Signore dacci la forza di scegliere sempre il bene

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,18-19) dal Vangelo del giorno (Mt 11,16-19)

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

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Ci sono giornate in cui ci si mette tutto di traverso: non te ne va bene una … disperato, ti rifugi nell’oroscopo, e così aumenta l’illusione e, a tempo giusto, la depressione … ma ci sono giornate, e sono le peggiori, in cui sei tu che hai sempre una scusa pronta di fronte a tutto e a tutti, perché vuoi stare nella tua comodità: fingi di cercare qualcosa che vale per la tua vita, ma applichi a tutto ciò che ti mettono davanti e a tutti i risultati delle tue ricerche un netto rifiuto.

Esiste un torpore della vita, un egoismo camuffato da serietà, un immobilismo conservatore delle proprie posizioni e dei propri privilegi, che sa spegnere ogni entusiasmo … mi immagino un papà di fronte a un figlio: non c’è nessuna proposta che lo smuove, ma mi immagino anche un giovane di fronte a qualche prospettiva di lasciare il branco, di prendersi in mano la vita, di darle una svolta di autenticità … niente: “il mio pub, la mia latta con cui scarrozzo per tutti i centri commerciali i miei amici, le mie abitudini piccole, piccole … io sto bene così”.

A Gesù capitava spesso di trovarsi di fronte a muri di gomma, a gente incapace di spostarsi di una virgola, incapace di dare slancio alla propria vita. Prima di Lui calcava la scena Giovanni: un fustigatore di costumi, un uomo rude, scomodo, provocatore.

“Figurati se io mi lascio incantare da questo spiritato! Non fa ‘l fanatico!”

Arriva Gesù: la dolcezza in persona, l’uomo di compagnia che non crea distanze né col buono, né col delinquente … “Per chi mi hai preso? Per un sentimentale? Ci vuole altro per me nella vita!” … e anche di fronte a Gesù ha trovato la scusa per farsi sempre e solo i fatti suoi.

E rimani solo nel tuo brodo, nelle tue false sicurezze, nella tua mediocrità felice e la vita ti si spegne ora lentamente, ora in fretta come una sigaretta che fumi sulla porta di casa: decidi una vita senza speranza.

Chi invece è capace di scegliere, viene subito sostenuto da quello che fa: la speranza non è mai senza concretezza, i fatti la dimostrano.

Maria, nella santa casa che veneriamo a Loreto, ha dato gambe alla speranza più grande e più vera: ha detto di si all’angelo che le proponeva a nome di Dio di diventare la mamma di Gesù.

“Sia fatta la volontà di Dio, sono pronta, quel poco che sono è tutto suo, il Signore Iddio me ne renderà capace”.

Fossimo capaci anche noi di deciderci sempre per il massimo bene che Dio vuole per noi e per tutta l’umanità!

10 Dicembre 2021
+Domenico

Il regno di Dio è ancora nelle nostre attese

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-11) dal Vangelo del giorno (Mt 11,11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.».

Audio della riflessione

Quanto tempo della nostra vita si trascorre nell’attesa! Si attende il treno al mattino per andare a lavorare, si attende l’amico o l’amica per trovare compagnia, si attende l’innamorato per raccontare e gioire, si attende la visita del medico per calmare l’ansia, si attende lo stipendio alla fine del mese, quando ormai non si ha più niente … si attende il figlio che non torna la notte, si attende il marito che torna dal lavoro; attende la famiglia tempi migliori, attende la società un governo di giustizia, attendono i popoli la pace sospirata … e attendeva il popolo di Israele la salvezza, il giusto, la pienezza dei tempi, il mondo nuovo, la fine della prigionia.

“Pioggia mandaci il giusto, rugiada fa nascere il salvatore”.

E finalmente il tempo si compie: nel deserto si alza una voce, appare una figura ieratica che non ha paura di sferzare la gente e di provocare la coscienza.

In questo nostro tempo sta capitando qualcosa di inaudito, di completamente nuovo, di grande nel mondo: Dio vuol tornare ad essere speranza per tutti, gioia e consolazione dei poveri, giustizia per i molti diseredati, salvezza per i nostri innumerevoli peccati! Dio vuol venire ad abitare su questa terra!

Questa è la notizia sconvolgente che deve farci accapponare la pelle … ma vi rendete conto? Dio non è più l’irraggiungibile, colui che non si può nominare, ma viene ad abitare in mezzo a noi.

E Che umanità gli presentiamo?

Con le nostre vite di oggi lo sappiamo individuare o immersi come siamo nei nostri loschi affari o nelle nostre mediocrità non ci accorgeremo nemmeno? C’è da cambiare testa se vogliamo riuscire a capire quello che Dio ci dona. “È l’annuncio che l’attesa è finita. È nato un nuovo mondo. Per questo Giovanni è un grande, proprio perché chiude una attesa e apre all’infinito di Dio. Nel regno dei cieli il centro sarà Gesù, tutti gli altri che lo hanno preceduto non potranno essere che minimi. Ma proprio perché c’è Gesù, anche il più piccolo dopo di Lui è figlio di Dio, non è battezzato solo con acqua, ma sarà abitato dallo Spirito Santo.

L’attesa che si compie è vita radicalmente nuova, insperata, oltre ogni nostra possibilità e immaginazione. La Nuova Alleanza stabilita con Gesù è speranza di un’attesa certa del Regno definitivo di Dio. Ma questo Regno sta ancora nei nostri pensieri e desideri o ci accontentiamo dei nostri piccoli, contesi, venduti e comperati “regni di comodo”, pieni di ingordigie?

9 Dicembre 2021
+Domenico

8 Dicembre, festa dell’Immacolata: Con te Dio c’è da sempre

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 1,28-31) dal Vangelo del giorno (Lc 1,26-38)

Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù …».

Audio della riflessione

Nella vicenda di ogni uomo e di ogni donna, c’è una figura necessaria che ti determina la vita … te la segna in bene o in male, te la colora di gioia e sempre di tenerezza: la mamma.

L’adulto che non ce l’ha più, ogni tanto la pensa, le balena davanti in molte situazioni, la vede rimproverarlo o accarezzarlo, fosse anche solo con lo sguardo e il sorriso.

Un giovane la dà un po’ per scontata, perché è sicuro di poter contare sempre su di lei: la scova ad aspettarlo, se la sente col fiato sul collo a interessarsi troppo di lui, litigano, la manda al diavolo, e non dovrebbe mai farlo … ma tutto si ricompone nella consapevolezza di poterla godere come punto di riferimento. Quando ti mancherà, ti accorgerai ancora di più che c’era e dovrai fare un salto obbligato nella vita adulta.

Anche Gesù ha voluto avere bisogno di una mamma: si è inscritto in questo gioco di tenerezze date e ricevute, di accoglienza incondizionata e sforzo di definirsi in libertà, di delicatezza e fortezza … e lei si chiamava Maria: ha fatto la mamma fino in fondo! Viveva in una cultura in cui la donna era considerata pochissimo nella società che conta, ma determinante per la crescita del figlio.

Il carattere di Gesù, la sua fortezza, la sua capacità di dialogo, la sua fiducia estrema in Dio Padre, sono nati sulle ginocchia della mamma: Gesù ha cominciato da piccolo a vedere Dio, guardando negli occhi sua madre. Ha maturato l’incrollabile fiducia in suo Padre anche nella prova suprema della croce, vedendo l’abbandono totale in Dio di sua madre.

Ma … una cosa, tra le tante, definisce in modo originale il rapporto tra mamma e figlio in Gesù: Lui, in Dio, ha potuto scegliersi la mamma. Dio non è andato alla banca del seme per vedere se suo figlio poteva nascere biondo, con gli occhi azzurri, slanciato, con il quoziente intellettuale da genio, forme fisiche da dio greco… si è scelto la madre e l’ha voluta senza colpa, senza la minima colpa, non invischiata nella catena del male in cui l’umanità si dibatteva.

Il Vangelo usa alcune paroline semplicissime: “il Signore è con te. Il Signore è la tua pienezza, ti abita completamente, non c’è spazio dato a nessuno al di fuori di Lui”.

Avere una mamma così anche noi, è la nostra sicura speranza, e lo auguriamo a tutte le mamme di esserlo sempre per i loro figli, per le loro figlie, per tutti coloro che ne hanno bisogno.

8 Dicembre 2021
+Domenico

Che paura hai? ti vengo prendere

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 18,13) dal Vangelo del giorno (Mt 18,12-14)

«… se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite …».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti nell’immaginario un gruppo di pecore con qualche cane a seguito, un pastore piuttosto trascurato … vita dura è la sua, si sposta con loro, le tiene assieme, le blocca, le aiuta ad attraversare la strada, le porta a pascolare ovunque … si vede subito se è il padrone o se è stato solo pagato per contenere i danni.

Ma forse abbiamo anche nella memoria un’immagine un po’ strana a dire il vero, ma dolcissima: un pastore robusto, vestito di pelli di pecora, con calzari alti, tunica stile romano, bisaccia a tracolla, con una pecora o un agnello mansueto sulle spalle a far da corona al suo collo. La pecora è tranquilla, il pastore è fiero: è un’immagine antichissima che risale ai primi secoli del Cristianesimo.

Con questa immagine viene fissata nella vita, nell’immaginario collettivo un dramma d’amore: una pecora smaliziata che si stanca di stare sempre in coda, che perde il richiamo delle altre, che si avventura da sola negli anfratti del pascolo e si smarrisce. Ha provato il gusto di una libertà ingannatrice? È stata sfortunata … le hanno fatto un tranello? Ci sono tanti modi di perdersi nella vita:lLe cronache ti fanno vedere come accade l’impossibile.

“Era qui due secondi fa, mi sono girato, non c’è più …”

La vita umana è popolata di fughe, di smarrimenti. La nostra stessa vita si accorge troppo tardi di aver perso la saggezza, il senso, il senno, la strada giusta … e spesso non interessa a nessuno dove sei finito, anzi qualcuno te lo rinfaccia solo, con un gusto sadico. Hai visto? L’hai voluto, te l’ho detto, ora arrangiati e non farti più vedere.

Lui invece, il nostro pastore – chi è se non Gesù?! – a sera fa la conta e gliene manca una. Si accorge di te, di me, di ogni sconosciuto e riparte a cercare.

È bello sentirsi cercati, è bello quando ti appare un sms che ti dice: dove sei? Smettila di scappare!

“Quando ti troverò, non avrò altro da fare che abbracciarti, coccolarti, ridarti casa: le novantanove che stanno qui, stanno bene e si sono dimenticate di te, ma non io! Ti vengo a prendere!” E dall’altra parte, può esserci ancora una fuga, quasi il dispetto di essere stati trovati, la superbia di non ammettere solitudine ed errore … e lui sempre a cercare fino a coinvolgerti nella festa: non è più un dramma, è una gioia! Questa è un’altra grande speranza che abita la nostra vita. Noi siamo questa prima speranza per gli altri?

Sant’Ambrogio che oggi veneriamo, e Milano lo celebra da sempre con una grande festa, è stato questa speranza per la sua gente che amministrava, ma che lo voleva vescovo: lo divenne e ne fu una originale e grande figura di credente, di apostolo, di padre e un appassionato pastore e guida.

7 Dicembre 2021
+Domenico

Ci occorre infusione di energia nuova

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 5,24-25) dal Vangelo del giorno (Lc 5,17-26)

Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.

Audio della riflessione

È bellissimo quando si cammina in montagna a respirare aria fresca, magari arrancando sotto uno zaino, con amici accanto che in silenzio senti col fiatone. È ancora più bello quando sei vicino alla meta, quando, per esempio, stai andando alla Santissima Trinità, a quel bel santuario sotto la roccia e l’ultimo pezzo ti spacca le gambe…. allora ti siedi a prendere fiato: non ti sposteresti più se non ci fosse la meta vicina, se dentro di te non ti fossi deciso di arrivarci, costi quel che costi. Il tuo amico a fianco ti dice: alzati, camminiamo.

Molte volte, nella vita, siamo a terra, abbiamo giù la catena; non c’è più niente che ci motivi. È dolore insopportabile, è tradimento, è perdita di fiducia, è sentirsi ingannato, è un’offesa che brucia, è rimorso per errori stupidi che ci sembravano scelte nobili e coraggiose.

Siamo seduti e stanchi e non abbiamo più forza di rialzarci: c’è un peso più grande di noi che ci incolla al pavimento, ci schianta a terra. È paralisi pura: non si muove più niente.

È così per quel povero uomo che quattro amici fantasiosi e coraggiosi, impudenti e decisi, calano davanti a Gesù scoperchiando il tetto della casa in cui sta parlando.

Gesù s’era rifugiato in casa per difendersi dall’assalto della miseria, ma la miseria è più forte delle convenienze e, soprattutto, l’amicizia la vince sulle convenzioni.

Gesù dice all’uomo paralizzato “alzati e cammina”: È un comando perentorio, che non ammette scuse. È una liberazione, è infusione di energia nuova. E quello si rimette in piedi a camminare.

Abbiamo bisogno tutti di essere rimessi in piedi, di tornare a camminare diritti nella nostra umanità e dignità. La vita spesso ci piega, ma con Dio siamo più forti delle disgrazie e più forti del male. È anche questa la nostra attesa, che diventa speranza certa se è condivisa con gli altri.

Farei un monumento a quei quattro amici che hanno calato dal tetto quell’uomo distrutto e immobile. Se avessimo noi alcuni amici che non ci lasciano soli quando siamo giù di corda, quando siamo disperati. Sono la concretezza della speranza di cui sentiamo l’urgenza.

San Nicola, che viene ricordato oggi in tutto il mondo, lo fu per tante persone povere, senza futuro, ma capaci di chiedere e di pregare.

6 Dicembre 2021
+Domenico

Un fatto storico ha cambiato il mondo: il Natale di Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 3,5) dal Vangelo del giorno (Lc 3,1-6)

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Audio della riflessione

Il mese di dicembre è sicuramente il mese più convulso … credo sia il mese del traffico più intenso per le vie delle città, il più caotico per le poste, il più difficile per i trasporti, il più esagitato per il commercio, il più snervante per gli scioperi.

Si va, si viene, si acquista, si prepara, si regala, si spende. Se poi aggiungi tutta la tensione della pandemia, dei vaccini, della terza dose, dei ragazzi che debbono diventare tutti vax, del pass, che ogni tanto ha bisogno del tampone non ci si raccapezza più. C’è nell’aria però ancora una attesa che non vogliamo confonderla con nessun’altra attesa.

Nelle nostre civiltà occidentali è al suo apice l’operazione Natale: è purtroppo l’attesa di un mondo ricco che si concentra sul consumo, ma l’origine di questa convulsione è un fatto storico che ha cambiato il mondo, che ha diviso la storia in due: prima e dopo lui, prima e dopo Gesù Cristo.

Tutto questo caos, allora … è per Lui? Stiamo perdendo la testa perché vogliamo trovargli un posto? Stiamo comperando perché c’è da fargli un regalo? Stiamo accendendo luci per indicargli la strada per la sua venuta? Stiamo riempiendo di stelle filanti, di lustrini, di neon le nostre case per fargli trovare un posto caldo, accogliente? Stiamo facendoci regali per far sparire dai nostri volti ogni traccia di mestizia, perché Lui è la gioia?

“Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate strade, riempite avvallamenti, spianate alture…”

Noi cristiani ci siamo forse lasciati scippare il Natale dai negozi: non c’è posto per questo bambino che nasce, gli tocca cercare un altro luogo!

Qui non c’è posto per Lui … aA meno che… a meno che, dentro questa festa del commercio, che non ci scandalizza, né ci soffoca, perché è anche lavoro per tante famiglie, sappiamo recuperare una dimensione interiore, sappiamo fare spazio alla preghiera, sappiamo mettere nel conto delle spese, nell’elenco delle possibilità della tredicesima un preciso impegno per il povero.

Ci possono stare tutte le luci che vogliamo, purché nel tuo mese di dicembre decidi due o tre cose semplici:

  • Prima: una mezza giornata di deserto in cui stacchi la spina, fai a meno di una notte da sballo, talloni un prete o una guida spirituale per far chiarezza nella tua vita, preghi e rileggi i primi capitoli del vangelo di Luca;
  • Due: decidi una percentuale su tutte le spese che fai, da destinare ai poveri;
  • Tre: accogli per alcuni mesi nella tua seconda casa la gente senza tetto;
  • Quattro: trascorri una giornata in ospedale a fianco di chi soffre … così porti speranza.

E allora forse qui alla domanda “la speranza dove la trovo?” posso dare una risposta.

5 Dicembre 2021
+Domenico

Sta scoppiando il futuro: che fai?

 Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 10,5-7) dal Vangelo del giorno (Mt 9,35-10.1.6-8)

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»

Audio della riflessione

In un mondo di assicurazioni e di avvocati, di garanzie e di voglia di sicurezza, di previsioni e di prevenzioni c’è il rischio di sedersi:”Dopo aver tanto lottato, finalmente sono tranquillo … ho pre­visto tutto, ho messo da parte un buon gruzzolo, la mia vita è stata dura, ma mi hanno insegnato bene i miei genitori a mettere da parte”.

Sicuri, sistemati, tranquilli lo sono anche due sposini, innamorati persi, dopo tante fatiche a mettere su casa. Li vedevi, sembravano proprio come due rondini che ogni giorno portavano a casa qualcosa: un vestito, un tavolo, un’automobile, qualche mobile, la lavastoviglie, i supe­raccessori del bagno. È stata una fatica, ma finalmente ci siamo. E si siedono. È sicuro anche il calcia­tore che è riuscito a scalare tutta la serie; ha avuto fortuna, soprattutto tenacia e c’è arrivato, e si siede.

Non occorre fare l’uccello del malaugu­rio, prevedere qualche disgrazia o qualche ma­lattia o qualche dissesto finanziario per minare alla radice queste sicurezze. Certo, possono capitare sempre. La vita non l’abbiamo in mano noi. Ma la prima mina vagante che ci destabi­lizza, è smettere di sognare, è non aspettarsi più niente, è adattarsi, è spegnere ogni attesa.

Noi cristiani abbiamo apposta un periodo del nostro anno che vuol tenere desta questa attesa. I mu­sulmani hanno il famoso Ramadan, un tempo speciale e tutti ci accorgiamo di come la maggio­ranza ci tiene. Io Ricordo due ragazzine, in oratorio, al momento in cui tutti gli amichetti facevano merenda, loro tranquille in disparte a dire agli amici: per noi è Ramadan. E tutti grande rispetto.

Noi cristiani in questo mese siamo in attesa. Che aspettiamo? Ci siamo messi a vivere un periodo di illusioni? Vogliamo fingere di aspettarci sorprese per vincere la lotteria o per vincere la noia? O vogliamo passare un mese a sognare una uma­nità piena, un mondo nuovo, un amore sempre fresco? Vogliamo lasciarci incantare da una pro­messa: “Il regno di Dio è qui, è imminente. Non vi ho abbandonati al caso. Il vostro amore può tornare nuovo, nel vostro dolore si può sentire dentro una speranza. Tenete desta la vita, non vi adattate. È più quel che deve venire di quello che già avete; c’è più futuro che passato”.

E il futuro è da inventare e accogliere con speranza … ma questa speranza dov’è che posso trovala?

4 Dicembre 2021
+Domenico

Signore, c’è troppo buio!

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 9,28-29) dal Vangelo del giorno (Mt 9,27-31)

«Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».

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Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Nella vita siamo tutti un po’ ciechi: arrivano momenti in cui non vedi più chiaro … ti eri messo su una strada, avevi investito tutto quel che eri e di colpo non riesci più a capire dove sei finito. Sembrava che tutto filasse liscio e di colpo il tuo legame d’amore è finito. Riprendi con la memoria tutto il tuo passato, ti sembra di es­sere sempre stato … sempre corretto, ma non ti accorgi di come lentamente avevi chiuso gli occhi e li avevi concentrati tutti sullo specchio a guardare te, a vivere in funzione di te, a mettere al centro te. Vedevi l’altra persona che viveva con te, ma l’avevi fatta diventare la tua proiezione, la tua controfigura. Lo si dice anche comunemente: avevi occhi solo per te.

Si può anche essere ciechi perché non vogliamo vedere le sofferenze degli altri o perché abbiamo gli occhi iniettati di vendetta, di ritorsione, di dispetto: per questa cecità non c’è collirio che tenga, ti puoi anche far operare alle cataratte, ma non ci vedrai mai.

Il Signore un giorno passa per un villaggio, sta tornando a casa, si deve essere diffusa la voce del suo imminente ritorno e due ciechi ne avver­tono la presenza. Non ci vedono, ma i loro sensi sviluppatissimi e soprattutto la loro certezza, fiducia, tenacia li lanciano all’inseguimento di Gesù. Inciampano, sbattono contro tutto quello che li separa da Gesù, ma non possono lasciar­selo scappare. Non ce la fanno più a rimanere nel buio. Non può essere sempre così spenta la loro luce … e gridano “abbi pietà di noi. Ti chie­diamo di ridare ai nostri occhi la capacità di vedere perché le cose assumano i loro contorni veri, perché il mondo che ci sta attorno non sia fatto di corpi in cui inciampare, ma di meraviglie da contemplare”.

E Gesù: “ma voi credete che io abbia questo potere per voi? Siete sicuri che la vostra vista abbia da me una possibilità di riaccendersi? Vi fidate di me”? Non avevano che lui: che cosa gli potevano rispondere se non un sì, un amore, una ulteriore supplica … e Gesù toccò quegli occhi, ridiede la vista, proprio tutta quanta ne desideravano, ne imploravano, ed erano sicuri di ottenere con la loro fede.

Abbiamo anche noi una vista da chiedere: vo­gliamo vedere noi stessi, gli altri, il mondo con occhi diversi, vorremmo vedere oltre le immagini virtuali che ci incantano, la realtà, le persone con i loro sguardi.

Desideriamo avere occhi di pasqua, di risurrezione, di nuova vita, di vita senza fine. Vogliamo poterci guardare negli occhi con questi nuovi occhi, senza occhiali, senza difenderci e senza nasconderci.

Gesù sei ancora la nostra unica speranza!

3 Dicembre 2021
+Domenico

La Parola di Gesù è sempre roccia sicura

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 7,26-27) dal Vangelo del giorno (Mt 7,21. 24-27)

«Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Audio della riflessione

Su che cosa fondiamo la nostra vita, il nostro essere, il nostro futuro, i nostri progetti? Sulla sabbia o sulla roccia?

È diventato ormai proverbiale un modo così di parlare a partire da una bella immagine di Gesù che descrive due case, due tipi di fondamenta e un unico imman­cabile tornado di venti, acqua, fiumi in piena, che le mette alla prova.

Siamo abituati, di questi tempi, a vederci franare addosso una riva, un pezzo di montagna, a vedere ingoiate in un at­timo le fatiche di un’esistenza, se non le vite stesse … e si grida sempre tutti al dissesto idrogeologico, che è pure vero: la casa fondata sulla sabbia scompare e quella fondata sulla roccia rimane.

Quella casa è la no­stra vita, il nostro amore, i nostri progetti: che cosa è sabbia per la nostra vita? È l’appa­renza, l’inganno, i soldi, la cattiveria, la superfi­cialità, il disimpegno.

Che cosa è sabbia per il nostro amore? È l’egoi­smo, il soggiogare l’altro e strumentalizzarlo, è la soddisfazione e il piacere fine a se stesso, è l’avventura, è costringerlo a una prova.

È sabbia per i nostri progetti l’aver smesso di sognare, di credere con tenacia, di lavorare sodo per realiz­zarli … è sempre una grande delusione quando ti tocca restaurare la tua vecchia casa e ti accorgi che mancano le fondamenta! Sembra bella, ti richiama tanti ricordi, ma non potrà reggere più di tanto.

Allora la tua fatica è tutta nel costruire pezzo a pezzo le fondamenta: si può ridare fondamenta a una vita senza senso, a una esistenza fatua, pronta a franare a ogni difficoltà? Sì! Se si tratta di vere fonda­menta che non sono certo l’alcol, o lo sballo o le sostanze chimiche o tutte le avventure che si fanno per dimenticare.

Anche l’amore fondato sulla sabbia può ritro­vare dignità se ha il coraggio del chiedere per­dono, della tenerezza, del rifarsi alla sua vera sorgente.

Gesù dice che la roccia è la sua parola accolta e attuata: andiamo a cercare tante soluzioni ai nostri problemi di vuoto, leggiamo gli oroscopi, con­sultiamo maghi e fattucchiere … è ancora tutta sabbia!

Ci serve una parola che dà speranza, ed sempre la Parola di Gesù, è sempre il Vangelo, che è una roccia per ogni vita, che è una speranza per ogni futuro, che è la certezza di essere nelle braccia del Padre.

2 Dicembre 2021
+Domenico

La compassione di Gesù, non umilia, ma dà forza e speranza

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 15,32) dal Vangelo del giorno (Mt 15,29-37)

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

Audio della riflessione

Se vivi concretamente dentro la quotidianità più normale di una famiglia, di una città e non ti releghi in mondi artificiali come possono essere spesso le sale ovattate di qualche palazzo o gli incarichi asettici di qualche professione avulsa dalla vita, vieni a contatto ogni giorno con le sofferenze della gente.

Il mondo è proprio carico di sofferenze: è fatto anche di tante gioie, di tanti momenti esaltanti, di tante persone che vivono felicemente la loro vita, ma il cumulo di sofferenze che stanno appena sotto la superficie è grande: spesso sono le malattie, molte volte la sfortuna, ma molto più spesso la cattiveria e il vizio che l’uomo coltiva e diffonde. Dietro ogni sofferenza spesso c’è un’ingiustizia, molte volte un’infedeltà, un abbandono, un egoismo … e il male si accumula tanto da non essere in grado di alleviarlo.

La comparsa di Gesù presso il mare di Galilea aveva scoperchiato tutte queste miserie umane: zoppi, storpi, ciechi, sordi:

  • È zoppo chi non cammina, ma anche chi non trova la strada della vita;
  • è cieco chi non vede, ma anche chi non trova la verità,
  • è storpio chi è ricurvo su di sé, ma anche chi non riesce a stare diritto nella sua dignità,
  • è sordo chi non sente, ma anche chi non vuol sentire, chi si isola nel suo mondo, chi si aliena.

È la nostra umanità che si incontra con quel Gesù che è venuto a portare speranza nel mondo.

Gesù conosce questa miseria in cui si è ridotta l’umanità, avverte la cattiveria che sta all’origine di molta infelicità, ma quando gli si para davanti tutta questa povera umanità, gli si “contorcono le viscere”: così si può tradurre quel termine “compassione”, ha le reazioni dolorose e piene di partecipazione di una madre verso i suoi figli.

Gesù guarisce e consola, sfama e nutre, si colloca nella vita degli uomini e ne diventa il cibo, il sostegno, la forza.

Qui sulle rive del lago moltiplica i pani, per dirci che lui è il pane che non mancherà mai dalla mensa degli uomini: la folla lo segue da tre giorni, i tre giorni del suo rimanere sottoterra, perché lui stesso possa diventare questo pane.

Quella immane sofferenza ha bisogno di essere portata da qualcuno: Lui la porta e diventa sicura speranza di ogni nostra fame e di ogni nostra sofferenza.

E io lo sono per gli altri?

1 Dicembre 2021
+Domenico