Ti chiedo la mano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,30-33) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

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Nell’era dell’informatica, del virtuale, i ragazzi di oggi sono bravissimi a trovare su Internet tutto quello che loro interessa: immagini, storie, canzoni, filmati, eroi, divi … sanno tutto della squadra del cuore, hanno la capacità di simulare, di giocare alla realtà, di inventarsi ogni cosa, compresa la vita affettiva … fanno le prove di come deve essere la realtà, ma spesso si ingannano di averla potuta già vivere: era tutta una fiction.

La realtà è più dura, ed è interessante vedere come diventano sempre più difficili per i ragazzi di oggi i primi approcci, per esempio, “l’acchiappo” … come lo chiamano loro; sono imbranati perché devono uscire dal virtuale.

Veramente siamo sempre stati tutti imbranati nei primi approcci d’amore … i primi rossori sul volto, i primi: “glielo dico o no?” … oggi le mandi anche un sms, ma bisognerà prima o poi guardarsi in faccia, negli occhi e dirsi la famosa frase.

Ecco, io immagino Dio che fa questo con Maria: non credo di essere irriverente nel pensare questa proposta come un vero dialogo d’amore, un vero incontro tra due libertà infinitamente sproporzionate, ma sempre a misura di persona. Le parole che ci dice il Vangelo sono molto solenni e consacrate ormai dall’uso, non ci rendono immediatamente l’intensità di quel dialogo, ma se sappiamo andare in profondità, possiamo intuire qualcosa.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Poca cosa ci sembra, ma immaginate se c’è un complimento migliore di questo: “Maria ti saluto, sei la fine del mondo, abiti in Dio da sempre, fai parte della bellezza infinita dell’amore che riempie il cuore di tutti gli uomini. Vuoi diventare la madre di Gesù, quello che la tua gente aspetta da sempre, il Messia, la speranza, che siete rimasti in pochi ad aspettare? Dipende da te. I secoli di invocazione del tuo popolo saranno esauditi se tu lo vuoi. La storia si spaccherà in due, a partire da tuo figlio”.

Anche Maria viveva questa attesa nel suo spirito: aveva in cuore la speranza che Dio avrebbe visitato la sua gente; ma pur restando confusa, non le balena per niente nella mente di sottrarsi alla proposta che Dio le fa. Vuole solo capire, vuole rendersi disponibile fino in fondo … e che fa? Dice di sì.

Da allora è esplosa la speranza sulla terra, e noi tutti la possiamo trovare!

20 Dicembre 2021
+Domenico

Il futuro già lavora anche se non si vede

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,41) dal Vangelo del giorno (Lc 1,39-45)

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo

Audio della riflessione

Si fa un gran parlare oggi di embrioni, di frutto del concepimento, di vita nata e non completa … purtroppo si pratica l’aborto, la soppressione della vita di chi è indifeso e viene visto come un attacco alla vita degli adulti.

Esistono sofferenze immani, che vengono spesso solo usate per battaglie ideologiche e per queste sofferenze occorrerebbe avere una possibilità di accoglienza, di comprensione, di aiuto, di non lasciare nella solitudine di decisioni irrevocabili, di rimorsi che poi non riescono più ad essere assorbiti.

C’è spesso molta incoscienza e molta faciloneria, un disprezzo della vita e della sofferenza delle persone che non ha uguali in altri campi … ebbene, il Vangelo ci presenta una bellissima immagine che può aiutarci a guardare alla vita ancora prima del suo nascere con atteggiamenti di stupore e di semplicità, di gioia e di attesa.

Ci sono sulla scena da alcuni mesi due madri: Elisabetta e Maria. Elisabetta è anziana, si tiene nascosta, porta in grembo un bimbo che non sperava più, ha vergogna di quel che dice la gente. “Alla tua età, hai ancora queste velleità, non potevi mettere il cuore in pace, non sai quello che rischi?”

L’altra è Maria, la madre di Gesù: aveva saputo delle difficoltà della cugina Elisabetta. Anche Lei, Maria, porta in corpo un segreto, non si vede ancora niente, ma il fuoco che ha dentro la spinge a mettersi a disposizione, porta in grembo l’amore fatto persona e la sua vita comincia a trasformarsi in gesti di amore.

E l’incontro è … sicuramente fatto dalle parole che le due donne si dicono, ma è condotto dai due concepiti: Giovanni Battista nel seno di Elisabetta scalcia e coglie la presenza di Gesù nel seno di Maria. Sono già due vite, due persone, due progetti, due missioni. Dice il Vangelo: “Ecco appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”.

È esperienza di tutte le madri sentire i propri figli scalciare nel proprio seno, ed è già la presenza di un altro da sé, non di una appendice del proprio corpo, come tante volte si ritiene.

Ebbene, Gesù già si annuncia come il salvatore fino dal seno di sua madre: è proprio una speranza allora già presente, che ci riempie di gioia.

Dove l’andiamo a cercare la speranza? Eccola qui!

19 Dicembre 2021
+Domenico

Il tuo progetto è il mio progetto

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 1,20-21) dal Vangelo del giorno (Mt 1,18-24)

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

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Ciascuno nella vita si fa i suoi progetti, immagina come vivrà il suo futuro, quali strade percorrere, chi scegliere come compagno o compagnia nella vita, quale professione intraprendere, soprattutto oggi che si hanno davanti tante opportunità di scelta e si hanno pochi vincoli dovuti ai genitori o agli adulti … non è più il papà o la mamma che scelgono per i figli chi sposare, che mestiere fare, quale strada scegliere nella vita: si è talmente liberi, che si fa fatica a districarsi in questo eccesso di opportunità, a dirimere il bene dal male, a non lasciarsi infatuare dalle pubblicità o dai desideri del momento.

Alla meta intravista si orientano tutte le energie: sul futuro si fanno sogni, ci si entusiasma, si organizza l’esistenza e ci si attrezza al meglio.

Un futuro chiaro, già definito, bello, semplice e impegnativo, dolce e delicato se lo immaginava e già lo anticipava nella sua vita un giovane di Nazareth, Giuseppe: aveva scelto Maria come compagna della sua vita, per realizzare i suoi sogni, per dare al cuore la capacità di esprimere il massimo del dono di sé.

Maria era sua promessa sposa: era già non solo nei pensieri e nei progetti, ma nell’imminenza della decisione di vivere assieme, di condividere i momenti di tutta la vita, i sentimenti, i pensieri e le preoccupazioni, lo scambio degli affetti e dell’intimità dell’amore … ma Prima che andassero a vivere insieme – dice il Vangelo – Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

A Giuseppe si infrangono tutti i sogni, il suo progetto trova un ostacolo insormontabile per la dignità della sua esistenza e per l’amore assoluto con cui la voleva vivere: non capisce, non dubita minimamente di Maria, lui è giusto, non sospettoso, ama e non vuole ferire. Non lo sfiora neanche lontanamente un dubbio su Maria, ma gli si lacera il cuore. Gli crolla tutto il suo progetto. Non riesce a darsene una ragione, non si abbassa a mettere in campo avvocati o leggi o tantomeno l’opinione pubblica … e mentre conosce la sconfitta umana dei suoi progetti, quando il suo cuore è stato svuotato dell’ultimo sentimento, nella sua coscienza, che è dialogo intimo con Dio, dichiara il massimo di adesione a Dio, scritta nella sua onestà.

E Dio si dà a vedere, gli si comunica, gli dà forza, gli dice quel “non temere”, non aver paura, che tanta forza dona a chi si affida al Signore: “Metti il tuo progetto nel mio, fai da padre a mio figlio, all’atteso delle genti. Avrà bisogno di crescere forte, di portare il dolore del mondo, avrà bisogno di imparare da una famiglia tutta la ricchezza di sentimenti che l’amore umano può esprimere, prendi con te Maria”.

E Giuseppe dice: “il tuo progetto è il mio progetto”, fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, e divenne speranza per ogni sogno, per ogni famiglia, per ogni uomo che ama il Signore. Ma questa speranza dove la trovo?

18 Dicembre 2021
+Domenico

Si è mescolato a noi

Una riflessione sul Vangelo secondo Mateo (Mt 1,1-3) dal Vangelo del giorno (Mt 1,1-17)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram …

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Ognuno di noi ha fisionomia, carattere, modo di comportarsi che riassumono le generazioni che lo hanno preceduto: infatti quando nasce un bambino, tutti lo guardano con curiosità e tentano di scorgere nei suoi lineamenti il naso del papà, le labbra della mamma, le tempie del nonno, il modo di sorridere della zia… in questo nuovo volto si concentrano i volti, le fattezze, i tratti dei volti delle generazioni che lo hanno preceduto. Questo è vero anche per il carattere, per il modo di reagire, di affrontare i problemi: nella stessa famiglia si vede che un figlio è calmo come lo zio, un altro ha scatti di impazienza come il nonno, un terzo è deciso come la nonna…

Anche Gesù è nato in un popolo, ha concentrato in sé le caratteristiche somatiche, di carattere, di modo di guardare la vita tipiche del popolo di Israele: è il punto di arrivo di una lunga catena di antenati che hanno dato la vita ai suoi nonni, fino ad arrivare a Maria… e la cosa sorprendente è che in questa catena non ci sono tutti stinchi di santo, ci sono anche violenti, peccatori, irregolari, inadempienti alla legge di Dio.

Il vangelo di Matteo presenta questa genealogia verace, un insieme di nomi ebraici che facciamo fatica anche a leggere, che mescola a santi ed eroi, delinquenti e bestemmiatori: è proprio vero che Dio, facendosi uomo, si è fatto carico di tutta la nostra umanità.

E anche oggi se viene Natale, Dio non si schifa di prendere su di sé i tratti delle nostre cattiverie, la nostra umanità ferita, le gravi responsabilità degli strateghi del terrore, gli stenti di chi ha fame e l’ingordigia di chi li affama, il desiderio innocente dei giovani che si aprono alla vita e le trame degli sfruttatori che distruggono l’innocenza.

Dio sa di che cosa è fatto l’uomo, ed è proprio dall’interno della sua vita vuol far nascere speranza, vuole aiutare a ritrovare forze che si ritengono perdute.

Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati da qualcuno, di non essere lasciati soli, di essere aiutati dal di dentro. Ecco, Natale è avere la certezza che la nostra umanità, con tutte le sue luci e le sue ombre, viene continuamente abitata da Dio e può sperare ogni giorno in un futuro di gioia e di serenità, di salvezza e di pace.

Ma dove trovo questa speranza?

17 Dicembre 2021
+Domenico

Una vita da mediano

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,27) dal Vangelo del giorno (Lc 7,24-30)

«…Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via” …».

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Siamo sempre molto incantati dagli uomini e dalle donne di successo: compaiono in tutti i programmi televisivi, fingono che tutto sia casuale, anche se ci sta dietro un marketing che calcola ogni fotogramma … calcano la scena.

Dietro a queste persone ci sono moltissimi altri che lavorano per il successo delle star: gente che fa il proprio lavoro e che giustamente orienta la sua professionalità a questo scopo.

C’è però sempre dietro ogni successo o grande personaggio qualcuno molto determinato o determinante che ne costruisce con la sua vita il vero successo: Lui non compare mai, lavora nel silenzio, sa stare al suo posto, dedica la sua vita, la vive con gioia, sa che cosa gli tocca fare e come e dove stare perché tutto riesca bene: è quello che fanno spesso i genitori per i figli.

Dietro ogni giovane atleta o artista c’è spesso un papà o una mamma nell’ombra che, col suo lavoro, il suo amore dà tutto ciò che è indispensabile per la riuscita del figlio: non apparirà mai sui giornali o, se vi apparirà, sarà sempre incalcolabile la dedizione e il sacrificio di cui è stata capace.

Ed è così la figura di Giovanni Battista, chiamato appunto il precursore: colui che prepara e che scompare, colui che sa stare al suo posto, colui che vede in Gesù il punto più alto della vita e della storia e vi si mette al servizio.

Giovanni è stato un grande, dice Gesù alla gente, in lui si è condensata ed è arrivata al vertice l’attesa dei secoli: ha intuito il nuovo che stava per sorgere, gli ha dedicato la vita. È stato per tutti una freccia puntata: non ha permesso a nessuno di attardarsi a guardare a sé, ma ha continuamente fatto alzare lo sguardo alla salvezza piena che era Gesù. Diremmo, in termini calcistici, una vita da mediano, da assist, nella grande partita del regno di Dio.

Abbiamo bisogno di sentirci anche noi frecce puntate verso qualcosa di più grande di noi: I cristiani non portano se stessi nel mondo, i propri interessi, ma vogliono fare da strada per Gesù Cristo.

Il cristiano, allora, fa una vita da mediano, dev’essere un’assist intelligente, perché spera che Gesù arrivi a tutti … e ciò avverrà quando tutta la nostra vita si affiderà completamente alla persona, all’amore, alla salvezza, alla bellezza, che per tutta l’umanità è Gesù .

16 Dicembre 2021
+Domenico

Il Vangelo è tutta la buona notizia che il cristiano vive e propone

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 7,19-23) dal Vangelo del giorno (Lc 7,22-23)

Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Audio della riflessione

La vita non è un malato al cui capezzale si devono alternare tutti per consolarla o curarla: è un dono da vivere, è una gioia da condividere, è un compito da svolgere.

Sappiamo però che è anche piena di guai, che è popolata di bisogni, che si è incanalata in sensi unici senza scampo: pensiamo alle guerre, alle malattie, allo sviluppo sconsiderato e alle ferite irreparabili inferte alla natura. Certi veleni, certe radioattività negative si smaltiranno solo da qui a qualche secolo. Certe situazioni dell’ambiente sono irreversibili. Non è un malato, ma sicuramente ha bisogno di grandi restauri, di gente disinteressata che la ama, la cura, ne custodisce l’alito profondo … e gli uomini, noi, i viventi, ci diamo da fare per conservarla, questa natura, sempre più vivibile e pulita.

Ma voi cristiani che fate? È una domanda impegnativa.

Che ha fatto il cristianesimo a questo mondo? Che cosa gli ha regalato? La domanda l’hanno fatta anche a Gesù: “Che segni ci dai per dimostrare che tu sei il punto di arrivo delle nostre attese?”.

I discepoli di Giovanni erano stati contenti del cambiamento provocato dal Battista nella società del tempo: aveva riportato la gente a stili di sobrietà, a grinta di speranza contro l’appiattimento delle ingessature di una religione senza anima.

E tu, Gesù, che ci proponi? I tuoi cristiani che vita costruiscono? E Gesù dice: chi non ci vedeva più, torna a farsi illuminare dal sole, chi era costretto a camminare curvo, torna a incedere diritto della sua dignità, chi aveva la pelle putrefatta per la lebbra se la ritrova fresca come quella di un bambino, chi giaceva sotto un metro di terra, risorge.

È una nuova vita che esplode: i cristiani sono stati spesso questo nel mondo, hanno trasformato e stanno cambiando l’ingiustizia in giustizia, hanno dato a questo mondo, alla vita, l’impronta del creatore. E quando invece hanno seminato guerre, vuol dire che non erano cristiani: avevano dimenticato la loro natura, si erano imbarbariti e imbastarditi, come capita spesso di esserlo noi oggi. E di questo dobbiamo chiedere sempre perdono, affidarci alla misericordia di Dio e vivere e proporre sempre la pace.

Ma un’altra cosa importante dice Gesù nella sua risposta: “ai poveri è annunciata la buona notizia”. La buona notizia, il Vangelo è quello che caratterizza il cristianesimo: è sicuramente quello che fa, ma è soprattutto la speranza che dona.

15 Dicembre 2021
+Domenico

E’ sempre e solo Dio che ci fa buoni e santi

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,31-32) dal Vangelo del giorno (Mt 21,28-32)

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Audio della riflessione

C’è una assuefazione alle cose belle della vita da cui dobbiamo sempre salvarci: ti verrebbe quasi da dire che occorre vivere di più nel desiderio piuttosto che nel pacifico possesso per poter dare alla vita maggiore verità e felicità.

Lo dicono molti: ho incontrato ragazzi senza niente, allo stato brado … li ho aiutati a capire qualcosa di bello, e si sono lanciati in un percorso di conquista che non ferma più nessuno.

Ho invece fatto le stesse proposte ai nostri, non li ho smossi di un centimetro. Anche questo è un altro tormentone quotidiano: chi non ha niente viene acceso da un ideale, chi ha tutto si siede e si spegne …. è così il giovane, è così l’adulto, è così l’anziano: non c’è età che tenga.

Forse allora è ancora lo stile di base dell’esistenza che conta: è importante vedere se la vita la pensi come un possesso o come una continua accoglienza di un dono.

L’esperienza più tragica è quella dell’amore: due si cercano, si chiamano, si desiderano, costruiscono ideali comuni, si orientano a una meta, fanno pure anni di convivenza per “far le prove”, si sposano e dopo pochissimo tempo si sentono seduti, ciascuno dei due, sui sentimenti e sulla vita dell’altro, si schiacciano a vicenda. Hanno smesso di cercarsi, di sentirsi bisognosi l’uno dall’altra, di conquistarsi … si sono dati subito per scontati.

La vita non è così: non è dubbio metodico, ansia continua, incertezza programmata, ma è offerta di sé incondizionata da colorare ogni giorno di dono e di attesa, di rischio e di sorpresa.

È così anche per la vita di fede: la fede non è mai un possesso, ma un dono da invocare e da accogliere; non è un piedistallo per giudicare gli altri, ma dono da accogliere e offrire umilmente; non è uno Stato sociale, ma una tensione ideale.

I pubblicani, cioè i delinquenti, i profittatori, la feccia dell’umanità, le prostitute, vi precedono nel regno dei cieli, dice Gesù ai benpensanti. Non è che lo dirà anche a noi nella notte di Natale in chiesa o davanti a qualche presepio?

Abbiamo la speranza di poterci convertire e tornare alla saggezza di una fede umile, di una accoglienza senza pretese e con il cuore largo.

San Giovanni della Croce, che oggi festeggiamo, consigliava di ricordare che tutte le cose che ci accadono, di bene o di male, vengono da Dio, affinché nel primo caso non ci insuperbiamo, nel bene, e nel secondo, nel male, non ci scoraggiamo.

14 Dicembre 2021
+Domenico

Oggi credere è una scelta, una risposta non una tradizione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 21,25-26) dal Vangelo del giorno (Mt 21,23-27)

«… Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Audio della riflessione

Una delle cose più difficili da fare, oggi, è quella di decidersi, di scegliere, di capire da che parte stare: si può passare tempo a valutare, a vedere i pro e i contro, ma poi occorre decidere.

Fanno fatica i giovani che si trovano davanti alla vita come davanti alla tivù con il telecomando … molti programmi, uno sguardo di qua, uno di là … ci si ferma un poco su un programma, se ne tenta un altro, si torna indietro e alla fine si è affogati nel mare delle possibilità, senza aver fatto una minima scelta.

È così nello shopping … anche se oggi, per l’incertezza economica, per la complicazione della pandemia, lavora di più il pomo di Adamo nel deglutire l’impossibilità che l’imbarazzo della scelta.

È così nella vita affettiva, nella scelta degli studi: siamo deboli nella decisione … e Gesù un giorno si è trovato di fronte a una domanda impertinente dei suoi soliti avversari, che avevano la vocazione a giudicare piuttosto che a ricercare la verità … e Lui che legge nel cuore di questi uomini, come legge nel cuore di ciascuno di noi, smaschera la comodità dello stare a giudicare senza mai sentirsi coinvolti e li provoca a prendere una decisione: “Chi era per voi Giovanni il Battista? L’avete seguito o l’avete snobbato? Che posizione avete preso di fronte alla sua predicazione? È stato un esercizio di retorica o vi siete lasciati cambiare la vita? Vi siete mescolati alla gente che lo seguiva per farvi vedere e riuscire a stare a galla sempre e comunque per posa, oppure condividete con il popolo questo slancio di purificazione, questa voglia di ridare vita alla vostra esperienza religiosa, che sembra ammuffita?”.

È un discorso che va dritto anche al nostro essere: andare a messa a Natale, intenerirsi davanti al presepio, lasciarsi commuovere da atmosfere natalizie è partecipazione a un evento che ci cambia la vita o è adattamento alle buone maniere, uno scotto da pagare a ricordi dell’infanzia?

Nella vita spesso non siamo coerenti, di difetti ne abbiamo una barca, di cose sbagliate per debolezza ne facciamo tante … è peggio però non prendere mai una decisione, lasciarsi trascinare dall’opinione corrente.

La vita ha bisogno di essere affrontata prendendo posizione: navigare a vista aguzza la capacità di adattamento, ma sempre al ribasso. Sperare è il contrario del vivere di rimedi, è orientarsi in una direzione. Ci stiamo esercitando in questa ricerca di direzione per dare gambe alla speranza?

Santa Lucia, la vergine siracusana, che tutti oggi veneriamo, aveva una vista lunga e noi la invochiamo soprattutto per la vista della fede, che ci permette di camminare sicuri verso mete alte.

13 Dicembre 2021
+Domenico

Gesù è tutto da scoprire, contemplare e amare

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18) dal Vangelo del giorno (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?».

Audio della riflessione

C’è una domanda che … ricorre almeno tre volte nel brano del Vangelo che oggi viene letto in tutte le chiese del mondo, in un’atmosfera di attesa del Natale che si avvicina a grandi passi: “che cosa dobbiamo fare?”.

Lo domandano le folle indistintamente, lo domandano i pubblicani … una razza di esattori delle imposte odiatissimi dalla gente, lo domandano i soldati … e per ciascuno ha una risposta Giovanni il battezzatore, l’uomo che da un po’ di tempo sferza la gente, la provoca, la rimprovera: “Dividete quel che avete con chi non ha niente, dice alla gente; non chiedete tangenti, dice agli amministratori; non fate estorsioni e maltrattamenti, dice ai vigili urbani e ai poliziotti”.

Per le giovani generazioni, la domanda “che cosa dobbiamo fare?” è molto frequente: i giovani sono figli di adulti che hanno vissuto tutta la loro vita costretti da rigide norme … per ogni cosa c’era un precetto, per ogni situazione era già scritto quello che si doveva fare. 

Avevamo noi una vita piena di precetti: esagerando un po’, potremmo dire che vivevamo una morale senza amore, un insieme di comportamenti senza anima.

Oggi è proprio il contrario: i giovani vivono l’amore senza morale, cioè sono stati abituati a puntare al cuore, all’anima delle cose, ma senza comportamenti che la servono, senza un aiuto a costruire nella vita quella stabilità di comportamenti necessari a esprimere l’amore, utili a far passare dall’innamoramento (non solo del marito o della moglie, del ragazzo o della ragazza, ma anche di Dio) all’amore … e sono lasciati soli a dare gambe agli slanci dell’anima.

Noi forse avevamo gambe senza slanci, questi giovani hanno slanci senza gambe.

La domanda: “che cosa dobbiamo fare?”, esige una risposta. Non sarà ancora una volta far diventare la vita una serie di cose da fare, ma ritrovarne il centro dentro ogni azione … e il Battista, il battezzatore, quest’uomo vestito di pelli, abituato alla essenzialità del deserto, conclude il suo discorso orientando al centro della vita, orientando a Gesù, l’uomo per cui è pronto a farsi da parte, che deve essere il riferimento esplicito di ogni azione, di ogni precetto, di ogni dovere, perché soltanto Lui è la vera speranza.

Sembra forse a qualcuno un teorema, una risposta già fatta prima delle domande, ma noi siamo convinti che Gesù con la sua vita è una pienezza di bontà, di felicità, è pienezza di vita.

In Lui c’è la verità e ogni possibile strada per accoglierla e viverla: non è un elenco di precetti morali, ma una storia di pace e di amore.

12 Dicembre 2021
+Domenico

La vittoria sul male è sicura, a noi deciderci di accoglierla

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 17,12) dal Vangelo del giorno (Mt 17,10-13)

«… ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Audio della riflessione

Qualcuno dovrà spiegarci perché nella vita chi fa del bene deve sempre soffrire e pagare, perché ci si accanisce contro di lui, perché prima o poi debba vedersi contro qualcuno … non si tratta di un vittimismo di maniera, di quella convinzione di sentirsi sempre perseguitati, perché troviamo giusto difficoltà a realizzare ciò che pensiamo, ma di una oscura lotta del male contro il bene.

La nostra fede cristiana non accetta che nel mondo ci siano due principi: quello del bene e quello del male che si combattono uno contro l’altro. Da una parte il bene, Dio, dall’altra il male, Satana, in perenne lotta tra di loro, a farsi dispetti, ad alternarsi alla guida del mondo: è una concezione della vita molto pagana, tipica degli dèi dell’Olimpo, di concezioni sacrali del mondo.

Noi non siamo le vittime di una lotta tra il principio del bene e il principio del male: per la fede cristiana esiste solo Dio come principio superiore di tutto. Satana è una creatura decaduta che non può niente contro Dio, ne è stato sconfitto.

Non siamo in balia di forze misteriose che ci rubano la vita: la vita la possiamo buttare solo noi! Nel mistero del male ci sta la nostra libertà: siamo noi che non scegliamo bene, che ci lasciamo incantare, che di fronte al bene opponiamo la comodità, l’egoismo, l’interesse … e questo si scatena contro ogni tentativo di scalfirne il dominio.

Non è vero che chi fa il bene sia innocuo: chi fa il bene intacca sempre il potere dell’egoismo e chi ha impostato la vita solo per sé, per i suoi interessi lo elimina.

Così è stato di Giovanni il battezzatore, e così sarà di Gesù più tardi, dopo che ne avrà preso il posto nella società ebraica di allora: il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro.

Non c’è speranza allora per chi vuol vivere bene?

Assolutamente sì, perché Gesù è proprio venuto a dimostrare che si possono spuntare le frecce della morte con la fiducia in Dio. La speranza è sempre sostenuta da una certezza: dall’amore del Signore, dal suo disegno cui chiama ogni creatura, libera di rispondere e di accoglierlo.

Lui ha vinto il mondo tramite il dono dell’amore di suo Figlio Gesù, che noi vigilanti, vogliamo sempre incontrare e … decidere di stare dalla sua parte.

L’avvento ne è un momento fondamentale … per stare dalla sua parte.

11 Dicembre 2021
+Domenico