Ti faccio una proposta impegnativa: ci stai, ci state?

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,43) dal Vangelo del Giorno (Mt 21, 33-43.45-46)

<<Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.>>

Ti viene spesso la domanda: ma io che sono qui a fare in questo mondo?

Ho un compito o sono dentro un progetto? C’è una prospettiva, una traiettoria in cui sono collocato … oppure mi devo inventare tutto?

Il cristiano sa che ogni uomo è chiamato a un compito nel mondo: Nessuno è a caso, siamo entro un grande progetto che tocca a noi sviluppare con libertà e creatività.

Così si è sentito il popolo di Israele nella storia: Dio si è fatto uomo proprio in questo popolo.

Gesù ha assunto una cultura, un ambiente, una famiglia, una nazione … e dentro questa ha portato il suo messaggio: Ha chiamato a grande responsabilità un popolo, una umanità precisa, una maturazione di orizzonti da allargare a tutti; e con la sua morte e risurrezione ha offerto a tutti il suo grande sogno, o meglio, la sua missione; ha superato i confini e ha inviato gli apostoli in tutto il mondo per formare un nuovo popolo, il popolo di Dio, non più legato a un solo luogo, a una tradizione culturale soltanto, ma capace di vestirsi di ogni cultura.

Su questa missione si gioca la libertà di ogni uomo.

La sua proposta viene fatta liberamente a tutti e a noi compete rispondere.

La sua proposta non può costituire privilegio o possesso, ma solo risposta generosa e accoglienza.  

Molti persone che vivevano al tempo di Gesù lo hanno rifiutato, altre lo hanno accettato e lungo i secoli avverrà sempre così: la sua parola corre veloce e va a stanare ogni uomo dal suo letargo, dalla sua chiusura e se trova chi lo accoglie vi rimane e offre la sua gioia, altrimenti passa ad altri.

La storia è piena di accoglienze e rifiuti, di periodi in cui in un certo popolo si è sviluppato molto profondamente il cristianesimo, tanto da caratterizzare con i contenuti della fede e le verità del Vangelo tutta la vita della gente: le tradizioni, la cultura, gli stili di vita, i principi basilari della convivenza …

Insomma, la parola di Dio è una forza che travolge, ma lascia liberi: Se vi si oppone rifiuto Dio fa giungere ad altri la sua salvezza. 

Così capita che regioni cristianissime si sono imbarbarite e regioni pagane hanno accolto Gesù Cristo.

La domanda che ci dobbiamo fare è: noi, cristiani di queste nostre terre, stiamo vivendo o rifiutando la fede cristiana? Non è che Dio sarà costretto a stancarsi di noi occidentali, europei, che non lo teniamo più in considerazione? 

La quaresima è un tempo anche per queste domande grosse, ma che alla fine stabiliscono lo stile di ogni nostra esistenza. 

E … è bello cercare una risposta sapendo, però, che Dio non ci abbandona mai

13 Marzo 2020
+Domenico

Lazzaro ha un nome, il ricco no

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 16,29-31) dal Vangelo del Giorno (Lc 16,19-31)

<<Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi>>

Che cosa può aiutare l’uomo a capire che deve impostare la sua vita sull’eternità e non sulla caducità? Come si può insegnare saggezza a chi è sepolto nella superficialità e non vede oltre le proprie soddisfazioni materiali? Come perforare il quotidiano e vedervi dentro le tracce della vita piena, eterna, nelle braccia di Dio?

Esiste davvero un al di là o è la proiezione dei nostri desideri e delle nostre frustrazioni ? E’ possibile fare un “viaggio” in questo regno misterioso, per toccare con mano ciò che ci aspetta? Ma perché l’uomo deve sempre vagare in questo buio e in questa indeterminatezza?

E’ l’eterna domanda: Dio … esiste?

È un padre buono? Dove sta? Come possiamo incontrarlo?

C’è una giustizia a questo mondo? Chi ci fa da garante? 

La tentazione subdola è quella di pensare che per dare risposta alla nostra vita ne dobbiamo uscire; non ci basta quello che siamo, ma vogliamo il meraviglioso, il sorprendente, il miracolistico.

La nostra tendenza è sempre quella di non usare la nostra libertà, di cercare evidenze a basso prezzo; è la ricerca della verità a buon mercato, è rinunciare alla forza della nostra umanità che ha già in se la capacità di leggere con acutezza i segni della vita. 

La storia non è nelle mani dei furbi, dei potenti, degli influencer di ogni tipo, ma nelle mani di Dio, che ci aiuta sempre a tenercela in mano con Lui, con la sua Parola e con la sua grande misericordia. 

Il ricco sfondato, senza nome, di là sarà senza scorta e senza banca, il poveraccio, che almeno ha un nome, Lazzaro, che tutti scartavano, sarà nel seno di Abramo, dice il Vangelo.

Ma questa non è una fantasia o un pronostico, è la verità più consistente della nostra vita!

Proprio perché nell’eternità è Dio il centro e la pienezza, il regno di Dio è già descritto bene dalla Parola di Dio.

E questa a noi basta: chi non sa fidarsi della Parola di chi gli vuole bene, ha scritto nella sua coscienza l’affanno e la disperazione. 

Non abbiamo bisogno di fantasmi o di apparizioni per credere, ci basta la Parola del Signore, ci basta contemplare ogni giorno il Cristo morto e risorto.

E’ come nell’amore: la richiesta di un segno speciale, di una prova per avere la certezza dell’amore, distrugge l’amore, proprio perché lo mette nel circuito del possesso e non del dono.

E anche Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo, che nella sua strategia stravolgeva anche la Parola di Dio, per far prevalere la tentazione del potere.

La Parola di Dio invece nella sua semplicità ci garantisce che Dio non ci abbandona mai.

12 Marzo 2020
+Domenico
  

La croce è il libro su cui imparare a vivere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-19) dal Vangelo del Giorno (Mt 20,17-28)

<<Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà“>>.  

Ci sono delle verità talmente evidenti nella nostra coscienza che dovrebbero farci cambiare modo di vivere, progetti, desideri.

Esistono fatti che ogni giorno ti stanno a dimostrare che la vita ha un suo percorso obbligato di fronte al quale occorre prendere posizione; eppure la nostra superficialità trova tutte le strade per evitare il confronto, il rinsavimento.

Pensiamo per esempio alla morte: E’ una verità di una evidenza crudele e di un grado di certezza assoluto, eppure la si continua a “nascondere”.

Così è per la inutilità della guerra: la sua devastazione oltre ogni previsione, eppure la si continua a ritenere un mezzo adatto per risolvere i problemi, e ci si invischia sempre di più. 

E’ stato così anche per i discepoli di Gesù: Lui continuava a predire la sua fine tragica, a far puntare gli occhi sulla sua passione morte e risurrezione, invece loro pensavano ad altro, non la mettevano in conto nella loro sequela.

Quando capiteranno gli eventi resteranno impauriti e torneranno con fatica a scavare nella memoria.

Ora però sono presi ciascuno dal proprio problema: vedono davanti soltanto quello che darà loro gloria o prestigio, scambiano l’amicizia con Gesù per un privilegio umano, per una collocazione in un grado sociale più alto.  

Invece Gesù dice a loro, e ridice a noi, che Lui deve essere consegnato, deve patire, morire, deve passare attraverso l’esperienza del tradimento e dell’abbandono, anche se trionferà, alla fine, con la risurrezione.

Non si può mai guardare a Gesù senza aver davanti questa decisiva verità: il maestro è chiamato  al crogiuolo del dolore come segno del massimo amore che vuol offrire all’umanità. 

Il Vangelo non è un piedistallo, una poltrona comoda: Il vero potere per Gesù è bere il calice che lui sta per bere, è l’Eucarestia, questo pane spezzato, questo vino versato, il dono totale di sé per amore. 

Quella croce è il libro su cui imparare a vivere da cristiani: non per niente i grandi santi stavano ore e ore a contemplare il Crocifisso.

E’ l’unica possibilità che ci è data di vedere oltre, di sperare che la pienezza della vita c’è, ma non è qui.

E’ la chiave interpretativa di tutta la nostra vicenda umana.

E’ l’invito ad alzare lo sguardo a colui che hanno trafitto e a non abbassare mai la guardia, a non vivere di rimedi o di solitudini, ma di verità e di solidarietà con chi si è fatto mettere in croce. 

Quel Crocifisso è il segno che Dio non ci abbandona mai

11 Marzo 2020
+Domenico

L’unico privilegio del cristiano: servire

Una riflessione sul Vangelo Secondo Matteo (Mt 23,11-12) dal Vangelo del Giorno (Mt 23,1-12) 

<<Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.>> 

Sembra una condanna da cui non si può facilmente sfuggire quella di dedicarsi con generosità ai poveri, ai giovani, a far del bene … e finire miseramente per farsi servire da coloro per i quali abbiamo dato la vita.

Si comincia con l’accoglienza, con un impegno che costa fatica e che non è spesso riconosciuto, con la dedizione senza orari, poi a un certo punto si insinua l’abitudine: si procede un po’ automaticamente e ci si trova non più a servire, ma a controllare, a imporre, a togliere libertà di espressione.  

Capita forse lo stesso anche in casa con i figli: si passa dalla dedizione più generosa come è il dare la vita, il far crescere, il non risparmiarsi per ogni bisogno a diventare ingombranti, incapaci di dare autonomia, col legare a sé anziché lanciare nella vita le persone.

I passi sono spesso impercettibili, ma alla fine diventano un piccolo “sequestro biologico”: E’ la tentazione anche di tanti uomini di Chiesa, che da entusiasti servitori possiamo diventare importanti, e da importanti diventano persone  non più dedicate a un amore disinteressato.

Il servizio può spesso portare ad assumere responsabilità, a salire quindi anche posti di prestigio: Le responsabilità vengono riconosciute da collocazioni nella gerarchia, e il gioco è fatto.

Se uno non ha niente in testa arriva a credere di essere lui il centro e non più il Signore che serve nelle persone a lui affidate: Per questo spesso nelle nostre comunità c’è corsa di più ai posti anziché ai servizi.  

Era così ai tempi di Gesù, ed è così anche oggi, con una aggravante: che il nostro maestro e Signore Gesù, ci ha dato sempre un esempio deciso, chiaro, pagato sulla pelle del vivere sempre da servo.

Anzi, è morto sulla croce proprio come il servo sofferente.

Lui ci ricorda che non dobbiamo amare nessun primo posto, non dobbiamo fare i “pavoni”, ma tenere bene in mente che ”il più grande di voi sarà vostro servo”. 

E’ allora alzando lo sguardo a Lui che possiamo purificare sempre le nostre intenzioni, tornare sempre all’incandescenza delle decisioni di autentico servizio che ci hanno fatto compiere i primi passi generosi e affidare a Dio la volontà di perseverare, perché Dio, anche in questo, non ci abbandona mai.

10 Marzo 2020
+Domenico
  

La gioia di bucare il cielo almeno qualche volta

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-2) dal Vangelo del giorno (Mt 17, 1-9)

<<Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.>>  

È da un po’ di giorni che non riesci a vedere il fondo.

Sembra che tutto si accanisca su di te.

Posso avere pazienza di fronte a chi da sempre mi avversa, mi fa dispetti, gode nel vedermi soffrire … ma spesso mi sembra che anche Dio mi abbia abbandonato: mi sembra di essere stato proprio “scaricato”, non trovo più gusto nella vita e la preghiera assomiglia più a un’illusione che a una forza.

La mia vita sarà sempre in salita…

È vero che si dice che nel buio della vita c’è  sempre una luce per tutti, ma dove è questa luce? Siamo lasciati in questa esistenza ad arrangiarci da soli? O trovare appigli oggi che diventano delusioni domani?  

Non erano forse giunti ancora a questo punto gli Apostoli, ma dopo la generosa risposta alla chiamata di Gesù, dopo aver lasciato tutto per avventurarsi con Lui per le strade della Palestina, speravano di poter cominciare a portare a casa qualcosa.

Pietro: hai lasciato azienda, moglie e figli, per correre dietro a questo Gesù come un adolescente; Ma ti rendi conto che a parte un po’ di notorietà, non concludi niente?

Non ti accorgi che invece attorno a Gesù  si comincia a stringere il cerchio della gente che lo vuol far fuori?

Tu, Giovanni, sei giovane: a te piacciono le avventure, non devi rendere conto a nessuno del tempo che butti, ma questo Gesù ti sembra all’altezza dei tuoi ideali, del tuo entusiasmo, della tua voglia di vivere?

Già altri come te, hanno girato i tacchi e se ne sono andati.  

Sono le storie delle nostre vite, le domande della nostra fede, le prove di libertà che ognuno deve affrontare.

Il credente sa che … un Amore misterioso dirige la storia, anche quando gli eventi sembrano mostrare il contrario!

I nostri occhi sono miopi, le nostre menti non hanno la lucidità necessaria per capire il disegno di Dio nella nostra storia.

Soltanto la fede ci permette intravederlo …

E Gesù prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto e si trasfigurò davanti a loro: si è dato a vedere per il Signore che egli è.

Non han parole per esprimere l’esperienza sconvolgente che fanno di Lui: «È bello per noi stare qui».

Questo è il mio Figlio amatissimo

Non dobbiamo anche noi trovarci degli spazi di contemplazione, di dialogo “a tu per tu” con il Signore?

Esistono nella vita umana e cristiana sempre squarci di luce: può essere una assemblea di preghiera particolarmente sentita, la visita coinvolgente a un santuario, l’incontro con un “testimone della fede” che ce la comunica con la forza della sua esistenza …

La quaresima può essere questo Tabor per noi, perché in essa incontriamo i poveri e contempliamo Gesù, incontriamo ammalati e in essi vediamo il volto di Gesù, facciamo la via Crucis e seguiamo Gesù oppure ci lasciamo incantare dall’adorazione del Risorto. 

Torneranno ancora dubbi e prove, certo: proprio a questi tre si appesantiranno gli occhi e le vite nel momento della prova del Getsemani, ma Lui è il Signore.

C’è una comunità cristiana che aiuta noi gente dalle infinite debolezze e illusioni nel trasfigurarsi in speranza? 

8 Marzo 2020
+Domenico

Dio non ha nessun nemico e così il cristiano

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 43-46) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 43-48)

<<Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?>>

Viviamo in un tempo in cui si moltiplicano i “nemici”.

Sarà il terrorismo, saranno le battaglie ideologiche, sarà la fragilità della nostra umanità, ma oggi sembra che l’arte principale sia quella di individuare i nemici e trovare tutte le motivazioni possibili per scatenare una guerra che li annienti.

Si ricorre anche alla “guerra di religione”: Si inventano guerre “sante” per dare la stura a tutto l’odio che cova tra uomo e uomo.  

L’amore ai nemici invece è l’essenza del cristianesimo: Dio non ha nessun nemico, per lui siamo tutti figli.

Quel Cristo crocifisso e immolato sulla croce era stato visto come il nemico numero uno di Dio ed era ed è il suo amatissimo Figlio.

Per rendere lode a Dio, lo hanno ammazzato.

Aberrazione dell’umanità non solo contro di lui, ma quando lo stesso lo si fa per un qualsiasi uomo, per una creatura che è sempre figlio di Dio. 

Non si tratta di … sforzi psicologici per mantenere la calma di fronte alle offese o una sufficiente capacità di autocontrollo per non lasciarsi coinvolgere in liti assurde, ma di un modo nuovo di pensare, di mettersi di fronte all’umanità con lo Spirito del Signore. 

Abbiamo bisogno di immergerci nella infinità e gratuità dell’amore di Dio per tutti gli uomini per cancellare dal nostro vocabolario la parola “nemico”.

E’ un continuo e costante esercizio di contemplazione del suo volto nel volto dell’uomo, della sua presenza in ogni vita che Lui ha fatto nascere.

Dio non potrà mai ordinare di uccidere.

Chi uccide in nome di Dio si è costruito una “ideologia funzionale” a disegni di potere e trova utile, e molto comodo, e molto promettente, strumentalizzare la fede di gente esasperata dalle ingiustizie o montata ad arte con l’odio per praticare operazioni puramente strategiche, sicuramente non religiose. 

L’amore al nemico non toglie che ci siano leggi che aiutano il rispetto, che controllano i comportamenti errati e definiscono diritti e doveri, pene e riabilitazioni, giustizia nei rapporti interpersonali e sociali, ma tutto questo lavoro ha bisogno assolutamente di un colpo d’ala, che è appunto l’amore verso i nemici. 

I martiri cristiani hanno sempre saputo perdonare e dare la vita per dei fratelli che li uccidevano, che non hanno mai ritenuto nemici.

Questo dai ragazzi agli anziani ultraottantenni che venivano ammazzati e fatti martiri. 

Questo amore non è opera nostra, ma di quel Dio che non ci abbandona mai.

7 Marzo 2020
+Domenico
 

Trovate sempre belle le vostre tradizioni … ma io vi dico

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 20-22) dal Vangelo del Giorno (Mt 5, 20-26)

<<Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.>>  

I rapporti tra di noi spesso sono senza un minimo di gentilezza, di rispetto, di accoglienza reciproca: sono i toni della vita di relazione in famiglia, tra gli amici, a scuola o sul lavoro, spesso nella politica o nel mondo degli affari.

Tante persone sono sempre in lite: Liti verbali, si dice, ma sicuramente di rapporti tra di noi avvelenati si tratta.

Non è questione di galateo, anche se un po’ di educazione non guasterebbe, ma di dignità delle persone: E’ sempre violenza che si scatena e che pone le basi per una impossibilità di convivenza pacifica.  

Il discorso della montagna, invece, parte da un altro punto di vista: non sta a vedere quali sono i comportamenti essenziali per poter sopravvivere in rapporti “passabili”, ma ci dice che siamo tutti figli di Dio, che il nostro ideale è la perfezione di Dio Padre.

Per questo l’ira con il proprio fratello è un omicidio del cuore.

Se l’altro è il nemico da abbattere, non è più un fratello e quindi io non sono più figlio.

Il disprezzo è già l’uccisione dell’altro; descrivermi l’altro dentro di me come non degno di vivere è già prepararne la morte.

Fanno così tutte le campagne che vogliono accreditare la guerra: inventano delitti orribili, nefandezze, stragi, avvelenamenti … che il nemico dovrebbe aver fatto così che si è autorizzati a uccidere; Descrivono l’altro, il fratello come un assassino, un “senza cuore”, un ingiusto per poter avere il diritto di ammazzarlo. 

Ma l’altro è sempre un fratello, è sempre un figlio di Dio come me.

Per vivere da fratelli occorre fare un salto di qualità nei rapporti: è necessario passare dalla sopportazione o dallo stare “appena assieme”, all’amore, e Gesù nel vangelo si propone con grande autorità: Qui si vede che è il Figlio di Dio, non un profeta qualunque.

Gesù si esprime come un legislatore della nuova legge: <<Avete sentito che fu detto … ma io vi dico>>. 

Un profeta non si poteva permettere di parlare in prima persona, doveva sempre e solo riecheggiare nei suoi discorsi la Parola scritta, o se non altro il parere dei più grandi interpreti di essa: era un “mandato” che trasmetteva.

Invece Gesù è l’inviato, il Cristo che ha la stessa autorità di Dio.

Questa sarà la grande accusa per farlo morire, ma questa è la consolante verità che ci consegna Gesù come il Figlio dell’eterno Padre, il Salvatore, il Dio che non ci abbandona mai.   

6 Marzo 2020
+Domenico

La paternità di Dio non viene mai meno

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7, 11) dal Vangelo del Giorno (Mt 7, 7-12)

<<Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!>>

Chiedere sta diventando l’arte di far diventare l’oggetto della richiesta un progetto: Molti giovani si stanno specializzando nel costruire il proprio curriculum perché il lavoro è talmente precario che occorre continuamente girare a chiederlo.

All’inizio si parte tentando il colpo di fortuna, non sai nemmeno tu quello che vuoi, e qualche volta ti va bene … poi se non sei soddisfatto ritenti di nuovo, hai affinato la tua ricerca, ti si sono chiariti i gusti e soprattutto la capacità professionale e il desiderio di realizzarti in un certo modo.

Così a mano a mano che chiedi, chiarisci a te stesso che cosa vuoi fare, che cosa ti è necessario, chi vuoi essere.  

E’ così anche con il Signore.

Il Signore conosce già molto bene quello di cui abbiamo bisogno, solo che noi invece siamo abbagliati da chimere, o siamo scoraggiati e rinchiusi in noi stessi; abbiamo perso e spento i desideri, abbiamo messo la sordina sulla nostra progettualità, viviamo a caso … crediamo che la vita sia un “terno di fortuna”.

Invece Dio è contento di fare da “partner” nella costruzione del nostro futuro: <<Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto>>.

Chiedere, bussare, pregare, non sono verbi di umiliazione e di passività, ma di desiderio e di progettualità. 

In pratica è come se dicessi: Signore io ho un progetto che dà senso alla mia vita,  te lo metto nelle mani; desidero che sia tu il custode del mio progetto.

Questa preghiera suppone che io sia disponibile a tutti i cambiamenti che il Signore potrà introdurre nel mio progetto. 

E Dio non manca all’appuntamento.

La sua paternità è già scritta nelle nostre; non dà sassi al posto del pane né scorpioni al posto dei pesci; non ci inganna, non ci sconvolge la vita se non per il meglio per noi e per la nostra felicità.

Abbiamo almeno la delicatezza di mettere nel suo cuore quello che, da sempre, di buono ha seminato nei nostri.  

Purtroppo tanti ragazzi oggi non possono contare su un papà che li ama, o su una madre che si sacrifica per loro, anche se moltissimi papà e mamme sono l’immagine della bontà di Dio.

Se guardiamo a queste immagini ci aiutiamo gli uni gli altri ad aprire la nostra fiducia nel Signore, ad affidargli con serenità la nostra vita, a vederlo sempre paterno e a braccia aperte per noi.

Se c’è una immagine assoluta che Gesù ha voluto far passare lungo tutta la sua vita è proprio stata l’immagine di Dio come Padre, l’immagine di un papà, perchè così ci ha insegnato a chiamarlo.

Dio è un Padre stravede per noi, e non ci abbandona mai

5 Marzo 2020
+Domenico

O Signore, per noi sei proprio un Papà

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 7-15)

La preghiera è un atteggiamento tipico di ogni uomo: Ciascuno di noi prega qualche volta nella vita.

E’ una reazione spontanea a un momento di dolore, un canto per un momento di gioia: insomma, sentiamo che la vita non ce la siamo data noi, il mondo non è opera nostra; ci sentiamo “regalati” in ogni momento.

Chi pensa al caso forse può fare a meno di pregare … allora si affida spesso alla scaramanzia, alla magia, alla fortuna, a un caso benevolo, che non osa pensare come un papà, perché gli sembra una “debolezza razionale”.

Gesù pregava molto e passava notti in dialogo con Dio.

Faceva impressione ai suoi discepoli vederlo assorto e beato in Dio, nelle notti di luna, come sarà quella del Getsemani, nelle sere estive, quando stanchi venivano invitati a stare con lui … tanto che gli hanno chiesto: “Tutti gli uomini che hanno seguito un maestro, un profeta, una figura che a loro rappresentava il Signore, hanno insegnato preghiere, perché noi dobbiamo farne a meno? insegnaci a pregare!”

E ne è nata una preghiera che ogni cristiano ha imparato e che a fior di labbra ogni tanto diciamo.

Padre nostro, né solo mio, né solo tuo, ma di tutti noi che viviamo su questa terra, di quelli che ci hanno preceduto e che ci seguiranno.

Per noi sei un papà.

Ci sentiamo bisognosi di essere sorretti dalle tue braccia forti e amorose, ci possiamo perdere, ma vogliamo essere sicuri che fuori dalle tue braccia non cadremo mai.

Abbiamo un padre e una madre che Tu ci hai regalato, ci sostengono nella vita, ci accompagnano, ma poi ci devono lasciare soli.

Anche noi diventiamo padri e madri a nostra volta, facciamo fatica ad esserlo sempre come vuoi Tu, per questo delle Tue braccia solide abbiamo sempre bisogno.

Sappiamo di stare a cuore a Te, sappiamo che non ci abbandoni, anche quando non riusciamo a capire che cosa ci capita nella vita, quando siamo provati da sofferenze che pensiamo ingiuste e inutili, insopportabili e esagerate.

Ma sappiamo che anche Tu da Padre hai visto soffrire tuo figlio e non lo hai abbandonato: lo hai sorretto e gli hai dato la risurrezione, gli hai regalato una vita piena, inimmaginabile, la vita che vuoi dare anche a tutti noi.

Non conosciamo la Tua Volontà: Tu reggi il mondo, Tu non sei amato da tutti, molti ti odiano e ti offendono, ma sappiamo che Tu vuoi a tutti solo bene e la Tua volontà è sempre e solo amore nei nostri confronti, anche se non riusciamo a capirla e a viverla, e vorremmo che questa sia sempre fatta.

Siamo sempre in attesa del Tuo regno, di un mondo nuovo, e la nostra vita è molto “terra-terra”, concreta: ogni giorno dobbiamo mangiare, vivere in luoghi di pace, in case che ci fanno da tenda, in cui ciascuno può trovare un pane; dacci la gioia di costruire assieme a Te questo regno che Tu ci regali oltre ogni nostro merito.

Spesso ti tradiamo, fuggiamo, da Te: Tu non ci lasciare nel nostro male, ma rialzaci sempre e anche noi ci daremo da fare per chi, per fragilità o per ostilità, ti vuol dimenticare.

Tu tienici sempre come tuoi figli, noi ci fidiamo di Te, perché Tu non ci abbandoni mai, in nessuna tentazione che la vita ci costruisce e con la quale ci alletta.

3 Marzo 2020
+Domenico

Farsi carico della vita dell’altro

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 25,37-40)

<<Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?” Rispondendo, il re dirà loro: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me >>

La vita cristiana, di fronte a Dio, esige sempre consapevolezza del bisogno del suo perdono: Questo bisogno non è una fiction in cui i cristiani possono giocare a mettersi la maschera della contrizione, del digiuno.

La visione del giudizio finale di Matteo, che ben si colloca nel ricordo dei defunti, ci toglie ogni illusione di recitare “commedie”.

Alla fine del mondo, l’esame di coscienza e di laurea  per il paradiso sarà di tutt’altro tipo.  

Le domande risolutive saranno molto semplici: “Che avete fatto al povero che petulante bussa alla vostra porta? all’handicappato che non può salire nessuna scala? Che avete fatto al carcerato che aspetta che gli si venga data una pena certa e una possibilità di riabilitazione? all’immigrato che è venuto a chiederti alloggio o un lavoro? e al demente che viene accollato, solo, sulle spalle dei suoi vecchi genitori?” 

Abbiamo mandato assegni alla caritas, abbiamo fatto petizioni in comune, abbiamo fatto manifestazioni in piazza, abbiamo dato quattro soldi per levarceli di torno, abbiamo fatto lavare i vetri ai semafori … 

Ero Io, in quel povero, in quel demente, in quell’immigrato, in quel carcerato…  Mi hai guardato negli occhi? mi hai degnato di un sentimento di amore o hai provato solo pietà … e magari distacco? 

In giornate come oggi, in cui il pensiero e il passo si fanno riflessione  occorre avere il coraggio di guardarsi in faccia e riconoscere in ciascuno il volto di Gesù.

Fare la carità, oggi, ma è sempre stato così, non è facile: occorre farsi carico della vita dell’altro, anche negando il denaro che non risolve nessun problema, offrendo la canna per imparare a pescare e non il pesce, aiutando a trovare lavoro perché ciascuno si costruisca il suo futuro, offrendo un microcredito, magari, che possa ridare fiato al momento sfavorevole.

Molta povertà è solo frutto di inedia, di forze inoccupate e orientate all’ozio e quindi al vizio.  

Come fanno questi poveri a capire che Dio non li abbandona?

Solo se troveranno persone che vedranno in loro il volto di suo figlio e lo metteranno al centro della loro esistenza.

Ricordate il Vangelo di Matteo: <<Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato in carcere e siete venuti a trovarmi>>

insomma, ero io che facevo la fila alla caritas, ma mi sono trovato accolto nel caldo di una famiglia, che tu mi hai proposto. 

2 Marzo 2020
+Domenico