anche noi … prima di guardarci dentro e di vedere come siamo matti … o malalti, incolliamo le nostre malattie sugli altri. 

E finalmente arriva il magico incontro con Gesù, ancora più bello di quello del fango spalmato sugli occhi e del dono della vista: ora è Gesù che si presenta, sono Io che ti ho ridato la vista.

Signore, io credo è la risposta precisa, perentoria, senza dubbi di colui che era stato cieco ed ora è guarito.

E’ più coraggioso dei suoi genitori.

Lui crede, si affida, non teme di essere buttato fuori dalla sinagoga: ha ricevuto la vista, ma ora gli interessa vedere la verità, contemplarla, per dare al suo nuovo mondo il vero senso.

E’ la fede in Gesù la sua nuova vista.

22 Marzo 2020
+Domenico
  

Mi voglio riempire gli occhi di te

Una riflessione dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,13) dal Vangelo del Giorno (Lc 18,9-14)

<<Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.>>

Proviamo … a fare la preghiera del peccatore che sta in fondo alla chiesa e che non osa alzare lo sguardo a Dio:

Signore, sono di nuovo qui davanti a te … L’ultima volta ti avevo promesso che sarei cambiato, mi ero pentito veramente, me ne ero partito da te con nel cuore la gioia del tuo perdono … ho osato dire a me stesso che ce l’avrei fatta, avevo ormai toccato il fondo e potevo contare su un cuore diverso … avevo sperimentato la tua bontà e ho creduto di potercela fare; invece, sono di nuovo tornato alla mia miseria e sono qui  perché l’unica gioia che provo nella vita è il tuo abbraccio, la tua bontà che mi accoglie sempre.

Non ti voglio promettere che d’ora in avanti sarò bravo, perché non mi fido più delle mie forze, ma voglio dirti che ti voglio bene, che senza la tua decisione di amarmi sempre, io sarei un fallito.

Mi sento indegno di questo tuo amore … non perdere tempo con me, aiuta invece chi ti può promettere sequela e ti esprime gratitudine.

Ho sempre ancora creduto di essere io il centro della mia vita: mi sono fatto legge a me stesso, ma ora non ne posso più; se mi prendi con te io ritorno!

Mi hai dato un corpo e l’ho disfatto;
mi hai dato un cuore, e l’ho venduto;
mi hai dato intelligenza e l’ho sperperata a costruire tranelli per i buoni; mi hai fatto per amare e io mi sono specializzato nell’approfittare;
mi hai dato una vita pulita e io c’ho scritto dentro tutte le mie carognate.

Sto vivendo una storia d’amore, ma è più l’egoismo che so esprimere che il dono, e il brutto è che sono sempre alle solite: mi lascio usare e sfrutto nello stesso tempo.

Mi voglio riempire gli occhi di te, mentre abbracci il tuo figlio, che ti ha abbandonato e che ritorna: fammi godere della festa che gli prepari!

Mi incanti quando ascolti la supplica della vedova, che ha fiducia solo in te; ti voglio ascoltare mentre parli agli uomini dalla montagna e dici loro che sono felici, perché Tu sei la loro Gioia.  

Ho anch’io quattro amici che sono disposti a scoperchiare il tetto di una casa per depositarmi davanti a te, ma li  ho traditi un’ennesima volta e mi hanno giustamente lasciato. 

Ti ho spiato nell’orto del Getsemani, e mi hai fatto paura, ma ho visto l’abbandono nelle braccia di tuo Padre: Apri anche a me queste braccia! 

Vorrei anch’io essere preso per mano da te come hai preso per mano il cieco: mi riempi di speranza quando fai cadere le pietre dalle mani dei lapidatori.  

Ci sarà una strada che mi porta fuori? Posso sperare in un colpo d’ala che mi aiuta ad abitare quel cielo che tu mi rappresenti? 

Io sono del genere dei “senza speranza”, sto cercando di capire che sei tu l’unica mia speranza, il Dio che non mi abbandona mai … “

21 Marzo 2020
+Domenico

Dio e il prossimo: l’unico vero amore della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 12,29-31) dal Vangelo del Giorno (Mc 12, 28-34)

<<Qual è il primo di tutti i comandamenti? ”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.>> 

La necessità di semplificare, non di fare i sempliciotti, oggi è assolutamente necessaria: in un mondo pieno di informazioni, invaso da immagini, destabilizzato dall’esasperazione delle emozioni e dei sentimenti è necessario avere qualche punto fisso da cui guardare la vita; soprattutto è necessario avere capacità di sintesi, cioè la possibilità di dare unificazione al nostro pensare.

La vita non è una somma di fatti, un susseguirsi disordinato di eventi, ma è una storia, composta di avvenimenti nella coscienza di ciascuno, un filo d’amore che Dio tesse nella vita di tutti e tocca a noi intercettare, rendere consistente, offrire come corda di solidarietà a tutti.

Così è della nostra vita cristiana.  

C’è un punto unificatore di tutto?

Esiste una scelta di base che dà significato a tutta l’esistenza, che permette di valutare e rivedere, di riorientare e ritrovare forza … dopo le immancabili cadute e defezioni? Dopo lo smarrimento e la debolezza dei nostri comportamenti?

C’è nel cristianesimo un principio base che giudica tutte le alterne vicende della nostra vita? L’aveva anche il popolo di Israele, era lo shemà israel: ricordati, ascolta Israele, il Signore Dio nostro è l’unico Signore.  

Anche Gesù lo ha imparato dalle labbra della mamma, lo ha ripetuto tante volte quando andava in sinagoga come ogni bambino ebreo e lo ripropone carico della novità assoluta dell’amore di Dio fatto carne in Lui, al nuovo popolo dell’alleanza, a tutti i cristiani che erano allora, che sono e che verranno.  

Ama Dio e ama il prossimo.

Non  fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità se li amerai.

Sono un unico amore, ma attento: non li separare mai, non viverli mai “in alternativa”, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili.

E’ un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perché Lui è un Dio non ci abbandona mai. 

20 Marzo 2020
+Domenico