Il tradimento è sempre possibile

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-23) dal Vangelo del giorno (Gv 13, 21-33.36-38) nel Martedì Santo 2021

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.

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Anche nei cuori più puliti, nelle intenzioni più belle e sincere, nelle amicizie più profonde c’è sempre la presenza di un tarlo che può rovinare tutto: il tradimento.

Lo abbiamo provato magari tutti nell’età dell’adolescenza, quando avevamo trovato un amico, una amica, che speravamo fosse la nostra ancora di salvezza, il nostro punto di confidenza, il superamento della nostra solitudine e poi … ci siamo visti le nostre confidenze messe in piazza, i nostri sentimenti buttati in pasto a tutti; soprattutto l’amico, con cui avevamo fatto patti di acciaio, farsi ostile e nemico, con il vantaggio di avere in mano tutti i nostri punti più deboli: traditore.

Gesù passa attraverso questa dolorosissima esperienza, non nei giochi di una adolescenza, che per prove e difficoltà si fa più forte nell’affrontare la vita, ma nel pieno della sua missione: è stato tradito, aveva riposto tutte le sue speranze nei dodici, ma aveva sempre avuto grande rispetto della libertà di tutti.

Giuda e Pietro sono alla stessa mensa, a quella cena intima che Gesù ha voluto consumare prima degli eventi definitivi della sua missione: ambedue apostoli, ambedue collaboratori stretti di Gesù, ambedue alle prese con la propria coscienza, le proprie paure, ambedue con un rapporto di amicizia con Gesù … e satana scatena la sua battaglia, si insinua nelle loro vite e ne sfrutta le debolezze.

Giuda lo tradisce con un bacio, Pietro con la paura.

Gesù li ha chiamati entrambi, ha voluto far nascere nel loro cuore la sua passione per il Regno di Dio.

Giuda era un poco di buono, ma Gesù accetta la sfida: “se vuoi puoi farti affascinare da un amore più grande di quello che provi oggi”. Giuda era stato scelto per essere apostolo, chiamato all’intimità con Gesù, a partecipare al suo progetto di mondo nuovo a  partecipare al suo amore, alla sua missione … ma ha scelto di abbandonare e ha creduto che il peccato fosse più grande della misericordia, non ha capito che poteva sempre e solo sperare, perché Gesù è la speranza vera di ogni vita.

Anche là dove si costruisce la tana dei disperati, c’è sempre uno spiraglio di bontà: la luce della speranza si insinua in ogni fessura e vince. Pietro invece l’aveva capito e ha bagnato l’amore fragile nel pianto.

30 Marzo 2021
+Domenico

Presagi di morte, ma certezza di vita piena

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 3) dal Vangelo del giorno (Gv 12, 1-11) nel Lunedì Santo 2021

«Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo».

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Esistono momenti nella nostra vita carichi di simboli, di presagi, di strane o fortunate coincidenze, di gesti semplici, ma profondi che ti aiutano a trovare un senso, una luce per il cammino dell’esistenza: sono i momenti delle decisioni per il matrimonio, o per una vita consacrata a Dio, sono situazioni che decidono l’avvenire dei figli, una svolta nella professione, nella ricerca del lavoro, nella nostra stessa ricerca della fede.

La cena in casa di Lazzaro, a sei giorni dalla pasqua è per Gesù uno di questi momenti carichi di significato, di presagi, di dolcezza: la trama dei farisei si sta infittendo sempre più, Gesù deve sostenere tutti i giorni nel tempio una diatriba serrata con tutto l’apparato … gli hanno giurato di farlo morire: la sua predicazione è insopportabile, destabilizzante.

Gesù ha un luogo accogliente, in cui nell’amicizia si stemperano le tensioni, dove è possibile vivere rapporti umani, dove la delicatezza è sovrana, dove sei accolto per quello che sei, non per nessun ruolo che svolgi, dove in amicizia si può sperimentare sincerità, fiducia, confidenza …

Gesù ha un cuore di uomo, amante della vita: ha bisogno del calore di una famiglia che manca spesso a tanti di noi, quel luogo in cui ci si dona l’uno all’altra per amore.

Il gesto più bello d’amore, l’ultimo che l’umanità gli ha rivolto – non sarà certo così il bacio di Giuda, e nemmeno lo schiaffo nel pretorio – l’ultimo gesto d’amore, il più bello, lo compie ancora Maria, la sorella di Lazzaro. che versa sui piedi di Gesù un profumo delicatissimo, costoso, quello delle grandi occasioni.

E’ la sorella di Lazzaro, e … unge a Gesù quel corpo che fra poco penderà dalla croce, che sarà percosso e umiliato, oltraggiato in maniera efferata: Gesù pensa alla sua sepoltura, perché ormai la morte è vicina … Giuda invece pensa agli affari e accampa la scusa dei poveri.

I poveri sono purtroppo sempre usati per nascondere le intenzioni più basse: “non si poteva vendere questo profumo che costa 300 denari per i poveri?” … ma non ci saranno funerali per Gesù, né bisogno di curarne il corpo freddo nella morte, ci sarà la morte, sicuramente; il male avrà il sopravvento, ma solo per porre davanti a tutti nella solennità di un trono scomodo quale è quello della croce, il massimo di bene che Dio avrà sempre per l’uomo, anche per i traditori, per gli infami.

Allora si leverà nella vittoria massima la speranza di vita per tutti, una speranza prefigurata e generata nei gesti semplici dell’amore, che si avvererà, dentro una accoglienza libera nella fede, nella morta di Gesù in croce, e nella risurrezione.

29 Marzo 2021
+Domenico

Se non li lasciate esplodere grideranno le pietre

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 15, 2-5) dal Vangelo del giorno (Mc 14,1-15,47) nella “Domenica delle Palme”

Allora Pilato prese a interrogarlo: “Sei tu il re dei Giudei? ”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano! ”. Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.

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Gli ulivi che popolano festosamente tante nostre colline, i nostri laghi, oggi sono al centro della nostra vita di fede: diventano rami di festa, foglie di letizia per accompagnare Gesù alla sua Gerusalemme, alla città dei suoi sogni, al vertice della sua vita, alla settimana decisiva per la storia dell’umanità.

I racconti della passione, morte e risurrezione di Gesù sono il punto di partenza della nostra fede.

Oggi in tutte le chiese ne leggiamo uno: tutti ci vogliamo risentire  quella storia, vogliamo prendere parte, stanare dal nostro cuore, abituato a tutto, sentimenti di partecipazione.

Tante volte abbiamo sentito … del traditore Giuda e avremmo voluto essergli accanto per dirgli “ma che fai?”, per fermarlo; tante volte avremmo voluto dire a Pilato di continuare nel suo sforzo di salvare Gesù e di non cedere alla paura per amore di carriera, avremmo voluto essere vicini a Pietro per dargli un po’ di coraggio, avremmo voluto evitare a Gesù la morte o magari dire ai soldati … di non essere crudeli, di fare presto quello che dovevano.

Avremmo forse perso la speranza ancora prima e avremmo trasformato l’amore in compassione, non saremmo più stati capaci di sostenere lo strazio a lungo: saremmo scappati – forse anche noi – come i suoi discepoli.

Poi siamo tornati alle nostre abitudini, alla nostra “routine”, e la commozione è finita: non possiamo vivere sempre in tensione; abbiamo la nostra vita da vivere!

Ma il nostro tornare tutti gli anni alla morte e risurrezione di Gesù è tornare sempre alle nostre radici: non è una fiction, non è una commedia, è scavare ragioni di vita e di speranza.

La nostra fede parte da lì: i cristiani non stanno a fare grandi pensate filosofiche, anche se usano continuamente e bene la ragione, ma si fanno conquistare da questo amore che sta appeso alla croce.

Avvertiamo tutti che le molte critiche al mondo cattolico, a coloro che frequentano e che non sono meglio di nessuno, ai preti che non sono all’altezza della loro vocazione, a cardinali e a papi, alla chiesa nella sua struttura, possono essere anche vere e lo sono state nella lunga storia del cristianesimo; avvertiamo – dicevo – che sono una fuga dai problemi veri.

Non cercate solo il gusto di umiliarci, che a noi fa solo bene … ma quella croce e quell’amore, crocifissole sopra, non lo mette in dubbio nessuno; con quello occorre confrontarsi ed essere sinceri con se stessi: è solo e tutta qui la nostra speranza, non nella fragilità dei cristiani, dei cattolici, di noi, di me, che decidiamo ancora di confrontarci in questa settimana con Lui che soffre e che muore.

28 Marzo 2021
+Domenico

La tua morte è la mia salvezza

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 11, 47-48) dal Vangelo del giorno (Gv 11, 45-56) nel Sabato della V settimana di Quaresima

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».

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Nel campo di sterminio di Auschwitz un giorno si procede a una decimazione. Devono essere messi a morte dieci prigionieri presi a caso. Capita un padre di famiglia, che piange sconsolato pensando ai suoi figli. Un frate p. Massimiliano chiede di poterlo sostituire e prende il suo posto. Muore per salvare una vita. E’ S. Massimiliano Kolbe.

E’ arrivato a questo gesto non per caso, Aveva alle spalle una vita di generosità, come non sono poche le mamme che preferiscono portare a termine una gravidanza che pensare alla propria salute: Muoiono per dare la vita.

Un giorno assolato, una spiaggia tranquilla, i ragazzi finalmente sono riusciti ad andare al mare, fanno un bagno “divertito”: Un’onda anomala li investe e li sta annegando tutti.

Il prete si fa in quattro e li porta a riva a uno a uno. Lui è un atleta, ha alle spalle tante ore di nuoto e ce la fa. Ma alla fine cade a terra stroncato dalla fatica: è morto per salvare i suoi ragazzi.

Il nostro mondo non è fatto solo di egoisti, ma anche di uomini e donne che sanno fare dell’amore la loro legge!

Gesù, uomo come noi, è dentro questa catena di bontà: è venuto a salvarci, ha condiviso in tutto la nostra vita e non poteva non offrire la sua per la vita di tutti.

Il vangelo di Giovanni narra come lentamente, ma inesorabilmente si sta stringendo il cerchio della morte attorno a Lui: ha toccato più di un nervo scoperto del potere dei sommi sacerdoti che, a pochi giorni dalla grande pasqua intensificano le loro sedute, diurne e notturne, pubbliche e mafiose, per poterlo fermare.

L’ultimo fatto inaudito è la risurrezione di un morto, molto noto, nobile, che abitava alle porte di Gerusalemme, Lazzaro: qualche uomo del potere era pure andato ai funerali, aveva visto sigillare la tomba … ma, inaudito, Gesù è arrivato quando già il cadavere aveva un odore insopportabile e lo ha riportato in vita.

Ma dove andremo a finire? Se Gesù continua così, noi possiamo andare tutti in pensione, ma quello che più conta finisce la nostra religione: occorre fermare questo Gesù, “E’ meglio che uno muoia per la salvezza di tutti.”

Mai profezia fu così precisa, mai odio fu così lucido nel decidere una strategia di sopravvivenza … e l’hanno fatto fuori, credendo di aver risolto il problema.

Ma Gesù ha spuntato con la risurrezione anche queste armi di morte, ed è diventato speranza per tutti noi.

27 Marzo 2021
+Domenico

Sei un uomo … e ti fai Dio?

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 33) dal Vangelo del giorno (Gv 10, 31-32) nel Venerdì della V settimana di Quaresima

Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”.

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Chi ci ha preceduto – e forse anche noi nella fanciullezza e nella prima adolescenza – è cresciuto con la profonda convinzione di essere fatto a immagine di Dio, come il tu di un Dio personale: Dio è l’essere in cui rispecchiarsi e a cui configurarsi, in cui trovare il senso della vita e della morte, della buona e della cattiva sorte, del presente e del futuro …

Oggi, tuttavia, viviamo un’epoca nella quale l’uomo non crede più alla centralità di Dio nella storia.  

Conseguenza? “Rottamato Dio” si è proceduto alla “rottamazione” dell’uomo, dissolto in mille maschere, simulacri, manichini.

Siccome siamo profondamente “religiosi” … la nostra vita è sempre orientata a una sete di Lui … ci inventiamo dei surrogati: i ragazzi che non sentono più parlare di Dio, cadono anche nel satanismo; la gente semplice si cerca le sue magie – di fatto sta aumentando il fatturato dei maghi; l’intellettuale, crede di non fare la fila dalle fattucchiere, ma pone la sua fiducia solo nelle ipotesi scientifiche, che fungono ancor più da ultima spiaggia, destinata a dissolversi ad ogni ricerca più avveduta, anche se la pandemia ci ha tolto un po’ della nostra sicumera; il superficiale sostituisce sempre Dio con le sue “star”.

A questa deriva il popolo di Israele si opponeva in tutti i modi, richiamando sempre l’assoluta unicità di Dio; per questo non sono riusciti a farsi provocare da Gesù, vedevano in Lui un uomo che aveva la sfrontatezza blasfema di mettersi al posto di Dio: Inaudito, Bestemmia, roba da lapidazione … e infatti cercavano ogni modo per lapidarlo: di fronte a questa bestemmia non servivano processi, tanto per loro era delittuosa.

Noi siamo tanto abituati agli idoli che non ci faremmo caso: ogni tanto c’è uno che si fa dio, il denaro per esempio, che diventa il dio della nostra vita, uno o qualcosa cui sacrifichiamo la nostra felicità, la nostra esistenza.

Abbiamo bisogno di ritornare al Dio vero e l’unica strada è Gesù, è il Vangelo, la sua buona notizia; è la sua croce, la sua storia, è la sua vita donata.

Tornare a Dio, significa sperare ancora e essere certi che la vita è ancora nelle sue mani, la nostra come quella del mondo, pure con la nostra pandemia.

26 Marzo 2021
+Domenico

Tutto comincia da questo momento

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 38) dal Vangelo del giorno (Lc 1, 26-38) nella Solennità dell’Annunciazione

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

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L’istante del concepimento è il vero inizio della vita di una persona: lì, nel segreto del seno materno inizia una vita nuova, inizia un progetto, una novità assoluta … certo assomiglierà al papà e alla mamma, ai nonni e alle zie, avrà un colore della pelle, caratteristiche somatiche che dipendono dal luogo in cui nasce, dall’etnia cui appartiene, ma è e sarà sicuramente non riducibile a nessun altro, avrà un suo DNA caratteristico: non si sentirà “fatto in serie”, ma sempre una assoluta novità.

Dio da quel momento ha già inscritto una sua peculiarità: la sua anima, il suo alito di vita, soprattutto il suo amore.

Tutto comincia da questo momento magico, che non è per nulla imbarazzante, è un momento di amore, non è una operazione chirurgica, né una tecnica sofisticata per far vedere che come uomini siamo bravi e sappiamo manipolare tutto; non c’è inseminazione artificiale che tenga. Sono solo strumenti sostitutivi che non devono mai lasciare in secondo piano l’amore profondo di due persone e l’unione della loro corporeità. Il piano di Dio prevede che sia sempre l’amore che provoca la vita, anche se la cattiveria umana spesso lo fa diventare il momento della violenza e del sopruso.

Oggi, a nove mesi esatti dal 25 dicembre – il giorno di Natale – la Chiesa non può non rivivere il momento magico del concepimento di Gesù: Dio si è inscritto nella vita dell’uomo, ne segue le leggi, soprattutto ne interpreta i momenti determinanti e infonde in loro la luce vera del progetto di amore di Dio.

Maria, una giovane ragazza ebrea si sente chiamata a dire , a vivere per il Signore la grande, estasiante, unica avventura di diventare mamma, a dare la sua adesione al grande piano di Dio, di abitare tra noi, di condividere la nostra umanità, la nostra quotidianità.

Dalla sua disponibilità dipende l’inizio di una storia che cambierà il mondo: i secoli vengono divisi in due da quel momento … l’uomo può di nuovo cominciare a sperare: la nostra carne non è debolezza e vanità, ma la carne del Figlio di Dio.

E Maria dice sì. Non diranno sì tante persone che incontreranno Gesù, anzi molti gli daranno battaglia, lo metteranno in croce, ma proprio lì si esprimerà la pienezza dell’amore partito da quel concepimento, e nessuno più lo fermerà.

La speranza si trasformerà in certezza.

25 Marzo 2021
+Domenico

Non siamo mai stati schiavi di nessuno

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,33) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 31-42) nel Mercoledì della V settimana di Quaresima  

Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?”

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Liberi di fare quel che vogliamo è ormai una conquista da cui nessuno vuol tornare indietro. Voglio decidere io della mia vita, voglio realizzarmi come desidero, ho la mia età e non vedo perché qualcun altro debba poter vantare qualche diritto di fermarmi; non siamo come nel secolo scorso in cui c’erano tanti paletti e tante lotte inutili per conquistarsi un minimo di libertà. Non mi dire di andare a messa che non sono più un bambino. Sono libero o no di fare quel che voglio?

Poi va a finire che diventiamo schiavi di tutto, che tutti i giorni occorre qualche canna, ogni fine settimana qualche pasticca e passi tutta la giornata a raccattare soldi, a rubarli pure per mantenerti il vizio. Scegli con tutta la parvenza di libertà del caso le sigarette e non riesci più a staccartene, nonostante il terrorismo delle scritte che ci stanno sui pacchetti; ti attacchi a una bottiglia e non riesci più a farne a meno; ti metti in strada sulla fila del vizio e la scambi per la fila del confessionale a Pasqua; quando vai al supermercato non resisti al piacere di fare la spesa e comperi di tutto e di più insultando i poveri che muoiono di fame. E’ questa la nostra libertà?

I giudei alla proposta di libertà vera di Gesù rispondevano: noi non siamo mai stati schiavi di nessuno! Di se stessi tutti però sì. La libertà è una continua conquista, sta nella capacità di scegliere il bene, di stare dalla parte del vero, di vincere la tendenza al ribasso che continuamente ci insidia, di acquattarci nel nostro egoismo che non ci dà  felicità.

E c’è una schiavitù che è ancora più grande e che da soli non riusciamo mai a vincere: il peccato. Veramente molte persone hanno già pensato di vincere anche questo, cancellandolo dal vocabolario. Facile, ma quella nostalgia del bene che ogni tanto ti prende, quella consapevolezza di aver sbagliato tutto nella vita, quel morso interiore che non ti permette di sciogliere la tua vita in un canto di gioia? Il peccato è solo Dio che lo toglie e solo lui ce ne libera. Vediamo tutti quanto male c’è nel mondo. Anzi direi che i nostri organi di informazione si scatenano solo nel farci conoscere la barbarie umana. Non riusciremo mai a sconfiggere la guerra, la mala vita, la pedofilia, la violenza, il terrorismo?

Una speranza occorre avere in cuore: la speranza che è Gesù, l’unico che ci fa veramente liberi

24 Marzo 2021
+Domenico

Alza lo sguardo e contempla il crocifisso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 28-30) dal Vangelo del giorno (Gv 8, 21-30) nel Martedì della V settimana di Quaresima

Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

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Dobbiamo assolutamente avere la possibilità di alzare lo sguardo da questa nostra vita a qualcosa, a qualcuno che ci sta davanti. I nostri giorni possono per molto giocarsi tutti sulle nostre preoccupazioni, i nostri problemi, ogni giorno ne scopri uno nuovo: ti sembrava finalmente di poter stare un po’ in pace, invece ritorna di nuovo il vecchio male, si accaniscono ancora le vecchie “sfortune”, il marito ritorna al suo vizio, la moglie alle sue manie, i figli fanno quello che vogliono, gli adulti non capiscono niente… e così via.

Ma abbiamo qualche volta il coraggio di alzare gli occhi, di guardare un po’ più in là del nostro naso, di tirarci fuori da questa nebbia che tarpa le nostre ali?

Gli ebrei nel deserto, dopo che erano stati avvelenati dai serpenti guardavano a un serpente di bronzo, che Mosè aveva loro messo davanti, e ne restavano guariti.

Noi non abbiamo serpenti o magie da guardare, non abbiamo scene particolari che ci possono sconfiggere la routine dolorosa della vita, ma abbiamo qualcuno cui poter alzare lo sguardo, Abbiamo un simbolo che ci può dare forza: la croce.

“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io sono”: Gesù viene innalzato su quella croce, perché tutti possiamo alzare lo sguardo a lui.

E’ sempre un grande mistero pensare che noi cristiani vogliamo metterci sempre davanti agli occhi un crocifisso, un segno di dolore, uno strumento di tortura e di passione, una condanna vivente … eppure, se guardiamo a quel crocifisso, riusciamo di più a capire la nostra vita: noi guardiamo a lui e lui guarda a noi.

Ci vediamo sopra un uomo che muore come capiterà a tutti noi di morire, un uomo lasciato solo come tanto spesso ci troviamo soli noi anche noi, un uomo che ha paura di morire, come l’abbiamo noi, un uomo con le braccia aperte come vorremmo sempre trovarci uno davanti a noi, un uomo che sa abbandonarsi nelle braccia di suo Padre, di cui è Figlio amatissimo, un uomo soprattutto che esprime il massimo di amore di Dio per noi e di questo abbiamo infinitamente bisogno.

Alzare lo sguardo al crocifisso, smettere di piangerci addosso e di guardare alle nostre miserie … è la nostra unica e vera speranza, che nessuno ci può togliere, perché noi, guardando il crocifisso, contempliamo l’amore.

23 Marzo 2021
+Domenico

La caccia alle streghe è finita

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 7) dal Vangelo del giorno (Gv, 8, 1-11) nel Lunedì della V settimana di quaresima

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

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Sembra che sia finita la caccia alle streghe, cioè quell’insana soddisfazione che qualcuno trova nello stigmatizzare le debolezze di comportamento, gli errori degli altri, denunciarli al pubblico ludibrio, senza guardare i propri: è facile farsi belli nelle denunce e nascondere le proprie nefandezze.

Oggi forse è più normale non scandalizzarsi di niente, anzi … mettere sfacciatamente in mostra il male, confondere i deboli con l’ostentazione del vizio, ergere monumenti a chi ruba, a chi violenta, a chi ha comportamenti devianti … ma è proprio la stessa cosa sempre … tanto gli uni che gli altri si nascondono dietro la vita sbagliata di qualcuno, la sfruttano, la usano da comodo paravento per coprire il proprio vizio.

Con questa gente – che potremmo essere anche ciascuno di noi – si era imbattuto Gesù quel giorno che gli portano davanti, sempre per provocarlo e per poterlo indurre in errore, una donna sorpresa con un altro uomo, che non era suo marito.

Cose normali si direbbe oggi …

Il male non è mai cosa normale. Allora la legge era severissima, era una legge civile, rifletteva la civiltà del tempo. Questa donna va lapidata, fatta morire con il concorso di tutti. Ciascun uomo deve armarsi contro di lei con pietre e scatenare crudelmente tutta la violenza che ha in corpo su questa povera vita … una strana catarsi, uno strano modo di purificarsi dal male.

Gesù guarda questa povera donna: “Nessuno la osi toccare. La vostra voglia di fare giustizia deve nascere da un cuore pulito. Come potete pensare  di ergervi a giudici, se forse voi stessi siete stati con questa donna? Perché deve pagare questa donna e non voi? Contro chi per primo deve scagliarsi quella pietra che avete in mano? A voi non interessa lottare contro il male, ma conservarvi la possibilità di rifarlo sempre sulla pelle e sulla vita degli altri.

Gesù è molto più essenziale di tutti questi ragionamenti che ho fatto io e dice “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei” … e l’unico rumore che si sentiva era il tonfo di quelle pietre che ad una ad una davano su quel selciato le prime note del canto del perdono di Dio: “neanch’io ti condanno, va in pace e non peccare più”.

L’errore c’è, va conosciuto e condannato nel male che è in sé, la persona è sempre da salvare e aiutare a ritrovare speranza e mai giudicare … e Gesù è la nostra speranza!

22 Marzo 2021
+Domenico

Vogliamo vedere Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 24-26) dal Vangelo del giorno (Gv 12, 20-33) nella V domenica di Quaresima (Anno B)

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Audio della riflessione

Sono tante le cose necessarie nella vita: avere una buona famiglia, un papà e una mamma che ti vogliono veramente bene, un marito o una moglie che è felice di vivere con te, avere un lavoro che ti permette di “campare”, condurre una vita onesta, star bene di salute … l’elenco potrebbe anche continuare, ma soprattutto deve orientarsi anche a qualcosa di più profondo, che è il sapere di stare a cuore a Dio.

L’esperienza religiosa non è secondaria nella vita di una persona: le permette di salire su … un albero per guardare l’esistenza dall’alto e capire quale è il proprio posto nella vita, le permette di avere un punto di riferimento per dare senso a quello che capita ogni giorno, e che spesso non riesci a capire.

Ebbene, un giorno si avvicinano al gruppo dei discepoli che stanno accanto a Gesù, alcuni stranieri: sicuramente sono stati colpiti da quanto si dice in giro di Gesù, un tam tam popolare lo aveva reso celebre: tutti ne riconoscevano la grande personalità, si sentivano consolati e affrancati dalla sua parola.

Ecco allora naturale la richiesta di questi stranieri: Vogliamo vedere Gesù … vogliamo parlargli, incontrarlo, conoscerlo … vogliamo anche noi poter stare con Lui.

E’ la domanda che ogni cristiano si deve fare ogni giorno … spesso invece, ne portiamo il nome, ci adorniamo dei suoi segni, mettiamo al collo una croce, ma lui resta il grande sconosciuto; diventano più importanti le cose secondarie, gli stessi precetti di buon comportamento, che conoscere Lui, Gesù.

Sì … due o tre nozioni imparate al catechismo, qualche parabola, qualche sentimento vago a Natale o a Pasqua ce l’abbiamo, ma la sua vita, la sua missione, quello che gli ardeva nel cuore, spesso non lo conosciamo, o non vogliamo pensarci.

E Gesù a quei greci che lo volevano conoscere dice subito quello che lo caratterizza: “sono un chicco di grano che ha il coraggio di morire nella terra per poter risorgere a vita nuova”; presenta a loro subito il centro della sua esistenza: il dono di sé fino alla consumazione, ma nella consapevolezza di una risurrezione.

Nella vita non si può vivere per se stessi … ci si diverte pure, ma si rimane soli, con un cuore rinsecchito di egoismi … invece chi ha il coraggio di dare la sua vita, di perderla, la ritroverà piena, sovrabbondante, incontenibile.

Questa è la nostra speranza, a questa speranza ci orienta sempre la vita di Gesù.

21 Marzo 2021
+Domenico