La domenica è il vero sabato di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 6, 1-5)

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In questi ultimi anni siamo passati da una esasperazione dei precetti e delle leggi, quasi a farcene una gabbia da cui è difficile liberarsi, a una assoluta mancanza di regole che non ci permette nemmeno di avere dei riferimenti sicuri nelle occasioni più importanti della vita: così è per i comportamenti dovuti nel campo religioso, nella vita di famiglia, nella disciplina scolastica, per non dire delle leggi della strada.

Per il popolo di Israele la legge non era solo una regola, ma un dialogo con Dio, un ascolto attento di Lui per impostare la vita secondo il suo piano di amore. Solo che  la legge del sabato, per esempio, da dialogo, era diventata una gabbia e la gabbia non permetteva più di vedere il grande amore di Dio.

Non è forse così per noi, cristiani di oggi, la legge della obbligatorietà della Messa alla Domenica? Non ci pensa più nessuno, né vale il ricordarlo come precetto per darle l’importanza che si merita.

Ne abbiamo inventate di scuse per non vivere cristianamente la Domenica: ci si rifugia nella necessità di vendere per vivere, si accampano tutte le pur giuste esigenze di famiglia, di stare in casa, di godersi la famiglia, di fare footing per dimagrire e tenersi in salute, di praticare sport, di fare gite.

Il riposo e la Messa alla Domenica è un precetto o è un dono? E’ un obbligo pesante o una necessità assoluta per la nostra vita cristiana? Lo trattiamo con il metro dell’interesse o con quello del dono? Chi è che decide la bellezza della Domenica, noi o Gesù?

Gesù dice ai farisei troppo preoccupati del precetto che Lui è il Signore del sabato. Certo riposare il sabato non è un insieme di gesti da compiere o da non compiere, ma è una condizione nuova da vivere.

Gesù è talmente il Signore del sabato che lo ha cambiato in Domenica: lo ha fatto diventare ancora più bello di una memoria storica del passaggio del mar Rosso; lo ha fatto diventare il giorno in cui sempre risorge da morte per noi.

La domenica non è prima di tutto un obbligo, ma una finestra di eternità che si apre sulla vita dell’uomo, è la certezza del Signore risorto che deve dare nuova speranza alla vita di ogni persona.

Se alla persona manca il riposo della domenica non è che manchi solo un necessario rifarsi le forze per vivere, ma gli manca una speranza per cui lavorare, una meta alta, un cielo non vuoto, ma abitato da Dio.

Per questo Gesù si dichiarava “Signore del Sabato”, non perché lo aboliva, ma perché lo portava a compimento con la domenica. Le spighe di grano che gli apostoli mangiucchiano girando per i campi sono una immagine viva di quel corpo di Cristo che si fa pane di vita per ogni persona.

E’ un pane che non è riservato solo ai sacerdoti per la sua sacralità, ma è disponibile a tutti per crescere: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di me vivrà per me.”

La domenica è il giorno del Signore e lo è completamente se ci nutriamo del suo corpo in quel pane che è Gesù.

5 Settembre 2020
+Domenico

Per il regno di Dio non adattamenti, ma decisioni radicali

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 33-39)

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Essere cristiani è qualcosa di nuovo o è un adattamento alle solite cose che ci permettono un quieto vivere e una vita senza scosse o rivoluzioni?

Noi adulti soprattutto veniamo da una fede che è sempre stata una visione di vita “normale”, condivisa dalla maggioranza, insegnataci senza grosse difficoltà dai nostri genitori che abbiamo sempre visto impegnati, generosi, sicuramente grandi lavoratori e ben piantati nelle loro idee e prospettive: una buona famiglia, dei bravi figli, che sempre andavano educati, rapporti con gli altri sempre un po’ combattivi, ma entro una visione di vita serena e  condivisa.

Non è questa – purtroppo – l’immagine dei nostri giorni, della nostra società, dei rapporti tra genitori e figli, della esperienza religiosa: stiamo comprendendo forse di più che essere cristiani è andare controcorrente su tanti campi, sulla concezione di famiglia, sul rispetto della vita nascente, sull’onestà nel lavoro, sul rispetto della natura, sull’amore per i poveri e gli immigrati, sul costruire ponti e non muri, sul pagamento delle tasse …

Nasce quindi una urgenza che era presente anche con i contemporanei di Gesù: stava cambiando radicalmente il mondo religioso, il tempio non era più il centro della vita, essere credenti voleva dire andare oltre anche la più corretta religione dei padri.

Gesù si fa in quattro per aiutare i discepoli, e noi futuri suoi fratelli nella religione cattolica, a capire che l’essere seguaci di Cristo non si risolve con adattamenti o piccoli restauri, ma con cambiamenti impegnativi e radicali.

Non si poteva essere cristiani, seguaci di Gesù, figli come Lui dello stesso Padre, che è Dio Onnipotente, mettendo pezze nuove sul vestito vecchio o vino nuovo in otri vecchi, ma occorreva un rinnovamento totale. 

Per il battezzato era ed è indispensabile prendere coscienza di questa novità di vita per non fare operazioni inutili e dannose: non si poteva per gli ebrei che si facevano cristiani, e per noi che siamo diventati come senza Dio né Vangelo, cercare di combinare il vecchio col nuovo, ostinarsi a vestire l’uomo vecchio che è sotto la condanna della legge, sotto il predominio delle tradizioni anche belle per ieri, ma oggi non più capaci di dire la bellezza di Gesù, di servire con una sorta di rattoppo con la freschezza del Vangelo di fronte anche alle nuove leggi italiane ed europee che vanno contro l’essere cristiani.

Nessuna legge umana per un cristiano dà diritto all’aborto: il cristiano è giudicato prima di tutto dalla sua coscienza e dal Vangelo.

Noi adulti di fronte ai giovani dobbiamo tornare a testimoniare il Vangelo, anche se impopolare: nessuno nasce a caso, i nostri nomi sono scritti nelle mani di Dio, anche quelli dei lavoratori trattati da schiavi, quelli che muoiono sul lavoro per omissione colpevole di sicurezza, anche quelli dei bambini che oggi, secondo la legge che si dice fatta per la vita, una donna che sta diventando mamma può far morire nel suo seno con due pastiglie nella propria solitudine e espellere dal suo seno embrioni che hanno fino a due mesi di vita.

Non solo, ma con il battesimo veniamo legati alla vita, alla morte e alla risurrezione di Gesù. Siamo tutti fratelli senza alcuna barriera, né di lingua, né di popolo, nè di razza.

Siamo solo noi che facciamo muri: Dio costruisce sempre ponti e ognuno di noi è sempre un ponte per tutti! Questo è essere cristiani.

Un cristianesimo cui va bene tutto e il contrario di tutto non è gradito nemmeno ai giovani.

4 Settembre 2020
+Domenico

Pietro vai, fidati di me, getta ancora in mare le tue reti

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

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Capita a molti nella vita di averle tentate tutte per riuscire in una impresa, per ricucire un amore strappato, per richiamare alla saggezza un figlio, per rimettere in sesto l’azienda, per ristabilire rapporti di buon vicinato con gli inquilini, per ridare pace a una parrocchia o a un gruppo … alla fine non se ne può più, non riesce niente, fiato e fatica sprecati, delusione e sconforto: il passo successivo è rassegnazione, è consapevolezza di impotenza, è scoraggiamento e in casi più gravi, in cose che ti prendono l’anima, è disperazione.

Forse era questo lo stato d’animo degli apostoli alla fine di quella giornata di pesca: erano provetti, conoscevano palmo palmo il fondo di quel lago, ne studiavano i venti, le basse pressioni, i movimenti delle onde capaci di riportare fuori dal letargo i pesci … ma quella notte niente! Era proprio notte anche nei loro umori.

Erano amici di Gesù, Pietro il padrone delle barche, era intimo di Gesù, lo ospitava spesso a casa, si sentiva sempre riempire il cuore di gioia quando lo ascoltava … avrebbe potuto portargli un po’ di fortuna anche nella pesca oltre che nella sua religiosità, nella sua voglia di essere uomo onesto! Invece … niente.  

Su questo stato d’animo di Pietro ci abbiamo fatto pure un canto nei nostri anni giovanili, ricordate? “Signore ho pescato tutto il giorno, le reti son rimaste sempre vuote, si è fatto tardi, a casa ora ritorno, Signore son deluso me ne vado. La vita con me è sempre stata dura e niente mai mi dà soddisfazione, la strada in cui mi guidi è insicura sono stanco e ora non aspetto più.” E il ritornello ripeteva l’invito di Gesù: “Pietro vai, fidati di me, getta ancora in acqua le tue reti. Prendi ancora il largo sulla mia parola con la mia potenza io ti farò pescatore di uomini”.

Gesù è lì presente ad aiutare i suoi futuri pescatori di uomini a cambiare testa, a fidarsi di Lui, a vivere veramente di fede: “Prendete il largo, ritornate a pescare, resistete al fallimento, siate perseveranti, fidatevi di una Parola, non di una congettura o di qualche colpo di fortuna. Io non vi lascio, sono qui a darvi la forza necessaria per il vostro stesso lavoro e per lavorare per il regno. I miei apostoli non potranno essere dei calcolatori, ma dei fedeli, degli abbandonati nelle mani di Dio mio Padre.”

E gettarono le reti.

“Sulla tua parola”: quella Parola per Pietro era già il vangelo, era la luce degli uomini, era la forza della vita, la potenza fatta carne, era Gesù stesso.

Pietro tutte le volte che si rivolgerà in seguito alla sua Chiesa si porterà dentro questa forte esperienza di fiducia, questo sguardo alto, questo prendere il largo in ogni senso e darà alla chiesa gli orizzonti della contemplazione e della missione.

Quando sarà al timone e si vedrà debole e vecchio non temerà perché quella Parola è potente. Gesù già presagiva la vita della sua chiesa, già prevedeva le nostre personali difficoltà e desideri di seguirlo e Pietro ce li ricorda e a nome di Gesù ce le conferma sempre ogni giorno con papa Francesco.

3 Settembre 2020
+Domenico

La giornata di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)

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Siamo spesso tentati di vivere le nostre giornate in maniera stanca, abitudinaria: tutti i giorni le stesse cose, gli stessi gesti, gli stessi incontri, gli stessi dolori se siamo ammalati, le stesse frasi ripetute fino alla noia …

Proviamo oggi a guardare alle giornate di Gesù per ridare luce anche alle nostre giornate: c’è nel Vangelo di Luca un bel sommario della giornata tipica di Gesù che ci è molto utile contemplare per far crescere la nostra fede e la nostra speranza.

Nel suo programma giornaliero è sempre in azione: inizia guarendo la suocera di Pietro, la libera dalla febbre e la abilita al servizio; al calar della sera, che è tempo sufficientemente prolungato, la sua azione arriva alla completezza, di notte si mette a contatto con la sorgente della sua vita, il Padre, al mattino dilaga altrove in una nuova giornata per continuare la sua missione.

Dentro questo orario della sua giornata ci sta il significato profondo della sua esistenza: la sera della croce non è il fallimento, ma la pienezza gloriosa della sua opera di salvezza fatta di azioni e di  miracoli; la notte della morte non è l’annullamento, ma comunione straripante con Dio Padre, sorgente della vita che scoppia vittoriosa nel giorno dopo.

Gli apostoli saranno un po’ alla volta aiutati a capire che cosa sta loro proponendo Gesù e li aiuterà a comprendere e a farsi apostoli; quindi cornice del racconto è “il buio della notte”, tra il termine di un giorno e l’inizio dell’altro, dal calar del sole al sorgere della luce.

Questo tempo non è disponibile per l’uomo: di notte cessa ogni attività umana, è simbolo della morte, che anche Gesù conoscerà, dal Venerdì di Pasqua all’oscurarsi del sole fino al suo sorgere il mattino dopo il sabato.

Sembra strano, ma la sua azione si svolge nel buio: di sera opera una molteplicità di prodigi in favore di tutti gli uomini che accorrono a lui e si prende cura di ciascuno.

Ci salva nella notte mediante la sua notte, ci visita nel nostro male mediante la sua morte in croce. La notte è il luogo della verità, della verità di Dio, che proprio dal nulla fa tutte le cose.

Noi uomini e donne di oggi, cristiani e uomini di buona volontà, tutti amati da Dio viviamo ormai in maniera definitiva nel giorno dopo il sabato, l’oggi della risurrezione e della vittoria di Gesù.

Era venuta la sua ora e la morte è stata sconfitta.

E’ bello allora tutte le sere al calar del sole che la nostra mente e la nostra preghiera che si prepara al riposo, ci aiutino a vedere nel sole che cala il nostro amato Gesù  che si china sulle nostre notti, ci fa compagnia, ci dà consolazione e coraggio, pazienza e serenità e con il suo perdono le prepara ad essere illuminate tutte con il suo giorno intramontabile e al mattino ci apre ogni giorno con la luce che illumina il giorno alla vita nuova, quale che sia stata la tenebra del nostro buio e del nostro male.

Rinati sempre nuovi, sempre disponibili a seminare speranza e bontà.

2 Settembre 2020
+Domenico

Esorcismo: il più alto annuncio che il male dell’uomo è vinto

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 31-37)

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Forse perché in passato se ne è parlato troppo e a sproposito, in termini spettacolari, diseducativi, irresponsabili, oggi dobbiamo per fedeltà al vangelo tornare a parlarne e soprattutto a riflettere sulla presenza del maligno nelle nostre vite, come lo è stato nella vita di Gesù Cristo.

Ricordiamo tutti il Vangelo che sentiamo tutte le prime domeniche di quaresima: le tentazioni di Gesù nel deserto.

I più benevoli dicono che sono state un episodio solo illustrativo dell’inizio della vita pubblica di Gesù, piuttosto simbolico che reale … invece per Gesù la presenza del demonio nella vita dell’uomo e del mondo è proprio un fatto reale e la lotta e la vittoria contro di lui è il più alto annuncio che il male della persona, uomo e donna, è vinto.

Il Vangelo presenta la verità, molto sperimentabile da tutti che l’uomo non è naturalmente libero: è abitato, talora posseduto e devastato dal male; se ne lascia irretire, lo ascolta, lo esegue, vi si imprigiona dentro come un baco da seta nel suo bozzolo.

Quindi ciascuno di noi ha bisogno di esserne liberato e volare nella luce di Dio: gli esorcismi rappresentano l’attività principale di Gesù e danno il senso di tutta la sua azione: è venuto nel mondo per liberare l’uomo schiavizzato dal male.

Guardiamo a Gesù sulla croce: lì si scatenano contro Gesù tutte le forze avverse e saranno vinte nella sua morte da sconfitto per amore. E’ stata per Lui, come lo è per noi una lotta continua di tutta la vita, sempre più dura; il male messo alle corde, reagisce con tutta la sua violenza prima di perdere.

Noi però sappiamo che l’esorcismo fondamentale della vita cristiana è il battesimo, che ci lega per tutta la vita al combattimento della croce e alla sua sicura vittoria.

Vogliamo un poco descrivere chi è questo spirito del male, perché la nostra conoscenza non si fermi alla fantasia di un animale con gli zoccoli, con gli occhi fuori dalla testa, con la bocca che spira fuoco…

E’ un ladro della Parola di Dio, che usa anche per ingannare Gesù,  il volto visibile dell’idolo della ricchezza che seduce, possiede e tortura l’uomo, è chiamato satana, diavolo, cioè artista nel dividere e contrapporre, il maligno, il tentatore, il leone, l’omicida fin dal principio, perché padre della menzogna… Ha fin dal principio suggerito all’uomo e alla donna una falsa immagine di Dio e li fa disobbedire.

Potremmo continuare … ad ogni affermazione fatta c’è un versetto della parola di Dio che vi corrisponde: Questo male si solidifica e si organizza in istituzioni, vere macchine moltiplicatrici di male, di cui l’uomo dopo averle costruite diventa solo un semplice ingranaggio.

Siamo tutti consapevoli come la famiglia, la fabbrica, la scuola, gli ospedali, il capitale, il benessere, la casa, la città, i mass-media, la stessa chiesa e lo stato ne sono sempre insidiati. Oltre ai danni subiamo anche le beffe: chi più inquina sono i detersivi, fatti per pulire; ciò che minaccia la sicurezza sono i sistemi di difesa, fino alla bomba atomica, chi più froda il fisco sono spesso i capi della finanza, negli affari più loschi come gli attentati troviamo spesso i servizi segreti …

Gesù è venuto a liberare l’uomo da tutte le forme di male, personale e sociale, semplice o strutturale. La salvezza non è l’ornamento di un’anima bella, ma è rendere l’umanità a se stessa e quindi a Dio di cui è immagine.

Questo è il senso profondo di ogni esorcismo, che Cristo ha sempre fatto nella sua vita pubblica.

1 Settembre 2020
+Domenico

La vita non è una liturgia stanca

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)

La vita è fatta di tante liturgie “stanche”, di tanti gesti automatizzati che ogni giorno devi fare: può essere la levata del mattino – ahimè sempre troppo presto – il congedo da quelli di casa, l’arrivo sul posto di lavoro, il caffè e il giornale con gli amici, le pratiche dell’ufficio .. oppure anche liturgie più solenni ,come quelle ufficiali della deposizione di una corona di fiori, di una dichiarazione alla televisione, o di una Messa in Chiesa … spesso le portiamo avanti stancamente come la vita, senza slancio, anche se ne vediamo la necessità: diventano penitenza quotidiana invece di essere caricate di significato vitale.

Così capita a Gesù, quando di sabato entra nelle sinagoghe dei paesi della Palestina: gente stanca che prende la Torah, il libro della bibbia, ne legge un pezzo lo fa commentare poi tutti ritornano alla propria vita.

Sono così anche le nostre liturgie domenicali: spesso sono più un dovere che un atto di amore!

Ebbene un giorno Gesù entra in una di queste liturgie “scontate” e ribalta la vita di chi lo ascolta: legge il libro di Isaia che prevede per il popolo un futuro diverso e dice perentoriamente “questo futuro oggi è qui con voi, sono io. Io sono stato mandato a dare speranza ai poveri, a dirvi che sta scoppiando la potenza di Dio nel mondo. E’ finito il tempo delle lagne, una nuova presenza di Dio comincia oggi, la speranza comincerà a colorare le vostre vite, i poveri trovano fiducia, i deboli si rinfrancano, i diseredati trovano casa e accoglienza. Io sono qui a garantirvi questo amore invincibile di Dio. Mi credete?”

Lo stupore di chi lo ascolta è grande: erano andati a compiere il solito rito e si sono trovati davanti alla verità concreta che quel rito evocava e non ci hanno creduto.

Se tu tutti i giorni  ti adatti alla vita senza entusiasmo, non t’accorgerai mai del senso che vi è nascosto, dell’amore che vi è inscritto e promesso: hanno dato per scontato questo loro concittadino, erano loro i primi a non stimarsi e a non stimare, avevano chiuso Gesù nei loro schemi paesani e non poteva sicuramente essere la promessa di Dio … non vorrai che Dio abiti proprio tra noi?

Invece Dio abita tra noi, ha il volto del nostro vicino, ha i pensieri di bontà di chi ci dedica la vita, ha la forza di chi ci contrasta nel male.

Anche questa è la speranza della nostra vita: poterlo scorgere nella storia di ogni giorno.

31 Agosto 2020
+Domenico

Non sentirti autosufficiente, non lo sei proprio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 4,21-30)

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“Ha senso ancora oggi avere fede? Non è troppo difficile credere?” … chiedeva il Papa ai giovani di Tor Vergata nell’anno 2000.

E’ ancora pensabile oggi, con la capacità di introspezione e di analisi della realtà che abbiamo, rimettere la risposta ai più profondi interrogativi della vita nelle mani di una credenza millenaria, ma proprio per questo troppo arretrata per fare da guida all’uomo d’oggi? Non è ora che ci arrangiamo a trovar risposte per la nostra vita, sulla nostra pelle, senza comodamente abdicare?

La religione cristiana, si dice, ha ormai fatto il suo tempo: è servita per tenere a balia una porzione consistente di uomini che però ora sono maggiorenni e possono bastare a se stessi.

Se poi apriamo il nostro orizzonte e lo allarghiamo a 360° su tutto il mondo, vediamo bene che il cristianesimo deve fare i conti con altre concezioni e religioni che hanno la stessa pretesa di essere definitive.

Ma questo Gesù, non è il figlio di Giuseppe? Non è il solito occidentale che crede di essere il centro del mondo? Che cosa può uscire di buono da questa città di Nazareth dove tutti sanno tutto di tutti e dove Gesù, messo alla prova, non riesce ad essere prodigioso, o anche solo un imbonitore come altrove si è dimostrato di essere?

E’ la saggezza di qualche uomo come Lui, come Gesù, che deve arrestarci nella via delle ricerche, che deve bloccare le scoperte scientifiche, che deve costringere l’umanità in alcuni tabù che bloccano l’intelligenza dell’uomo? Potremmo anche continuare …

La risposta è nell’aria: l’uomo autosufficiente ha abbandonato l’uomo di Nazareth e ha scelto i maghi, è ritornato a mettere al centro Gea, la dea terra, si nutre di x-files, e di extraterrestri, riscopre alcuni rubriche di linguaggio delle stelle e le crede risposte più vere, anziché delle fiction … inventa l’esoterico e alla fine si costruisce un nuovo vitello d’oro che viene controllato col Dow Jones, col Nasdaq in tempo reale.

E Gesù si ripropone nella sua disarmante semplicità e pretesa: “Oggi si è adempiuta – dice a Nazaret – questa parola che avete udita. Oggi attraverso di me i vostri interrogativi ricevono risposta, oggi ancora nonostante le grandi scoperte, che potevate fare anche prima se non vi foste applicati a costruire armi, se non aveste investito le vostre energie migliori nel farvi del male, oggi avete bisogno di affidarvi a Dio, di guardare a quel Padre che io sono venuto a farvi conoscere. Oggi mi potete scoprire nella vostra coscienza.”

31 Agosto 2020
+Domenico

La croce è la strada scelta da Dio

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)

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Abbiamo bisogno di felicità come dell’aria per respirare: non c’è pezzo della nostra carne, tratto del nostro vivere, tensione dei nostri istinti che non siano in ricerca della sua soddisfazione … eppure annaspiamo in un mare di sofferenza, meno te l’aspetti ti arriva e ti sconvolge la vita! È dolore morale, è malattia, è ingiustizia subita, è pura casualità o ostinata cattiveria di qualcuno.

Doveva essere esperienza quotidiana anche per il gruppo che aveva seguito Gesù … forse però, quando hanno risposto con tanta schiettezza e generosità all’invito di Gesù, si erano illusi che con uno così si potesse dare una svolta decisiva e scrivere una pagina bianca nell’agenda dell’infelicità.

Pietro è il primo che s’immagina – a ragione – Dio dalla parte opposta del dolore: “Tu sei il figlio di Dio, il Messia che aspettiamo, sei la casa della felicità,  sei tutta la bellezza che la vita può sprigionare. Sei quello che noi da sempre sogniamo e non mi dire che anche tu ti devi adattare a soccombere alle nostre colline delle croci. Dio te ne scampi Gesù: questo a te non succederà mai.”

Gesù gli aveva invece appena detto che la croce era la strada scelta da Dio per far brillare in ogni coscienza il massimo di amore che nutre per gli uomini.

Questo è un altro punto centrale per la fede cristiana: si può confessare che Gesù è Dio, andando oltre i criteri di ogni corretta razionalità e accettare il mistero che questo uomo di carne e ossa si porta dentro … è già molto, ma non è ancora la fede cristiana: È necessario confessare ancora che egli è un Dio crocifisso.

Il mondo ebreo uno scandalo così non lo sopporta, il mondo intellettuale greco lo ritiene un controsenso, una stupidità; un cristiano – ci ha messo un po di secoli prima di capirlo – invece accetta di cambiare anche la logica dell’esistenza, accetta di rinunciare a quell’idea di Dio che razionalmente a fatica può correttamente costruire per accogliere l’idea di Gesù: non più un Dio glorioso e potente, ma un Dio che si svela nell’amore e nel dono di sé.

Quella croce non è l’apoteosi del masochismo, come qualcuno – insultandoci – crede che noi siamo; non è l’apoteosi del godere a farsi del male o a star male, ma quella croce è il segno di una vita vissuta in dono, il segno della vera felicità, dell’amore donato fino all’ultima goccia di sangue.

30 Agosto 2020
+Domenico

Si può stare intrappolati anche dentro noi stessi

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6,17-29)

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Nella vita spesso occorre fare i conti con le infinite nostre indecisioni: scopriamo il bene, ne restiamo affascinati, lo vogliamo compiere, ci entusiasma la visione positiva che ci è nata in cuore, ma non ci decidiamo mai.

C’è sempre qualcosa che ci blocca: ora un sentimento, altre volte un legame affettivo, spesso la paura di un confronto con  gli altri … si tratta di fare i conti con se stessi e con la nostra convinzione: si vuol fare, ma la decisione è coperta da tanti se e da tanti ma.

Erode ha una vicenda matrimoniale fallita in partenza … si crede onnipotente e si prende la moglie del fratello; il fatto crea grande scandalo nella gente: “Se i nostri governanti si comportano così, che legge stanno difendendo? Che esempio possono essere? “

La coscienza del popolo è precisa e la coscienza di Erode è scossa … ascolta volentieri le parole di Giovanni Battista: lui è sincero, dice quel che pensa, la sua parola viene da lontano, evoca dialoghi profondi con Dio; la sua vita austera lo porta a dire sempre l’essenziale, non è implicato con niente e con nessuno; la sua voce è pulita, la sua testimonianza parla.

E’ un uomo che ascolti volentieri, perché, anche se non lo condividi, fa verità nella tua esistenza, e quando sei nel disordine, la verità è l’unico spiraglio di pace che si apre per la tua coscienza.

Erode ascolta volentieri Giovanni: “Vienimi spesso a trovare, tu mi disorienti, mi destabilizzi, ma la tua parola mi sveglia, mi fa sentire vivo.”

Poi intervengono tutti i lacci della vita, la comodità, il tran tran dei rapporti, i sensi che per qualche momento di ubriacatura ti addormentano l’esistenza … e sei vittima degli intrighi, preferisci stare dalla parte del dato di fatto. Come puoi rivoluzionare a questo punto la vita?

Giovanni però è tutto di un pezzo … forse spera di convertire, l’ascolto attento di Erode potrebbe avverare un cambiamento: gli basta poco per un colpo di reni nella sua coscienza … l’animo è sensibile, un po’ di orgoglio onesto ce l’ha dentro.

E arriva la famosa festa, il famoso ballo, il malefico intrigo di Erodiade; lui, Erode, è un entusiasta, in mezzo a tutti questi accomodamenti della vita di corte, nelle pastoie di un potere che sempre più lo ingabbia, si accende una luce, una estasi: la figlia balla troppo bene, sono troppo belli questi ritmi, questa innocenza, questa leggiadria.

Erode si sveglia, quel che di bello in lui c’è di sogno e di ribellione alla routine ha il sopravvento: “vali metà del mio regno, del mio presente, di quello che credo di avere. Te lo do perché lo meriti: mi hai risvegliato orgoglio assopito e addomesticato, finalmente vedo nella mia famiglia un guizzo di novità. Metà del mio regno.”

E invece gli viene chiesta la voce della sua coscienza: il male è più tenace del bene nelle vita perdute, il guizzo di gioia che per un attimo lo aveva portato al meglio di sé si spegne e si frantuma, la piccola speranza di poter cambiare, di scrollare di dosso il giogo di una coscienza continuamente addormentata, la sete di verità sulla vita gli viene spenta.

La testa di Giovanni il Battista è la sua testa, è la testa del suo sogno di pulizia, di bontà desiderata, della sua nostalgia di una vita diversa, è la decisione che gli è sempre mancata di cambiare.

Divenne triste, ma … «non volle opporle rifiuto».

Che ti costava Erode dare un taglio netto alla tua vita sbagliata?

Che mi costa buttarmi senza riserve in quella fessura di luce che mi si è aperta nella vita?

Perché sono sempre capace di sotterrare ogni speranza di cambiamento, di negare ogni voglia di bene? 

Non voglio più essere anche io una trappola di me stesso, come lo è stato Erode.

29 Agosto 2020
+Domenico

Avremo sicuramente un poco di fortuna? non sempre!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 1-13)

Essere preparati a vivere bene tutti gli avvenimenti che la vita ti porta non è sempre facile: talora siamo in ansia, come quando si aspetta la nascita di un bambino, la data di un esame, il giorno del matrimonio, altre volte invece ci si adatta, ci si spegne e anche le cose più importanti ti passano senza che tu te ne accorga e perdi occasioni belle, determinanti e decisive.

Hai messo il silenziatore alla tua esistenza, ti sei collocato in uno “stand by” e aspetti che la vita si faccia da sola, le decisioni si realizzino automaticamente … e invece la vita passa e non te ne accorgi.

Erano così anche quelle ragazze che facevano gruppo dovevano fare festa allo sposo: dovevano aspettarlo per celebrare con lui le nozze, per dire con le loro grazie la bellezza della vita; cinque di loro erano sveglie, in attesa, preparate, sollecite; le altre invece tranquille, ancor peggio adattate e assopite, svogliate e pigre.

Sembrano il ritratto del nostro tirare a campare: “ma sì, vedrai che a tutto si trova un rimedio. Molti si affannano, ma vedrai che noi all’ultimo momento troveremo di intrufolarci in qualche parte, riusciremo come sempre a soffiare il posto a qualcun altro, a sfruttare l’occasione. Se siamo in ritardo poi passiamo sulla corsia di emergenza!”

Una vita che non prende mai decisioni, si adatta e naviga a vista, non progetta, né prevede, non costruisce, ma vive di rimedi, non collabora, ma sfrutta.

Il gioco può essere anche bello, ma lo sposo, il centro della festa, lo sposo che è il Signore Gesù, non lo si può aspettare addormentati sulle nostre comodità, invischiati nei nostri egoismi e pigrizie, calcolando inganni a danno dei buoni.

Il Signore passa e se non trova un cuore pulito che lo invita, che gli fa posto, non forza, non costringe, non toglie la libertà che stiamo usando male, la rispetta e passa oltre.

Altri sono in attesa di lui, hanno fame della sua parola, sanno che le sue nozze sono determinanti per la loro vita. Lo avranno, lo accoglieranno, faranno di lui il centro della loro festa: le altre cinque donne hanno fatto questo.

Infatti il Vangelo, in maniera quasi inaspettata per il nostro buonismo che non permette mai di dire si, si, no, no, ma che continua con falsa pietà a giustificare tutto, dice perentorio: e la porta fu chiusa. Fu chiusa la porta non della bontà e della misericordia di Dio, ma della coscienza, della libertà spesa bene, della vita generosa, della ricerca della vera felicità.

Fu chiusa la porta delle scelte, per entrare nella delusione dell’adattamento: è in gioco la nostra vera gioia, ma dobbiamo essere coscienti che Dio è sempre esigente, proprio perché non ci vuole abbandonare. 

Sant’Agostino, non ha mai smesso di cercare Dio, di innamorarsi di Gesù Cristo, di amare l’umanità e di metterle al servizio la sua grande intelligenza, la sua cura pastorale, il suo essere affascinato per chiunque lo ascoltava della persona di Gesù, come dev’essere ogni cristiano.

28 Agosto 2020
+Domenico