Il tuo progetto è il mio progetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,20-21) dal Vangelo del giorno (Mt 1,18-24)

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Audio della riflessione

Ciascuno nella vita si fa i suoi progetti, immagina come vivrà il suo futuro, quali strade percorrere, chi scegliere come compagno o compagnia nella vita, quale professione intraprendere, soprattutto oggi che si hanno davanti tante opportunità di scelta e si hanno pochi vincoli dovuti ai genitori o agli adulti … non è più il papà o la mamma che scelgono per i figli chi sposare, che mestiere fare, quale strada scegliere nella vita: si è talmente liberi, che si fa fatica a districarsi in questo eccesso di opportunità, a dirimere il bene dal male, a non lasciarsi infatuare dalle pubblicità o dai desideri del momento.

Alla meta intravista si orientano tutte le energie: sul futuro si fanno sogni, ci si entusiasma, si organizza l’esistenza e ci si attrezza al meglio.

Un futuro chiaro, già definito, bello, semplice e impegnativo, dolce e delicato se lo immaginava e già lo anticipava nella sua vita un giovane di Nazareth, Giuseppe: aveva scelto Maria come compagna della sua vita, per realizzare i suoi sogni, per dare al cuore la capacità di esprimere il massimo del dono di sé.

Maria era sua promessa sposa: era già non solo nei pensieri e nei progetti, ma nell’imminenza della decisione di vivere assieme, di condividere i momenti di tutta la vita, i sentimenti, i pensieri e le preoccupazioni, lo scambio degli affetti e dell’intimità dell’amore … ma Prima che andassero a vivere insieme – dice il Vangelo – Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

A Giuseppe si infrangono tutti i sogni, il suo progetto trova un ostacolo insormontabile per la dignità della sua esistenza e per l’amore assoluto con cui la voleva vivere: non capisce, non dubita minimamente di Maria, lui è giusto, non sospettoso, ama e non vuole ferire. Non lo sfiora neanche lontanamente un dubbio su Maria, ma gli si lacera il cuore. Gli crolla tutto il suo progetto. Non riesce a darsene una ragione, non si abbassa a mettere in campo avvocati o leggi o tantomeno l’opinione pubblica … e mentre conosce la sconfitta umana dei suoi progetti, quando il suo cuore è stato svuotato dell’ultimo sentimento, nella sua coscienza, che è dialogo intimo con Dio, dichiara il massimo di adesione a Dio, scritta nella sua onestà.

E Dio si dà a vedere, gli si comunica, gli dà forza, gli dice quel “non temere”, non aver paura, che tanta forza dona a chi si affida al Signore: “Metti il tuo progetto nel mio, fai da padre a mio figlio, all’atteso delle genti. Avrà bisogno di crescere forte, di portare il dolore del mondo, avrà bisogno di imparare da una famiglia tutta la ricchezza di sentimenti che l’amore umano può esprimere, prendi con te Maria”.

E Giuseppe dice: “il tuo progetto è il mio progetto”, fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, e divenne speranza per ogni sogno, per ogni famiglia, per ogni uomo che ama il Signore. Ma questa speranza dove la trovo?

18 Dicembre 2021
+Domenico

Si è mescolato a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Mateo (Mt 1,1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 1,1-17)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram …

Audio della riflessione

Ognuno di noi ha fisionomia, carattere, modo di comportarsi che riassumono le generazioni che lo hanno preceduto: infatti quando nasce un bambino, tutti lo guardano con curiosità e tentano di scorgere nei suoi lineamenti il naso del papà, le labbra della mamma, le tempie del nonno, il modo di sorridere della zia… in questo nuovo volto si concentrano i volti, le fattezze, i tratti dei volti delle generazioni che lo hanno preceduto. Questo è vero anche per il carattere, per il modo di reagire, di affrontare i problemi: nella stessa famiglia si vede che un figlio è calmo come lo zio, un altro ha scatti di impazienza come il nonno, un terzo è deciso come la nonna…

Anche Gesù è nato in un popolo, ha concentrato in sé le caratteristiche somatiche, di carattere, di modo di guardare la vita tipiche del popolo di Israele: è il punto di arrivo di una lunga catena di antenati che hanno dato la vita ai suoi nonni, fino ad arrivare a Maria… e la cosa sorprendente è che in questa catena non ci sono tutti stinchi di santo, ci sono anche violenti, peccatori, irregolari, inadempienti alla legge di Dio.

Il vangelo di Matteo presenta questa genealogia verace, un insieme di nomi ebraici che facciamo fatica anche a leggere, che mescola a santi ed eroi, delinquenti e bestemmiatori: è proprio vero che Dio, facendosi uomo, si è fatto carico di tutta la nostra umanità.

E anche oggi se viene Natale, Dio non si schifa di prendere su di sé i tratti delle nostre cattiverie, la nostra umanità ferita, le gravi responsabilità degli strateghi del terrore, gli stenti di chi ha fame e l’ingordigia di chi li affama, il desiderio innocente dei giovani che si aprono alla vita e le trame degli sfruttatori che distruggono l’innocenza.

Dio sa di che cosa è fatto l’uomo, ed è proprio dall’interno della sua vita vuol far nascere speranza, vuole aiutare a ritrovare forze che si ritengono perdute.

Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati da qualcuno, di non essere lasciati soli, di essere aiutati dal di dentro. Ecco, Natale è avere la certezza che la nostra umanità, con tutte le sue luci e le sue ombre, viene continuamente abitata da Dio e può sperare ogni giorno in un futuro di gioia e di serenità, di salvezza e di pace.

Ma dove trovo questa speranza?

17 Dicembre 2021
+Domenico

E’ sempre e solo Dio che ci fa buoni e santi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,31-32) dal Vangelo del giorno (Mt 21,28-32)

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

C’è una assuefazione alle cose belle della vita da cui dobbiamo sempre salvarci: ti verrebbe quasi da dire che occorre vivere di più nel desiderio piuttosto che nel pacifico possesso per poter dare alla vita maggiore verità e felicità.

Lo dicono molti: ho incontrato ragazzi senza niente, allo stato brado … li ho aiutati a capire qualcosa di bello, e si sono lanciati in un percorso di conquista che non ferma più nessuno.

Ho invece fatto le stesse proposte ai nostri, non li ho smossi di un centimetro. Anche questo è un altro tormentone quotidiano: chi non ha niente viene acceso da un ideale, chi ha tutto si siede e si spegne …. è così il giovane, è così l’adulto, è così l’anziano: non c’è età che tenga.

Forse allora è ancora lo stile di base dell’esistenza che conta: è importante vedere se la vita la pensi come un possesso o come una continua accoglienza di un dono.

L’esperienza più tragica è quella dell’amore: due si cercano, si chiamano, si desiderano, costruiscono ideali comuni, si orientano a una meta, fanno pure anni di convivenza per “far le prove”, si sposano e dopo pochissimo tempo si sentono seduti, ciascuno dei due, sui sentimenti e sulla vita dell’altro, si schiacciano a vicenda. Hanno smesso di cercarsi, di sentirsi bisognosi l’uno dall’altra, di conquistarsi … si sono dati subito per scontati.

La vita non è così: non è dubbio metodico, ansia continua, incertezza programmata, ma è offerta di sé incondizionata da colorare ogni giorno di dono e di attesa, di rischio e di sorpresa.

È così anche per la vita di fede: la fede non è mai un possesso, ma un dono da invocare e da accogliere; non è un piedistallo per giudicare gli altri, ma dono da accogliere e offrire umilmente; non è uno Stato sociale, ma una tensione ideale.

I pubblicani, cioè i delinquenti, i profittatori, la feccia dell’umanità, le prostitute, vi precedono nel regno dei cieli, dice Gesù ai benpensanti. Non è che lo dirà anche a noi nella notte di Natale in chiesa o davanti a qualche presepio?

Abbiamo la speranza di poterci convertire e tornare alla saggezza di una fede umile, di una accoglienza senza pretese e con il cuore largo.

San Giovanni della Croce, che oggi festeggiamo, consigliava di ricordare che tutte le cose che ci accadono, di bene o di male, vengono da Dio, affinché nel primo caso non ci insuperbiamo, nel bene, e nel secondo, nel male, non ci scoraggiamo.

14 Dicembre 2021
+Domenico

Oggi credere è una scelta, una risposta non una tradizione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 21,23-27)

«… Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Audio della riflessione

Una delle cose più difficili da fare, oggi, è quella di decidersi, di scegliere, di capire da che parte stare: si può passare tempo a valutare, a vedere i pro e i contro, ma poi occorre decidere.

Fanno fatica i giovani che si trovano davanti alla vita come davanti alla tivù con il telecomando … molti programmi, uno sguardo di qua, uno di là … ci si ferma un poco su un programma, se ne tenta un altro, si torna indietro e alla fine si è affogati nel mare delle possibilità, senza aver fatto una minima scelta.

È così nello shopping … anche se oggi, per l’incertezza economica, per la complicazione della pandemia, lavora di più il pomo di Adamo nel deglutire l’impossibilità che l’imbarazzo della scelta.

È così nella vita affettiva, nella scelta degli studi: siamo deboli nella decisione … e Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Lui che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita alla vostra esperienza religiosa, che sembra ammuffita?”.

È un discorso che va dritto anche al nostro essere: andare a messa a Natale, intenerirsi davanti al presepio, lasciarsi commuovere da atmosfere natalizie è partecipazione a un evento che ci cambia la vita o è adattamento alle buone maniere, uno scotto da pagare a ricordi dell’infanzia?

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo una barca, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo tante … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente.

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione: navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma sempre al ribasso. Sperare è il contrario del vivere di rimedi, è orientarsi in una direzione. Ci stiamo esercitando in questa ricerca di direzione per dare gambe alla speranza?

Santa Lucia, la vergine siracusana, che tutti oggi veneriamo, aveva una vista lunga e noi la invochiamo soprattutto per la vista della fede, che ci permette di camminare sicuri verso mete alte.

13 Dicembre 2021
+Domenico

La vittoria sul male è sicura, a noi deciderci di accoglierla

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,12) dal Vangelo del giorno (Mt 17,10-13)

«… ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Qualcuno dovrà spiegarci perché nella vita chi fa del bene deve sempre soffrire e pagare, perché ci si accanisce contro di lui, perché prima o poi debba vedersi contro qualcuno … non si tratta di un vittimismo di maniera, di quella convinzione di sentirsi sempre perseguitati, perché troviamo giusto difficoltà a realizzare ciò che pensiamo, ma di una oscura lotta del male contro il bene.

La nostra fede cristiana non accetta che nel mondo ci siano due principi: quello del bene e quello del male che si combattono uno contro l’altro. Da una parte il bene, Dio, dall’altra il male, Satana, in perenne lotta tra di loro, a farsi dispetti, ad alternarsi alla guida del mondo: è una concezione della vita molto pagana, tipica degli dèi dell’Olimpo, di concezioni sacrali del mondo.

Noi non siamo le vittime di una lotta tra il principio del bene e il principio del male: per la fede cristiana esiste solo Dio come principio superiore di tutto. Satana è una creatura decaduta che non può niente contro Dio, ne è stato sconfitto.

Non siamo in balia di forze misteriose che ci rubano la vita: la vita la possiamo buttare solo noi! Nel mistero del male ci sta la nostra libertà: siamo noi che non scegliamo bene, che ci lasciamo incantare, che di fronte al bene opponiamo la comodità, l’egoismo, l’interesse … e questo si scatena contro ogni tentativo di scalfirne il dominio.

Non è vero che chi fa il bene sia innocuo: chi fa il bene intacca sempre il potere dell’egoismo e chi ha impostato la vita solo per sé, per i suoi interessi lo elimina.

Così è stato di Giovanni il battezzatore, e così sarà di Gesù più tardi, dopo che ne avrà preso il posto nella società ebraica di allora: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.

Non c’è speranza allora per chi vuol vivere bene?

Assolutamente sì, perché Gesù è proprio venuto a dimostrare che si possono spuntare le frecce della morte con la fiducia in Dio. La speranza è sempre sostenuta da una certezza: dall’amore del Signore, dal suo disegno cui chiama ogni creatura, libera di rispondere e di accoglierlo.

Lui ha vinto il mondo tramite il dono dell’amore di suo Figlio Gesù, che noi vigilanti, vogliamo sempre incontrare e … decidere di stare dalla sua parte.

L’avvento ne è un momento fondamentale … per stare dalla sua parte.

11 Dicembre 2021
+Domenico

Signore dacci la forza di scegliere sempre il bene

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,18-19) dal Vangelo del giorno (Mt 11,16-19)

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Audio della riflessione

Ci sono giornate in cui ci si mette tutto di traverso: non te ne va bene una … disperato, ti rifugi nell’oroscopo, e così aumenta l’illusione e, a tempo giusto, la depressione … ma ci sono giornate, e sono le peggiori, in cui sei tu che hai sempre una scusa pronta di fronte a tutto e a tutti, perché vuoi stare nella tua comodità: fingi di cercare qualcosa che vale per la tua vita, ma applichi a tutto ciò che ti mettono davanti e a tutti i risultati delle tue ricerche un netto rifiuto.

Esiste un torpore della vita, un egoismo camuffato da serietà, un immobilismo conservatore delle proprie posizioni e dei propri privilegi, che sa spegnere ogni entusiasmo … mi immagino un papà di fronte a un figlio: non c’è nessuna proposta che lo smuove, ma mi immagino anche un giovane di fronte a qualche prospettiva di lasciare il branco, di prendersi in mano la vita, di darle una svolta di autenticità … niente: “il mio pub, la mia latta con cui scarrozzo per tutti i centri commerciali i miei amici, le mie abitudini piccole, piccole … io sto bene così”.

A Gesù capitava spesso di trovarsi di fronte a muri di gomma, a gente incapace di spostarsi di una virgola, incapace di dare slancio alla propria vita. Prima di Lui calcava la scena Giovanni: un fustigatore di costumi, un uomo rude, scomodo, provocatore.

“Figurati se io mi lascio incantare da questo spiritato! Non fa ‘l fanatico!”

Arriva Gesù: la dolcezza in persona, l’uomo di compagnia che non crea distanze né col buono, né col delinquente … “Per chi mi hai preso? Per un sentimentale? Ci vuole altro per me nella vita!” … e anche di fronte a Gesù ha trovato la scusa per farsi sempre e solo i fatti suoi.

E rimani solo nel tuo brodo, nelle tue false sicurezze, nella tua mediocrità felice e la vita ti si spegne ora lentamente, ora in fretta come una sigaretta che fumi sulla porta di casa: decidi una vita senza speranza.

Chi invece è capace di scegliere, viene subito sostenuto da quello che fa: la speranza non è mai senza concretezza, i fatti la dimostrano.

Maria, nella santa casa che veneriamo a Loreto, ha dato gambe alla speranza più grande e più vera: ha detto di si all’angelo che le proponeva a nome di Dio di diventare la mamma di Gesù.

“Sia fatta la volontà di Dio, sono pronta, quel poco che sono è tutto suo, il Signore Iddio me ne renderà capace”.

Fossimo capaci anche noi di deciderci sempre per il massimo bene che Dio vuole per noi e per tutta l’umanità!

10 Dicembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio è ancora nelle nostre attese

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-11) dal Vangelo del giorno (Mt 11,11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.».

Audio della riflessione

Quanto tempo della nostra vita si trascorre nell’attesa! Si attende il treno al mattino per andare a lavorare, si attende l’amico o l’amica per trovare compagnia, si attende l’innamorato per raccontare e gioire, si attende la visita del medico per calmare l’ansia, si attende lo stipendio alla fine del mese, quando ormai non si ha più niente … si attende il figlio che non torna la notte, si attende il marito che torna dal lavoro; attende la famiglia tempi migliori, attende la società un governo di giustizia, attendono i popoli la pace sospirata … e attendeva il popolo di Israele la salvezza, il giusto, la pienezza dei tempi, il mondo nuovo, la fine della prigionia.

“Pioggia mandaci il giusto, rugiada fa nascere il salvatore”.

E finalmente il tempo si compie: nel deserto si alza una voce, appare una figura ieratica che non ha paura di sferzare la gente e di provocare la coscienza.

In questo nostro tempo sta capitando qualcosa di inaudito, di completamente nuovo, di grande nel mondo: Dio vuol tornare ad essere speranza per tutti, gioia e consolazione dei poveri, giustizia per i molti diseredati, salvezza per i nostri innumerevoli peccati! Dio vuol venire ad abitare su questa terra!

Questa è la notizia sconvolgente che deve farci accapponare la pelle … ma vi rendete conto? Dio non è più l’irraggiungibile, colui che non si può nominare, ma viene ad abitare in mezzo a noi.

E Che umanità gli presentiamo?

Con le nostre vite di oggi lo sappiamo individuare o immersi come siamo nei nostri loschi affari o nelle nostre mediocrità non ci accorgeremo nemmeno? C’è da cambiare testa se vogliamo riuscire a capire quello che Dio ci dona. “È l’annuncio che l’attesa è finita. È nato un nuovo mondo. Per questo Giovanni è un grande, proprio perché chiude una attesa e apre all’infinito di Dio. Nel regno dei cieli il centro sarà Gesù, tutti gli altri che lo hanno preceduto non potranno essere che minimi. Ma proprio perché c’è Gesù, anche il più piccolo dopo di Lui è figlio di Dio, non è battezzato solo con acqua, ma sarà abitato dallo Spirito Santo.

L’attesa che si compie è vita radicalmente nuova, insperata, oltre ogni nostra possibilità e immaginazione. La Nuova Alleanza stabilita con Gesù è speranza di un’attesa certa del Regno definitivo di Dio. Ma questo Regno sta ancora nei nostri pensieri e desideri o ci accontentiamo dei nostri piccoli, contesi, venduti e comperati “regni di comodo”, pieni di ingordigie?

9 Dicembre 2021
+Domenico

Che paura hai? ti vengo prendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,13) dal Vangelo del giorno (Mt 18,12-14)

«… se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite …».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti nell’immaginario un gruppo di pecore con qualche cane a seguito, un pastore piuttosto trascurato … vita dura è la sua, si sposta con loro, le tiene assieme, le blocca, le aiuta ad attraversare la strada, le porta a pascolare ovunque … si vede subito se è il padrone o se è stato solo pagato per contenere i danni.

Ma forse abbiamo anche nella memoria un’immagine un po’ strana a dire il vero, ma dolcissima: un pastore robusto, vestito di pelli di pecora, con calzari alti, tunica stile romano, bisaccia a tracolla, con una pecora o un agnello mansueto sulle spalle a far da corona al suo collo. La pecora è tranquilla, il pastore è fiero: è un’immagine antichissima che risale ai primi secoli del Cristianesimo.

Con questa immagine viene fissata nella vita, nell’immaginario collettivo un dramma d’amore: una pecora smaliziata che si stanca di stare sempre in coda, che perde il richiamo delle altre, che si avventura da sola negli anfratti del pascolo e si smarrisce. Ha provato il gusto di una libertà ingannatrice? È stata sfortunata … le hanno fatto un tranello? Ci sono tanti modi di perdersi nella vita:lLe cronache ti fanno vedere come accade l’impossibile.

“Era qui due secondi fa, mi sono girato, non c’è più …”

La vita umana è popolata di fughe, di smarrimenti. La nostra stessa vita si accorge troppo tardi di aver perso la saggezza, il senso, il senno, la strada giusta … e spesso non interessa a nessuno dove sei finito, anzi qualcuno te lo rinfaccia solo, con un gusto sadico. Hai visto? L’hai voluto, te l’ho detto, ora arrangiati e non farti più vedere.

Lui invece, il nostro pastore – chi è se non Gesù?! – a sera fa la conta e gliene manca una. Si accorge di te, di me, di ogni sconosciuto e riparte a cercare.

È bello sentirsi cercati, è bello quando ti appare un sms che ti dice: dove sei? Smettila di scappare!

“Quando ti troverò, non avrò altro da fare che abbracciarti, coccolarti, ridarti casa: le novantanove che stanno qui, stanno bene e si sono dimenticate di te, ma non io! Ti vengo a prendere!” E dall’altra parte, può esserci ancora una fuga, quasi il dispetto di essere stati trovati, la superbia di non ammettere solitudine ed errore … e lui sempre a cercare fino a coinvolgerti nella festa: non è più un dramma, è una gioia! Questa è un’altra grande speranza che abita la nostra vita. Noi siamo questa prima speranza per gli altri?

Sant’Ambrogio che oggi veneriamo, e Milano lo celebra da sempre con una grande festa, è stato questa speranza per la sua gente che amministrava, ma che lo voleva vescovo: lo divenne e ne fu una originale e grande figura di credente, di apostolo, di padre e un appassionato pastore e guida.

7 Dicembre 2021
+Domenico

Sta scoppiando il futuro: che fai?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,5-7) dal Vangelo del giorno (Mt 9,35-10.1.6-8)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi:”Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo … ho pre­visto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte”.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, i supe­raccessori del bagno. È stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono. È sicuro anche il calcia­tore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato, e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugu­rio, prevedere qualche disgrazia o qualche ma­lattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo, possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabi­lizza, è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mu­sulmani hanno il famoso Ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggio­ranza ci tiene. Io Ricordo due ragazzine, in oratorio, al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è Ramadan. E tutti grande rispetto.

Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci siamo messi a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la lotteria o per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una uma­nità piena, un mondo nuovo, un amore sempre fresco? Vogliamo lasciarci incantare da una pro­messa: “Il regno di Dio è qui, è imminente. Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. È più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato”.

E il futuro è da inventare e accogliere con speranza … ma questa speranza dov’è che posso trovala?

4 Dicembre 2021
+Domenico

Signore, c’è troppo buio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Mt 9,27-31)

«Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

Audio della riflessione

Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Nella vita siamo tutti un po’ ciechi: arrivano momenti in cui non vedi più chiaro … ti eri messo su una strada, avevi investito tutto quel che eri e di colpo non riesci più a capire dove sei finito. Sembrava che tutto filasse liscio e di colpo il tuo legame d’amore è finito. Riprendi con la memoria tutto il tuo passato, ti sembra di es­sere sempre stato … sempre corretto, ma non ti accorgi di come lentamente avevi chiuso gli occhi e li avevi concentrati tutti sullo specchio a guardare te, a vivere in funzione di te, a mettere al centro te. Vedevi l’altra persona che viveva con te, ma l’avevi fatta diventare la tua proiezione, la tua controfigura. Lo si dice anche comunemente: avevi occhi solo per te.

Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto: per questa cecità non c’è collirio che tenga, ti puoi anche far operare alle cataratte, ma non ci vedrai mai.

Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avver­tono la presenza. Non ci vedono, ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza, fiducia, tenacia li lanciano all’inseguimento di Gesù. Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non possono lasciar­selo scappare. Non ce la fanno più a rimanere nel buio. Non può essere sempre così spenta la loro luce … e gridano “abbi pietà di noi. Ti chie­diamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare”.

E Gesù: “ma voi credete che io abbia questo potere per voi? Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi? Vi fidate di me”? Non avevano che lui: che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica … e Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano, ne imploravano, ed erano sicuri di ottenere con la loro fede.

Abbiamo anche noi una vista da chiedere: vo­gliamo vedere noi stessi, gli altri, il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.

Desideriamo avere occhi di pasqua, di risurrezione, di nuova vita, di vita senza fine. Vogliamo poterci guardare negli occhi con questi nuovi occhi, senza occhiali, senza difenderci e senza nasconderci.

Gesù sei ancora la nostra unica speranza!

3 Dicembre 2021
+Domenico