Vogliamo starci anche noi in questa imminente Settimana Santa

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,31-42)

Non avevano potuto lapidare l’adultera, si erano loro aperte le mani a forza per lasciare cadere il sasso, ciascuno aveva rivisto al rallentatore la sua vita ed erano stati costretti a reprimere una condanna fin troppo comoda, irresponsabile, assassina … ricordate … quando c’era quella donna colta in adulterio, che volevano lapidare?

È sempre facile la tentazione di farsi una coscienza pulita scaricando la colpa sugli altri, su quella povera donna, su quella famiglia fallita … stavolta però sono tornati i sassi in quelle mani, e la presa è più forte e sicura.  

Immagino i pensieri dei farisei: “Noi saremo moralmente non irreprensibili; siamo fatti tutti di carne, è pur vero, ma … bestemmiatori mai! Noi sappiamo stare al nostro posto. Dio è l’altissimo, sia sempre benedetto il suo Nome, noi sappiamo di essere creature; la nostra religione è la forza che ci tiene assieme, che tiene assieme il nostro popolo; Lui è la roccia, noi siamo il popolo e gregge del suo pascolo.” 

In quelle mani contratte, in quelle dita che trattengono nervosamente le pietre c’è tutta la storia, la cultura, ma anche l’ingessatura di un cuore indurito, di una religione diventata fondamentalismo: e Gesù tenta di smontare questa schiavitù interiore, ne va della sua missione!

Dio Padre, l’abbà dei miei colloqui quotidiani, non è il Dio delle lapidazioni, ma dell’Amore!

Cercavano allora di prenderlo di nuovo: Gesù era veramente braccato, doveva giocare d’astuzia.  

Il suo primo nemico non era solo l’ “establishment”, ma la gente di “parrocchia”, i cristiani della messa prima, i cattolici del conformismo, noi che ci siamo abituati a Dio come al colore delle pareti: e noi ci trova dovunque fuorché nel Getsemani, là dove ci si deve convertire, purificare, affrontare anche nella solitudine il necessario cambiamento di vita.

Gesù sente urgente ritornare al Giordano, e ritorna a quel luogo che gli aveva dato lo stile della prima predicazione del Regno: purtroppo non c’è più Giovanni, hanno decapitato con lui tutti i suoi sogni, ma c’è ancora gente che spera, che vuole continuare la conversione.

Qui al Giordano aveva avuto l’investitura del Regno. Qui si erano formati i primi nuclei di nuova evangelizzazione: Non è stato un bagno nei ricordi, ma una nuova definitiva partenza.

Gesù non si fa più illusioni; è tempo di offrirsi.  

Non verrà sorpreso con l’inganno, non sarà sfortunato, ma si offrirà: Il suo è un gesto di amore.

Nessuno deve stringere sassi nelle mani per lapidarlo, nessuno si dovrà appostare, lui grida: quello che vuoi fare, fallo subito! Sono pronto!

Ci vogliamo stare anche noi in questa imminente Settimana Santa: torniamo al nostro Giordano, alla incandescenza dei nostri ideali e non lasciamo Gesù solo, tanto più che vorremmo vivere una Settimana Santa, mai vissuta cosi, con i nostri malati, solidali con gli operatori sanitari e sociali, come segno di una Pasqua che vogliamo non tardasse più. 

3 Aprile 2020
+Domenico

Dio … è un Dio crocifisso

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 51-59)

Si fa un gran parlare, anche su nuovi libri che vengono composti da pubblicisti, giornalisti, “opinion leader” … di Gesù: della sua vita, dei suoi miracoli, delle sue parole, del suo Vangelo ….

Il problema cruciale però è la sua identità: Chi è Gesù?

È un predicatore? È un imbonitore, un taumaturgo, un prodotto della fantasia di discepoli troppo succubi? È il frutto di una operazione mediatica dei tempi passati?
È una persona veramente esistita?

Insomma … si avanzano tante ipotesi storiche, tanti dubbi sulla veridicità delle testimonianze, per questo si cerca soprattutto in testimonianze storiche anche al di fuori dei Vangeli, in scritti laici, in storiografie dell’impero romano.

E di Lui, in esse, si parla!  

Ma non è sufficiente: al cristiano interessa che Gesù sia visto non come un uomo soltanto, ma come il figlio di Dio … e qui i libri laici che pure sono molto utili se sono corretti dal punto di vista storico, fanno fatica evidentemente ad ammetterlo.

Ma Gesù non è compreso bene se non si fa questo “salto”, se almeno non si apre l’intelligenza a questa ulteriore definizione, che è quella più importante.

Nella diatriba con i giudei del capitolo 8 di Giovanni il discorso torna sempre: è il risultato anche di tutte le discussioni, gli approcci a Gesù del primo secolo, delle prime comunità cristiane … e non per niente il popolo ebreo si è poi distaccato da Gesù e ha continuato a definirlo un usurpatore della sua “uguaglianza” con Dio, un bestemmiatore: non aveva senso per loro e non lo ha per la nostra razionalità.  

Ma il Vangelo di Giovanni è esplicito: «In verità, in verità vi dico …», e quando si usa questo, nel Vangelo si intende che segue una affermazione decisiva per la fede, «… prima che Abramo fosse, Io sono». 

La consecutio temporum, cioè il modo di collegare in termini corretti i tempi dei verbi in un periodo, qui è da errore gravissimo, ma quell’ «Io sono» richiama ancora non un verbo semplicemente, ma la Persona del Dio di Mosè, del Dio dell’Esodo, del Dio del roveto ardente.

Gesù è “contemporaneo” di Dio: è Dio stesso … e come reagiscono quei Giudei?  Prendono pietre per punire il bestemmiatore, fra poco lo inchioderanno alla croce per riparare la bestemmia, lo consegneranno a quel legno.

E qui ancora non è finita: è difficile capire che Gesù sia Dio, ma ancor di più che questo Dio sia un “Dio crocifisso”.

La ricerca continua nella nostra vita sotto questo nostro cielo che non è vuoto, lungo le nostre strade spaesate, dentro le tribolazioni quotidiane, dentro l’epidemia che ci coinvolge tutti, dentro questa sofferenza che sembra … sempre un insulto all’umanità, ma che è esperienza dentro cui si deve passare.

Invochiamo sempre Dio … che sia un vero passaggio: pasqua vuol proprio dire passaggio, che sfoci in una umanità rinnovata!

E ci vogliamo far aiutare a fare questa passaggio dalla potente figura di san Giovanni Paolo II: oggi siamo a 15 anni dalla sua morte.

Abbiamo tutti negli occhi quella dolce sera di aprile … interrotta da un annuncio atteso, ma che desideravamo continuamente spostare e rimuovere: quella notte tanti di noi non hanno potuto continuare a vivere come se niente fosse.

È stato il sabato sera più diverso che abbiamo vissuto nella nostra storia: si sono svuotati i locali del divertimento, si sono interrotti gli appuntamenti notturni, non abbiamo più potuto proseguire i nostri nervosi continui spostamenti sulle strade, ci è sgorgata spontanea una preghiera anche se da tempo non ne facevamo più: abbiamo recitato quella più tenera e facile che abbiamo imparato da bambini, l’Ave Maria; qualche lacrima è sgorgata dai nostri occhi duri e impenetrabili, abbiamo tolto le cuffie e abbiamo sentito passare un vento, il vento di Dio.

Abbiamo tentato di incontrarci per dirci la nostra pena, le nostre emozioni, abbiamo trovato naturale andare verso le chiese, anche se ne avevamo perso ormai la strada, e molte le abbiamo trovate chiuse: si diceva che era un papa che riempiva solo le piazze, forse perché le chiese sono troppo spesso inaccessibili

Oggi la sua figura si staglia nella nostra coscienza ancora più bella, più soave: non riusciamo più a vedere quelle ultime immagini di dolore da quella finestra, da cui metteva in piazza tutta la sua voglia di comunicarci l’amore di Dio, e invece la sua impotenza a farlo.

Lo pensiamo oggi nelle braccia di Dio, bello come Lui, potente intercessore: ne vediamo realizzati i sogni nelle vite di tanti di noi.

Non lo rimpiangiamo, ma cominciamo a invocarlo, abbiamo ripreso a riascoltare la sua voce, le sue parole, a meditare sui suoi gesti: lo rivediamo sofferente, ma sempre affettuoso; infermo, ma indomito; tenero, ma deciso e fermo.

Oggi lo vogliamo contemplare nelle braccia di quel Dio che ha fedelmente servito, amato, cercato, offerto a tutti noi: lo vogliamo partecipe del suo amore che può essere ancora riversato sulle nostre miserie e le nostre ricerche di vita vera.  

Ogni tanto Dio ci dona figure così, perché abbiamo a vedere i segni della sua presenza nel mondo.

No … Dio non ci abbandona mai: Dio mette continuamente “frecce” sul nostro cammino perché lo possiamo incontrare, ne possiamo seguire le indicazioni … siamo noi che siamo distratti e non abbiamo occhi puliti per vedere.

Oggi c’è chi ci aiuta a tenerli aperti e fissi su Dio: San Giovanni Paolo II, e noi lo imploriamo, che ci aiuti, anche a passare da questa epidemia alla salute.

2 Aprile 2020
+Domenico 

Libertà è conoscere la verità

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 31-32)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 31-42)

<<Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”>>.

Essere liberi è l’aspirazione di ogni uomo: non è il fine, ma sicuramente una componente necessaria per giungere alla felicità e all’amore.

Viviamo … tante esperienze anche belle di liberazione, ma poche di libertà.

Liberazione è aver distrutto le catene, avere i polsi liberi dai ceppi, ma non necessariamente avere la testa di un uomo libero.

Sentirsi liberi è seguire la verità a tutti i costi, è il massimo della fedeltà al vero, al bene.

Essere liberi non è fare quel che piace anche perché tante volte non abbiamo niente che ci piace da fare e passiamo le giornate nella noia: se invece in noi splende una verità, una parola sicura, allora siamo trascinati nel goderla e realizzarla. 

Gesù dice che la libertà è fedeltà alla sua Parola, è conoscere la verità.

Siamo tutti e sempre imbrogliati, ingannati: spesso sono piccoli inganni come quelli della pubblicità, altre volte sono i “tollerati” inganni degli oroscopi e passiamo tutta la giornata ad aspettare che si avverino se sono buoni o a premunirci perché non ci capitino se sono cattivi per noi … stiamo in tensione, legati a quella falsità.

Spesso gli inganni sono ancora più grandi: sono ideologie, filosofie che ti trascinano in un vortice pure di violenza; ti incatenano, perché esigono tutto.   

Quanto invece è più distensivo l’abbandono alla Parola di Dio, la consapevolezza che quello che Lui ci dice è per il nostro bene: la Verità che la Parola di Dio ci offre ci allarga gli orizzonti, ci libera dai compromessi, scioglie i nostri legacci.

Sapere di poter contare su una Parola che non inganna, che dirada le nebbie del dubbio, dell’incertezza è la prima gioia di una giornata: allora sgorga la preghiera perché la verità allarghi in noi spazi di libertà e esperienze di dono.

Questa libertà è soprattutto interiore, può esserci anche se esternamente vivi incatenato al tuo letto di dolore, a una situazione di vita difficile, a rapporti di coppia spesso insopportabili.

Se tu vivi secondo verità, secondo la Parola di Dio, la libertà ti nasce da dentro ed è capace di cambiare anche le situazioni più difficili, perché la verità della sua Parola è il segno che Dio non ci abbandona

In questa situazione di solitudine, e per molti di estrema generosità nella propria professione, offerta perché tutti si stia bene, perché chi soffre sia guarito, perché chi si dispera possa contare sulle preghiere di tutti, abbiamo, dalla Parola di Dio, indicata la strada della verità e della vera libertà … pure in questi giorni, in cui libertà diventa scelta di stare alle regole anche dure, ma non certo niente a paragone di chi sta male, di stare in casa e di evitare contatti con altri, per il bene di tutti.

1 Aprile 2020
+Domenico
 

Le mie vie non sono le tue vie

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 23)  dal Vangelo del Giorno (Gv 8, 21-30)

<<E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.”>>

Un difetto piuttosto diffuso caratterizza chi è nato in contesti religiosi e cristiani e accoglie il dono della fede attraverso l’ambiente sociale in cui vive: a poco a poco crede di poter guardare Dio negli occhi e lo abbassa al livello delle sue pulsioni, dei suoi desideri, delle sue miserie.

Se non è come noi, poco manca: senza accorgerci … perdiamo il senso della sua alterità, della sua grandezza, della sua irriducibilità alla nostra vita.

Sappiamo che Dio si è fatto uomo, e lo fissiamo nel nostro mondo: tentiamo continuamente di rendere “passabile”, ragionevole ogni Parola di Dio. 

Allora facciamo fatica a capire il Vangelo: lo vorremmo ridurre al diario di un uomo, e tutto ciò che vi si racconta è … che noi “non possiamo fare” o essere”, lo diciamo solo “fantasia e devozione”, mito e leggenda.

Guardiamo al mondo, lo vediamo cattivo e sconvolto, e pensiamo che Dio abbia sbagliato qualche conto e gli chiediamo ragione del male: lo mettiamo alla sbarra, come si fa con un qualsiasi delinquente.

Il criterio di verità che usiamo è il nostro, il criterio di giustizia è il nostro, l’esperienza dell’amore è solo quella che a noi pare bene vivere.

Invece, spesso, nel Vangelo e nella Bibbia si fa notare che c’è una assoluta diversità, che il farsi uomo da parte di Dio è per elevare l’uomo alla grandezza di Dio, non per ridurre Dio all’orizzonte umano.

Le Mie vie non sono le tue vie.

C’è una apertura, bella, verso l’oltre, che deve sempre aprire la nostra intelligenza: il mondo che il Vangelo ci presenta sta stretto, sempre, nelle nostre eventuali realizzazioni di esso.  

Questa alterità di Dio era molto avvertita dal “pio ebreo”, tanto che di Dio non si poteva fare nessuna rappresentazione iconografica e non si poteva pronunciare nemmeno il suo nome: erano persino esagerati, proprio perché dovevano combattere l’idolatria, la elevazione di se stessi e delle creature a divinità. 

Noi pensiamo sempre a queste idolatrie come … a delle statuette, che rappresentano qualche Dio, ma l’idolatria più vera è quella che … noi viviamo nei confronti del del denaro, nei confronti di tutti i vizi che siamo stati capaci di mettere assieme.

Noi oggi non siamo tentati di costruirci idoli verso i quali esercitare un culto, ma … in maniera molto più furbesca, facciamo diventare Dio le cose, il denaro, il divertimento, il successo.

Ci facciamo una religione su misura.

Ma Dio … non è di questo mondo: Lui non ci abbandona mai, non per livellarci al ribasso, ma per esaltarci e portarci nella sua pienezza.  

31 Marzo 2020
+Domenico

Vediamo se Gesù abbassa l’amore a commercio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)

La prima pietra che riempie col suo sibilo di morte il porticato del tempio dove hanno tratto a spintoni una donna che vendeva il suo corpo forse agli stessi che la strattonavano, è la parola della legge, una parola di Dio, colta in “flagrante adulterio” dice il Vangelo.

Così sappiamo pure usare la Bibbia noi nella nostra crudeltà: la usava così anche il demonio quando voleva tentare Gesù nel deserto, la usa come un coltello chi si erge a giudice degli altri, chi non sa accogliere l’amore misericordioso di Dio.  

Ebbene quella gente ha già in mano altre pietre vere, acuminate, pronte a far giustizia, a scaricare odio, in una saga quasi purificatoria, sicuri di sentirsi meno sporchi dentro quando avranno tolto dagli occhi quella donna, non perché la ritenevano una offesa a Dio, ma perché ricordava a loro il proprio peccato.

Ma è Gesù che deve dire l’ultima parola.  

Lui … è stimato da tutti, è saggio, è rispettoso della legge, ha detto che nemmeno uno “iota”, un segnetto della scrittura, può essere cambiato.

Vediamo se è proprio così, se anche lui non fa come tutti di questi tempi imbarbariti in cui si punta sempre al ribasso, in questi tempi di buonismo in cui non si ha il coraggio di dire la verità, oggi che si smussano tutti gli angoli sciogliendo la vita in un galateo da melassa.

Vediamo se questo Gesù che è la pienezza in persona con quegli occhi estasiati che non sanno guardare nessuno con il minimo di malizia riesce a lasciare correre questo costume laido, che abbassa l’amore a commercio e compera i corpi distruggendo le anime. 

Nelle domande di quella gente, che ha già in mano le pietre, c’è tutta l’analisi della decadenza dei costumi: hanno prestato parole a tanti fatti dei nostri giorni e a tanti nostri commenti.

E Gesù che fa? Scrive per terra: costringe ciascuno a lasciare le analisi roboanti e a prendersi in mano la vita, prima di tutto la vita di questa povera donna e la propria.

Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di Lei.”  

E se ne andarono uno a uno.

E’ il primo miracolo che sa fare Gesù: se ci lasciamo guardare dentro da Lui, fa cadere le nostre pietre pronte a colpire, a fare del male, riapre le dita per farle passare da una stretta di morte a un gesto di pace, di accoglienza, di solidarietà, di perdono.

Non siamo ancora maestri, ma peccatori che devono lasciarsi convertire.

L’unico maestro è lui, che non nega la necessità di prendere la strada opposta del peccato, ma restituisce la donna alla sua dignità.

Sulla sabbia aveva disegnato un mondo nuovo, il regno dei cieli dove non si può entrare con le pietre in mano.

30 Marzo 2020
+Domenico
 

Il pianto di Gesù si cambia in un grido liberatorio

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni dal Vangelo del Giorno (Gv 11, 1-45)

<<Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l`avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.  Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”. … E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.>>

La morte resta sempre un mistero inquietante: di fronte alla morte siamo tremendamente impotenti, la nascondiamo più che possiamo, ma è l’unica certezza che sperimentiamo per tutti.

Gesù si trova di fronte alla morte di un amico: è Lazzaro, colui che con le sue sorelle dà vita a una casa accogliente, dove Gesù passa spesso a riposare per tirarsi fuori dalla bolgia delle feste che si vivono al tempio nel frastuono, nei subbugli, nelle diatribe.

Due atteggiamenti vengono messi in risalto da parte dell’evangelista Giovanni: il primo è commozione profonda e turbamento, fremito del cuore e dell’intelligenza … e sdegno.

La morte, il male, la condanna che viene dal maligno è ancora lì a punire, a deturpare, a squassare la vita, il bene sommo di cui Dio è Signore.

Nella potenza tragica della morte si annida il male oscuro e cieco dell’umanità.

Gesù ha quasi una ribellione nei confronti di questa potenza beffarda che gli ha tolto l’amico Lazzaro, come tutti noi che non riusciamo a comprendere la morte dei nostri cari.

La morte continua ad essere uno scandalo, un controsenso, una realtà incomprensibile: quando capita a noi, ai nostri amici o ai nostri cari facciamo sempre fatica a darcene una ragione. 

L’altro atteggiamento che sottolinea l’evangelista Giovanni è il pianto: è lo sfogo dell’amico, il pianto liberatorio della partecipazione a questo evento, la solidarietà con il dolore.

Gesù è un uomo con tutti i più ricchi e delicati sentimenti delle esperienze più belle dell’umanità.

L’amicizia è proprio una di quelle: è la compagnia, il sostegno, lo scambio, il riferimento, l’affidarsi vicendevole, il farsi coraggio a vicenda.

Ora, l’amico dei ritorni snervanti dalla vita di Gerusalemme non c’è più: Non risuona più la sua voce che lo rincuorava e gli dava forza per riprendere poi all’indomani un’altra battaglia nel tempio. 

Ma il pianto si cambia in lotta, in un grido liberatorio.

Dice il Vangelo <<Gridò a gran voce>> perché tutti lo sentissero, anche quelli che stavano a dirgli: bell’amico che sei stato … non ti costava niente se lo salvavi prima? Ormai …

Ecco la “parolaccia” che non dobbiamo mai dire: per Gesù non c’è nessun ormai, la vita deve sempre scoppiare e Lazzaro riprende vita e si sciolgono le bende.

Gli ha ridato vita, ma per dare un segno di quella vita infinita che dopo la sua risurrezione diventerà patrimonio di tutti, patrimonio di quel cielo che lui abiterà per dare alla terra la luce esplosiva del Risorto.

29 Marzo 2020
+Domenica
 

Mai un uomo ha parlato come parla Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 46-49) dal Vangelo del Giorno (Gv 7, 40-53)

Risposero le guardie: <<Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo! ”. Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!>> 

Chi non vuole aprirsi a una verità che lo supera, chi si pone per partito preso a darsi ragione comunque e sempre non riuscirà mai a crescere.

E’ tipico di tanti nostri discorsi sulla vita, sulla politica, sulla fede: siamo come dei tifosi che non sentono ragione, che difendono la loro squadra anche contro l’evidenza.

Finché si tratta di un gioco può essere, ma quando si deve mettere in conto il significato profondo del nostro esistere … occorrerebbe una maggiore capacità di interrogarsi e di lasciarsi “trascinare dalla ragione” e dalla passione per la verità.  

Era così anche al tempo di Gesù: Il sinedrio aveva preso posizione preconcetta contro di Lui e non c’era verso di far cambiare loro idea; aveva un “teorema da dimostrare” e lo portava avanti, non con la forza della convinzione, ma con la coercizione del potere.  

Stavolta sono le stesse guardie a meravigliarsi della grandezza e della bontà del messaggio di Gesù: proprio loro, sguinzagliate per controllare, comandate di non ragionare, ma di eseguire, di non lasciarsi coinvolgere, ma di guardare all’ordine pubblico.

Risposero le guardie – dice il Vangelo – “mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo“.

Non bastano … le maledizioni intimate dai capi: anche i soldati hanno un’anima e le parole di Gesù entrano anche nelle loro coscienze, il suo sguardo li trapassa, la sua persona li attira, le sue parabole li prendono.  

Ognuno di noi, del resto, nello svolgere i suoi  compiti non può vendere all’ammasso la sua coscienza, la sua persona, il suo cuore.

Lo è il medico che cura l’ammalato e da cui ci si aspetta il massimo di professionalità e che viene tirato dentro nella vicenda di dolore delle persone che cura, lo è il giudice, da cui ci si aspetta imparzialità, che viene provocato a guardarsi dentro dalle persone che giudica, lo è l’insegnante da cui ci si aspetta competenza che viene coinvolto nella ricerca di verità dei suoi alunni.  

Abbiamo tutti da imparare nella vita, e Dio semina la sua Parola ovunque: basta che noi abbiamo sempre il cuore pulito e aperto all’amore e non chiuso, come spesso capita, nel nostro facile egoismo e soprattutto sempre “in difesa”: ci siamo fatti una corazza, che non può essere scalfita da niente e da nessuno, anche se per rispettare la nostra libertà il Signore non usa nessun bisturi.

Dio così si fa  sempre incontrare nel volto di ogni uomo, perché non ci abbandona mai: li, lo possiamo sempre incontrare. 

28 Marzo 2020
+Domenico

Gesù va accolto, non chiuso in uno schema

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 7, 27) dal Vangelo del giorno (Gv 7, 1-2.10.25-30)

<<Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia>>.

Il difetto più comune nella vita di relazione è dare le persone per scontate: spesso si vive assieme per tanti anni, si va a scuola a assieme, si gioca assieme, si lavora insieme, ci si diverte pure insieme eppure le persone che abbiamo a fianco non le conosciamo.

Si crea una sorta di tacito consenso sulla propria vita e si pensa che l’aver a che fare con qualcuno significhi, automaticamente, conoscerlo.  

Il problema sta nel concetto di conoscenza che noi senza accorgerci facciamo crescere nei rapporti con le persone: la scambiamo per un possesso, crediamo che le informazioni che abbiamo di qualcuno ci permettano di mettercelo in tasca, è un conoscere più per difendersi che per aprirsi. 

Invece la vera conoscenza di una persona è sempre un ascolto, un essere disponibili alla novità, allo stupore, alla meraviglia, che è lei: è permettere agli altri di non stare imbrigliati nei nostri schemi, nelle nostre fissazioni, nelle pur vere esperienze che abbiamo fatto e che però non tengono conto che la persona è viva, è più futuro che passato, è sempre aperta a nuovi contatti.  

E’ così di Gesù, il galileo, quello che viene da Nazaret, da dove non può uscire niente di buono, è quello che va in giro a predicare e crea scompiglio.

Nessuno magari si è preoccupato di sentirlo, è già stato incasellato in uno schema: è un bestemmiatore, è un insolvente nei confronti della legge, è un rivoluzionario, suo padre e sua madre sono qui tra noi, sappiamo tutto di lui … vita opere e miracoli.  

E Gesù invece dice: voi non sapete niente, credete di sapere, avete esercitato sulla mia vita il vostro superficiale “controllo”, ma non siete ancora riusciti a liberarvi da voi stessi.  

E’ la situazione di tanti cristiani nei confronti di Gesù, nei confronti della vita cristiana, del Vangelo: Cose vecchie, Cose risapute, frasi mandate a memoria, niente di nuovo … è la sicumera dell’ignorante, di colui che tratta le persone a pregiudizi e a esteriorità, di colui che non sa mettersi ad ascoltare.

Invece Gesù è da ascoltare: il suo Vangelo è sempre nuovo, la sua  vita è una sorgente, non uno stagno, è un fiume non una pozzanghera, è vita, ma è sempre vita nuova inesauribile.

E’ sempre più in là di dove lo vogliamo fermare: ci trascina fuori dalla nostra inerzia e pigrizia, perché Lui è il Dio è dentro una visione del mondo che è soltato quella che può avere Dio, è dentro una visione di un sogno che è quello della grandezza, della maestà e della bontà di Dio e del suo Perdono.

27 Marzo 2020
+Domenico

Voi vi accontentate di imitazioni, ma la vita che vi do io è vera

Una Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,37-40) dal Vangelo del Giorno (Gv 5,31-47)

<<Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita>>.

Sentirti dire da chi ti conosce bene, che non sei onesto, non sei corretto, non hai un cuore capace di amare, sei autoreferenziale,  ti sei trovato amici che ti adulano e ti nascondono la verità, è una bella batosta.

Dovresti farti … un serio esame di coscienza, una buona autocritica e invece spesso sei nel massimo della tua superbia e gli occhi ti restano chiusi sulle cose più evidenti della tua vita perché ti fanno male e non hai il coraggio di ammetterlo per cambiare

Nel serrato confronto tra i giudei e Gesù avviene proprio questo: Loro sono sicuri di essere nel giusto e decidono continuamente di combattere Gesù, soprattutto quando tenta di smascherare i loro atteggiamenti ideologici.

Dove sta la vera vita? Dove sta la salvezza?

Che atteggiamento di accoglienza avete nei confronti del mistero di Dio?

Quanto siete disposti a darmi fiducia?

Potete alzare lo sguardo dai vostri interessi e dalle vostre comode ideologie che vi impediscono di cercare la verità?

E’ un rimprovero! Sono domande che il Signore può fare a ciascuno di noi oggi.

Ci diamo ragione gli uni gli altri, senza cercare la vera ragione che è Lui!

Crediamo di avere in mano la vita e di poterla manipolare, mentre la vera vita è Lui.

Abbiamo collocato la nostra salvezza in alcuni nostri principi minimali, ma non ci accorgiamo che la loro fonte e la loro completezza sta proprio in Gesù. 

Giovanni ha avuto il coraggio di mandare i suoi discepoli da Gesù per mettersi in dialogo e ricerca con Lui, che vi ha dato solo la cruda verità: lui era il precursore e un altro doveva venire dopo di Lui.

Ma a me che sono stato indicato da Giovanni voi fate continua opposizione preconcetta, senza lasciarvi interrogare dalla Parola, dalla buona notizia. Per voi tutto è come sempre, il tempo che viviamo non ha niente di coinvolgente da parte di Dio.  Voi non volete venire a me per avere la vita, vi accontentate di imitazioni, di inganni, non siete disposti a darmi fiducia.

La nostra vita spesso è così: ci lasciamo incantare da tante cose e perdiamo di vista l’essenziale, siamo più disposti a credere al caso che a Dio, a fidarci dei venditori di felicità a buon mercato piuttosto che di Gesù.

Lui invece è l’amore, è la vita, è uno squarcio nel cielo per aprirci alla verità in questa nostra terra spaesata.  

26 Marzo 2020
+Domenico

Lasciamo il posto a Dio

Una Riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38) 

Il nostro modo di pensare di gente concreta, fatto di sogni e di progetti, ma soprattutto di realizzazioni concrete, di laboriosità contrasta un poco con il mondo della fede.

Non è che chi crede debba essere un fatalista, uno che sta con le mani in mano a vedere se la vita cambia da sola, a starsene beatamente nell’inerzia più assoluta, ma sicuramente chi crede in Dio deve … mettere Dio al centro della sua esistenza e lasciarsi condurre da lui, dalla sua parola, lasciarsi convertire al suo piano e entrare nell’idea che è Dio che ha in mano le sorti del mondo e della tua vita, e che noi spesso siamo solo di ostacolo, perché agiamo di testa nostra.

Il male che c’è nel mondo è frutto di una nostra soggettività giocata male, del nostro esserci messi al posto di Lui.  

Non così, ma esattamente il contrario è stata la decisione di Maria di mettersi nelle mani di Dio: quando l’angelo andò da Lei per chiederle a nome di Dio se voleva diventare la madre di Gesù, si offrì completamente.

Aveva progettato nella sua vita di essere vergine e a Dio si offre così.

La sua verginità indica che ciò che nasce da lei è puro dono, il futuro che inizia con lei è grazia e dono di Dio.

Nelle coppie sterili dell’Antico Testamento Dio dà successo a una azione umana senza successo, qui invece Maria rinuncia ad agire, offre la sua verginità, una passività e una povertà totale che rinuncia ad agire proprio per lasciare il posto a Dio.

E’ la fede.

Questo vuoto assoluto è l’unica capacità in grado di contenere l’Assoluto

E Maria diventa la figura del credente, l’immagine della Chiesa, di chi nella fede concepisce l’inconcepibile: Dio stesso.

Le domande che Maria fa sono … nella direzione non di una volontà di agire … o ancor meno di opporsi, ma nella direzione di una disponibilità massima di corpo e di spirito, di pensieri e di progetti. 

Maria realizza il mistero della fede.

Quando siamo proprio decisi a lasciarci fare da Dio, a mettere in animo il suo disegno, il suo modo di vedere la realtà, Dio si fa presente.

E’ la fede pura che attira in noi il Salvatore.

La fede rompe i limiti di ogni incapacità umana, per renderci capaci di Dio. 

E Dio quando coglie la nostra disponibilità decide di stare con noi di diventare l’Emmanuele, il Dio che non ci abbandona mai.

E oggi, 25 Marzo, a distanza di 9 mesi dal Natale, celebriamo proprio questo bellissimo momento del concepimento di Gesù nel seno della Vergine Maria. 

25 Marzo 2020
+Domenico